lunedì 28 novembre 2011

Giorgio Linguaglossa
Commento a un commento
di Erminia Passannanti
a "Neve e faine"
di Franco Fortini

Acquaforte di Girolamo Battista Tregambe
 

"C’è in Fortini l’idea marxista propria del suo tempo secondo cui la poesia deve essere capace di esercitare un ruolo di guida e di educazione dialettica dei lettori di poesia verso i prodotti di poesia nella prospettiva escatologica della lotta di classe". E' possibile ancora oggi pensare alla poesia come la voleva Franco Fortini? E cioè non "aroma spirituale" (per le élites) né "vino dei servi" (per un ceto medio ubriacato dalla società dello spettacolo), ma strumento per "espandere le facoltà critiche dei lettori"? Questo il problema che pone il commento di Linguaglossa a "Neve e faine", un testo che respira ancora  in un'epoca di grandi speranze storiche. [E.A.]

Scrive Franco Fortini ne L’ospite ingrato (1966): «La menzogna corrente dei discorsi sulla poesia è nella omissione integrale o nella assunzione integrale della sua figura di merce. Intorno ad una minuscola realtà economica (la produzione e la vendita delle poesie) ruota un’industria molto più vasta (il lavoro culturale). Dimenticarsene completamente o integrarla completamente è una medesima operazione. Se il male è nella mercificazione dell’uomo, la lotta contro quel male non si conduce a colpi di poesia ma con “martelli reali” (Breton). Ma la poesia alludendo con la propria presenza-struttura ad un ordine valore possibile-doveroso formula una delle sue più preziose ipocrisie ossia la consumazione immaginaria di una figura del possibile-doveroso. Una volta accettata questa ipocrisia (ambiguità, duplicità) della poesia diventa tanto più importante smascherare l’altra ipocrisia, quella che in nome della duplicità organica di qualunque poesia considera pressoché irrilevante l’ordine organizzativo delle istituzioni letterarie e, in definitiva, l’ordine economico che le sostiene».
Nei saggi sparsi poi raccolti in Verifica dei Poteri appare chiara la visione critico-dialettica che Franco Fortini aveva della poesia. Per  Fortini la forma-poesia deve stabilire un rapporto marxisticamente dialettico con il lettore, spingerlo ad assumere una posizione di critica del testo (e del reale), sollecitarlo a prendere una posizione di opposizione alla forma-poesia del genere lirico. L’«opposizione» che Fortini richiede al lettore è di tipo transitivo, dialettico, svolge una funzione insostituibile perché soltanto nell’esercizio continuo del mestiere dell’«opposizione» marxisticamente orientata si può affinare il senso estetico-politico di critica dei prodotti culturali e della poesia nelle condizioni avverse delle società di massa. C’è in Fortini l’idea marxista propria del suo tempo secondo cui la poesia deve essere capace di esercitare un ruolo di guida e di educazione dialettica dei lettori di poesia verso i prodotti di poesia nella prospettiva escatologica della lotta di classe (del conflitto finale) e del rivolgimento totale dei rapporti di produzione esistenti tra forze produttive antagonistiche. Quel «conflitto» ben attivo e rinvenibile anche all’interno della forma-poesia. Di qui il rifiuto della poesia elegiaca (che prevede il ruolo passivo del lettore e dell’autore).
 Quindi, si tratta di un compito marxisticamente inteso come educazione attiva del lettore, dei lettori, della «massa». In attesa della modificazione delle condizioni esterne alla forma-poesia, si tratta di far convergere nella forma-interna della poesia quelle tensioni e quelle stratificazioni stilistiche antagonistiche che conferiscono al genere lirico quella sua inconfondibile forma di «resistenza dei materiali poetici» alla fruizione acritica e passiva del testo poetico (in opposizione alla letteratura come snobismo al servizio del privilegio borghese «che perpetua la ricostituzione di un’ideologia per dirigenti», «aroma spirituale», «vino di servi»).

Leggiamo la poesia «Neve e faine», del 1949, pubblicata nel 1959 in Poesia ed errore  (ripubblicata in Poesie Scelte, nel 1974), in cui Fortini ci consegna una riflessione importantissima sul ruolo politico-estetico che intercorre tra l’«io» e il mondo («gli altri») e sul problema dell’armonia o disarmonia di un testo poetico:

A questo gli altri ci hanno ridotti,
nostro onore somigliare a brute cose,
non avere traccia d’uomo. Ma dunque
c’è melodia in queste parole?
Si, ma rotta sul volare del vento.
Dunque un lamento in questi versi udite?
Si, ma delle faine per la campagna.

Il problema del rapporto dialettico e marxista che lega il poeta con il lettore, col destinatario, con la massa sarà una costante dell’opera e della riflessione di Fortini. Nei versi citati (didattici e analitici, dove l’introspezione si lega con la retrospezione della riflessione critica) il poeta  dà voce alle due componenti costitutive del dialogo: a) un discorso critico e dialettico che si situa tra un autore e un lettore; b) una molteplicità di relazioni dis-armoniche e dis-croniche («Si, ma rotta sul volare del vento»), dis-armonie criticamente consapevoli e teleologicamente orientate verso il bersaglio della facile e falsa eufonia della lirica della tradizione. Lo stridore del verso, la resistenza lessicale, semantica (e fonica) incontrano il punto di vista dell’io del lettore situato in una posizione critica rispetto al «reale»; il lettore è situato fuori del «reale poetico» in una posizione marxisticamente attiva. L’atto interpretativo parte dalla lettura per ritornare all’autore, il quale atto della lettura è legato a sua volta indissolubilmente alla posizione critico-dialettica dell’«io» del lettore. Fortini attua qui un ribaltamento della posizione della lirica tradizionale  (dove c’è un «io» posto a distanza rispetto al «reale») operando scambio tra il concreto e l’astratto, tra l’io e il paesaggio, tra testo e commento, tra esperienza dell’«io» nel mondo ed esperienza personale del lettore.
«A questo gli altri ci hanno ridotti». È l’amara constatazione di Fortini, la sua presa d’atto del punto di estrema crisi (individuale e di classe) della posizione soggettiva dell’individuo nell’ambito delle possibilità della situazione oggettiva (di classe) che il poeta non può ignorare, pena lo scadimento della sua poesia ad un ruolo decorativo, supplente e supplicatorio.
Nel testo citato, poesia e riflessione sulla poesia, poesia dell’io e riflessione sulla poesia corrono entro lo stesso binario («nostro onore somigliare a brute cose / non avere traccia d’uomo»),  dove la dizione spaesante e intimidatoria «vostro onore» introduce alla domanda fondamentale della composizione: «Ma dunque / c’è melodia in queste parole?». « – risponde il poeta – ma rotta sul volare del vento», con il rafforzativo dei versi seguenti che battono a percussione sul problema dell’impossibilità di recuperare qualcosa di simile all’armonia e alla melodia della lirica storica. Fino alla domanda finale: « Dunque un lamento in questi versi udite?».
A ben guardare, la poesia di Fortini della maturità è sempre costruita a strati multipli, stratificazioni tettoniche che conservano e alimentano il campo di tensioni stilistiche e materiche entro il quale viene attirato, come da un magnete, il lettore criticamente vigile e dialetticamente orientato verso il «reale». In questo senso, e solo in questo la poesia di Fortini è «conservativa» dell’esistente, nella misura in cui essa non può assumere, in presa diretta e in autonomia, il volano della modificazione dei rapporti di produzione al di fuori della forma poetica.
«Laddove il vagare della faina, da sola o in branco, è assunta ad allegoria del rapporto tra il poeta e il mondo sensibile dominato dalla necessità. Addentrarsi nel paesaggio bianco di neve equivale a percorrere una pagina su cui il poeta, la faina, solitaria e notturna, abbia lasciato le sue orme»*


*Il commento di Erminia Passannanti si legge nel suo saggio Senso e semiotica in “Paesaggio con serpente” di Franco Fortini , Brindipress, Salisbury, 2004.
Il saggio è accessibile gratuitamente via web sul sito de L'Ospite Ingrato (Fortiniana): http://www.ospiteingrato.org/Fortiniana/Fortini_Passannanti.html

92 commenti:

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  3. Ennio Abate:

    Sulla figura di Fortini converge (e da tempo) l'attenzione di molti di noi. Su questo stesso blog, se si clicca in 'cerca' il suo nome, si noterà che gli sono stati dedicati alcuni post di commento a una sua intervista per la RAI, intitolata "Che cos'è la poesia"; e molteplici sono le citazioni e i riferimenti in altri.
    Scoprire che nei due ultimi libri di Linguaglossa ("La poesia modernista italiana" e "Dalla lirica al discorso poetico") la sua figura ha un posto di estremo rilievo nella visione della storia della poesia dal dopoguerra ad oggi da lui fatta ha significato per me sia una bella sorpresa sia una prova che la dis-accademizzazione di Fortini è un obiettivo a cui mirano non solo alcuni 'esodanti' come me, ma anche altri poeti e critici provenienti da sponde non strettamente marxiane.
    La vogliamo fare bene quest'operazione di dis-accademizzazione? E assieme, cioè "fortiniani" o quasi e di varia provenienza?
    E allora evitiamo ogni primazia. Confrontiamo le nostre opinioni o le nostre tesi. Correggiamoci pure a vicenda. Discutiamo per individure i punti nevralgici per far uscire Fortini proprio dal bla bla bla accademico che l'ha ridotto ad argomento per tesi di laurea o saggi di italianisti.
    E vorrei ricordare ad Erminia che proprio quel convegno del 2004, a dieci anni della sua morte e a cui lei ha partecipato, contribuì non poco alla sua imbalsamazione accademica e persino a una mezza liquidazione (leggasi l'intervento di Mazzoni). Aggiungo che gente come me ed altri, che pur avevano tenuto dei seminari qui a Milano su Fortini al "Punto rosso" e scritto su di lui in quell'occasione, non furono neppure invitati. A riprova che il Fortini lì trattato doveva essere per universitari e stop.
    Quanto alla pubblicazione della interpretazione di "Neve e faine" fatta da Erminia, le ho già detto che vi dedicherò un post autonomo appena avrò attentamente letto il suo saggio.

