sabato 14 febbraio 2026

Quando un poeta muore, meglio tacer

 



di Ennio Abate


"La maggior parte dei morti tace.
Non dice più niente.
Ha - letteralmente - già detto tutto.
Per i poeti non è così.
I poeti continuano a parlare."

E come succede ‘sto miracolo?
I poeti, come tutti gli altri
se morti, tacciono.
E, a rigor di logica, sono sempre i vivi
che continuano a parlare
dei poeti o dei loro  versi.
Ma anche degli altri morti.

E solo in sogno
solo se esce 48
"'O muorto [...] pparla".

martedì 10 febbraio 2026

La poesia da lontano

 

 

Qualche ragionamento su Poesie e realtà 1945 - 2000
di Giancarlo Majorino

   di Ennio Abate  

 Poesie e realtà 1945 - 2000 di Giancarlo Majorino è un saggio sulla poesia italiana del secondo Novecento. Majorino vi ha lavorato per cinque anni, mettendo alla prova le sue coordinate critiche da varie angolazioni e a più riprese non soltanto nella scelta degli autori e dei testi, ma in affreschi periodizzanti storico-culturali e in calibrati giudizi particolari disseminati senza preoccupazioni scolastiche, come in una ininterrotta chiacchierata.

La struttura del libro è triadica, ma libera da preoccupazioni dialettiche. Nell'Apertura vengono accennate alcune idee di metodo. Nella corposa sezione centrale, Opere e vissuti - articolata a sua volta in tre zone cronologiche: L'evidenza della realtà, Il sogno critico e l'arrivo delle cose, L'epoca del gremito - gli autori e i testi vengono interpretati più da vicino. L'ultima parte procede ad una Chiusura, "falsa", tanto è affollata e problematica[1], ironica nel provvisorio commiato[2] e testarda nell'evocare l'altro, non metafisico ma tutto corporeo,  della poesia[3].

domenica 8 febbraio 2026

DIALETTO - ITALIANO - INGLESE GLOBISCH

 

Due note


di Ennio Abate

Ci sono due vie per capire a che punto siamo: la storia del secolare dibattito sulla questione della lingua,[i] l’esperienza di alcune generazioni di figli delle classi subordinate che si sono acculturate nella scuola italiana del dopoguerra.

Entrambe confermano che:
1. la lingua non è uno strumento neutro, accessibile a tutti in egual misura con un po’ di studio e buona volontà, ma strumento di dominio politico delle classi dominanti, che fanno di tutto per impedire alle classi subordinate di usarlo come strumento di emancipazione e di indipendenza;
2. i tentativi di emancipazione - (alfabetizzazione delle masse promossa a partire dai movimenti socialisti dalla fine dell’Ottocento, acculturazione dei figli delle classi subordinate nella scuola di massa dell’Italia repubblicana) - sono stati frenati, deviati e alla fine bloccati.

Infatti, nel nostro Paese, il passaggio dalla lingua materna (dialetto) a quella nazionale, che sembrava progresso e conquista di libertà, ha portato man mano alla subordinazione, ormai accolta con rassegnazione,[ii] anche dell’italiano alla lingua dei dominatori statunitensi a cui il destino dell’Italia, con la fine del fascismo, è stato legato. E oggi ci aggiriamo confusamente tra il vicolo cieco della sottomissione all’inglese globish sottoposte al Mercato e il vicolo altrettanto cieco del ritorno nostalgico di alcune minoranze intellettuali ai dialetti, intesi illusoriamente come lingua dell’autenticità perduta o della poesia perduta. [iii]
Come uscire da questo cortocircuito paralizzante tra passato irrecuperabile e presente comunque subordinato, è problema tuttora irrisolto. Un compito forse non più nostro ma dei nostri figli e nipoti. Se si sveglieranno da questa condizione, che a loro appare ”naturale” e non servile.



Note

[i] Vedi ad esempio:
- https://www.sissco.it/recensione-annale/la-politica-linguistica-in-italia-dallunificazione-nazionale-al-dibattito-sullinternazionalizzazione/
- https://www.raco.cat/index.php/QuadernsItalia/article/view/247564

[ii] Vedi: https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/passato-presente-e-futuro-dei-dialetti-e-dellitaliano/45204

[iii] Vedi dibattito del 2011 sul blog Moltinpoesia:
https://moltinpoesia.blogspot.com/2011/12/blog-post.html#more

martedì 3 febbraio 2026

GUERRE

 



verso vecchi cimiteri di campagna

i cipressi d’allora ai lati

urla e rantoli dei nemici che uccidemmo

dal gelo delle menti più feroci non ci protesse  più

- campionesse di pazienza, perdute donne -

lo splendente  calore dei vostri  corpi




* Immagine:  Tabea Nineo, Morente, carboncino 1990

 

mercoledì 21 gennaio 2026

Un «filo» tra Milano e Cologno Monzese

 

Palazzo di Via Legnano 28 a Milano dove abitava Franco Fortini


Incontri con Franco Fortini
di Ennio Abate


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lunedì 12 gennaio 2026

Il mondo alla rovescia




di Ennio Abate

dunque, finì
nel buio il comunismo
e allora
ok Trump
ok Netanyahu
ok Putin
perché no ok Hamas
ok ayatollah Ali Khamenei
ok Maduro ecc.
a turno
per governare eh!
io ammazzo tu ammazzi egli ammazza

noi privilegiati
perché ancora non ammazzati
neppure solidarizzare più
con le vittime dovremmo
e appoggiare il brigante più piccolo
angariato dal brigante più grosso?





*Iran, lo sguardo di una ragazza di Isfahan. (Foto Michele Santoro, 2016)









sabato 3 gennaio 2026

sì, sì che lo conosco….


 di Ennio Abate




VENEZUELA | TRUMP

ci risiamo con le guerre democratiche | e ora? | sì, sì, consoliamoci con la satira dei potenti | una risata li seppellirà? | noia | speriamo in un Lenin e nei soviet (o in facsimili) | se no, prepariamoci tomba e crisantemi







* copertina: Uomini in fuga (2011) di Tabea Nineo | Il titolo si richiama alla canzone popolare E quei briganti neri: https://www.cantastoria.it/repertorio.html?view=article&id=30:e-quei-briganti-neri&catid=10