giovedì 17 marzo 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Ennio Abate
Moltinpoesia e Fukushima

·  Terremoto in Giappone: video dell' incidente alla centrale di ...

13 mar 2011 ... L' incidente alla centrale nucleare di Fukushima, a seguito del terremoto con conseguente tsunami che ha colpito il Giappone, ...
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Scuotersi dal  torpore poetico
uscire dall’io
per far che?
Misurarsi col mondo.
E cioè?
Con Gheddafi che prima perde e ora vince.
Col Giappone che muore di tsunami e terremoto.
E di nucleare?
Ma Quello (il Golem buono) 
serve.
Alla candela non ci torna più
l’umanità.
Ma  Quello (il Golem malvagio) 
è incontrollabile
e quando  rugge
né gli apprendisti stregoni
né i veri scienziati
ce la fanno a placarlo.

Allora di chi ci fidiamo?
Degli scienziati legati alle lobby nuclearisti?
Di quelli al servizio delle lobby eoliche-ecologiste?

Oh, poeta esodante
 In che merdume devi esodare!
Oh, poeta esodante
di cosa  domani scriverai?

Toccati l’anima.
Non è umida e palpitante
di sogni e minime lussurie?
Meglio quest’umidità materna
dell’angoscia moderna
degli incubi d'un futuro che non vedrai?

No, pensare l’orrore
del mondo presente
che al poeta o non poeta  esodante
offre il gommone
il deserto
al massimo il centro di prima accoglienza
la peggior penitenza
o questi cessi di stazione
dov’è finita l’idea di rivoluzione
sognata in autostrada
e poi surriscaldata
fusasi
come il nocciolo a Fukushima
(che fa - ahi noi! - quasi rima con Hiroshima)

* Nota

EDOARDO BONCINELLI http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_16/boncinelli_alternativa_inesistente_c54e3890-4fb0-11e0-acff-d18cea4068c4.shtml
Le ferali notizie che ci giungono dal Giappone stanno portando tanto inopinatamente quanto perentoriamente alla ribalta le polemiche sull'utilizzazione delle centrali nucleari e i loro rischi […]in un momento in cui occorrerebbe fare appello a tutta la nostra lucidità […]E' facile in questo momento abbandonarsi all'onda emotiva e rinunciare mentalmente a ogni progetto che […]al nucleare non ci sono vere alternative e le nazioni più sviluppate e civili ce lo hanno e lo usano da anni.[…]Siamo quasi l'unica nazione che non utilizza centrali nucleari per l'approvvigionamento energetico, anche se ci troviamo a breve distanza dalle centrali francesi e slovene che ci potrebbero eventualmente procurare non pochi guai.[…]Ma il rischio si può contenere e controllare. Le centrali non sono tutte uguali e la tecnica evolve in questo campo non meno velocemente che in tutti gli altri campi.[…] Ebbene, non esistono solo le centrali nucleari e i loro rifiuti a minacciare la salute del pianeta, soprattutto nel momento in cui si facesse ricadere su tecnologie alternative tutto il peso dell'approvvigionamento energetico.[…]Nessuno sa che cosa il futuro ci potrà riservare, ma non è certo con l'inerzia e l'insipienza che lo si affronta nella maniera migliore.


Mattioli e Scalia

Si possono infatti migliorare i dispositivi, renderli ridondanti, ma questo, se riduce la probabilità di un incidente del tipo sin qui noto, non cambia il fatto che l'incidente resta possibile con i suoi effetti enormi di sofferenze e di paura.[…] Degne di rispetto sarebbero istituzioni che dicessero agli italiani: è vero, questi rischi ci sono, il paese è sismico e la tecnologia è imperfetta, ma non c'è alcun altro modo per fornire energia al paese e dunque si dovrà, in modo trasparente, ripartire i rischi e ripagarli con benefici diretti a chi dovrà direttamente subirli.[…]Ma si campa di imbroglio, come quando alla gente di Scanzano si disse che le rocce saline garantivano l'integrità nei secoli di un deposito di scorie. Un falso. O si nasconde quanto recentemente dichiarato dal Governo federale tedesco: sì, intorno agli impianti nucleari c'è più del doppio di leucemie infantili. Ma per Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, il rischio da funzionamento normale non esiste. Emerge cioè l'etica di una lobby, decisa a conseguire comunque il suo risultato e, del resto, il terreno dell'energia è da sempre terreno di lobby: anche sul vento la cricca ha tentato la sua speculazione.Ma di fronte alla catastrofe anche le lobby dovrebbero tacere.







Guido Viale
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/03/articolo/4318/

