mercoledì 30 maggio 2012

ESSERE MOLTINPOESIA
In vista della serata del 7 giugno
alla Palazzina Liberty di Milano


Pubblico qui, man mano che arrivano, i messaggi e i testi  di amici e amiche che non possono  essere presenti alla serata di letture del 7 giugno 2012.  [E.A.]


Ultima: ll 7 giugno ci sarà anche l’arpista Gabriella Monti  della Celtic Harp Orchestra di Como che suonerà l’arpa celtica. Alcuni pezzi saranno accompagnati dalla cantante soprano Tina Romanò. 





Il Segnale 
segnale@fastwebnet.it



Non parole d'accatto
o budini d'immagini belle

poesia è autografo inquietante
d'un testimone esiliato

e la bellezza
non è che una gaia puttana
per una sola notte d'amore

(Lelio Scanavini, 1981)

Alda Cicognani




l poeta solitario è un viandante su un sentiero che risuona di pensieri, trilli di uccelli nascosti, stormire di fronde, mentre nella sua mente si fa forma quanto resta di infinite risonanze, non necessariamente solipsistiche, anzi, certamente fertilizzate da altri pensieri, da altre realtà. Però c'è una tristezza nella solitudine del poeta che non può, non riesce a comunicare la propria realtà personale ad altri, poeti soprattutto. Forse nessuno è davvero solo, a meno che non si senta tale, o non rifugga dal confronto con altri, con altri pensieri, mondi, forme.
La realizzazione compiuta del poeta è però la comunicazione, il confronto. Quando pensiamo ad un grande poeta, per esempio a Leopardi, superficialmente possiamo immaginarlo chiuso nella sua stanza nel palazzo di famiglia, intento a distillare le eterne melodie della vita di borgo, o a pennellare infinite distanze, paesaggi pastorali dell'Asia, lo immaginiamo solo, certo, lo è mentre crea, mentre scrive. Ma lo sappiamo, che solitario non era poi così tanto.
Aveva i suoi contatti, le sue corrispondenze.
Il poeta che cresce si confronta. Il poeta che procede lungo la strada della poesia non percorre solo un sentiero, ma infiniti sentieri, e strade asfaltate, nel fragore di macchine, camion, autobus. Si getta nella mischia, corre rischi. Ascolta il frastuono, e possibilmente raccoglie con cura le voci, vi getta la sua, accetta le risposte al suo richiamo.
Moltinpoesia è un grande cosmo di offerta, di accettazione, un crogiolo per i molti, appunto, che sfiorano o abbracciano la poesia.
Entrare, dare un'occhiata, ascoltare, anche da lontano, con il rammarico di non essere vicino, di non entrare dal vivo nel crogiolo. E' uno strumento di conoscenza, un sentiero pieno di rumori e di sentieri affluenti, terra e acque, voci e risonanze.
Grazie di esserci.


Gianmario Lucini


Morale spicciola


Io so che quello ruba e col bottino
fa regali per procurarsi nuovi affari:
una mano lava l’altra e tutte e due
si sporcano di merda – ma che importa
meglio l’odore cattivo del letame
che il profumo del niente senza pane.
  

Un po’ di confusione


Il volto è quella parte del corpo
che mostri. Il culo invece lo copri.
Ma in certi occulti giochi delle parti
c’è chi vende la faccia e se ne va
mostrando il culo come opera d’arte.

  

Rivoluzioni in caciara


L’italiano scopre la politica ladra
troppo tardi; e si sente coglionato
quando di colpo si vede tagliato
fuori dal gioco e dalla festa.

Allora s’indigna, paventa macelli
rompe il silenzio, fa la voce grossa:
pare di vedere tanti Masanielli
arringare i villici alla sommossa,

- e questo accade perché i disonesti
hanno rubato tutto e non ancora contenti
ci stanno provando con la middle-class
che ormai da anni è alla canna del gas -.
  

Ultima


A volte canto come un menestrello
a volte scrivo come vecchio chierico
che s’è bevuto alla bettola il cervello
in un suburbio laido e puzzolente.

S’i fosse io com’ i’ sono e fui,
non sarei certo, nel riso o nel pianto
poetucolo ossequioso e deferente:
queste minchiate lasserei altrui.