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  4. Quello che da tempo mi gira in capo è (lo dico in termini paradossali) se esista davvero una critica marxista in Fortini e non, invece, una critica tout court, che peraltro, a mio avviso, non ha trovato, sinora, convincenti proposte alternative, "da un certo punto di vista". Voglio dire, che è molto facile per alcuni (ovviamente non mi sto riferendo a Erminia o a Giorgio) presentare il Fortini come un marxista che per caso fa anche il critico e il poeta. L'intenzione di questi versi, che è il ricondurre l'uomo (l'umano) "dentro" e non "contro" o "di fronte" (genenstand) al mondo, non è solo maxista (e peraltro, qui, una coloritura marxista porterebbe a una coloritura metafisica - metafisica dell'immanenza, che è appunto marxiana)che poco ha a che fare con lo spirito della poesia fortiniana.
    Io credo che, nell'infittirsi di questi discorsi, si venga a perdere una cosa sostanziale e (questa sì) profondamente umana, ossia il carattere im-mediato della poesia. L'eccessiva mediazione della critica, che pure non può avere fine perché la poesia vera non può avere un'interpretazione definitiva, mi sembra un distogliere dal testo, un trovare nel testo un pre-testo a supporto di idee che sono anch'esse parte del mondo, ma non sono il mondo. Leggendo il Fortini bisognerebbe (come con ogni altro poeta) interagire direttamente anche in senso emotivo, affettivo, ecc., senza far scattare subito il rettile della critica (storica o anche storicizzata). Ho come il dubbio che se noi partiamo da una collocazione storica (marxista) della poesia di Fortini, perdiamo il poeta Fortini e ci restano dei testi storicizzati. Perdiamo insomma una possibilità di comunicare con il poeta in senso profondo, quello che non si pone il problema, di fronte a un verso, di scrivere o no una cosa marxista.
    E allo stesso modo ad es. capita per le avanguardie, che in genere hanno prodotto indescrivibili pasticci. Ma se si leva a quei pasticci l'incrostazione ideologica che li avvolge, tante volte si trova ancora il poeta. Non è questo il caso di Fortini: io lo considero un poeta puro, senza collocazione ideologica, anche se è indubbio il suo orizzonte marxista, ma soltanto come orizzonte generico, non come punto di partenza o riferimento intenzionale nella scrittura poetica.

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  7. Ennio Abate:

    - a Gianmario:

    Io non ho mai visto un poeta “puro” né una”critica tout court”. Non voglio giocare con le parole, ma penso, come ho scritto in un post precedente rivolgendomi a Rita Simonitto, che l’ideologia permea tutti e non è mai semplice «incrostrazione», mano di vernice che, grattata, ci dà qualcosa di più autentico o profondo o universale. Permea aristocratici e plebei, borghesi e proletari e oggi aristocrazie (capitalistiche) planetarie e ceto medio semi-cosmopolita o semi-nazionale oltre che il “popolo” (non più risorgimentale, né pasoliniano, ma frammentato in varie denominazioni gergali: popolo di sinistra, di destra, verde, delle partite IVA, ecc). E dunque anche poeti e poetesse.
    Il poeta Fortini - bisogna assolutamente riconoscerlo - fu marxista (critico quanto si vuole, non ci addentriamo qui in beghe scolastiche) e comunista. Come Dante fu cattolico “critico” del Medioevo e quasi eretico (cataro mascherato, per alcuni). Come Céline fu razzista e antisemita. Eccetera.
    Non possiamo amputare un poeta della sua storia e della sua ideologia e, per così dire, “purificarlo”, renderlo - asetticamente a mio parere - poeta puro. Nel caso di Fortini, poi, non siamo noi o alcuni di noi che partono da una collocazione storica (marxista). Fu lui stesso a rivendicare sempre il suo essere nella storia e, tramite la poesia, anche al di là della storia. E anzi proprio nell’intervista “Che cos’è la poesia” del 1993, che ho citato, egli stesso ci aiuta a chiarire la questione, perché scriveva:

    «Le verità teologiche, per esempio di Alighieri, le verità filosofiche e antropologiche di Leopardi, la visione dei rapporti umani quali si rivelano per esempio nella poesia di Giovanni Pascoli o in quella di Vittorio Sereni, non sono né da prendere letteralmente e quindi da misurare nella loro verità o parziale o integrale o falsità, né da considerare senza importanza. Ricordiamo che Croce, per esempio, la struttura teologica della Divina Commedia la considerava non poetica, pressoché inutile al suo senso poetico. Noi sappiamo assolutamente che non è così; questo non significa che noi dobbiamo necessariamente condividere fino in fondo il pensiero cattolico dell’Alighieri. Un celebre studioso americano, Singleton diceva: "il lettore non dimentichi mai che il poeta Dante Alighieri è un poeta cattolico", ed effettivamente l’aspetto in questo caso teologico, di verità teologica, come anche le affermazioni di verità materialistiche in Leopardi, non sono elementi soltanto accessori, sono elementi integranti e integrali della poesia. Questi elementi sono inseparabili dalla rappresentazione, non sono delle verità vestite con un abito diverso, sono inseparabili dalla rappresentazione di questa o di quella situazione immaginaria che si tratti di parlare dell’oltretomba o della sera di sabato in un villaggio italiano, o del raccapriccio di morti in una valle toscana come nel tardo Pascoli o del brivido della trasformazione sociale della morte individuale nella poesia lombarda di Vittorio Sereni. Tutto questo non ci induce a cogliere dei letterari enunciati di verità: se io voglio cercare questi letterali enunciati di verità li troverò piuttosto, per esempio, nelle pagine dello Zibaldone leopardiano, nel De vulgaria eloquaentia o nel Convivio di Dante, o nelle prose di Pascoli o di Sereni che non nei versi; tuttavia mentre sarebbe assolutamente assurdo di prendere alla lettera le affermazioni teoriche o filosofiche di Dante e di Leopardi, il fatto che non si condivida, come ho detto, le idee di Dante sulla Trinità o sulla istituzione del Purgatorio né quelle del Leopardi sul pessimismo cosmico, non vuol dire che debbano essere considerati dei superati, degli inattuali, degli illusi perché quello che essi ci dicono a proposito di cose che noi possiamo considerare superate o false è qualche cosa di non superato e di vero»

    [segue 1]

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  8. Ennio Abate (continua):

    Quindi prescindere dall’ideologia di riferimento di Fortini (ripeto: marxista) significherebbe proprio perdere «il poeta in senso profondo». Il che non significa ridurlo ad essa.
    Proprio in poesia, infatti, Fortini, come Dante e altri, va oltre la sua ideologia di partenza ( che però c’è e non deve per questo presentarsi, proprio perché assimilata in profondità, come «intenzionale», come se uno dicesse. Adesso mi metto a scrivere una poesia marxista…), la filtra, la fa, appunto, diventare poesia; ci aggiunge cioè almeno qualcosa *in più e di diverso* che nei testi di Marx sicuramente non troviamo, così come nei versi di Dante troviamo qualcosa *in più e di diverso* rispetto a San Tommaso, così come in Leopardi rispetto al materialismo settecentesco.

    - a Erminia:

    Sappi che ho delle riserve proprio in quello che tu qui rivendichi:«riportare dentro l’umano» la poesia di Fortini o riportarlo a «faber poetico». E cioè ricondurre il marxista (critico) Fortini entro un generico umanesimo, gloria e vanto dei letterati italiani; o a «faber poetico» che è quasi la stessa cosa di «poeta puro». E capisco, ma non condivido, la sintonia tra te e Lucini in questo. Ma per me proprio in questa operazione consiste la tendenza ACCADEMIZZANTE, prevalsa in quel convegno del 1994. E che vidi con sospetto, già subito dopo la morte di Fortini, dilagare tra suoi amici, discepoli e colleghi, preoccupati - mi parve - di salvare la sua figura in un contesto storico, dove ormai stava prevalendo la liquidazione di ogni discorso critico su Marx e sul comunismo novecentesco. (Vi ricordate la fine del PCI e la slavina di pentitismi che ha portato all’attuale PD e alla miseria politica odierna?).
    E quale fu la “trovata” per “salvarlo”? Imbalsamarlo come “poeta”, cioè “al di sopra delle parti”, “universale”, un “Fortini di tutti” come c’era stato un “Gramsci di tutti”. Il che significava amputarne la parte politica, di “ideologo”, di marxist *ad usum academiae”. E - ripeto- l’intervento di Mazzoni mi parve paradigmatico nel distinguere il “Fortini ancora leggibile” da quello ormai illeggibile.

    P.s.
    1. Il tuo Fortini è diverso dal mio. L’immagine che ne ho avuto io la puoi vedere qui: Un «filo»
    tra Milano e Cologno Monzese: Franco Fortini
    e gli “intellettuali periferici” (http://www.backupoli.altervista.org/article.php3?id_article=404&var_recherche=fortini+un+filo) Confrontiamole.

    2. Fortini di sicuro non sempre si metteva in posa di accademico. Ma il processo di accademizzazione di cui parlo non è quello imputabile a lui, bensì ad altri (di solito accademici).

    3. Ho già detto come procederò per la pubblicazione del tuo saggio su “Neve e faine”. Lucini o altri, se vogliono, possono già leggerlo da subito al link del L’ospite ingrato da te indicato e che ripeto qui:
    http://www.ospiteingrato.org/Fortiniana/Fortini_Passannanti.html

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  12. Breton parlava di "martelli reali"da opporre alla mercificazione , ponendo la poesia in posizione ( in ruolo ) antagonista ma marginale e non decisivo per opporsi al degrado dello status quo . E qui i "martelli reali" non potevano essere che le politiche culturali , la gestione politica delle istituzioni orientata ideologicamente ( pur con i suoi limiti , ma organica ad una "civiltà" della scrittura ) .
    Giustamente Fortini andava oltre e diffidava della suggestione mediata da versi che nel promuovere / difendere un valore etico consideravano irrilevante la sua contestualizzazione in una realtà politico/economica che ne disattendeva ampiamente le istanze .
    Oggi a quanto pare l'ideologia è asservita a un ego umbratile ( sic ! ) che la modella a suo uso e consumo . Basta guardare ai poeti rampanti e alle loro piroette.

