martedì 24 aprile 2012

Letizia Lanza
Armonia di voci

Michele Mainoli   La nuvola  1956 – olio su tela cm 50 x 60

Arricchita dalle immagini di Michele Mainoli e dalla sobria quanto incisiva Prefazione di Roberto Carlo Delconte (oltre che da due brevi note critiche, rispettivamente di Bruno Galvani per il pittore, di Giorgio Bárberi Squarotti per il poeta), esce, su iniziativa del Comune di Castelnuovo Scrivia, l’interessante raccolta di Gianfranco Isetta (Quaderni della Biblioteca “P.A. Soldini” 20). Congruamente intitolata Dialoghi, tiene dietro a due fortunate sillogi pubblicate a stampa – Sono versi sparsi (Joker, Novi Ligure 2004) e Stat rosa (Puntoacapo, Novi Ligure 2008) – entrambe impreziosite da interventi del famoso italianista e poeta torinese, e al bel quaderno Caravaggesche,uscito in forma di ebook presso la rivista online “laRecherche”.

lunedì 23 aprile 2012

Czesław Miłosz
Canzone sulla fine del mondo


Il giorno della fine del mondo
L’ape gira sul fiore del nasturzio,
il pescatore ripara la rete luccicante.
Nel mare saltano allegri delfini,
Giovani passeri si appoggiano alle grondaie
E il serpente ha la pelle dorata che ci si aspetta.

Il giorno della fine del mondo
Le donne vanno per i campi sotto l’ombrello,
L’ubriaco si addormenta sul ciglio dell’aiuola,
I fruttivendoli gridano in strada
E la barca dalla vela gialla si accosta all’isola,
Il suono del violino si prolunga nell’aria
E disserra la notte stellata.

domenica 22 aprile 2012

DISCUSSIONE
Il vecchio e il giovane.
Cosa si muove
nella “critica militante"
della poesia italiana?




Pubblico questo “contrappunto” (punctus contra punctum, nota contro nota): brani tratti dal libro Dalla lirica al discorso poetico di Giorgio Linguaglossa e stralci di saggi del suo giovane e antagonista interlocutore, Ivan Pozzoni.* L’emarginazione della poesia, il venir meno della polis («la polis che non c'è», di cui abbiamo parlato qui, qui e qui), il tentativo di reagire al postmoderno con un «inventario accurato di esistenze frammentate», la “catalogazione dell’esistente”: questi i temi sfiorati. Problemi: cosa rivela questo rispondere frammento contro frammento al libro di Linguaglossa, che si vuole «Storia della poesia italiana (1945- 2010)» (ne ho parlato qui)? cosa dice del “presente dei giovani” questo stile comunicativo che a me pare sfuggire il dialogo e l'argomentazione distesa? e la tendenza di Pozzoni a nobilitare l’emarginazione della poesia contemporanea con il ricorso a riferimenti classico-mitici? Parliamone. [E.A.]



Caro Giorgio,

tu scrivi:

1] «Il tardo moderno consiste in questo: oggi il concetto di avanguardia, cioè di coloro che stanno in posizione avanzata e che “guardano avanti”, è intimamente connesso e, in una certa misura, dipendente dal concetto metastorico di Progresso […] Nell’epoca attuale sono in “posizione avanzata” i linguaggi dello spot e i linguaggi della comunicazione mediatica; oggi, una “posizione di punta” non può che svolgersi in una posizione di “apparente retroguardia» (Dalla lirica al discorso poetico, 281/282 con richiamo a Poiesis 13/1997).

venerdì 20 aprile 2012

SEGNALAZIONE
Presentazione a Roma
del n.8 di "Poliscritture"


Il 23 aprile alle 18.00
presso “Il polmone pulsante” al n. 21 della Salita del grillo
si presenta
il numero 8 del semestrale di ricerca e cultura critica
PoliScritture
Come dice il titolo, è una rivista di scritture plurali. Vi trovano ugualmente spazio riflessioni in forma di saggio breve, poesia, prosa, narrativa, critica o dialogo. Ma la ‘S’ in rosso evoca in sottofondo la polis, la città, fonte antica della politica e della democrazia. Si vuole così segnalare ai lettori l’intenzione di ristabilire in nuovi modi quella tensione costruttiva tra scritture e impegno civile che oggi sembra perduta