Patrizia Villani

Essere – in poesia

Pochi o molti, l’élite o la massa – non saprei… L’alternativa secca, le posizioni binarie non hanno mai funzionato bene per me, io sono costretta a cercare con ostinazione le mille sfumature perché sono più interessanti e stimolanti per il cervello e il cuore. E poi non credo che la questione fondamentale sia questa, o che sia possibile decidere in un senso o nell’altro – la poesia richiede predisposizione alla lentezza e all’ascolto, la capacità del silenzio, il rispetto dell’artigiano/apprendista che lavora e affina ogni giorno, tenacemente, lo strumento del linguaggio, che deve essere dotato di una sensibilità particolare, della capacità di addensare le parole in versi, di evocare immagini e visioni con l’esattezza indispensabile di quella specifica parola, che non può essere altra, che dev’essere necessaria e insostituibile, materia viva e plastica.
E in fondo la poesia non è mai scritta per qualcuno in particolare, una speciale platea di lettori: esiste, semplicemente, sboccia sulla carta, e quindi sono i pochi o i molti che devono avvicinarsi alla poesia con il desiderio di farsi conquistare, di lasciarsi andare, di sondare i molteplici strati di significato, di trovare un proprio personale senso nelle profondità del testo. E chi scrive – i pochi o i molti – deve farlo con la consapevolezza che si sta assumendo un difficile compito, che dovrà essere all’altezza di una vocazione, una tradizione, un impegno per la vita.


La poesia può assumere varie forme, farsi lirica o epica, narrativa, monologo drammatico, esortazione e impegno civile, lettera, dialogo, coro, autobiografia, persino romanzo in versi – e non c’è limite agli argomenti di cui si occupa, così come non c’è limite alle manifestazioni dell’umano. La poesia ci permette di sognare con i piedi per terra e ci può regalare la conoscenza e la comprensione degli altri, ci fa riflettere salvandoci dalla frenesia del mondo e ci riconsegna a noi stessi.
Per quel che mi riguarda, non posso fare a meno di scrivere, ciò che vedo e vivo è continuamente filtrato dal setaccio della poesia, e poi distillato in versi che spesso hanno il compito di aiutare e persino sostituire la mia memoria labile e lacunosa, di inchiodare sulla carta e trattenere il tempo che svanisce sempre più rapido, di dare un senso alla vita e all’esistenza, di dare il meglio che posso, di raccontare la mia visione. E quando scrivo non voglio che valga solo per me, la poesia è la mia lettera al mondo, la mia preghiera, l’espressione della solidarietà con gli altri esseri umani che vivono, soffrono, amano e gioiscono, aprono gli occhi e camminano in questa vita, su questo pianeta, forse sperano in un mondo migliore o si impegnano ogni giorno per essere consapevoli di ciò che fanno, di quello che vogliono lasciare alle generazioni future.
La poesia è tutto questo, è più di questo. È la carne e il sangue della civiltà, e nella sua preziosissima “inutilità economica” ci insegna l’umiltà della passione, della fatica quotidiana, dell’impegno a comunicare e condividere: ci tende la mano per aiutarci a vedere più lontano e a uscire dalla fossa dei serpenti di una realtà globale fondata sull’avidità, il possesso, la violenza, lo sfruttamento e il disprezzo per la vita umana e la felicità.
E tuttavia, se anche non ci fosse al mondo un solo essere umano disposto a leggere la mia poesia, la scriverei lo stesso.


Ritratti

…il mondo che vi pare di catene
                                                                       tutto è intessuto di armonie profonde
                                                                                                          S. Penna


Quest’anima di pezzi scombinati
(ma chi è stato a mischiarli così)
ogni tanto si sfalda alle giunture
e poi si tiene i pezzi senza rilegarli,
incapace di fare cuciture.

A piedi, la testa fra le nuvole
accumula ritardi sulle vite altrui,
e nella sua non è che sia arrivata
sempre in tempo, l’anima è distratta:
lo ammette, ma chi la sta a sentire,
il problema, vedi, sono le aspettative
di chi credeva di ridimensionarla.

Certo – così anarchica e testarda
troppo spesso diventa insopportabile,
e lo specchio profondo di scenari
da sempre le moltiplica i difetti
lasciandola scontenta della vita.

E l’amore, la voce, la parola necessaria,
tutto si muta in un campo di lavoro,
fra le catene d’inattesi sacrifici.
Eppure il discorso del mondo
passa anche attraverso di lei.