Non è stato lo tsunami a frustrare anche le migliori intenzioni di governanti, manager, amministratori e comunicatori: l'apocalisse li ha trovati intenti a mentire spudoratamente su tutto, di ora in ora; cercando di nascondere a pezzi e bocconi un disastro che di ora in ora la realtà si incarica di svelare. È un'intera classe dirigente, non solo del nostro paese, ma dell'Europa, del Giappone, del mondo, che l'apocalisse coglie in flagrante mendacio, insegnandoci a non fidarci mai di nessuno di loro. Solo per fare un esempio, e il più "leggero": Angela Merkel corre ai ripari fermando tre, poi sette, poi forse nove centrali nucleari che solo fino a tre giorni fa aveva imposto di mantenere in funzione per altri vent'anni. Ma non erano nelle stesse condizioni di oggi anche tre giorni fa? E dunque: c'era da fidarsi allora? E c'è da fidarsi adesso?[...]
Per chi non ha la possibilità o la voglia di sviluppare un pensiero critico e si lascia educare dai media, sono gli scienziati e i tecnici a poterci e doverci guidare lungo la frontiera dello sviluppo. I risultati di quella guida sono ora lì davanti ai nostri occhi. L'apocalisse ci rivela invece che sono gli artisti, con la loro sensibilità e il loro disinteresse, a instradarci verso la scoperta del futuro. Leggete Terra bruciata di James Ballard o, meglio ancora, La strada di Cormac McCarthy; o andate a vedere il film tratto da questo romanzo. Vi ritroverete immediatamente immersi in panorami che oggi le riprese televisive della costa nordorientale del Giappone ci mettono davanti agli occhi. E con McCarthy potrete rivivere anche il senso di abbandono, di terrore, di sconforto, di inanità che solo una irriducibile voglia di sopravvivere a qualunque costo e il fuoco di un legame affettivo indissolubile riesce a sconfiggere.[...]
L'apocalisse ci rivela che la normalità - quella che ha contraddistinto la vita di molti di noi per molti degli anni passati, ma che non è stata certo vissuta dai miliardi di esseri umani che hanno fatto le spese del nostro "sviluppo" e del nostro finto "benessere" - è finita o sta per finire per sempre. È finita per il Giappone - e non solo per le popolazioni sommerse dallo tsunami - che ora deve fermare le sue fabbriche, sospendere le sue esportazioni, far viaggiare a singhiozzo i suoi treni, chiudere le pompe di benzina, spegnere le luci, bloccare tutti o quasi i suoi reattori nucleari; senza sapere con che cosa sostituirli e senza sapere se e quando potrà riprendersi da un colpo del genere (un destino simile a quello che potrebbe far piombare di colpo la Francia nelle condizioni di un paese "sottosviluppato" se solo le accadesse un incidente analogo).[...]
Ma adesso tutti, o quasi, si dovranno fermare. Ma non saranno rose e fiori neanche per i paesi che viaggiano a petrolio, metano e carbone, come il nostro. Il Medio Oriente è in fiamme e se - o meglio, quando - crollerà il regno saudita, anche il petrolio arriverà con il contagocce. Soprattutto in Italia; ma anche in Europa. E allora addio sogni di gloria per l'industria automobilistica: non solo quelli di Marchionne (che sono un mero imbroglio), ma anche per quelli di tutta l'Europa. Per non parlare degli Stati Uniti: a giugno dovranno rinnovare una parte del loro debito, che è ben più serio e in bilico di quelli di tutti i paesi dell'Unione europea messi insieme; ma forse nessuno lo vorrà più comprare. Il che significa che un nuovo crack planetario è alle porte.[...]
Quello che l'apocalisse dello tsunami in Giappone ci rivela è la "normalità" di domani. L'apocalisse è già tra noi, in quello che facciamo tutti i giorni e soprattutto in quello che non facciamo. Dobbiamo imparare ad attraversare e a vivere dentro un panorama devastato, dove niente o quasi funziona più: non solo per il crollo o il degrado delle sue strutture fisiche; o per l'intasamento della loro "capacità di carico"; ma anche e soprattutto per la manomissione delle linee di comando, per la paralisi delle strutture organizzate, per la dissoluzione dello spirito pubblico calpestato dalle menzogne e dall'ipocrisia di chi comanda.
Volenti o nolenti saremo obbligati a cambiare il nostro modo di pensare e dovremo studiare come riorganizzare le nostre vite in termini di una maggiore sobrietà; e in modo che non dipendano più dai grandi impianti, dalle grandi strutture, dalle grandi reti, dai grandi capitali, dalle grandi corporation che li controllano e dalle organizzazioni statali e sovrastatali che ne sono controllate: tutte cose che possono venir meno, o cambiare improvvisamente aspetto dall'oggi al domani.

4 commenti:

  1. Haiku

    E'nuclearità
    bella giapponesina
    sciacquati il viso.

    Ciao Emy


    BravoEnnio!

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  2. Maria Maddalena Monti:

    In Giappone
    I DUE
    Si tengono per mano,
    come sempre,
    da quarant'anni forse..
    Leggeri scavalcano macerie
    Fissità d'oriente,
    solo negli occhi il buio.
    Nell'aria,
    dei veleni ingordi,
    del nemico in agguato
    gridano gridano
    del loro figlio il nome.

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  3. G.Viale: "dovremo studiare come riorganizzare le nostre vite in termini di una maggiore sobrietà".

    Malgrado tutto io preferisco guardare al bicchiere mezzo pieno. Sembra passato un secolo dai tempi di Bush J. che portò l'America a reagire al disastro delle torri gemelle alla stessa maniera, se non di più, dei suoi aggressori. Oggi secondo me l'umanità sta imparando una lezione che potrebbe cambiare la coscienza di tutti, non si tratta solo di eventi storici separati tra loro, imparando a capire cosa sia il nucleare capiamo anche a cosa serve. E serve principalmente per sostenere le esigenze di una forma di economia aggressiva che crea povertà, e frustazione nei paesi che si credono meno poveri. Capendo il senso del nucleare, e cambiando coscienza, sarà più facile anche parlare di coltivazioni e di alimenti, di scienza e di qualità della vita sociale in modo decisamente trasversale, di libertà e di responsabilità soggettive e via dicendo.
    La solidarietà per il dolore genera coscienza perché arriva prima dei conti da fare e della politica che ne deriva.
    Nessuno degli eventi che stanno accadendo poteva essere previsto, nessun economista, nessuno storico poteva prevederli. Nell'utopia ci entreremo e con i piedi ben piantati per terra.

    mayoor

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  4. Nuove colonne di fumo
    vengono su dai reattori
    letali più dei sudori
    dei lottatori di sumo.

    Marco Guido Spartaco Strada

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