mercoledì 30 marzo 2011

CRITICA
Leopoldo Attolico
La generazione invisibile
degli anni Settanta



 L'intervento si ricollega allo scritto di Giorgio Linguaglossa pubblicato su questo blog il 18 marzo 2011 [clicca qui ] (E.A)

Prendo spunto dalla riflessione di Giorgio in ordine alla crisi della Ragione (esposta nel libro La nuova poesia modernista italiana 1980-2010 per spezzare una lancia (non lancerei mai un ferro da stiro!) a favore dei poeti della generazione degli anni Settanta.
Mi propongo non come avvocato difensore, ma da semplice osservatore stagionato anzichenò .
Credo che l'handicap dei poeti della succitata sia essenzialmente anagrafico, riconducibile al non aver vissuto sulla propria pelle e sui propri neuroni l'immediato dopoguerra e i due decenni successivi .
Penso che la circostanza sia stata decisiva per la formazione di una consapevolezza, di una sensibilità e di una conseguente apertura intellettuale.
Personalmente ritengo fortunata gente come Pagliarani, Emilio Villa, Sereni, Calogero, Matacotta ecc., che ha vissuto l'esperienza della guerra (e dell'anteguerra) introiettandola e innervandola criticamente con quella del ventennio successivo: una fantasmagoria di «vissuto», di climi, di stimoli culturali che la scrittura ha poi capitalizzato con gli esiti che sappiamo .
La quasi totalità della poesia dei quarantenni di oggi - per forza di cose - è fuori dalla Storia, dalla contemporaneità, dal presente. Sono cresciuti in un mondo depauperato di un Humus irripetibile, consegnato agli echeggiamenti di una cultura libresca e agli stanchi epigonismi di pattuglie di nostalgici ingessati / impaludati patetici pessimi maestri.
È stata una generazione irretita / anestetizzata /clonata dai valori  «culturali» e dalle suggestioni massmediali  affatto commendevoli che sappiamo. È gente che sa scrivere - e bene - dei soprassalti psichici mediati dai vulnus di cui sopra , ma non sa «vivere» nella sua scrittura perché la desertificazione delle coscienze e il depauperamento umanistico hanno affievolito o azzerato ogni capacità di lettura gnoseologica del Reale, dell'altro da sé, proprio quello che nella sua problematicità dovrebbe rappresentare il terreno privilegiato dei versi che mettono in scena il "teatro" del mondo, del soggetto che fa esperienza del mondo e la descrive.
Una generazione a cui è rimasta la lussureggiante «cultura del sé», che non sarebbe da biasimare o da sottostimare se non fosse protervamente avvitata soltanto  su se stessa e a referenti ostaggio di un «privato» incapace di rappresentarne valenze umori e istanze collettive .
Questo è quanto. La generazione degli anni Settanta è assolta; non per insufficienza di prove  ma perché le prove sono (credo) oggettivamente (drammaticamente?) presenti documentabili e tali da autorizzare quantomeno la sospensione del giudizio.

6 commenti:

  1. Beh, ci dovremmo augurare un'altra guerra? I Quarantenni hanno dato e danno con molti sforzi e nervi invasi da grandi perchè, anche di più di quello che ci dovrebbero dare, vivono di noi di quello che ci è passato sotto i piedi e che noi abbiamo volentieri calpestato. Ciao Emilia

    RispondiElimina
  2. Replico ad Emilia facendo presente che ho parlato di "handicap" generazionale ; lungi quindi dal radicalizzare quasi colpevolizzando gli interessati . E' il destino che decide, facendoci nascere nel Rinascimento o nella mediocrità della nostra italietta postsessantottina , con relative ricadute sulla nostra creatività .
    E poi c'è da dire che frequentare una realtà slogata e straniante , in massima parte feriale e dispersiva , può rappresentare - in ambito creativo - il terreno privilegiato del nuovo , del mistero , del dono . Paradossalmente la risorsa , la materia prima della ricerca dei quarantenni può essere costituita proprio dal vuoto culturale ed etico in cui la loro poesia è cresciuta . E infatti i più consapevoli stanno profiquamente metabolizzando e restituendo in chiave moderna il "male di vivere" di buona memoria , ben allineato alla non vita di oggi e fatto salvo da piagnistei elegia e canti di sirena passatista .
    " Vivono di noi , di quello che ci è passato sotto i piedi e che abbiamo volentieri calpestato" lei chiosa . Certamente . Ognuno si faccia un'esame di coscienza , se ha le p. ( pardon ) .

    leopoldo attolico

    RispondiElimina
  3. 'profiquamente' = 'proficuamente'
    'un'esame' = 'un esame'
    'se ha le p.': non si dice a una signora

    RispondiElimina
  4. Si dice , si dice... Emy

    RispondiElimina
  5. E' una vergogna , lo ammetto !
    Per penitenza andrò a rileggermi i "Medicamenta" della Valduga .

    leopoldo attolico

    RispondiElimina
  6. Nooo, Leopoldo è troppo! Emy

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.