[da Conversazioni necessarie, Raffaelli Editore, Rimini, 2011]


Massimo Guidi

Caro Ennio,
mi permetto di inoltrare questa mia personale nota sul perché della (mia) scrittura. A lei valutarne la pertinenza.
Si scrive perché si deve, soltanto. E si scrive per sapere, sempre. Si scrive e si scava.
Così, si fatica per recuperare la forza della parola, quella primitiva, per poterne ascoltare il suono atavico, per evocarne ancora un'espressività integrale. Per ricavarne ed estrarne il significato. Si cerca la parola, quindi. Una parola che viene dalla terra, da quel contesto materiale e mutevole, salvifico anche, che avvolge generazioni e generazioni nella spirale del tempo, plasmandole. Una parola che viene dal sangue, da quella prima essenza umana, dal fondo e dall'indice più elementare di ciascuno. 
Si lavora vagliando e scremando, allora, si distillano i versi. Si 'versifica' con sforzo, con sudore. Poi si combinano, i versi, per cadenze e andature, e si ascolta.
Si scrive prima che sia dopo, anticipando il dolore.  Si scrive per fermare la corsa, invano, o almeno per afferrarne un senso.
La poesia è un sentiero o più di un sentiero, tutti da percorrere e da battere, seguendo il vero che non trovi.




Marcella Corsi

ma non riesce ad essere

non se ne vedono che le ruote, una di traverso
forse sollevata da terra – volante? – niente corpo né muso
rivolto verso
l'altrove, sopra molteplici forme in blu e scuro verde
un solo giallo squillante, un solo sorriso
bianchissimo per molti uomini con-turbanti e innumerabili
bagagli stretti di corda – una moltitudine in esodo
con in cima un'improbabile segno di vittoria

è il Sahel di Roberto Neumiller

siamo noi molti che in poesia ci ostiniamo
ad andare? forse ci sono, ma nessuna donna si vede
forse ci sono anch'io, in esodo per dove (qui
assai meno fotogenico è un deserto e dentro di noi il deserto
spesso risponde ma nel bagaglio – corde o non corde –
piume d'uccello prefigurano mondi che non ci sono ancora
negli occhi che furono belli
qualche pensiero di bellezza ancora chiama e tace
talora anche l'onnipresente paura del non luogo)

così, visto di coda, non riesce ad essere
mostro

27. 5. '12


Leopoldo Attolico


Ennio caro , grazie del pensiero . Il mio ego dissoluto ( sic ! ) non poteva non essere solidale con la riflessione di Pascal .
Certo , un discorso ben più ampio merita la vanità di chi scrive : non dimentichiamoci che Nietzsche stesso avvisò l'uomo di questo pericolo , ricordandogli che la moltiplicazione di libri inutili e di compilatori altrettanto inutili avrebbe distrutto lo spirito .
Un caro saluto !
leopoldo -

Siamo talmente presuntuosi che vorremmo essere conosciuti da tutta la terra e persino da genti che verranno quando non ci saremo più ; e siamo talmente vanitosi , che la stima di cinque o sei persone che ci stanno attorno ci diletta e ci appaga ...La vanità è così radicata nel cuore dell'uomo che un soldato , un  servo di milizie , un cuoco , un facchino , si vanta e vuole avere i propri ammiratori ; e gli stessi filosofi ne vogliono ; e coloro che scrivono contro la vanagloria vogliono il vanto di avere scritto bene ; e quelli che li leggono il vanto di averli letti ; ed io che scrivo questo , ho forse lo stesso desiderio ; e forse anche quelli che mi leggeranno “ .

BLAISE PASCAL , “Pensieri” 151 e 153 .
“ Pensieri , Opuscoli , Lettere “, Rusconi , 1978 , pag.458


Alda Cicognani

 per Moltinpoesia / senza titolo


amico non guardare lontano
non ti scostare  resta nei pressi
ascolta anche mentre accendi
le tue stelle  ti perdi nell'alone
silenzioso di lune

amico  la tua mano accarezza parole
i tuoi occhi amano parole
sulla soglia stai della stanza piena
di parole
entra e abbandona il tuo corpo
non sarai solo se accetti di fluttuare
senza resistere  soltanto un filamento
di puro amore

senti la musica che scende
da quella silenziosa luna
vedi le parole farsi abbracci
i mondi rinunciare alle cinture
di protezione

amico ascolta e fai sgorgare
la tua voce nella stanza senza confini
senza atmosfera  corpi lievi
ti sfiorano li sfiori nella corrente
cosmica nella intesa della parola
fonte e nutrice  tu sei di tutti amico
non piangere non ridere
da solo
  
 Eugenio Grandinetti

Patina

Nel silenzio,che ultimo sospinge
il giorno al suo termine,ritorna
nuova ogni volta una parola. L’ora
si è fatta pallida e una patina
opaca si deposita
sul nostro mondo e rende
le immagini della memoria indistinguibili.
Dove sono finite le illusioni
che nelle ore più buie illuminarono
di luce incerta il nostro viaggio,dove
le promesse ambigue che sorressero
nelle ore stanche i nostri passi?Tutto
quello che accade ora ci pare
che vanifichi il senso che cercammo
di dare al nostro viaggio.
E procediamo ad occhi chini        
forse verso un baratro.

