domenica 20 marzo 2011

CONTRIBUTI
Enzo Giarmoleo
La tras-formazione di un articolo di Domenico Quirico
















Ecco la proposta di Enzo Giarmoleo di cui parlava Ennio Abate tre giorni fa:
"Si tratta dell'Incipit di un articolo apparso il 16 marzo appena sotto la testata del quotidiano "La Stampa" di Torino.E' un articolo su un viaggio dei naviganti "clandestini". L'articolista Domenico Quirico è a me sconosciuto.
Mi sono solo permesso di cambiare la disposizioni delle frasi sul "foglio" a mo' di "poesia tradizionale".
Mi chiedo solo se altri credono che tale scritto possa essere considerato poesia e in questo caso sarebbe interessante saperne i motivi. Se invece si crede che siamo lontani dalla poesia sarebbe oltremodo interessante sapere quali sono gli elementi che mancano per potere assumere questo nome."
Testo rielaborato da Enzo Giarmoleo:

Io l'ho odiato subito,
il battello senza nome,
ho odiato le sue fiancate
di carapace arrugginito,
i suoi dieci metri
sudici e scrostati,
appena dieci metri,
che perfino in porto
sembravano troppo fragili
per sfidare il mare.
Forse è stato davvero
un peschereccio un giorno,
tanto tempo fa,
forse è scivolato sicuro
tra le onde.
Chissa.
Ma le cose esistono
se hanno un nome,
esistono nelle sillabe
che pronunciamo.
Altrimenti sono niente.

14 commenti:

  1. Questo pezzo era giunto nella mailing-list ed io stesso avevo proposto il suo inserimento nel blog. Nel frattempo erano giunte le seguenti mail di Emilia Banfi, Ennio Abate, Leonardo Terzo e Fabiano Braccini.
    Le riporto integralmente:
    "Caro Enzo, trovo la tua idea nuova (almeno per me) e anche invitante, ma io
    mi devo calmare ho scritto troppo... .
    Leggendo il testo mi sono trovata davanti ad una poesia, se tu non avessi
    poi specificato che era una tua spontanea trasformazione da un articolo di
    quel giornale io l'avrei giudicata di buon livello sia dal punto di vista
    della tecnica sia dal punto di vista del contenuto. Forse manca l'invenzione
    , cosa che più mi affascina della poesia, ma in fondo anche la vita stessa
    ci detta le sue parole non tipare? Comunque l'idea mi piace tanto ma sto
    zitta. Ciao
    Emilia e riprovaci!"

    "Caro Enzo,
    Ti rispondo: sì, è poesia. Perché? Perché (cantando sull'aria di "La libertà" di Gaber):

    La poesia non è star sopra un albero
    E nemmeno inseguire una passione.
    La poesia non è aiutare i poveri
    La poesia è versificazione.

    Da molto tempo ho fatto prove di questo tipo. Faccio un esempio:

    Prigioniero
    Non si tratta del fantasma del morire,
    Ma solo di quel non ritornare
    Mai
    Che incatena un giorno
    All'altro, invisibile, distratto,
    Nascosto da quella intensità del finito,
    Un errore emotivo del vuoto
    Che è la danza quotidiana
    Delle passioni
    Nuove, se ci sono,
    O comunque d'abitudine, anche
    Se più o meno conosciute
    A chi ne è prigioniero.
    Fulvio Papi
    da: La memoria del viaggio
    Altri esempi li trovi in Versificare l'altro
    http://www.leonardoterzo.it/versificare-laltro.html
    Cmq questi sono procedimenti non proprio innovativi, e da sempre si dice che certi brani di narrativa in prosa di Melville sono scritti in perfetti endecasilabi.
    Prova invece ad applicare il ready made alla Duchamp alla poesia. Esempio che trovo adesso lì per lì in una scheda:

    SIM
    Scopri
    Tutte le novità
    Della tua SIM
    Anche su www.
    Vodafone.it
    Life
    Is now. Attivabile
    Sino
    Al 2009.12
    Dirai che si può trovare di meglio, certo, ma anche Duchamp non ha trovato un oggetto nobile.
    Happy Sringtime to Everybody!
    L."

