sabato 26 marzo 2011

CONTRIBUTI
Marcella Corsi
Scrivere al presente 7:
nessuna risposta, una domanda
[Libia 2011]


*Una doverosa precisazione.

Avete in mente l’immagine della pipa di Magritt con sotto la scrittta «Cecì n’est pas une pipe»? Allo stesso modo sotto (o dopo) questo testo, Marcella Corsi vorrebbe che fosse precisato: «Questa non è una poesia». Ha le sue ragioni: 1. il testo faceva parte di una mail interna alla redazione di POLISCRITTURE,  dove stiamo discutendo degli eventi libici ed era il paragrafo conclusivo di un ragionamento, che concludeva con queste parole « Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano»; 2. il sottoscritto ha “rubato” questa “bozza di poesia”, sulla quale, com’è solita fare, lei  avrebbe a lungo lavorato prima di pensare a una qualsiasi pubblicazione, è l’ha inserita a sua insaputa sul blog. Se ho fatto male, mi scuso con lei. Se, invece,  ho soltanto trasferito questo suo “pasticcio” ancora in preparazione in luogo pubblico, sì, ma con la  eloquente insegna “Laboratorio”, il danno non dovrebbe essere tanto grave. Su un blog-laboratorio possono finire subito anche “cosucce” non ben o del tutto cucinate, senza per questo che si debba litigare continuamente tra formalisti e contenutisti e stabilire se siano proprio “poesie” o no. Poi si vedrà…[E.A]

colpiscono facce belle di uomini - e bambine
che nonostante tutto ridono -
uno in piedi su un camioncino deciso
punta al cielo una mitraglia sottile
ma che ci fa con quella contro il bombardiere?

e le bandiere del re: tradizione
per riconoscersi in un passato comune
religione per darsi il coraggio inermi di osare

li lasciamo tutti ammazzare?
in rete erano in tanti, adesso sono in trappola
a Bengasi: gli diamo una mano? e come
lo facciamo? l’ONU le sue risoluzioni:
embarghi confische sanzioni non sembrano
servire, il rais può pagare
e pure la sua rete ha molte maglie

“lasciamoli scannare tra di loro poi con chi vince
ci accorderemo”: sfruttare suolo
natura animali e moltitudini impotenti
è questo il gioco di chi può da che mondo è

no
forse troppo tardi una no fly zone
forse non sarà sufficiente forse anche così
verranno uccisi innocenti…
“tutte le misure necessarie”  aggiunge
la risoluzione: oddio, è troppo, la solita bruttura
per aver spazio di vantaggiosi neri
in concorrenza nel deserto zampillanti affari

ma dovevamo lasciarli tutti ammazzare
loro e la loro idea di libertà “non assoluta”?                    


 (24 marzo 2011)

10 commenti:

  1. SIRENE

    C'é poca emozione affidata a
    "facce belle di uomini - e bambine
    che nonostante tutto ridono -"
    Versificando poi prosa di maniera, ahimé quella conformista dei media, e tecniche al seguito.
    Chi accetterebbe mai la parola "bombardieri"?
    Fly zone in ritardo?
    E se fosse arrivata subito? Sarebbe stato un complotto occidentale sulla pelle dei "locali".
    Poesia e politica?
    Appena qualche domanda su situazioni che richiederebbero più prudenza, più analisi - mai di parte - e orecchie meno pronte a lasciarsi incantare dalle sirene.

    Giuseppe Beppe Provenzale

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  2. Emilia Banfi:

    Immagini e immagini
    Libia non morire!
    E noi siamo qui a guardare
    Gli occhi scuri di coraggio
    o sorrisi chiari sulle bandiere.
    Non morire per il pazzo
    non morire per un dio
    che odora di petrolio
    di fede malandata
    la cinepresa oscilla
    cade nel tuo sangue
    e gli eroi non si vedono.
    Chi chiuderà le fosse senza nome?
    che adotterà i figli della pace?
    Libia non morire!
    Qualcuno morirà per te.

    ciao Emilia

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  3. Marcella Corsi:

    Hai ragione, Beppe, il testo non è un gran che né come poesia né come prova di ‘non incantamento’.
    Non era stato proposto per il sito (iniziativa questa autonoma di Ennio) ma entro un inizio di dibattito redazionale (per “Poliscritture”) nel quale Ennio ci chiedeva di esprimerci anche sulla Libia. E solo per ammettere una impossibilità mia ad articolare una sostenibile opinione in merito. Riporto qui sotto il contesto (che forse ti dispiacerà ancora di più) ma dimostra almeno che ero d’accordo con te sulla necessità di esprimersi con più prudenza.
    [P.S: L’uso di parole non specifiche (mitraglia, bombardiere), come dire da esterno alle conoscenze guerresche, era voluto. L’emozione, quella che ti blocca (che in genere è più forte di quella che ti fa dire), pur contratta, almeno soggettivamente invece c’era].

