giovedì 14 maggio 2026

Poesia a un giovane poeta




 di Massimiliano Gusmaroli

Ero giovanissimo, cominciai a dodici

scrivendo versi già impegnati, inclini

a esser già duri col mondo, Pasolini

delle "Ceneri" già scartava i più facili

approdi e agli esperimenti mi guidava

con disciplina di luce, come gli angeli;

e così io non fui mai come lui: un nini

muart, un giocoso Narciso fanciullino

ma presto adulto fui dentro i codici

della poesia civile che in alto brillava

e nel basso così presto poneva il donzel

nella fossa, con un terribile abominio.

Nei miei dodici, già i suoi cinquantatre!

 

Oh fu strano come dono quell'assassinio

che compiendosi ne ampliò tanto la vita,

e chi lo volle muto, per quel Buonsenso

di cui si veste il demonio, fu atterrito

quando il morto prese meglio a parlare.

Solo un angelo civile ha tale compenso!

 

Rilke consiglia: all'inizio versi semplici,

la politica non toccare, mio giovane poeta,

(evita quindi Pasolini col suo Dissenso!)

E poi è questo che piace alle case editrici,

e forse alla gente, all'intero stupido pianeta!

Ah, se da giovane avessi seguito il boemo

e non il friulano, imparando dal Buonsenso

di un diverso maestro mai odiato da nessuno

avrei certo vissuto meglio e senza nemici!

Dando una poesia che non dice quel che penso.



(da Agri Fogli, inedito)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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