    Grazie dell'ospitalità -
    leopoldo attolico

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  14. ... ma alla fine, come poeta, come ritenete che fosse? Marxista?

    mayoor

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  15. ma certo che era marxista! cos'altro...
    :)

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  16. Se c è una differenza di oceani mari laghi e pozzanghere, fra marxista e marziano, pardon marXiano, voglio augurarmi che anche per Fortini , siamo di fronte a questo intra-terrestre?
    Ciao ciao :-))

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  17. Ennio Abate a mayoor:

    Basta intendersi sul significato del termine 'marxista'. C'è chi l'usa come un insulto, chi come un simbolo di fede (al pari della croce e magari contrapposto ad essa), chi come citazione per un tutto (l'opera di un certo Karl Marx) di cui ha letto qualcosa, chi (e sono oggi delle mosche bianche) ha una buona conoscenza proprio di quell'opera, la sa confrontare con quelle di altri pensatori - precedenti, a lui contemporanei o successivi -
    e sa distinguere in essa i punti forti e solidi e le affermazioni caduche o superate dal procedere della storia.
    In base al dibattito che sono riuscito a seguire negli ultimi anni ci sono oggi tre principali ipotesi di lettura di Marx, ciascuna con i suoi meriti e rischi:
    1. quella "globalista"( Hobsbawm, Negri e Hardt, forse Rossanda)che vede oggi in Marx soprattutto l'anticipatore o il "profeta della globalizzazione" oggi sotto i nostri occhi;
    2. quella "umanista" che fu, ai tempi suoi, anche di Fortini, e che è oggi difesa soprattutto da Preve; ed ha un forte taglio "religioso", di speranza nel Comunismo (nell'Idea di comunismo), malgrado il fallimento del tentativo storico di comunismo - quello sovietico, quello novecentesco);
    3. quella "scientifica" (Althusser, La Grassa), che distingue nettamente il Marx "scienziato" (autore di un'opera, Das Kapital, che va posta accanto a quelle di Galilei, di Darwin, di Einstein) dal Marx "filosofo" o "umanista" o "profeta" di un comunismo, smentito forse definitivamente come prospettiva della storia umana.
    In questo quadro di discorsi storici e teorici andrebbe inquadrato il marxista Fortini. Senza mai dimenticare che fu un poeta. Per me sicuramente marxista. Forse qui si sta equivocando, ma io mai ho negato l'importanza di Fortini poeta. Sto sostenendo soltanto ( e in linea con il suo pensiero, credo, come si desume dalla citazione che ho riportato) che ideologia, marxismo, comunismo sono nel tessuto profondo della sua poesia. E questo va riconosciuto. Non si può separare una paqrte marxista di Fortini e una parte di "poeta puro". Si farebbe lo stesso errore di Croce, che nella Commedia dantesca distinse la struttura ideologica (etichettata come non-poesia, perché intellettualistica, ragionativa, ecc. e giudicata un accessorio o un appesantimento) dai brani o canti "lirici" (etichettati come poesia, perché espressivi, emozionanti, ecc.)

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  18. ennio ha scritto "Forse qui si sta equivocando, ma io mai ho negato l'importanza di Fortini poeta. Sto sostenendo soltanto ( e in linea con il suo pensiero, credo, come si desume dalla citazione che ho riportato) che ideologia, marxismo, comunismo sono nel tessuto profondo della sua poesia. E questo va riconosciuto. "

    ciao, insisto: non capisco la tua lamentela...contro chi sia, chi non ha riconosciuto i fortini la presenza di tutte queste cose...? tu dici "qui" si sta equivocando. ed io chiedo: 'chi' sta equivocando cosa, "qui"?

    se non precisi questo, andiamoc ontro i mulini a vento. ci vogliono nomi e citazioni. citazioni specialmente.

    fuori da qui, nei libri e nelle riviste fu fortini, 'nessuno' mai ha, che io sappia, separato fortini marxista-poeta-ideologo dal fortini poeta stop. proprio non ne conosco nessuno.

    dimmi 'chi', secondo te, mai ha avanzato una tale idea e allora possiamo ragionare. se invece è una invettiva generica, non saprei a chi ti riferisci con questa espressione 'poeta puro' . non hai credo certo bisogno, ennio, di farti difensore di un fortini poeta-ideologo-marxista-comunista perchè nessuno che io sappia lo vuole travisare su quel piano.

    dunque, ripeto, facci capire per cortesia: quale critico e in quale libro. se non sappiamo questi dettagli, non possiamo seguirti e capire 'chi' esattamente (uno due, tre critrici?), a tuo avviso, abbia equivocato e abbia fatto tale ingiustizia al fortini, che è invece universalemente riconosciuto come poeta, la cui poesia è intessuta di ideologia marxista, e di tante altre cose squisite e rare ormai che noi tanto amiamo.

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  19. Ennio Abate ad Anonimo (credo però Erminia):

    "'nessuno' mai ha, che io sappia, separato fortini marxista-poeta-ideologo dal fortini poeta stop".

    Mi riferivo( e il 'qui'= in questo post) a due affermazioni di Gianmario (Lucini)29 novembre 2011 09:58 :

    1. "Quello che da tempo mi gira in capo è (lo dico in termini paradossali) se esista davvero una critica marxista in Fortini e non, invece, una critica tout court";

    2. "io lo considero un poeta puro, senza collocazione ideologica, anche se è indubbio il suo orizzonte marxista, ma soltanto come orizzonte generico, non come punto di partenza o riferimento intenzionale nella scrittura poetica".

    E mi riferivo, se si rileggono i miei precedenti interventi, all'eccesso (secondo me) di sottolineatura di Fortini poeta o "faber poetico" daparte di suoi colleghi o discepoli all'indomani della sua morte.

    Se poi uno rilegge l'intervento di Mazzoni,"Fortini e il presente" al convegno del 2004 "Dieci inverni senza Fortini", ci vedo una presa di distanza notevole, anche se pone problemi non trascurabili per una lettura "attualizzante" di Fortini (che del resto ho tenuto presente nella nota introduttiva di questo post, scrivendo: " E' possibile ancora oggi pensare alla poesia come la voleva Franco Fortini?").
    Scrive, infatti, Mazzoni:

    1. "la lontananza di questa poesia da noi è il sintomi di una trasformazione epocale" (p.114);
    2."Il principio di realtà ci dice che non c'è più nessuna grande strategia storica, che nessun vendicatote sorgerà, che il presente di ciascuno può essere più o meno felice o infelice, a seconda del nostro destino sociale e del caso, ma resta scollegato, per la maggior parte di noi, da qualsiasi movimento collettivo o destino generale. Da tre anni a questa parte non si parla più di fine della storia, ma i grandi conflitti che attraversano il presente ci coinvolgono come spettatori o potenziali vittime, non come attori. Si tratta inoltre di battaglie che la tradizione [marxista] cui il nostro autore [Fortini] si rischiama non riesce a interpretare. Per questo il fortini più vicino a noi è quell odegli ultimi scritti e delle ultime raccolte, segnate da una disperazione profonda che rasenta una visione del mondo e un *habitus* di origine borghese contro i quali Fortini si era battuto" (pp.115-116).

    Ora queste conclusioni possono essere lucide, impietose, chirurgiche e indurre a porre con più rigore il problema di cosa può dirci Fortini oggi, ma può essere anche liquidatoria
    di una parte del percorso poetico di Fortini (ne salviamo solo l'ultima parte?) e - appunto - "della tradizione cui il nostro autore si richiama".

    Questi sono i riferimenti che richiamavo ponendo, come di solito faccio, problemi.

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  21. Qualche domanda.
    Lo pseudonimo che si era dato, per necessità, nel '40, era ormai divenuto il nome della sua rinascita marxista?
    Non sono poesie di un macerarsi solitario quelle che seguono il "noi" di Foglio di via?
    Perché Montale non ebbe parole lusinghiere per le sue poesie?
    E perché Pasolini non ne ebbe per la sua critica, anzi lamentò quel suo certo ostinato ergersi a martire?
    E non sono i toni e i paesaggi della sua poesia tanto compromessi da quel suo continuo interrogarsi e ragionare sul luogo della poesia (e del suo, inconfessato, ruolo in essa?), al punto da non riuscire a concedersi nemmeno al neorealismo che l'attorniava?
    Perché ricorrere a tanta critica? Non è questa la posizione più frequente tra i poeti che si sentono incompresi dal loro tempo, quasi ad ammettere che la loro poesia potrebbe non bastare?
    Viene in mente Raboni, altro poeta-critico, e quanto dovette sudare scrivendo per rimediare alla pochezza dei suoi versi. Certo, Raboni è tutt'altra faccenda, ma le dinamiche in fondo sembrano essere le stesse. Quali poesie resteranno dei due a fronte dei loro scritti teorici? Ne esistono di poesie memorabili? (Ciascuno vedrà...)
    E perché oggi qualcuno dovrebbe rompersi la testa a cercar di rispondere alle tante domande che lasciarono, loro stessi che pure erano critici, senza risposta ( certo, Raboni molto meno)?
    Io girerei pagina. I paesaggi sono cambiati, e con essi anche le domande. Anche la scelta di risolversi nel presente sessantottino è stata un fallimento. Il fallimento a me sembra dato dal frantumarsi delle ideologie contro lo scoglio di una complessità individuale che andrebbe meglio conosciuta. Il "noi" si rivela insensato perché il "chi siamo" ha le sue evidenti radici nel "chi sono" (ormai storicamente femminista). Le parti si sono invertite, a me sembra che il noi sia diventato un surplus. Perfino scontato. Non sarebbe meglio oggi, a voler scrivere di poesia socialmente impegnata, tornare a considerare la semplicità lampante del "voi"? Non potrebbe esservi in ciò, nel porgersi desaturato da ideologie, una rinnovata ricchezza?

    mayoor

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  23. Fortini e il grande passato che ci fa oggi parlare e meditare, non passerà, verranno altri momenti a stupire ad insegnare ma l'incisione in quella pietra del passato ben visibile ancora ci meraviglierà. Sarà nella pietra per sempre ma purtroppo col tempo anche le pietre più dure si rompono. Ma noi non ci saremo. Emy

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  25. Sì certo, non si tratta di escludere a priori un qualsivoglia riferimento.
    E il popolo stesso, se visto molto ma molto dal basso, a me sembra un'entità astratta, direi perfino inesistente a meno che non lo si crei per volontà e forza d'idee... o per statistiche. Perfino commerciando si va più in profondità, lo si scompone finendo con l'usare per ogni sottogruppo linguaggi diversificati. Chi corre da una parte o dall'altra è sempre l'individuo perché sente minacciata la sua propensione ad essere sociale, ma è un equivoco. E' l'altra parte del gioco, quello che ha inventato la minaccia di una solitudine altrettanto irreale.

    m.