    (caro Ennio,) ho letto il tuo [..] commento critico al testo di Giannuli (oltre al suo scritto, naturalmente). E sono giorni che ascolto e leggo tutto quello che posso sulla Libia. Però non riesco a dire che dei forse.
    Giannuli - che quando parla di comunismo si riferisce, credo, ad un suo essere (rimasto) comunista nell’animo, non a un comunismo come movimento organizzato in istituzioni o sul territorio - come te e come diversi tra quanti si interrogano sulla questione libica senza avere potere alcuno di condizionarne le relative scelte, è sicuramente solo un intellettuale. Forse meno isolato di altri. E non dubito che cerchi di capire – acquisendo dati e informazioni, facendo collegamenti e logiche deduzioni, discernendo vero da falso nelle notizie - o almeno razionalmente riflettere sulla questione. Credo tra l’altro che sia il suo mestiere, capire i fatti della storia contemporanea [..]. Forse chiunque di noi intellettuali o pseudo tali (penso a me) farebbe bene a tacere mentre cerca di capire. Tanto non influiamo per nulla. Ma per ruolo o per abitudine molti sono indotti a esprimere pubblicamente la loro opinione anche mentre tentano di capire. Tu stesso, che ammetti attraverso le molte domande della replica a Giannuli di non avere informazioni attendibili sufficienti, ti sei già espresso nelle sedi della tua presenza istituzionale e chiedi in redazione di dire la nostra. E’, credo, anche un modo per far crescere la propria convinzione (o per correggerla) in confronto con gli altri, acquisendo nel frattempo dati nuovi. Così Giannuli, così tu, così noi se riusciremo ad includere in rivista qualche dibattito-riflessione su questi avvenimenti.
    Entrando nel merito di quel che dice Giannuli e della tua replica e della opinione che più per intuito (come dire? a pelle) che per sicura informazione mi vado facendo, posso dire che da subito mi è sembrato impossibile non sostenere le ragioni degli insorti, che vista la disparità di forza militare ho sentito l'esigenza che si facesse molto più di quello che già si era imbastito prima di istituire la no fly zone, soprattutto quando l'esercito di Gheddafi è arrivato alle porte di Bengasi. Forse la no fly zone si sarebbe dovuta istituire non una settimana fa ma assai prima, dopo che in Cirenaica l'avevano chiesta e richiesta per evitare di essere massacrati: si sarebbe probabilmente evitata la perdita di parecchie vite umane.
    In fondo, se l’ONU ha ragion d’essere, interventi in difesa di popolazioni inermi (o comunque in condizioni di assoluta inferiorità quanto a possibilità di difendersi) stanno dentro la sua ragion d’essere. E se una buona volta (o due o tre) l’ONU fosse in grado di portare a buon fine interventi giustificati dalla sua esistenza, poi forse non ci sarebbe più nemmeno bisogno di intervenire militarmente: basterebbero le risoluzioni.
    [..] oddio, ci metto davvero troppo a rispondere alla tua sollecitazione. Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… Con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano.
    [Continua 1]

    RispondiElimina
  4. Marcella Corsi:

    Hai ragione, Beppe, il testo non è un gran che né come poesia né come prova di ‘non incantamento’.
    Non era stato proposto per il sito (iniziativa questa autonoma di Ennio) ma entro un inizio di dibattito redazionale (per “Poliscritture”) nel quale Ennio ci chiedeva di esprimerci anche sulla Libia. E solo per ammettere una impossibilità mia ad articolare una sostenibile opinione in merito. Riporto qui sotto il contesto (che forse ti dispiacerà ancora di più) ma dimostra almeno che ero d’accordo con te sulla necessità di esprimersi con più prudenza.
    [P.S: L’uso di parole non specifiche (mitraglia, bombardiere), come dire da esterno alle conoscenze guerresche, era voluto. L’emozione, quella che ti blocca (che in genere è più forte di quella che ti fa dire), pur contratta, almeno soggettivamente invece c’era].

