di Ennio Abate
occhi sfrontati
pronto sorriso
forziere di speranze
serrato in monosillabi
e frasette diligenti
non scassinarlo
amarlo
quel tanto
da non spaventarlo
di Ennio Abate
occhi sfrontati
pronto sorriso
forziere di speranze
serrato in monosillabi
e frasette diligenti
non scassinarlo
amarlo
quel tanto
da non spaventarlo
come tutti i vecchi che han perso
t’avvii verso il nostro cimitero
di campagna
non confondere il fruscio degli alberi
coi rantoli o l’urla dei morenti
il calore e il profumo del mio goffo
corpo di madre bastò a proteggerti
dal gelo delle menti più feroci
il fantasma suo ti venga incontro
e ti consoli
di Ennio Abate
mi spingo oltre il tendaggio
ritrovo
la casa desertagli oggetti irriconoscibili
il pietrificato fantasma
di mia madre-fanciulla
ricordi
fetidi panni sporchi
del mio tradimento
di Ennio Abate
non sai stare fra le donne
beato
come sul filo delle onde
a fare il morto
il bimbo
che la madre portò in visita
da cugine e comarelle
s'insinua presto
fra maglie soffici
e corpi odorosi
ridacchia
punge
si svela
m'intimarono di consegnare
gli orecchini - guizzi dorati -
che lei aveva portato ai lobi
avrei dovuto fare il martire
-
farmeli - nobilmente offeso -
strappare
ma da belva reagii
morsicando le mani
che mi agguantavano
devo
solo restare fermo alla finestra
quando
il buio m'arriva in petto
in
qualche suo invisibile angolo
(che
pare appartenermi e invece
invia
sussulti inesplorati)
i
fantasmi di persone care
in
riposo - inquiete
con
respiri
a
fatica immaginati
che
gorgoglia in gola
Scorri, buia campagna d’infanzia, mostra i tuoi sterpi.
Ci siamo fatti vecchi. Ci siam persi. Ma ai
bambini
che fummo – abbassaocchi, biascicanti favori,
baciamani
– somigliamo soltanto per la sofferenza dei
ricordi.
Dal braciere di povere fiabe scintillano ancora
immagini
pie. Conservarle devi contro i geli pugnalatori.
Cibi di compassione, marmellate di paure sono,
ma nutrono l’impazienza di altri combattenti.
Narreremo altre furie. E nella carne dei viventi.
Non più muti scenderemo negli irriconoscibili
cimiteri marini dei nostri padri dimenticati.
9 luglio 2025
* Una precedente versione qui:
https://www.poliscritture.it/2024/05/09/lavorando-a-narratorio/