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  26. Ennio Abate a Mayoor:

    Ecco delle buone domande. Ad alcune già ci sono risposte precise in scritti di Fortini o di studiosi della sua opera (Mengaldo, Luperini, Lenzini, la stessa Erminia ed altri ruotanti attorno alla rivista «Allegoria», alla quale egli collaborò fino alla morte). Sarebbe bello collegare a ciascuna delle tue domande le citazioni-risposta precise. Ma ci vorrebbe tempo e studio. Io mi limito a rispondere in fretta e sulla base della memoria personale:

    1. Franco Lattes prese il cognome di Fortini (della madre) in seguito all’introduzione delle leggi razziali del fascismo, se non sbaglio. Il suo “apprendistato” marxista avvenne nel periodo(1943-44) in cui riparò in Svizzera…(Rimando, comunque, alla ricchissima e puntuale "Cronologia" a cura di Luca Lenzini, in "Saggi ed epigrammi" di F. Fortini, Milano, Mondadori2003)

    2. Il rapporto Montale/Fortini è di ostilità ( non solo politica) reciproca...

    3. Quello Fortini/ Pasolini l’abbiamo visto parlando di «Attraverso Pasolini» a proposito del libro di Marco Belpoliti, «Pasolini in salsa piccante»: qui l’antagonismo (più o meno fraterno) tra i due potrebbe essere quello tra un marxismo-nazional-populista (del PCI, a cui Pasolini fu sempre collegato anche se con i contrasti ben noti) e quello del neo-marxismo-operaista dei primi anni ’60 (Quaderni rossi, Panzieri, ecc.) a cui Fortini fu prossimo.

    4. Illuminante questo tuo chiederti: « Perché ricorrere a tanta critica?». Innanzitutto del tuo punto di vista, oggi molto diffuso e profondamente anti-fortiniano. È il punto di vista post-moderno o post-ideologico. E lo sento ribadito, martellante come un esorcisma, in tutti i punti successividel tuo commento:«E perché oggi qualcuno dovrebbe rompersi la testa a cercar di rispondere alle tante domande che lasciarono»; « Io girerei pagina. I paesaggi sono cambiati, e con essi anche le domande»; « Il fallimento a me sembra dato dal frantumarsi delle ideologie contro lo scoglio di una complessità individuale che andrebbe meglio conosciuta»; «Il "noi" si rivela insensato perché il "chi siamo" ha le sue evidenti radici nel "chi sono" (ormai storicamente femminista). Le parti si sono invertite, a me sembra che il noi sia diventato un surplus».
    Invece io penso che tutto quello, che a te pare in Fortini un cervellotico «interrogarsi e ragionare» sulla poesia o una posa «frequente tra i poeti che si sentono incompresi dal loro tempo», è stato - potrei dire azzardando appena un po’ - accompagnamento necessario dell’attività poetica per un marxista come lui e, prima ancora, di un cristiano, che da giovane scelse di essere valdese.
    Quel suo «essere nel mondo ma non del mondo» fu, in effetti, uno dei punti di sutura tra il suo cristianesimo giovanile e la successiva scelta marxista (e marxista critica).
    [continua 1]

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  27. Ennio Abate [continua]:

    Aggiungerei che non si gira pagina a capriccio o perché altri ci hanno mutato i «paesaggi». Non è che «i paesaggi sono cambiati» da soli, per un fatto di natura, come se prima ci fosse stato il giorno e ora la notte, prima l’estate e ora l’inverno. Ci sono dei “vincitori” di un conflitto (amici nostri o nemici?) che ce ne hanno imposto altri di paesaggi; e hanno pure convinto molti a sinistra che sono del tutto “nuovi”, più “complessi” e che le ideologie (le Grandi Narrazioni) sono finite (mentre per me sono state soltanto sostituite)o che ogni «”noi” si rivela insensato».
    Il paesaggio sarà anche mutato e più di quanto tutti siamo in grado di stabilire, è vero. Ma al mutato paesaggio non è detto che si debba rispondere assimilando la lingua americanizzata dei “vincitori”. Si potrebbe rispondere con *più critica* e magari anche rompendosi « la testa a cercar di rispondere alle tante domande che lasciarono, loro stessi [Fortini, altri o Marx prima di loro] che pure erano critici, senza risposta».
    Smarrire la memoria di quelle stesse domande e adattarsi a far nostre quelle che ci suggeriscono i “vincitori” è il segno di una soggezione (basti vedere il PD e tutti i partiti della sinistra) non di una maggiore libertà.

    - a Erminia

    Diffido di Mazzoni, della tua difesa di Mazzoni e, dati i bui tempi di guerre permanenti che subiamo, del tipo di «universale» che egli o altri dicono di voler “salvare” nella poesia di Fortini. Sul mutamento del “paesaggio” o dell’epoca storica, vale quanto detto appena sopra a Mayoor. Con questo lascio il discorso apertissimo su quel «proteggete le nostre verità» che Fortini ci ha lasciato prima di morire. Possiamo anche seppellire Marx, Fortini, il cristianesimo, il comunismo, ma voglio sapere chi officia questi funerali. In generale, da certi chierici sin troppo “vaganti” (dai piani bassi agli altri, dall'appiccare incendi al fare i pompieri) e per giunta pentiti non accetto lezioni.

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  29. Caro Ennio, non so che potrei aggiungere. Io comunista e iuventino ci sono nato. E a bene vedere mi ritengo anche cattolico (anche se ateo) come lo sono tutti, ma proprio tutti gli italiani, comunisti compresi. Scoprire o riscoprire Fortini, la sua storia e il suo pensiero, è per me un piacere, non una sofferenza. Tra l'altro ebbi modo di incontrarlo negli anni '80 e ne ammirai la sicurezza di giudizio, che è ben altra cosa dall'avere semplici opinioni.
    Tu continui a definirti un esodante, ma mi sa che non la racconti giusta. E' una definizione che può andare dati i tempi che mutano, ma mi chiedo se hai approfondito... scusa, cioè se hai individuato cosa ci sia da approfondire. E' il marxismo una disciplina rigida, oppure è pensiero capace di trasformazione partendo dal reale, fosse anche quello della lingua che tu chiami "americanizzata"? Per stare sulle cose che ci riguardano, a questa lingua ci si oppone o ci si adopererà per farne un uso migliore, magari arricchendola di contenuti?
    Ecco un falso problema: già lo stiamo facendo, e anche qui. Non ci si sottrae infatti al linguaggio collettivo in uso, pena la non comunicazione. Del resto il dibattito in corso anche qui nel blog, sulla crisi della poesia, secondo me la dice lunga.
    Ciao

    mayoor

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  32. .. e poi non mi sembra vero che siamo così succubi del linguaggio "americanizzato dei vincitori", almeno non più di tanti altri paesi. Il neorealismo italiano è ancora ben presente ( cito solo i film di Matteo Garrone), e a livello figurativo, almeno nell'animo popolare, il nostro paese è fortemente condizionato dal figurativo rinascimentale. Hai voglia a tentar di schiodare queste radici.

    m.

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  33. Alla bravissima Erminia: che io sappia non sono mai stati i critici a generare novità

    m.

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  34. Uhe! Mayoor, come torni indietro! Le radici tengono fermo il terreno!
    A Erminia:
    io mi sono fatta i cantucci col vinsanto...
    mmmmm, una metoera Erminia, una mateora!

    Emy

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  37. Essì Emy, mica le decidiamo noi le radici.
    Qualcosa di dolce? Buona idea :)