    "Ciao e ben tornato, Leonardo.
    Anche 'I like Ike' (Eisenhower, per i più vecchi) era uno slogan-poesia, perché aveva un elemento della poesia (la rima).
    Ma allora tutto è poesia. Per le mele (o le pere) oggi ci sono
    però vari tipi: cotogne, fuji, annurche etc.
    A ciascuno la sua mela o pera o poesia? (E lo stesso varrebbe per la democrazia: parlamentare, popolare, diretta, televisiva, ecc).
    Viva il plurale semper?
    O resta ancora aperto il problema di quale poesia oggi e perché quella (o alcune) è preferibile ad altre?
    Ciao
    Ennio"

    "Carissimo Enzo,
    tu hai svolto una bella e non comune operazione di trasformazione di un pezzo di cronaca giornalistica in una plausibile Poesia.
    A me viene però da considerare un tipo di operazione inversa, più scontata
    ma sovente trascurata:
    trasportare cioè su rigo intero i brani scritti in versi corti che vengono
    impropriamente chiamati 'poesie'.
    È un esercizio 'rivelatore' che sicuramente Ennio fa quando è in veste di
    censore e che certo anche tu ti trovi ad attuare.
    Ma è un esercizio spesso volutamente 'dimenticato' -da chi scrive e da chi
    valuta- in quanto così pericoloso da troncare le gambe e la voglia di
    poetare a tanti di noi, gracili poetuncoli di voli bassi!
    Ciao,
    Fabiano"

    Post di Giuseppe Beppe Provenzale

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  2. Quale poesia!? Oggi!?
    di L.T.


    Ma che cos’è la poesia
    Su cui ci si interroga?
    I samiszat della moltitudine?
    I testi pubblicati?
    Gli autori, i lettori?

    Come sempre
    Ogni poesia
    È sottoposta alla legge
    Di gravità:
    Va per conto suo,
    Dove cade.
    S’incanala e si coagula dove può
    E dove trova accoglienza:
    Nei rifugi
    Dei pensionati,
    Ripiegati sulla memoria.
    Negli universi
    Degli autistici in versi.

    Mi sembra
    Un interrogativo mezzo vuoto.
    Chi fa questa domanda,
    Non è in grado di accettare la risposta.
    Oggi,
    Dovunque vada
    È uno sperdersi
    Nell’indifferenza.

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  3. Precisazione di Giuseppe Beppe Provenzale:

    La mail "saltata" cui accenna Ennio Abate é stata sempre al suo posto. Basta leggere con attenzione.
    Poi, aggiungo il mio commento alla "poesia" di Quirico:

    E’ poesia.
    Non una poesia perché sia nella forma sua propria, ma perché il testo è poetico.
    Anche se l'A. sembra essere il protagonista il suo io-soggetto rinuncia al ruolo – quasi sentendosi inadeguato – a favore di una barca promossa umana con sentimenti umani e li trasfigura nella profondità della pietas cristiana. La barca ne ha ragione perché ha visto e sentito più di chi vede – ora – dall’esterno.
    "... i suoi dieci metri
    sudici e scrostati,
    appena dieci metri,
    che perfino in porto
    sembravano troppo fragili
    per sfidare il mare." (D.Q.)
    La barca è la vera protagonista in una situazione appena accennata dove si ricerca la partecipazione del lettore e lo s’invita a riflettere. Pochi elementi, per chi sa leggere, nulla se visti con gli occhi della trottola critica che percorre chilometri in tondo e resta sempre ferma sul “problema della poesia d’oggi”.

    G.B.P.

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  4. Sì, ha ragione Beppe. Cancello il commento. [E.A]

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  5. Ennio Abate:

    1."da sempre si dice che certi brani di narrativa in prosa di Melville sono scritti in perfetti endecasilabi". (L. Terzo)

    2. "Ora, se io parlando o scrivendo faccio tornare ad intervalli uguali certi accenti e certi accenti tonici, si forma, come si suol dire, un’attesa tecnica. Prendiamo la comunicazione normale: "se mi dai quella mezza matita che è posata vicino al tuo libro, ti sarò molto grato, mio caro, e al più presto te la renderò". Questo enunciato è un gruppo di quattro decasillabi e chi ascolta o legge si aspetta che il discorso continui ripetendo lo stesso schema ritmico. Molto spesso dei prosatori fanno uso di questi schemi ritmici con effetti vari" ( F. Fortini, Che cos'è la poesia?)

    3. D'accordo, dunque, sul fatto che poesia e prosa sono generi distinguibili, ma anche vicini, somiglianti e persino sovrapponibili. E che si può fare poesia mentre si scrive in prosa, ma non solo perché in certi brani si ritrovano “perfetti endecasillabi” (Melville nell'esempio di Terzo). O che elementi tipici della prosa sono diventati frequenti in poesia specie negli ultimi tempi (Cfr. il recente poema di Majorino, "Viaggio nella presenza del tempo" di cui a suo tempo discutemmo), senza per questo che un lettore appena sveglio confonda questi testi con vasti inserti "prosastici" con un romanzo o saggio.
    Anche se in molti casi i generi tendono a confondersi spontaneamente e ci sono autori che vogliono confonderli o usarli indifferentemente, questo non accade sempre.Certe distinzioni, se uno le vuol fare, le trove. Non c'è il caos o l'indifferenza assoluta.