    [Continua]

    RispondiElimina
  5. Marcella Corsi [3]:

    nessuna risposta, una domanda


    colpiscono facce belle di uomini - e bambine
    che nonostante tutto ridono -
    uno in piedi su un camioncino deciso
    punta al cielo una mitraglia sottile
    ma che ci fa con quella contro il bombardiere?

    e le bandiere del re: tradizione
    per riconoscersi in un passato comune
    religione per darsi il coraggio inermi di osare

    li lasciamo tutti ammazzare?
    in rete erano in tanti, adesso sono in trappola
    a Bengasi: gli diamo una mano? e come
    lo facciamo? l’ONU le sue risoluzioni:
    embarghi confische sanzioni non sembrano
    servire, il rais può pagare
    e pure la sua rete ha molte maglie

    “lasciamoli scannare tra di loro poi con chi vince
    ci accorderemo”: sfruttare suolo
    natura animali e moltitudini impotenti
    è questo il gioco di chi può da che mondo è

    no
    forse troppo tardi una no fly zone
    forse non sarà sufficiente forse anche così
    verranno uccisi innocenti…
    “tutte le misure necessarie” aggiunge
    la risoluzione: oddio, è troppo, la solita bruttura
    per aver spazio di vantaggiosi neri
    in concorrenza nel deserto zampillanti affari

    ma dovevamo lasciarli tutti ammazzare
    loro e la loro idea di libertà “non assoluta”?


    (24 marzo 2011)


    Mi spiace di non saper dire di più.
    un caro saluto
    Marcella

    [Fine]

    RispondiElimina
  6. Marcella Corsi [2]:

    (caro Ennio,) ho letto il tuo [..] commento critico al testo di Giannuli (oltre al suo scritto, naturalmente). E sono giorni che ascolto e leggo tutto quello che posso sulla Libia. Però non riesco a dire che dei forse.
    Giannuli - che quando parla di comunismo si riferisce, credo, ad un suo essere (rimasto) comunista nell’animo, non a un comunismo come movimento organizzato in istituzioni o sul territorio - come te e come diversi tra quanti si interrogano sulla questione libica senza avere potere alcuno di condizionarne le relative scelte, è sicuramente solo un intellettuale. Forse meno isolato di altri. E non dubito che cerchi di capire – acquisendo dati e informazioni, facendo collegamenti e logiche deduzioni, discernendo vero da falso nelle notizie - o almeno razionalmente riflettere sulla questione. Credo tra l’altro che sia il suo mestiere, capire i fatti della storia contemporanea [..]. Forse chiunque di noi intellettuali o pseudo tali (penso a me) farebbe bene a tacere mentre cerca di capire. Tanto non influiamo per nulla. Ma per ruolo o per abitudine molti sono indotti a esprimere pubblicamente la loro opinione anche mentre tentano di capire. Tu stesso, che ammetti attraverso le molte domande della replica a Giannuli di non avere informazioni attendibili sufficienti, ti sei già espresso nelle sedi della tua presenza istituzionale e chiedi in redazione di dire la nostra. E’, credo, anche un modo per far crescere la propria convinzione (o per correggerla) in confronto con gli altri, acquisendo nel frattempo dati nuovi. Così Giannuli, così tu, così noi se riusciremo ad includere in rivista qualche dibattito-riflessione su questi avvenimenti.
    Entrando nel merito di quel che dice Giannuli e della tua replica e della opinione che più per intuito (come dire? a pelle) che per sicura informazione mi vado facendo, posso dire che da subito mi è sembrato impossibile non sostenere le ragioni degli insorti, che vista la disparità di forza militare ho sentito l'esigenza che si facesse molto più di quello che già si era imbastito prima di istituire la no fly zone, soprattutto quando l'esercito di Gheddafi è arrivato alle porte di Bengasi. Forse la no fly zone si sarebbe dovuta istituire non una settimana fa ma assai prima, dopo che in Cirenaica l'avevano chiesta e richiesta per evitare di essere massacrati: si sarebbe probabilmente evitata la perdita di parecchie vite umane.
    In fondo, se l’ONU ha ragion d’essere, interventi in difesa di popolazioni inermi (o comunque in condizioni di assoluta inferiorità quanto a possibilità di difendersi) stanno dentro la sua ragion d’essere. E se una buona volta (o due o tre) l’ONU fosse in grado di portare a buon fine interventi giustificati dalla sua esistenza, poi forse non ci sarebbe più nemmeno bisogno di intervenire militarmente: basterebbero le risoluzioni.
    [..] oddio, ci metto davvero troppo a rispondere alla tua sollecitazione. Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… Con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano.