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  39. Ennio Abate a Erminia:
    Salto per il momento cantuccini, nutella e prospettive "post-sessuali” e mi riallaccio al tuo commento 30 novembre 2011 19:30.
    Sicuramente PIU’ STUPENDA sei tu, Erminia!
    Perché mi pare che accetti, come Mayoor, di voltar pagina dando per definitiva, perfetta e insuperabile l’imbalsamazione accademica di Fortini avvenuta nella « Memorial Conference» senese del 2004, a cui tu pure hai officiato.
    «Cos’altro resta da dire?», ti chiedi ( e forse ci chiedi) dopo che hanno parlato big di quella stazza critica.
    Beh, potrei risponderti, tante cose, se non accettassimo di rimanere « sul piano della celebrazione e commemorazione», se non smaniassimo per autoconsolarci ( di cosa, poi, andrebbe chiarito...), se non ci confinassimo in un atteggiamento, questo sì, passivamente discepolare, per cui dovremmo partire dalla paralizzante convinzione che« NULLA possiamo davvero dire di nuovo che egli, Fortini stesso, con la sua opera, non abbia già definito ed annunciato». Se, insomma, non accettassimo - ripeto in partenza - l’assunto base del postmodernismo, il suo *hic sunt leones", che proprio questa stanchezza da epigoni o discepoli malinconici ha imposto come unico stile, unica scelta etica e politica.
    Ma che significherebbe il tuo (concessivo) «parliamone», se si partisse da queste premesse, che chiudono ogni possibile discorso su Fortini invece di riaprirlo?
    E noi su questo blog o altrove dovremmo rimasticare proprio il bla bla bla di quel convegno di imbalsamatori (consapevoli o renitenti, bisognerebbe distinguere nome per nome…) e ridurci a «commentare un argomento tanto accademizzato, trito e imbalsamato»?
    Ma che siamo studentelli ingenui o fessacchiotti?
    La prima cosa da fare sarebbe criticare la parte che va criticata di quel convegno. E tu che ci sei stata dovresti cominciare per prima. La seconda di partire da una domanda: quel convegno del 2004 ha difeso «le nostre verità» (e qua sarebbe da aprire tutto un discorso di quali siano esse o alcune di esse; e se vi concordiamo almeno come "io/noi", più problematico e meno monolitico dell'io-io o del "noi" che spaventa Mayoor e che - d'accordo - oggi non esiste) o le ha annacquate, disperse e dilapidate? La terza: altro che preci e uso delle sue poesie o citazioni come se recitassimo (cattolica-memte) un «rosario» o dovessimo fondare una Scolastica fortiniana, dove conta di più chi cita meglio e tappa la bocca a chi cita male o approssimativamente, ma uso semmai di quelle poesie e prose come corpi contundenti contro in Nemici travestiti da Amici, come pagnotte in cui nascondere la lima per segare le sbarre delle piccole o grandi prigioni postmoderne.
    Se, nano anche lui, era salito sulle spalle di giganti come Dante, Marx, Lenin, Lukács, Brecht, Adorno, Simone Weil, e aveva visto più lontano, perché non potremmo salire noi sulle sue spalle e guardare oltre questa cultura da vomito di un Paese afflosciato?

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  40. Ennio, un'invettiva degna di Shakespeare. Se ne scrivessero di poesie con questa voce... vabbè, rimettiamoci al lavoro.

    m.

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  41. OT x Erminia
    dovrei sapere per filo e per segno come si fa a risalire fino alle mie spalle, cosa che non so fare

    poi dovrei sapere per filo per segno come fare a risalire fino alle spalle di qualcuno più o meno come le mie spalle

    ma non avrei finito, perchè dovrei sapere dove si trova ogni scalino per risalire fino alle montagne di tante di quelle spalle di giganti, che non saprei dove mettere i miei piedi, né potrei avere le tue rotelle

    quindi vado al sodo e te lo dico a modo mio:
    a me basta poco, per me tu (così Ennio o Emy,o Rita o Giorgio o Mayoor e cosi via in un elenco infinito) siete la continuazione di quei giganti...non mi interessa ( non per arroganza) che posso dirlo in quanto la mia fame è diversa.

    per quanto ti riguarda so /sento la forza della natura che sei letteralmente,non tanto per dire.

    sei quasi alle vette poetiche di Abel Ferrara con la tua Mary, anzi mi sa di più.
    So che posso farti questo OT che a te risulterà chiaro quasi come le tue ali a terra e al buio.
    ciao.

    RispondiElimina
  42. Fortini ad Ennio:

    "Essere o non essere? Questo è il problema".

    E M Y

    THE END

    RispondiElimina
  43. ritarò? capito! grazie.

    ;)erm

    RispondiElimina
  44. si Erm ,grazie a te e te lo dico in altro modo, sempre di sintesi..sei l'essere nemo..lo sei quel tanto che basta per non farti vivere con la sua antitesi bloccante.
    Restituisci il movimento infinito come è la qualità primaria del pensiero ,a cui al massimo del trucco, comunque visibile, apponi certi attrezzi come fossero i tuoi pattini,dimostrando che se da certi mulini fosse derivata Amleta anzichè Amleto,la sorte anche per certe muse, sarebbe stata "altra".Quella che in fatti altra è seguendoti.

    Insomma sei l'opposto non concorde al "nemo propheta in patria", in cui anche il ricco ma bloccante archè Hamlet.

    tua ritaro :-)

    RispondiElimina
  45. ad
    Ennio ed Erminia:

    siete due giganti, io pur alzando le mani , posso arrivare solo alle vostre caviglie. Emy

    RispondiElimina
  46. Emy, io solo alta 1.60!
    :)
    grazie cmq.
    ritarò, hai ragione, sono amleto in gonnella. volevo avvisarvi che ho ricevuto un messaggio da Ennio dicendomi che sarà a roma fino a lunedì e che mi chiede di gestire il sito in sua vece. non so che FARE/(RNE): AVETE DELLE PROPOSTE?

    erm

    RispondiElimina
  47. Ti aiuto io: l'obiettivo è di arrivare a 50 commenti... e con questo ci sono riuscito :)
    ciao

    mayoor

    RispondiElimina
  48. Ennio Abate da Roma:

    Ci sono, ci sono... da Roma
    Ma altro che alle caviglie. Vedo che mi siete tutti sulla testa.
    Che grattacapi...
    No a 50 commenti
    Ce n'est qu'un debut... continuons les comments! (

    RispondiElimina
  49. OT

    segnalo questa cosa solo per capire se è una vostra tecnica, intendo come vostra di questo sito . in sintesi l'interrogativo che pongo è questo:fate mandala-poetry?

    spiego l'avvenuto per farmi capire.

    se per questione lavorative non sono in linea, passo la mattina e la sera da alcuni link fra cui il vostro.

    ripasso stamani , rispetto a ieri sera e non trovo più il post di Lucio Tosi del 1 dicembre.

    vi si trovava un video e almeno una ventina di commenti

    leggo nella home al box dal titolo "recent comments" ,clicco sopra l'ultimo "Anonymous wrote...tra il dire e il mare c'è di mezzo il fare:(m." ; mi rimanda a " pagina non trovata"

    alcune volte sempre su questo sito erano successi episodi di risultato analogo "non trovato" ; nel box "blogroll" dove ho collocato visibile anche questo blog, cliccavo su un post del vostro sito e dava pagina non trovata. Comparivano nuovi post sotto link moltinpoesia (ho impostato il blogroll in modo esteso in modo che le mie visite siano aggiornate su tutti gli altri post di altri bloggers), ma non era vero.
    mi sono chiesta se segnalarv i l'anomalia, ma non volevo rompere i cojoni.
    Era gia successo peraltro una casistica anomala, avevo inviato mesi fa dei un commento e poi un altro , subito dopo scomparsi

    Avendo identica piattaforma google alla vostra ( si puo vedere anche dalla mia icona come utente blogger google) , l'anomalia si può provocare solo se l'/gli autore/i dei siti eliminano volontariamente o involontariamente , post o commenti, a meno che vi sia un baco del sistema specifico a questo link , che vi scompone cronologia di post commenti o quantaltro

    come filosofia/deontologia di base, tutto ciò che si immette in rete, deve rimanere tale e quale a come si è "caricato" o incaricati di immettere nella webiblioteca di per sé infinita, ad eccezione di volonta precisa del soggetto stesso o soggetti estreni, che d'autorità possono proporre e/o imporre il taglio o la revisione o integrzione rispetto alla prima edizione di testo,dati, immagini, video etc etc ( vedi esempio che abbiamo vissuto con la proposta del nostro albero guida Abete,pardon :-)Abate, per il video di Ermione, pardon :-) di Erminia)

    in quale tipologia devo collocare l'avvenuto sia piu recente del post di Lucio , sia di altre casistiche sommariamente esposte ?

    grazie in anticipo a chi vorrà rispondermi
    ciao ciao
    :-)
    ro

    RispondiElimina
  50. ho appena lasciato questo commento , ed è stato cancellato????????


    In soffitta ha detto...
    OT

    segnalo questa cosa solo per capire se è una vostra tecnica, intendo come vostra di questo sito . in sintesi l'interrogativo che pongo è questo:fate mandala-poetry?

    spiego l'avvenuto per farmi capire.

    se per questione lavorative non sono in linea, passo la mattina e la sera da alcuni link fra cui il vostro.

    ripasso stamani , rispetto a ieri sera e non trovo più il post di Lucio Tosi del 1 dicembre.

    vi si trovava un video e almeno una ventina di commenti

    leggo nella home al box dal titolo "recent comments" ,clicco sopra l'ultimo "Anonymous wrote...tra il dire e il mare c'è di mezzo il fare:(m." ; mi rimanda a " pagina non trovata"

    alcune volte sempre su questo sito erano successi episodi di risultato analogo "non trovato" ; nel box "blogroll" dove ho collocato visibile anche questo blog, cliccavo su un post del vostro sito e dava pagina non trovata. Comparivano nuovi post sotto link moltinpoesia (ho impostato il blogroll in modo esteso in modo che le mie visite siano aggiornate su tutti gli altri post di altri bloggers), ma non era vero.
    mi sono chiesta se segnalarv i l'anomalia, ma non volevo rompere i cojoni.
    Era gia successo peraltro una casistica anomala, avevo inviato mesi fa dei un commento e poi un altro , subito dopo scomparsi

    Avendo identica piattaforma google alla vostra ( si puo vedere anche dalla mia icona come utente blogger google) , l'anomalia si può provocare solo se l'/gli autore/i dei siti eliminano volontariamente o involontariamente , post o commenti, a meno che vi sia un baco del sistema specifico a questo link , che vi scompone cronologia di post commenti o quantaltro

    come filosofia/deontologia di base, tutto ciò che si immette in rete, deve rimanere tale e quale a come si è "caricato" o incaricati di immettere nella webiblioteca di per sé infinita, ad eccezione di volonta precisa del soggetto stesso o soggetti estreni, che d'autorità possono proporre e/o imporre il taglio o la revisione o integrzione rispetto alla prima edizione di testo,dati, immagini, video etc etc ( vedi esempio che abbiamo vissuto con la proposta del nostro albero guida Abete,pardon :-)Abate, per il video di Ermione, pardon :-) di Erminia)

    in quale tipologia devo collocare l'avvenuto sia piu recente del post di Lucio , sia di altre casistiche sommariamente esposte ?

    grazie in anticipo a chi vorrà rispondermi
    ciao ciao
    :-)
    ro
    03 dicembre 2011 09:48

