di Massimiliano Gusmaroli
Ero giovanissimo, cominciai a dodici
scrivendo versi
già impegnati, inclini
a esser già
duri col mondo, Pasolini
delle
"Ceneri" già scartava i più facili
approdi e agli
esperimenti mi guidava
con disciplina
di luce, come gli angeli;
e così io non
fui mai come lui: un nini
muart, un giocoso Narciso fanciullino
ma presto
adulto fui dentro i codici
della poesia
civile che in alto brillava
e nel basso
così presto poneva il donzel
nella fossa,
con un terribile abominio.
Nei miei
dodici, già i suoi cinquantatre!
Oh fu strano
come dono quell'assassinio
che compiendosi
ne ampliò tanto la vita,
e chi lo volle
muto, per quel Buonsenso
di cui si veste
il demonio, fu atterrito
quando il morto
prese meglio a parlare.
Solo un angelo
civile ha tale compenso!
Rilke
consiglia: all'inizio versi semplici,
la politica non
toccare, mio giovane poeta,
(evita quindi
Pasolini col suo Dissenso!)
E poi è questo
che piace alle case editrici,
e forse alla
gente, all'intero stupido pianeta!
Ah, se da
giovane avessi seguito il boemo
e non il
friulano, imparando dal Buonsenso
di un diverso
maestro mai odiato da nessuno
avrei certo
vissuto meglio e senza nemici!
Dando una
poesia che non dice quel che penso.
(da Agri Fogli, inedito)
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