venerdì 11 maggio 2012

Giorgio Mannacio
Scuola di poesia

Correggio, Maddalena leggente (dipinto perduto)


                                                                                                                                                                                  agli amici di Moltinpoesia

Velata l’emozione
si fa giorno. Dai tini
non scorre vino ormai, ma solo sangue
sino all’affusto dei cannoni. Muore
con la rosa la donna che la pose
sul suo petto fiorito.
Non lacrime, ma parole
cercano di posare sopra il niente
di velina strinata
testimonianza estrema.
La sua mano non trema.
Perché dovrebbe se di una stella spenta
oggi soltanto arriva lo splendore ?

Milano, 11 maggio 2012.

9 commenti:

  1. Molto bella! Un canto sospeso e profondo.

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    1. Ti ringrazio di cuore, ancorchè in ritardo. Grazie dell'attenzione e della partecipazione che sento reale. Giorgio Mannacio

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  2. In questa " poesia poesia", l'intimismo, la forma,la metafora, la freddezza e se mi permettete la velata emozione mi incantano . Presente e passato in una rosa. Grande Giorgio! Emy

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  3. Poesia metaforica, tanto da richiedere che si faccia una scelta tra i significati. Si scelga la poesia, la ricerca del senso del suo farsi in quest'epoca post bellica di passioni concluse.
    Elaborare il lutto, si dice in questi casi, accettare l'anzianità, il declino, oppure scrivere domande anche sulle lapidi? Passioni che sanno di romanticismo, ricerca del linguaggio altro della poesia. Altro perché le poesie parlano sempre d'altro, non è una novità. Lo diventa di questi tempi perché l'io sta rivelando la sua tragica inconsistenza d'artifizio.
    Due volte il verbo porre. Ma la poesia è bella alla lettura, gli a-capo sono pronunciati. Nessuna ricerca visiva della composizione. Non impegnata ma impegnativa, e sufficientemente breve anche pensando alle menti più pigre. Fuori tempo massimo, lo si potrebbe dire di tutti i poeti miracolanti. Complimenti.
    mayoor

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    1. Mi scuso del ritardo nella risposta. Ho apprezzato molto la stringata ma profonda motivazione, partecipata e precisa. Grazie di cuore. Giorgio Mannacio

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  4. Una domanda che rivolgo ai critici: mi chiedo se le novità proposte dal poeta Linguaglossa, che ritrovo nelle poesie di Mannacio, siano da collocare nell'ambito della decadenza. Intendo per decadenza quel fenomeno che si manifesta puntuale al passaggio culturale di ogni epoca, nel quale qualcuno s'attarda, e s'attarda appunto e spesso facendo bagliori di stelle...
    Mayoor

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  5. Ennio Abate:


    Per me, tra i suoi meriti, questa poesia ha il titolo e la dedica. Che interpreto come auspicio e sprone a interrogarsi su cosa seriamente oggi possa intendersi per “scuola di poesia”, al di là delle banalità delle scuole di scrittura che proliferano all’ombra dei poteri e poterini editoriali, assessorili ecc; e dell fascino discreto del metodo cooperativo stile montessoriano, che a volte sembra essere il fine massimo anche del Lab. Moltinpoesia.
    Tra l’altro Mannacio mette in poesia la stessa questione (irrisolta) che ha affrontato Pedota nel suo saggio «Dopo il moderno», in un post di due giorni fa (qui: http://moltinpoesia.blogspot.it/2012/05/ennio-abate-su-dopo-il-moderno-di.html) , stranamente ma sintomaticamente ( e con dispiacere mio e di Linguaglossa, che rischiamo di apparire due marziani) non commentato.
    I due bei versi finali «Perché dovrebbe se di una stella spenta/ oggi soltanto arriva lo splendore?» potrebbero essere riferiti, infatti, anche alla poesia, «stella spenta» di cui «oggi soltanto arriva lo splendore». A patto che lo si sappia cogliere, consapevoli che (ancora, contro le menzognere illusione di un Ordine imperiale) siamo in un’epoca in cui «non scorre più vino ormai, ma solo sangue». E usarlo per illuminare questi tempi bui.
    Bella anche la nostalgia malinconica e sensuale (leopardiana nel tono) della rosa - topos classico dei poeti nei secoli -che muore, come la donna. E intenso l’invito a non lacrimare, ma a cercare parole da «posare sopra il niente» per una «testimonianza estrema» (anche qui l’eco è la ginestra leopardiana).

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    1. Ennio, scusami. Ti rispondo in ritardo perchè , a volte,non si aspettano riscontri e si è sorpresi. Grazie dell'analisi puntuale. Sì, c'è anche un messaggio. Giorgio

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  6. L'uso della metafora, parliamone. Trovo che la metafora dei rimandi (questo significa quello...) sia una tecnica lenta e inutilmente laboriosa, a meno che la metafora diventi altro linguaggio, come nel caso di Bertoldo. In questo caso non serve tanto decodificare perché il messaggio trova comunque i suoi rivoli. E, beninteso, trovo che lo faccia bene anche Mannacio in questa poesia che, per ragioni emotive, non si spegne come succede a tutto ciò che, una volta decodificato, viene compreso.
    mayoor

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