    RispondiElimina
  51. Sono impressionato da quanto sintetizzati siano in questo post di Linguaglossa i concetti che la Passannanti ha esposto nel suo volume del 2004, Senso e semiotica in Paesaggio con serpente di Franco Fortini, in merito alla poesia "Neve e Faine" di cui ha originalmente esposto il senso volto all'interpellazione del lettore, e della didattica implicita nel testo.
    Mi sa che si dovrebbe postare qui sotto il contenuto del saggio in cui questi concetti la Passannanti ha illustrato, concetti succintamente ripresi da Linguaglossa ma senza accreditare dovutamente la fonte.
    Direi che il tutto, quando egli dice "Leggiamo ora la poesia "Neve e Faine", poteva essere presentato come "La Passannanti legge come segue la poesia Neve e Faine" in quanto non c'è divergenza alcuna dalla interpretazione dell'autrice ma bensì riscrittura. Potremmo noi lettori avere il beneficio di leggere senza intermediari cosa dice la Passannanti con una bella citazione dal testo commentato, visto che il titolo indica il post come un commento di Linguaglossa del commento della Passannanti, senza che però nel post del Linguaglossa venga minimamente citata né la Passannanti, né direttamente il suo pensiero su "Neve e Faine"? Che senso ha il titolo e che senso ha l'articolo a commento di una interpretazione della Passannanti che non viene affatto data? Grazie. Antonio Rossi

    RispondiElimina
  52. ro, il post chissà dov'è. Si vede che straforava la soglia del divertimento sopportabile?! La sorpresa è anche mia.
    L'avevo postato per alleggerire l'impegnativa discussione su Fortini. Ringrazio le amiche/ci che hanno capito e sono state al gioco.


    mayoor

    RispondiElimina
  53. Maayor, chissenefrega! Cisiamo divertiti! Ogni tanto si può fare...ma non voglio assolutamente pensare che qualcuno senza avviso l'abbia tolto, se così fosse saluto tutti e mi farò viva solo con chi desidererò parlare. Ciao e Buonissima domenica caro Mayoor! Emy

    P.S: la cultura nella quale ho molta fede si rifarà viva...

    RispondiElimina
  54. ciao a tutti..
    1
    per vari motivi professionali ho chiare le regole base informatiche.
    la situazione richiede risposte CHIARE e peraltro molto molto semplici.
    Per quanto relativo alle osservazioni di Lucio Tosi Mayoor, che ringrazio non riesco però a capire l'avvenuto nè da un punto di vista tecnico nè comportamentale relazionale, soprattutto in un ambiente che ha messo al centro del suo lavoro la parola "molti". Se pertanto deve invece riproporre piu che bachi del sistema, di evidente realismo metaforico di qyesta situazione da delirio di potere, forse è meglio diventi per pochi eletti di volta in volta in battezzati da chi esclude o include, addirittura fino ai testi.

    Se lo spirito di "divertissement" ,del post 1 dicembre fu lucio pascal, non era gradito , bastava affrontare "LAICAMENTE" chissa quale disturbo alle proprie paratie mentali

    Se ci si mette in una "vetrina" non nel senso commerciale, ma della trasparenza del cristallo ( tastiera e monitor inclusi) , non si puo fuggire a questa prima regola, pena perdere tutte le presunte o supposte ideologie marxiste o di qualsiasi altra natura "sociale".
    Se si deve replicare in uno spazio poetico la legge del forte e del debole, in cui fra deboli occorre si replichino luoghi di forti,che non affrontano a viso aperto nemmeno le loro decisioni, c'è solo da spararsi un colpo.

    2
    (segue)

    RispondiElimina
  55. 2
    l'intervento di Antonio Rossi mi chiarisce quanto frammentariamente senza afferrare un quid centrale, emerge all'alba di oggi con ulteriori interventi di Erminia Passannanti.
    Se così è senza frammenti la chiarezza che ne emrge oggi , anche tale comportamentistica é un baco del sistema che si aggiunge al punto 1.

    Se coloro che si sentono vicini, accademicamente ma si spera soprattutto non solo accademicamente , ai modi di essere pensare vivere criticare e/o poetare di questo o quel fortini et simili, non rendono completo(in ragione della loro maggiore preparazione tecnica) lo scenario nome e cognome di tutti "i pensatori" , letterati critici artisti o poeti, assegnandone i meriti a ognuno, siamo veramente alla solita solfa, quella stessa che sia in ambito musicale, sia poi in ambito poetico , mi ha spinto irreparabilmente a non voler appartenere in alcun modo a questo mondo, almeno da un punto di vista collettivo.
    Meglio piutttsto imparare ad essere nessuno.

    Se si è costretti a vivere e leggere di un declino o di un deserto,in questo caso poetico , per poi essere cornuti e mazziati, perchè chi non è deserto è reso ancor piu invisibile dagli stessi contropoteri che lamenterebbero il deserto, c'è come da punto 1 solo da spararsi un colpo.

    RispondiElimina
  56. oddio, cosa è successo ai miei commenti??? un virus?^
    erm

    RispondiElimina
  57. Ennio Abate:
    Ripeto quanto scritto nel post di Lucio Mayoor Tosi, Ciascuno dica la sua:

    Ennio Abate:

    Sono tornato da Roma da un'ora. E anch'io ero meravigliato della scomparsa del post di Mayoor.
    Entrando come amministratore (la password l'abbiamo solo in tre) ho visto che il post non era stato eliminato ma messo in attesa.
    Chi ha fatto l'operazione ( non io di certo) di noi tre lo dica.
    Evitiamo però i pettegolezzi e anche certe comunicazioni di servizio è bene che siano discusse nella mailing list e non qui sul blog pubblico.

    RispondiElimina
  58. Pettegolezzi comunicazini di servizio ??? Dove??? Bentornato

    RispondiElimina
  59. Bentornato anche da parte mia Ennio, ma pettegolezzi et simili definizioni evitiamole.

    L'avvenuto è grave .. nato in uno spazio pubblico, va risolto in uno spazio pubblico.nella lista dove sono stata sbranata non intendo peraltro metterci piede.

    Un baco o un virus non è possibile.

    Se in tre avete le chiavi di accesso- che consentono di far sparire o sospendere il pensiero/vita degli altri- e fra i tre amministratori del sistema c'è qualcosa che nn funziona fino a questo punto cosi evidente di danno al sito stesso, aldila delle persone che ci vanno di mezzo, occorre risolvere la situazione. Non si risolve certo con una mailing list, qui si puo segnalare quanto avviene di alquanto misterioso tanto da poterci un giallo .

    vengono cancellati commenti
    vengono cancellati/sospesi post

    qualcuno di voi tre aziona i comandi per fare danno a uno o due di voi tre , oppure a chi di caso in caso scrive commenti che non gli garbano.
    Non sono pettegolezzi , sono cose semplici da risolvere,nemmeno lo stato o addirittura il vaticano o altir poteri forti procedono a una censura un taglio o una cancellazione senza motivazione.

    per Erminia
    da quando mi accorsi a mie spese che mi furono cancellati i commenti, salvo le pagine , se vuoi ho salvato questa pagina con i tuoi commenti cancellati. se vuoi copio incollo e te li rimetto oppure spedisco via mail.

    RispondiElimina
  60. ec
    tanto da poterci fare un giallo

    RispondiElimina
  61. no worries: non mi piace leggermi----
    :)
    grazie del pensiero.
    (ma come si fa a salvare le pagine?) e.r.m

    RispondiElimina
  62. (Avevo inviato via email in privato queste considerazioni ad ennio abate, ma egli mi ha chiesto di pubblicarle nel contesto di questo post: lo faccio)...
    non sono, le seguenti, idee generiche: tutto quello che avevo da dire in sede critica su Fortini pedagogo e poeta le ho dette in molti dei miei scritti legati alle tesi di dottorato (dunque esse rimangono nell'ambito di una prospettiva accademica della cosa), e soprattutto le ho esposte nella mia analisi di "Neve e Faine" (del volume del 2004, sec ed. 2001, Senso e semiotica in Paesaggio con Serpente, che Ennio posterà a breve).
    quanto segue appartiene ad un altro ordine di idee rispetto al senso degli insegnamenti di Fortini, ordine che nasce dall'osservazione e collocazione storica nel nostro presente dei suoi insegnamenti, visione anti-lirica, non utopica, e personale:

    "allora, ennio, se la mettiamo sul piano del coinvolgimento personale, bisogna scendere nel particolare dall'universale.perchè noi non possiamo, nani di fortini, ergerci al suo pari, come egli fece mettersi alla pari) con brecht, soprattutto, e poi adorno luckacs. weil, enzensberger, milton e goethe.