    4. Si è arrivati nelle esperienze della postmodernità, come mi pare sostenga qui Terzo, ad un’assoluta confusione o indifferenza dei generi per cui chiedersi “ quale poesia oggi?” sarebbe “un interrogativo mezzo vuoto” o ozioso, perché “ogni poesia è sottoposta alla legge di gravità: va per conto suo, dove cade”? E, di conseguenza, bisogna rassegnarsi, perché “oggi [la poesia]dovunque vada è uno sperdersi nell’indifferenza”?

    5. Per me non è così. Anche se la poesia fosse diventata completamente un tipo particolare di discorso parlato o scritto che non si distingue più nettamente e oggettivamente nella sua superficie (cioè: versi, ritmi, rime, strofe, ecc.) come in passato da altri modi di comunicazione o si distingue con più difficoltà, resto dell’idea che è ancora possibile (ma bisogna volerlo e attrezzarsi per poterlo fare!) attribuire a certi testi più valore che ad altri.

    6. Mi convince, dunque, ancora quanto scriveva Fortini:
    “ Nel parlare comune, "poesia" significa due cose: per un verso è un discorso, o ragionamento, o una comunicazione dove prevalgono elementi di ritmo e cadenze, di ripetizioni, di immagini che alterano i significati immediati e che gli conferiscono, oltre ai primi, anche significati interiori. Per un altro verso, quando noi diciamo "questa è poesia" intendiamo in genere qualcosa di elevato e di nobile, di rassicurante o di commovente o di rasserenante, di vivace, pungente ecc.” (Che cos’è la poesia?).

    7. Certo è oggi difficilissimo trovare dei testi che possano farci dire con convinzione “questa è poesia”. Ma ci vogliono gli occhi giusti per scovarli. Ci vogliono, per dirla in breve, i nuovi critici per individuarla “nei rifugi dei pensionati, ripiegati sulla memoria” e anche “negli universi degli autistici in versi”.

    8.In ultimo, tanto per dire e provocare (senza qui spiegare perché), io trovo più “poesia” nel testo TEMPI MIGLIORI di Luciano Roghi che nella tras-formazione del testo originariamente in prosa di Domenico Quirico.

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  6. Leonardo Terzo:

    De-poetificare.


    De-poetificare!
    Ecco l’agone
    Triste e misterioso.
    Un senso di colpa
    Per la vocazione.
    Come una sigaretta di nascosto.

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  7. Ennio Abate @ Leonardo Terzo:

    Ma sei tu il de-poetificatore, mi pare. E lo fai con una certa allegria, mi pare.
    O forse lo sono anch'io. Ma non per senso di colpa. Per senso della realtà.
    Io sarei per... ficcarre i poeti nell'orrore del mondo e della storia e chiedergli: allora, adesso che ci siete, "quale poesia oggi?"

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  8. "Io sarei per..." dimostra contemporaneamente due cose: mentalità autoritaria e impotenza (per fortuna).
    L.T.

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  9. Scherzetto larghetto
    agogiche
    a-logiche

    “14 secondi dopo la fine Poeticus si ritrova nell’Ade
    Passo o non passo il Lete?
    Troppa acqua scura e poco frizzante
    E come l’attraverso?
    Debbo attraversarla, la Luce m’attira
    Un po’ meno quella figura con quell’altra pendente dalle sue labbra.

    Poeticus?
    Sì, Sfortinus.
    tono di chi è sorpreso con le mani dentro la marmellata
    T’aiuterò a passare, con la mia barca di carta fatta di parole scritte sapienti.
    Ma,
    ma, là le mie labbra si libereranno di Spennius
    e tu Poeticus perifericus sconterai la tua pena
    appeso a un altro dei chiodi che qualcuno
    qualche due e pochi altri
    gli hanno fornito
    insieme a tante code, codex sperati
    e parvae tabulae apprese di un solo rosso scaduto
    Dovrai ascoltarlo, leggerlo al peggio…

    15 secondi dopo la fine Poeticus
    era morto in eterno.”

    Giuseppe Beppe Provenzale

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  10. Ennio Abate:

    ""Io sarei per..." dimostra contemporaneamente due cose: mentalità autoritaria e impotenza (per fortuna).
    L.T."

    C...! E ho usato persino il condizionale!
    Ah, quanta mentalità autoritaria e impotenza (per fortuna) si nasconde
    in chi giocherella con le parole
    per evitare (solo) le trappole dei contenuti!

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  11. E ho usato persino il condizionale!
    Chissà se no!
    L.T.

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  12. Oltre a de-poetificare
    pensiamo anche a de-pontificare!

    E.A.

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  13. Cmq non sarei per ficcare i poeti da nessuna parte. Pontificando, pontificando, diagnosi: sadismo da fissazione alla fase anale. Eh! Eh!
    L.T.

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  14. "sadismo da fissazione anale"?
    Guarda i "volenterosi" in Libia...
    E' la nuova Anale Internazionale!
    Ahi, quanto fa male!
    E.A.

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