Pensare in molti criticamente

Sul tema “Revisioni e revisionismi”

interverranno con riflessioni e letture
Francesco Briscuso, Anna Cascella Luciani, Alessandro Cavallo, Fabio Ciriachi, Marcella Corsi, Luigi De Franco, Salvatore Dell’Aquila, Andrea Di Salvo, Giorgio Linguaglossa, Stefania Portaccio, Roberto Renna, Annamaria Robustelli

Sul sito www.poliscritture.it potete scaricare il PDF dei numeri precedenti



mercoledì 18 aprile 2012

Giorgio Tagliafierro
Tre poesie


SERENO

Su frangia di torre
Lambiva ancora tiepida luce arancio rosa
Tra spinte d’echi e stridii di voli
Ospiti padroni sottili
Un respiro veloce celato tra spighe alte
L’antico rifugio
Tardo e chiuso a cedere fermo al piccolo sonno
Bianchi labirinti specchiano in profili d’ombre
Rimbalzi di voci e sorrisi
Sghembi plagi d’infanzia dal muro vinto per breve
Rincorse e silenzi di stagno

Strappammo more dolore e salite più sorde
Tremore nei pollini nuovi
Scomposti nel cerchio che gira di giostra
E muove orizzonti di spalle
Cancelli ad arpa col giunco nel vento
Foglie di sole a campana
Alterne palmate nel corso del viale
Spinto d’affanni nell’aria più fonda


Ancora un giorno
Parole sentite nostre
Infermi testi ignorano vermigli
Pietre serene di storia
Con pause di malta e vele di ragno
Fili recisi da lacrima scesa
Che non ritorna.
  

lunedì 16 aprile 2012

SEGNALAZIONE
Marina Massenz
La ballata delle parole vane


Giovedì 19 aprile

alle ore 18

alla libreria Odradek

via principe Eugenio 28 Milano

si parlerà del libro di poesie di Marina Massenz

“La ballata delle parole vane”

edizioni L’Arcolaio

interverranno con l’autrice

Giulia Niccolai

Donato Salzarulo

Marina Massenz è nata nel 1955 a Milano, dove vive. Psicomotricista, si occupa di terapia e formazione. È autrice in questo ambito di tre libri e numerosi saggi. Ha pubblicato nel 1995 la sua prima raccolta poetica: Nomadi, viandanti, filanti, ed. Amadeus, Cittadella (Padova). Suoi versi e prose poetiche sono state pubblicate su: Accordi, Inverso, Qui-appunti dal presente, Il Monte analogo, Poliscritture, Le voci della luna, La poesia e lo spirito, X Quaderno da fare (di Biagio Cepollaro).



domenica 15 aprile 2012

Rita Simonitto e Giorgio Mannacio
Un tema, due mondi, due stili



 Rita Simonitto e Giorgio Mannacio hanno scovato tra le carte due loro poesie convergenti su un tema quasi classico: l'usignolo. Ne è uscito  per il momento questo duetto di versi che, seguito da una prima riflessione di Rita, sottopongo all'attenzione dei visitatori del blog, nella speranza che altri intervengano. Anche questo è un modo solo in apparenza occasionale e "privato" di interrogarsi sul senso della poesia   che facciamo. Giorgio per il momento aggiunge che il suo usignolo ha a che fare con la predica agli uccelli di San Francesco. [E.A.]

Rita Simonitto
La morte e l’usignolo

Difficile è morire quando l’usignolo canta
e a nota fa seguire nota con selvaggia
maestria strenuamente imbricando
il passato al futuro.

E la notturna selva risponde a quella sfida
offrendo il ventre ombroso a inarcata schiena:
così note diverse intrecceranno altre
analoghe illusioni di continuità del tempo.