    1. bisognerebbe davvero provare la sua pietà cristiana per le cose del mondo e gli individui, che si percepisce in fortini come uomo e persona civile. abbiamo il suo forte interesse verso gli 'altri', di cui fortini eternamente parla, e con cui perennemente si confronta? ce l'abbiamo questo livore, questa preoccupazione, questo amore per scrivere, lottare, piangere, arrovellarsi di notte, poetare?

    io no. lo dico onestamente, e per quanto io lo ammiri tanto da sentire la sua mancanza, come si sente la mancanza di un maestro diventato simulacro, mi sento indisposta ad affrontare le sue stesse lotte e le sue stesse critiche: o almeno, non procedendo nella sua diretta scia.

    non vedendone l'applicazione pratica nel mio presente. ci sono altri ordini di lotte per noi.

    nel mio presente sono altre le attitudini necessarie a sopravvivere.

    fare di fortini un metro esclusivo della propria crescita anche dialettica, sarebbe come portare appunto una faina imbalsamata sul tavolo del computer e chiedere a questa faina muta, immobile, con gli occhi di vetro e la pelliccia tutta infeltrita: "santa Faina, assistimi."

    io sono cresciuta, come Moretti e tutti i miei coetanei, in famiglia borghese, a pane e cioccolata, nel benessere, con la tele a colori e me ne sono scappata all'estero a trent'anni, perchè non sopportavo la cultura italiana qual oggi è. agli italiani che soffrono, suggerisco non di lottare ma semplicemente di emigrare, perché altrove c'è lavoro e civismo per gli italiani impegnati ed intelligenti. noi serviamo all'estero, e la nazione è solo ormai

    una idea. anch'essa.

    io come voi ho 2 computer accesi, la cuffia, ballo musica rock intanto che guardo il pop e sento il jazz, vedo sky e seguo i programmi su youtube da ogni parte del mondo.

    per me sinceramente fortini ha senso, il senso che un tempo aveva per me Gesù. mi indica valori validi, che hanno/ abbiamo calpestato. "


    ma, ripensandoci,siccome "uno è il tempo, ma due le verità " (Poesia delle rose), forse in effetti seguo l'etica di Fortini, in cuor mio, ma non vedo esattamente quanto io lo faccia, e dove mi conduca, su questo piano di verità nostre contemporanee, che ormai non sono più binarie, ma pluridirezionali e pluridimensionali.

    erminia

    PS (non posto più tramite google profile perchè, come vedete, un virus mi ha cancellato tutti i post)

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  63. Certo è, cara Erminia, che Fortini ti ha lasciato molto, lo sento in questo tuo ultimo "sfogo". Come un padre che lascia il meglio di sè ai suoi figli che dovranno vivere in un altra verità ,procedere sulla loro strada. Sento quanto sia importante per te questo padre che alla fine ti ha fatto conoscere una vita diversa ma che sicuramente ancora ti accompagna nel cammino.Certi incontri arricchiscono la vita , la sostengono ,la rendono più preziosa, diventano fede ed ognuno ha la sua, questo non ci impedisce affatto di proseguire sulla nostra strada anche con passi diversi. I tuoi scritti pieni di entusiasmo, cultura e femminilità mi hanno molto interessata.Ciao alla prossima. Emy

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  64. Cara Emy, ti ringrazio per questa tua osservazione e commento così delicato e interagente con quanto ho scritto. Sì, hai colto il senso molto bene (anche meglio di me stessa che l'ho vissuto) del mio studio di Fortini. Grazie, e alla prossima davvero erminia

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  65. http://www.youtube.com/watch?v=A_fqkYhzN6o

    ed ecco appunto, come sono cresciuta. erminia passannanti

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  66. Commento a commento della interpretazione di Erminia Passananti della poesia "Neve e Faine"? In che senso, chiedo scusa? A me, che ho letto il libro Senso e semiotica in Paesaggio con Serpente, non pare che ci sia alcun "commento a commento" di LINGUAGLOSSA, oltre a una ripetizione dei concetti che la studiosa Passananti ha bene evidenziato in questo suo volume del 2004. Quale sarebbe il commento al commento? Potrebbe il Linguaglossa dire quali sono le idee a "commento a commento", se è lecito chiedere? Se non si tratta di un'appropriazione delle idee della Passananti, potrebbe il Linguaglossa chiarire quali sono i termini di consonanza con, o di opposizione alle idee espresse dalla autrice, in quel volume. Senza volere essere pedanti, si chiede al Linguaglossa quale commento aggiunge lui al commento di Passananti di "Neve e faine", se non è chiedere troppo a chi si mette a riscrivere i concetti, senza aggiungervi nulla di suo.
    Si potrebbero anche indicare le pagine e i brani del testo della Passannanti a cui il Linguaglossa - come il titolo suggerisce - offre un commento al commento?
    Grazie, cordialità, Stefano G.

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  67. Voglio augurarmi che colui che cura questo spazio,che si chiama Ennio Abate, piu che sottrarsi a duelli e repliche frammentatie in decine di post fino a perderne l'interezza di un unico corpo a cui appartengono, voglia per la vera relazione del fatto stesso di essere in uno spazio aperto come quello del web, dare tutte le illustrazioni del caso pena concludere di lui e altri critici che voglion fare gli alternativi, che si sono né più né meno che adeguati ai tempi , in cui pur criticando i cannibali chehanno commercializzato ogni suono, ne hanno imparato la lezione , nemmeno da ladri di bicicletti ma di pensieri, parole, riflessioni altrui.
    Rinviare a un altro spazio quanto avvenuto in questo spazio , è semplicmente essersi adeguati a nascondere rifiuti che rifiuti non sono, sono il tappeto, magari poi lamentandosi del tappetto e suoi simili di dx o sx, che da Napoli a Milano, da Palermo a Torino preferiscono occultare tutto, fiori per primi compresi.

    Quanto avvenuto non è grave per i comportamenti maschilisti o gli insulti, ricevuti, ma per l'ombra fatta dalle stesse mani di chi rivendica un potere senza riempirlo di linearita, credibilita, interezza, tanto piu visto che si lamenta di una scarsa coscienza politica, che non puo maiesistere se manca il primo livello di quella anima.le.

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  68. Mi permetto di dire, che questo di Linguaglossa è meno che un riassuntino, perchè almeno ai ragazzini a scuola si insegna a citare chi è l'autore di cui si fa il semplice sommario di idee e contenuti. Ora spaventa che sia un supposto sedicente critico che sempre grida allo scandalo dell'editoria, a non sapere come ci si muove nel campo dei diritti di autore. Questo articolo andava titolato come una Recensione al libro Senso e semiotica di Erminia Passannanti, e andava detto "Come la Passannanti arguisce, indica, illustra, desume, evince, mostra eccetera eccetera", non fare una parafrasi evasiva, evitando i dovuti riferimenti alla fonte da cui si assume tutto il contenuto. Di tratta di piraterie a basso costo. E allora, da questo, cosa bisogna evincere delle operazioni di Linguaglossa? E da quelle di Ennio Abate?

    Stefano

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  69. Ennio Abate a Stefano (perché non si firma?):

    Linguaglossa risponderà per conto suo se vorrà.
    Il link contenente l'articolo della Passannanti è stato indicato con precisione. E quindi i lettori potranno giudicare liberamente.
    Tra l'altro la Passannanti ha la mail di Linguaglossa e può sbrigare la faccenda da sola direttamente con lui. Se pensa che siano lesi i suoi diritti di autrice o ci sia plagio o pirateria, agisca di conseguenza in sedi legali.

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  70. In altre parole, seguendo da giorni, mi pare di capire che il signor Linguaglossa ha fatto una specie di suicidio assistito con questo suo famigerato 'commento a commento', che sta circolando per internet (l'ho trovato postato tale e quale in un altro sito?) Si è voluto metaforicamente 'suicidare' come critico?
    Bene, se così non fosse, questo è quello che si evince. Ma come mai? Aveva fatto tutti quegli sforzi per farsi conoscere? Comunque ci sono altri commenti altrove in altri siti. Andate a vedere.
    Sonia Lipenholc

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  71. Ennio Abate a Sonia Lipenholc:

    Il sito che ha ripreso questo post è quello di "intellettuali/storia2".
    La ragione per cui l'ha ripreso?
    Di solito, quando pubblico nuovi post, invio una segnalazione a una mailing list di amici.
    Chi gestisce "intellettuali/storia2" ha pubblicato a sua volta il post ritenendolo interessante.
    Ha ricevuto i commenti malevoli di qualcuno
    appositamente sguinzagliato e mi ha chiesto:"che succede?"
    E gli ho spiegato quello che so.

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  72. Salve, grazie delle spiegazioni. Ma non sono i commenti malevoli, è l'operazione ad essere malevola, se si segue quello che sta succedendo, scusi. Se io fossi una autrice mi incavolerei non poco. E poi che senso ha creare un testo replicato sul web da parte vostra tra siti associati? Non so, sono perplessa. Volere imporre una data operazione, spalleggiarsi? Il web è proprio una rete di ragno. Ma le mosche? Avevo indicato la strana concomitante presenza dello stesso saggio replicato su altro sito per dovere di cronaca, dato che non capisco bene cosa significhi quando uno stesso saggio che dovrebbe essere esclusivo ad un sito viene replicato in tanti altri siti tipo appunto virus. Ma le perplessità sono legittime no?Saluti, Sonia

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  73. Ancora Sonia, ma solo per un ultimo commento che proprio ci vuole e vorrei aggiungere che così come lei ha la sua cerchia di cani da sguinzagliare, evidentemente, ed è a sua volta sguinzagliato dalle sue cerchie di affiliazione, che si fanno i dispetti a vicenda, ci sono altre cerchie in giro che fanno esattamente come fa lei. O no? Mica lo trova strano, eh? La parità è parità specie sul web. Per esempio, il Popolo Viola e per esempio la rivoluzione in Libia è stata aiutata proprio da questi sguinzagliatori e sguinzagliati che si passano parola. Già, già: userò questa espressione con i miei amici.

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  74. Al Signor Stefano G.
    rispondo molto semplicemente che il mio «commento al commento» dello studio della Passannanti alla poesia «neve e faine» di Fortini (che io ho citato nel fondo del mio articolo) vuole essere , appunto, un «commento», un contributo di riflessione (indiretto) sulla poesia di Fortini e di oggi che ha dimenticato la lezione critica di quel poeta.
    Quello che vorrei evidenziare e che mi interessa è far vedere il «metodo di composizione» usato da Fortini, un metodo critico, marxista, dialettico, che richiede l'intervento dell'autore (nel testo) sotto forma di commento indiretto e implicito, così che la tipica composizione fortiniana risulta da un conglomerato tettonico di enunciati dichiarativi e didattici che intendono porre il lettore su un piano di parità. È questa la grande lezione che ci viene dalla poesia fortiniana: quel porre sul un piano di parità l'autore e il lettore in vista di un discorso critico-dialettico comune (e comunista). È qui che il «metodo» di Fortini si differenzia nettamente da quelli di (mettiamo) un Montale o di un Pasolini, per quel suo porre in primo piano di «carattere di merce» del manufatto poetico, che resta sì conservativo del sistema ma che dispiega un contenuto critico quale innesco all'atto denotativo della lettura.
    Il fatto che il metodo di composizione della poesia di Fortini sia oggi caduto in disuso presso le generazioni di poeti che si sono succedute dopo Fortini avrà un suo significato, o no?
    Avrà un significato (politico ed estetico) che la poesia degli ultimi trenta quaranta anni abbia adottato il metodo del commento in modo ingenuo (cioè come estromissione di un enunciato diretto dell'autore su un testo considerato come notizia con matrice giornalistica).
    La mia riflessione-commento al saggio della Passannanti intende proprio questo:
    1) riportare al centro della lettura critica della poesia contemporanea il «metodo» fortiniano inteso quale metodo critico-dialettico;
    2) illustrare un tipo di poesia che si pone come meta-poesia di un manufatto-merce;
    3) mettere in evidenza il carattere di «menzogna» dei discorsi sull'arte e sulla poesia che si vanno facendo oggi;
    4) mettere in evidenza (per via indiretta) il carattere ingenuo della poesia delle generazioni che hanno abbandonato (e non hanno compreso affatto della lezione fortiniana) la posizione critico-dialettica di Fortini;
    5) liberare la poesia di Fortini da quella patina di conservatorismo cui una lettura puramente accademica sembra averlo confinato.