Loredana Magazzeni

Variazioni sulla parola esilio

In duemila ancora oggi davanti alle coste di Lampedusa.
Le navi militari prelevano i profughi. Si attrezzano tendopoli.
Dormono stivati in caserme a centinaia.
Le madri li avevano stretti in un ultimo abbraccio prima di partire.
Nella sacca solo la coperta contro il freddo di marzo.
Davanti a una terra che schiude loro  i suoi tesori di sterpaglia
alcuni saltano le recinzioni e fuggono verso il futuro.

Il futuro è una parola che non ha confini.
Chi potrà contenere la speranza dentro delle palizzate?
La giovinezza mostra i suoi muscoli insanguinati e le sue vene.
Il sole fa chiudere gli occhi e asciuga le lacrime.
Domani sarà un nuovo giorno per un progetto invisibile
che tenta percorsi e sparge le sue spore nel vento.

Com’è sempre stato. Salpare le vele e gettare le reti.
Le donne a restare, rassegnate al tempo che passa.
Chi è in fuga si sente di troppo nel suo stesso paese.
Di troppo siamo tutti nel mondo, alveare comune.
Se i beni fossero miele, che fluisce e consola.
Non sangue né armi a forma di gioco
su cui saltano i bimbi, brillano come stelle di giorno.

Con i se e con i ma non si fa la storia. Eppure se tutto fosse diverso.
Se potessimo insieme pensare e insieme respirare e nutrirci.
Nessuno sarebbe in esilio, la terra il nostro paese.
Ho bisogno di una lingua di poesia che torni a dire tutto questo.
Anche se ho poche parole per dirlo, se dire questo è balbettare parole.

1 Aprile 2011



Massimo Caccia

Una sola moltitudine

Fu Bernardo Soares, Alvaro de Campos, prima
fu mastro Caiero, dopo i due Reis e i Search
in ricerca di sé e chi sono. Ancora: Teira, Mora,
di nuovo Pessoa, colui della pioggia obliqua,
la chuva stilla del cuore, in seguito i molti sperduti
in quel di Lisbona: ricordo il mondo prono
sull’oceano furia antica col maschio Tago
che scuro penetra profondo il tepore del mare
fecondo di embrionale pneuma, brodo, passione.
Poeta trafitto, Fernando, il bicchiere gelato
tra le mani, un  mazzo di lettere giocate
su promessa scommessa d’amore nel turbine
sinuoso e femmina del Fado cantilenato su nenie.
Bramata sfortunata Ofelia, corteggiata tentazione
in lunghi tramonti di sangue, spremi inchiostro
per carte essiccate nel cimitero di bauli e schedari.
I molti s’annullano nei diversi e vociano
vita non morte agli io/legione garruli d’attesa,
muto demone per inquieto dolce stormire
della burrasca estrema che smorza nel fuoco.
Bussano. “Avanti!” sussurra il vegliardo sapiente.
“Entrate, qui attorno c’è dio per tutti!”

30 maggio 2012


Giuseppina Di Leo



Storie finite

Lo stesso sole delle giornate di partenza
un riflesso sul foglio come di lampadina
tutte le storie riemergono senza fretta
tutte le storie d’altra parte sono partenze
sia che nascano sia che finiscano dentro
o sia come sia, da appendere in cantina:
con meno dolore si arrestano al centro.




[Meglio un pomeriggio assonnato]

Meglio un pomeriggio assonnato
o un libro aperto sulla piazza assolata
a qualche restante figura in ombra.
Fra nuvole e silenzio
un tempo improvvisa liberamente
chiostri ad asola in isole
alberi in bacoli di cera nel sole
sciorinando favole sui rami; poi
sposta l’accento tardivamente
nel mentre
a un passo dall’impensato
un colpo di vento rifrange l’onda
sullo scoglio di vetro.