Come è difficile sciogliere gli amplessi
che la speranza adombra di continuità:
ed è solo un inchiostro di china
che scarabocchio/segno spazi differenti unisce.
(18.12.2009) 

venerdì 13 aprile 2012

Dante Maffia
Quattordici poesie
da "Papaciòmme"



1. Quìll'i beseòtte

A pasteccerìe sèmpre chjne
addòre du café me revegliàvede,
u làtte no, a sc' cùma jànche
mplacchièt'e quìll'i bescòtte
ca sàpen'i gòve.
Tùtt'i matìn'a stèssa stòrie
mànge figlie
ca se renfòrzed' a memòrie.
Attùrne gènt' allègre
i vùcca bbòn' e nzalùte
grìded' allu bancòne nu babbà
e na guantìre mmesc' cchète.

QUEI BISCOTTI. La pasticceria sempre piena / l'odore del caffè mi risvegliava, / il latte no, la bianca schiuma / appiccicosa e quei biscotti / che sanno d'uova. / Ogni mattina la stessa storia / mangia figlio / ti si rinforza la memoria. / Intorno gente allegra / di buona bocca e in salute / grida al bancone un babà / e un vassoio assortito.
                   

martedì 10 aprile 2012

Rita Simonitto
Senso, religiosità, chiese e poesia.


Riflessioni sul post * IMoltinpoesia (2). La sporca religione dei poeti.Dialoghetti a puntate tra Samizdat e Poeta Invisibile” del 17 marzo 2012 

Quasi a voler chiudere frettolosamente il post del 17 marzo 2012, Ennio dice: “Sapevo che questo secondo dialoghetto sarebbe stato accolto con gelo o irritazione. Ringrazio comunque i pochi commenti finora ricevuti”.
Credo invece che sia il tema ad essere un po’ ostico in quanto si presta a discorsi troppo carichi emotivamente e ideologicamente per cui si passa con facilità dal registro dell’analisi a quello delle opinioni. Ma, pur riconoscendo questi limiti, potenziati anche da quel particolare mezzo di comunicazione che è il Blog, da qualche parte bisognerà pur incominciare.
Un ulteriore limite, di natura diversa e ben più importante, è anche costituito dagli strumenti interpretativi di cui oggi possiamo disporre: purtroppo non è possibile fermarsi ai soli “illuminismo e marxismo come solida base”, come farebbe intuire Samizdat, in quanto ogni strumento interpretativo muta (o dovrebbe mutare!!) conformemente alla realtà che esso interroga.

lunedì 9 aprile 2012

Giorgio Linguaglossa
Su "Fuori di sesto"
di Tiziano Salari



L’EPOCA DELLA STAGNAZIONE SPIRITUALE
Tiziano Salari Fuori di sesto Neos, Rivoli, 2012

Storicamente, l’immediatezza sensibile della lirica dell’epoca classica della filosofia tedesca fa sì che in essa l’oggetto sia immediatamente prensile, sia a disposizione del lettore in quanto riconosciuto. Nell’età classica della lirica («Agli dei di Hölderlin e al cielo stellato di Kant»), in Hölderlin e in Leopardi,  c’è ancora corrispondenza tra soggetto e oggetto, c’è una esperienza che richiede di essere tradotta in poesia, e la forma-poesia assume una configurazione riflessa e conclusa in se stessa tra un soggetto in posizione desiderante e un oggetto in stato desiderato.
Oggi, le cose della lirica nell’età post-lirica, stanno in modo ben diverso. L’epoca della stagnazione spirituale si preannuncia senza squilli di tromba o clangori di ottone: non c’è più una corrispondenza tra il soggetto e l’oggetto, non c’è più una esperienza significativa, non c’è più alcuna riconoscibilità tra il lettore e l’esperienza significativa descritta nella poesia. Il lettore è abbandonato a se stesso tamquam l’autore. In un poeta come Wallace Stevens questo processo è già molto visibile: la poesia si avvia a diventare quel clicchete clacchete di cui parlava il poeta statunitense, la poesia resta senza alcun destinatario. Così, anche nei suoi momenti di maggiore gaiezza, come nella poesia di Stevens, la poesia attecchisce al «lutto» di una perdita. Così è nella poesia di Salari, colpita anch’essa dalla melancholia del «lutto».