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  75. Ennio Abate a Sonia:

    Non vedo nulla di male a riprendere un testo da un sito e a replicarlo, se lo trovo interessante.
    Lo fanno in molti. Altri più severi (o rigidi) pretendono l'esclusiva di un testo. Di solito riprendere da un altro sito può diventare un'operazione meccanica. Come dire: condivido anch'io e diffondo nella mia cerchia (o "villaggio") e stop. Sempre con una speranza più o meno fondata che altri leggano.
    Io cerco di solito di aggiungere una nota introduttiva o un commento ragionato. Come a dire: questo testo è interessante, è uno spunto per riflettere, a me suscita questi pensieri, ecc.
    E', credo, un modo minimo che si vuole produrre cultura critica, che si vuol ragionare sui testi e non saltabeccare dall'uno all'altro o semplicemente consumare, senza nemmeno render conto della "digestione" o "assimilazione" di quanto ingurgiato.

    Quanto al termine "sguinzagliato" mi riferivo polemicamente ai finti tonti o anonimi sospettabilissimi, che fanno eco coi loro commenti alle rimostranze della Passannanti.
    Secondo me creano un polverone. Che potrebbe essere facilmente diradato con delle mail private tra Passannanti e Linguaglossa.
    Così potremmo discutere su questo blog di cose più serie e meno di polemiche personali.

    Faccio per ultimo notare che il testo della Passannanti era già uscito sul sito de "L'ospite ingrato", che su questo blog avevamo già segnalato il link, che la Passannanti ha insistito perché venisse pubblicato anche su questo blog. Anche questa è replicare un testo, no?

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  76. Io lo posterò altrove il mio commento.

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  77. Ma lei è stato visitato da un demonio? Come mai cancella i commenti della gente ma lasci i suoi, scusi! Che razza di modi sono questi! SONIA

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  78. Mi scusi, Ennio, ma lei sembra ora addirittura volere mettere in contatto i due autori a tutti i costi, quasi per fomentare la lite: ma chi le ha detto che l'autrice in questione se ne freghi dei furti e furtarelli del sottobosco letterario? In pratica, io non vedo da nessuna parte sul web intervenire l'autrice in persona e nemmeno il Linguaglossa per spiegare come mai non abbia fatto recensione invece che riscrittura: segno che lei non se ne cura e anzi mi pare che quando Ennio lei ha postato il suo saggio, Erminia ha ringraziato Linguaglossa per il commento molto gentilmente. Poi è scomparsa. Dunque mi sa che questo suo ultimo tentativo di mettere i due autori in contatto su una questione che loro non toccano, dato che nessuno di loro si è espresso mai in merito, pare a dir poco tendenzioso, come a giocare con i burattini da burattinaio. Manipolando le risposte di questi e quelli.Ma non credo che ci stia riuscendo, tranne che a fare rivoltare il suo stesso pubblico di

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  79. Va bene allora visto che è così tirannico e stalinista perchè mantiene un sito pubblico? Lo chiuda, mi faccia il piacere. Che fa, i soliloqui? Manipola la opinione pubblica? SONIA

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  80. Ennio Abate:


    Finora non ho cancellato nessun commento.
    Forse lei ha fatto qualche errore tecnico.
    Invece di provocare ed etichettare a capocchia,
    riscriva o mandi all'indirizzo moltinpoesia@gmail.com e le assicuro che l'eventuale commento saltato (non cancellato!)
    verrà pubblicato.
    Non perdiamo tempo con questi battibecchi però...
    davvero cancello.

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  81. Caro signore, ho una laurea in Informatica. Non sono un topolino e nemmeno un burattino per sua informazione. Non mi si "fa fare" cose nemmeno dietro invito. Quanto ai miei commenti cancellati, non faccio nessun errore tecnico. Lei me li cancella, sistematicamente, i commenti sgraditi, e lascia quelli che non contengono nulla o meglio contengono offese di chi si stufa dei suoi modi, per fare la vittima (ma come se la gente non sapesse perché). In quelli cancellati le dicevo appunto che lei pare perdere tempo fomentando litigi tra scrittori, come se fosse l'ultimo piacere che le è rimasto. Io non vedo da nessuna parte in questo sito e nemmeno altrove interventi della Passaanti a protestare contro Linguaglossa, anzi mi ricordo che su questo sito infatti la Passananti lo ringrazio' per la recensione. Ora, che lei voglia istigare la lite, questo è chiaro ai lettori da un bel pezzo. Ma non si è capito chi odia di più lei, se Linguaglossa o la Passananti. Ma forse tutti e due.
    Grazie. Sonia

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  82. @ Sonia, Stefano etc.

    rammento che la mia riflessione aveva per titolo «commento a un commento di Emilia Passannanti a una poesia di Franco Fortini»; «commento» qui sta per «glossa», «postilla» et similia... con quel saggio non intendevo appropriarmi di alcun titolo di primogenitura di un saggio altrui (che tra l'altro citavo in esergo e in calce) - la mia non voleva essere una «recensione» come erroneamente è stato detto ma molto semplicemente una «glossa», una «postilla», una «esegesi» un po' come facevano i filosofi medievali sui brani di Aristotele.
    Perché no? perché non ravvivare la tradizione scrittoria del «commento» e della «glossa»? che cosa c'è di strano? È tanto strano comprendere che una critica non è altro, in realtà, che una glossa che uno studioso rivolge ad un'altra glossa di un altro studioso? che cosa c'è di strano?
    In realtà, rivolgere una «glossa» ad un altro studioso è un atto di pubblica stima nei suoi confronti.
    È così difficile comprenderlo?

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  83. Sento di non sbagliare nel pensare che ci siano problemi sessuali in questo gruppo da risolvere al più presto. A.P.

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  84. Basta parole arriviamo al sangue!

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  85. Sangue di anonimo però!

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  86. Oppure suicidio di massa... ma liberateci!!!

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  87. Ma che sequenza, ragazzi! Io dico che se uno si mette su internet e rischia contesti ingiuriosi, o plagiativi, al limite dell'illegalità, chiamala come vuoi al coso, se l'offeso decide davvero di rivalersi, come Ennio invita a fare, e di passare a vie legali, allora cari miei, potete dire pure addio alla pensione, siccome un bravo avvocato vi tira fuori di tasca fino all'ultimo centesimo: ti è piaciuto fare i giochetti sullo spazio pubblico? E adesso paga! Ma bisogna essere proprio deficienti per rischiare la pensione pur di stare in mezzo al web a fare giochetti di attacchi gratuiti e futili, e chiose. Chi vivrà vedrà. Le case editrici lese hanno i loro mezzi per difendere i propri spazi cari miei. Quello proprio fanno trovando, che li si invadano. E voi a titillare il gatto, topolini mattacchioni. Stefano G.

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  88. BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO. Emy

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  89. Non esimio Stefano G.
    Vedo che lei esce dall'anonimato una lettera alla volta. Coraggio ancora uno sforzo e fra cinque o sei post sapremo il suo nome. O se ne vergogna?

    Io nel merito dei più vari argomanti discussi in questo blog non sono quasi mai d'accordo con Abate e Linguaglossa, ma dal punto di vista deontologico le sue minacce di "un bravo avvocato ecc. ecc. " fanno ridere. Che ci provi e pagherà le spese!

    Leonardo Terzo

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  90. Qui si confonde il diritto sacrosanto di parola ed espressione, con la legislatura che salvaguardia il diritto altrui: la tua libertà di cazzeggiare su internet, non deve assolutamente ledere o essere fatta alle spese dell'altro, dei suoi diritti, e soprattutto della legge. Le spese di queste cause legali, che Ennio Abate sollecitava intraprendere, le paga chi perde la causa. Chiaro. Stefano

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  91. Salvaguarda, pardon. Per cui non so, rispondendo alla domanda retorica di Linguaglossa ("Perché no? perché non ravvivare la tradizione scrittoria del «commento» e della «glossa»? che cosa c'è di strano? È tanto strano comprendere che una critica non è altro, in realtà, che una glossa che uno studioso rivolge ad un'altra glossa di un altro studioso? che cosa c'è di strano?"), la "chiosa" quanto rientri di fatto nelle leggi che regolano i 'Diritti d'autore', dalla prospettiva dell'editore, ad esempio, di un libro. Voi ne avete qualche vaga idea? Ditemi, ditemi, prego. Stefano.

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  92. Per rispondere a Leonardo, io non ho pensione e non ho impiego, o meglio, non ancora, per cui se mai fossi vittima di spese legali, potrei solo pagare in natura, facendomi detenere e mantenere gratis dallo stato per un paio di mesi. Ma se come voi avessi una pensione o un salario, allora, me ne preoccuperei eccome. Lo stato che ti paga la pensione o il salario vuole anche che tu rispetti la legge. Cazzeggia pure, ma stai nei ranghi del legale.Mi diverte l'allarme con cui il mio richiamare l'esistenza di leggi è stato accolto. S.G.

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