[da: Slowfeet.Percorsi dell’anima, Gelsorosso, 2010)


Flavio Villani


Essere Moltinpoesia 


Parto da ciò che secondo me Moltinpoesia non è: non è appartenenza ad una “confessione”, ognuno la vede a modo suo. Non è far parte di una “cricca”, qualcuno nel passato è perfino riuscito ad insinuarlo. Non è far parte del “giro giusto”, qualcuno avrà forse sperato di incontrarvi il tale o il talaltro, magari utile per pubblicare. Ma in primo luogo Moltinpoesia non è un ghetto per aspiranti poeti.
Cos’è allora Moltinpoesia? Nella mia personale visione è una comunità virtuale aperta, un punto d’incontro per cultori della Poesia, a tutti i livelli, dove dibattere i temi che ci stanno più a cuore. Un “luogo” in cui nessuno deve omaggiare nessuno, perché nulla ci aspettiamo se non il rispetto e l’ascolto. Moltinpoesia è una comunità in cui anche chi non è “nel giro giusto” può avere voce e un ascolto competente, e sottolineo competente. È anche una comunità in cui non tutto è rose e fiori: in cui i dibattiti possono accendersi e infuocarsi, a volte con qualche eccesso. Non pochi se ne sono allontanati sbattendo la porta. Ma questo non è poi così strano. Tutto considerato ho visto ben di peggio.
A cosa e a chi serve dunque Moltinpoesia? Serve a tutti coloro i quali sono pronti a confrontarsi, non tanto per sentirsi dire quanto si è bravi (o non solo…), ma per crescere, anche “sfruttando” chi ne sa di più.
Moltinpoesia è un’opportunità. Un’opportunità per conoscere, cosa non da poco, ottimi poeti (potrei citarne parecchi), alcuni dei quali già noti (e magari un po’ dimenticati) altri del tutto sconosciuti. Ed è un modo diretto per farsi conoscere da un ampio numero di lettori. Democraticamente. Ne sono convinto. La prova è che in Moltinpoesia non c’è il canone riconosciuto. 
Certo, il coordinatore, Ennio Abate, può essere “ispido”, i suoi giudizi taglienti, ma non si può non riconoscere la fine articolazione critica di tali giudizi, il che significa, anche nel dissenso, tempo dedicato e ascolto. Il silenzio, l’indifferenza uccidono. Ad una critica si può replicare, dissentire, rinascere meglio di prima. L’invisibilità non offre diritto di replica.
Moltinpoesia non bada troppo alla diplomazia, e con sincerità porta avanti un lavoro che nessun altro si sarebbe sobbarcato: far sentire i “Molti” poeti a tutti gli effetti. E questo non mi pare poco.   


Tomaso Kemeny

Il pensiero è materia

Il pensiero è materia dissonante
a rimanere dissonanza condannata.
“Vestirsi nella forma che si libra
in consequenzialità temporale
nella durata del desiderio infinito.”
Figura senza origine e fine,
impossibile consonanza,
assenza a se stessa dell’idea.

Velare


Velare la serie infinita
(nell’istante di vero che dà trasparenza)
emersione muta della figura
calcificazione di movimenti amputati
ma incedibili alla luce



2 commenti:

  1. Proposta : i poeti che partecipano all'iniziativa potrebbero leggere oltre ad una loro poesia, una poesia dei poeti che hanno scritto a questo post oppure una poesia di un poeta per loro importante, spezzando un po' l'auto referenzialità e respirando tra una poesia e l'altra. Naturalmente non è obbligatorio.Io leggerei le piccole di Lucini se Lucini permette. Enzo

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  2. Ennio Abate:

    L'organizzazione della serata la possiamo costruire man mano, da qui al 7 gennaio, valutando tutti i suggerimenti che arriveranno.
    Io penserei a tre sezioni:

    1. Lettura di alcuni testi di classici indiscussi che hanno come tema i molti. Tanto per dire qualche passo dalla Commedia di Dante, qualche passo di Pessoa, etc.

    2. Lettura dei testi di partecipanti al Lab. Moltinpoesia a scelta insidacabile del singolo con la richiesta (non obbligatoria) di scrivere e leggere 4-5 righe per dire cosa pensano in positivo o negativo dell'"essere moltinpoesia".

    3. Lettura dei testi di quanti mi stanno già comunicando la loro adesione. Anche questi a loro scelta.

    Poi discussione. Se ci fosse qualche musicista disponibile a collaborare si faccia sentire.

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