Da
“Temi e Variazioni”
(2021 – Il Foglio Letterario)
Con voce cristallina mi hai parlato
che scorre sopra i sassi, le dune
dissetando e nel calcare i nostri passi
ogni parola tua d’acqua sorgiva
l’ho stretta nel mio palmo, desiderando
poterti preservare dall’arsura
che prosciuga, dall’affanno
degl’infausti giorni, e come lei si dà
io berti. Non l’inconscio m’ha avvertito
elevarsi dalla fonte un mesto grido
che s’andava assottigliando, che smarriva
la sua grazia nel rigagnolo contrito
che stillava dal mio palmo. Nutrimento
all’anima perduto nello schiudersi
spontaneo delle dita, ho veduto
la tua vita sorridente nella mano
e l’alto fascio goccia a goccia
germogliare d’erbe dal deserto piano
e d’un fiume salire sotterraneo l’impeto
del moto agognando alla sua luce
*
Solo si dà oggi una parvenza
di ciò che sulle strade accade
, non c’è foschia che ottenebri
la vista ma una fitta nube
la mia stanza pervade. Nei luoghi
di nessuno vado a condurmi
sì come è dall’oscuro che vieni tu
a parlarmi. Qui sono in tua balia
felice ancora più per te di starvi
oh mia poesia, per ciò che aspetto
tu voglia dei tuoi possedimenti dirmi
e dei tuoi regni. Già de’ tuoi son io
strumento cui le armi tu magnanima
affili, non al corpo mortale
inoffensive che per sé l’estro declini
per capire che arte tua e tua bellezza
in servitù non stanno inermi, invero
minacciate s’ingegnano a colmare
d’acqua pura la sua brocca, a versare
la parola che non è d’uso elementare
e di simbolo e metafora non solo
armamentario di retorica che lambisce
di te la conoscenza. Lascia allor
che vada il cigno nel suo mare
e dai per arrivare a me la rotta come sono
ferito nell’agguerrita e iniqua notte
al cospetto del tuo fuoco, e in questa
lotta
il pensiero lenisci che arrovella il cuore
, ancor di me fai ciò che tua grazia vuole
e versami da bere alla tua bocca
Da
“Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”
(2019 – Ensemble - bilingue)
Lettera a Dragana
«Alle porte di Vlasenica è il cartello
con la scritta in cirillico “per Dio si fa
difficile
con gente come noi” che i cetnici
interpella
gli ustascia, i mujaheddin, perché radici
metta
d’invincibile metallo e una domanda porga
a chiunque passi: uno imbattuto c’è
tra noi, o un vincitore?... Qui vicino una
diga
vedo di corpi sulla Drina, e dei Rom a Skočić
l’ortica assedia ora le case, il tempo
frena
la sua corsa, anche a Sjeverin sta come
una mina
in guardia all’incrocio col Danubio. Non
t’inquietare
se a te il fardello rubo del silenzio e
della meditazione
ma quasi ovunque, sai, la Messa è militarizzata
e a Visegrád, a Medak, a Vukovar dimmi chi mai sarà
nella moschea a pronunciare una preghiera
vera?... Se una betulla io non ho piantato
ma una spada
ho sguainato sulla via di casa, tu non
odiarmi
Dragana, se le acque della Sava sul
confine e a Osijek
della Drava si sono tinte
di un dolore cupo. Non odiare e dillo a me
perché, Dragana, non s’arrestano le
lacrime
e il livore smaschera la pace, perché
avanza
con i giorni che si vestono del profilo
acuto
dei sassi: noi siamo nella sotterranea
notte
delle vocianti gallerie di Ljubija, sopra
si sta
sordo il mondo all’offesa acuminata del
taglio
inferto ai morti e ai vivi, e della vista
del carnefice
che ancora sulla nostra strada incede da
rapace»
Paolo Maria
Rocco
Insegnante nelle scuole superiori pubbliche di secondo grado, professore a contratto presso l’Università di Urbino e giornalista
professionista. Ha pubbicato varie raccolte poetiche: “Virginia, o: Que
puis-je faire?”, romanzo, 2015 (BastogiLibri); “I Canti”, poesie,
2016 (BastogiLibri); “Divina e altri racconti (2015/2017)”, in e.book
per Amazon, 2017; “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”, poesie,
Editore Ensemble di Roma, 2019; “Antologia di Poeti contemporanei dei
Balcani”, Ed. LietoColle, Como 2019.

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