    [Continua]

    RispondiElimina
  7. Marcella Corsi [2]:
    (caro Ennio,) ho letto il tuo [..] commento critico al testo di Giannuli (oltre al suo scritto, naturalmente). E sono giorni che ascolto e leggo tutto quello che posso sulla Libia. Però non riesco a dire che dei forse.
    Giannuli - che quando parla di comunismo si riferisce, credo, ad un suo essere (rimasto) comunista nell’animo, non a un comunismo come movimento organizzato in istituzioni o sul territorio - come te e come diversi tra quanti si interrogano sulla questione libica senza avere potere alcuno di condizionarne le relative scelte, è sicuramente solo un intellettuale. Forse meno isolato di altri. E non dubito che cerchi di capire – acquisendo dati e informazioni, facendo collegamenti e logiche deduzioni, discernendo vero da falso nelle notizie - o almeno razionalmente riflettere sulla questione. Credo tra l’altro che sia il suo mestiere, capire i fatti della storia contemporanea [..]. Forse chiunque di noi intellettuali o pseudo tali (penso a me) farebbe bene a tacere mentre cerca di capire. Tanto non influiamo per nulla. Ma per ruolo o per abitudine molti sono indotti a esprimere pubblicamente la loro opinione anche mentre tentano di capire. Tu stesso, che ammetti attraverso le molte domande della replica a Giannuli di non avere informazioni attendibili sufficienti, ti sei già espresso nelle sedi della tua presenza istituzionale e chiedi in redazione di dire la nostra. E’, credo, anche un modo per far crescere la propria convinzione (o per correggerla) in confronto con gli altri, acquisendo nel frattempo dati nuovi. Così Giannuli, così tu, così noi se riusciremo ad includere in rivista qualche dibattito-riflessione su questi avvenimenti.
    Entrando nel merito di quel che dice Giannuli e della tua replica e della opinione che più per intuito (come dire? a pelle) che per sicura informazione mi vado facendo, posso dire che da subito mi è sembrato impossibile non sostenere le ragioni degli insorti, che vista la disparità di forza militare ho sentito l'esigenza che si facesse molto più di quello che già si era imbastito prima di istituire la no fly zone, soprattutto quando l'esercito di Gheddafi è arrivato alle porte di Bengasi. Forse la no fly zone si sarebbe dovuta istituire non una settimana fa ma assai prima, dopo che in Cirenaica l'avevano chiesta e richiesta per evitare di essere massacrati: si sarebbe probabilmente evitata la perdita di parecchie vite umane.
    In fondo, se l’ONU ha ragion d’essere, interventi in difesa di popolazioni inermi (o comunque in condizioni di assoluta inferiorità quanto a possibilità di difendersi) stanno dentro la sua ragion d’essere. E se una buona volta (o due o tre) l’ONU fosse in grado di portare a buon fine interventi giustificati dalla sua esistenza, poi forse non ci sarebbe più nemmeno bisogno di intervenire militarmente: basterebbero le risoluzioni.
    [..] oddio, ci metto davvero troppo a rispondere alla tua sollecitazione. Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… Con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano.

    [Continua]

    RispondiElimina
  8. Marcella Corsi [3]:


    nessuna risposta, una domanda


    colpiscono facce belle di uomini - e bambine
    che nonostante tutto ridono -
    uno in piedi su un camioncino deciso
    punta al cielo una mitraglia sottile
    ma che ci fa con quella contro il bombardiere?

    e le bandiere del re: tradizione
    per riconoscersi in un passato comune
    religione per darsi il coraggio inermi di osare

    li lasciamo tutti ammazzare?
    in rete erano in tanti, adesso sono in trappola
    a Bengasi: gli diamo una mano? e come
    lo facciamo? l’ONU le sue risoluzioni:
    embarghi confische sanzioni non sembrano
    servire, il rais può pagare
    e pure la sua rete ha molte maglie

    “lasciamoli scannare tra di loro poi con chi vince
    ci accorderemo”: sfruttare suolo
    natura animali e moltitudini impotenti
    è questo il gioco di chi può da che mondo è

    no
    forse troppo tardi una no fly zone
    forse non sarà sufficiente forse anche così
    verranno uccisi innocenti…
    “tutte le misure necessarie” aggiunge
    la risoluzione: oddio, è troppo, la solita bruttura
    per aver spazio di vantaggiosi neri
    in concorrenza nel deserto zampillanti affari

    ma dovevamo lasciarli tutti ammazzare
    loro e la loro idea di libertà “non assoluta”?


    (24 marzo 2011)


    Mi spiace di non saper dire di più.
    un caro saluto
    Marcella

    [Fine]

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  9. Mayoor

    Complimenti Marcella, è vero che non è scritta con immagini arzigogolate, ma a me sembra bella proprio per questo. L'ultimo verso è da premio oscar, una domanda a cui non si può rispondere. Valeva la pena di scrivere con calma tutto il resto, anche perché così non ci possono essere equivoci. Modernissima, direi perfino sperimentale ( significa coraggiosa).

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  10. commento di prova

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