venerdì 1 marzo 2013

Pietro Peli,
Quattro epigrammi postelettorali.



I
Me l’avete stuprata per anni, per secoli
la terra in cui sono nato:
ora i frutti sono intinti
di terra velenosa.
Nessuna croce
basterà a rivangarlo dove altri
con pervicacia di chirurgo
o bocca da merciaio
ne hanno lacerato l’opinione.
Solo il grido, è sciarpa al vento
pronta a strapparsi senza difesa.
Si sconta il non essere sempre stati così.

giovedì 28 febbraio 2013

DISCUSSIONE
Come leggere e interpretare la poesia.
Due opinioni a confronto.


Riprendo da qui un commento di Giorgio Linguaglossa e rispondo alle sue tesi. [E.A.]

* Linguaglossa ad Abate

Caro Ennio Abate,
quando dico che dobbiamo leggere e interpretare la poesia tenendoci a distanza da categorie dell'economia come rapporti di produzione e forze produttive e economicistiche come salario e capitale, non intendevo certo fare ritorno a Croce al concetto di poesia=lirica pura; dico soltanto che dobbiamo leggere la poesia come un particolare genere, come dire, una particolare forma di linguaggio, ed è soltanto applicando le categorie del linguaggio che noi possiamo entrare dentro la serratura della poesia e dentro la cassaforte del Moderno. Non occorre la dinamite per far saltare il Moderno ma basta una poesia per cambiare le carte in tavola di ciò che si intende (comunemente e convenzionalmente) per poesia. I «conflitti» in poesia devono potersi rintracciare all'interno del suo dispositivo estetico e poetico, questo voglio dire, e non all'esterno. I conflitti esistono nella forma poetica come «traccia», orma mnestica; e, a volta sono invisibili ad intere epoche. Voglio dire che tanto più alta è la formalizzazione dei testi quanto più in profondità scendono i «conflitti». Insomma, il discorso è complesso e poliedrico e andrebbe inquadrato da differenti punti di vista ermeneutici.

domenica 24 febbraio 2013

Cesare Viviani,
Poesie.
Con una nota di Giorgio Linguaglossa.


da “Infinita fine” Einaudi, Milano, 2012



Ha avuto il coraggio di sporgersi dal trono
il monarca,
di sporgersi da un lato
tanto da assumere
una posizione ridicola, non so
se lo faceva per scoprire qualcosa
sulla fascia esterna del trono
o perché si era stancato del cerimoniale.
Poi nella festa parlarono tutti, nessuno taceva,
parlavano, parlavano,
parlavano anche
del percorso di torrenti e fiumi,
dai monti al mare.
Intanto bevevano, bevevano,
alcuni fino a stordirsi.


venerdì 22 febbraio 2013

Rita Simonitto,
Otto poesie.



Il falso muove e vince in poche mosse

Cresciuti tra zanzare e DDT e i tossici amianti
(eppure seducenti al nostro invincibile Walhalla,
la lotta al drago-fuoco sconfitta da una foglia),
e i manifesti di bimbi martoriati dalle caramelle/mine
venute giù dal cielo, la atroce manna dei liberatori...

Credi che solo là si siano aperte le ferite?

O non invece nei crepacci, abissi dove la verità si sperde,
eppure pieni di appigli e sponde cui aggrapparsi,
anche se poi con rovina resi bianchi gli occhi
dal buio persistente che confonde il nemico
con l’amico ecco l’ignavia che sempre si ripete?

(04.08.2011)

mercoledì 20 febbraio 2013

SEGNALAZIONE
www.robertoroversi.it


Quanti vogliono conoscere o approfondire la poesia di Roberto Roversi dispongono  da qualche giorno dei materiali che verranno pubblicati sul sito   a lui dedicato: 
dal quale ricopio la pagina d'intenti. [E.A.]
La famiglia di Roberto Roversi – nella persona di Antonio Bagnoli – invita il collettivo Bartleby e l’Università di Bologna a dialogare per trovare una soluzione condivisa e istituzionale che, al di fuori da qualunque uso strumentale del nome e della figura di Roberto Roversi, consenta il proseguimento del prezioso lavoro di catalogazione della parte del “fondo Roversi” in possesso del collettivo, e la sua conseguente massima fruibilità da parte del pubblico.
  

martedì 19 febbraio 2013

Ennio Abate,
“Laboratorio Moltinpoesia di Milano” (2006-2012):
sulle difficoltà e i dilemmi
del cooperare tra poeti-massa.


1. In una recente intervista sulla storia del Gruppo ’63 (qui) alla domanda «Lei ritiene che un’esperienza simile, in cui si fa gruppo, sia oggi ripetibile?»,  Umberto Eco risponde: «Mi pare difficile. È cambiato il clima. Balestrini ha cercato di far nascere un Gruppo 93, ma ciascuno poi ha corso per conto proprio. È un po’ per lo stesso motivo per cui oggi i giovani non si riuniscono più in associazioni o partiti. Siamo in un’epoca di cani sciolti». E più avanti lapidariamente aggiunge: «L’ultima possibilità data a una generazione di fare gruppo fu il ’68, ma non era gruppo letterario bensì politico. Diciamo che molte di quelle energie che in un’altra epoca sarebbero confluite in un’attività letteraria allora confluirono nella politica.». Queste parole di Eco, per le circostanze in cui le ho letto (qui), mi hanno colpito. Non credo che un destino, una maledizione, la «condizione postmoderna», la crisi generale condannino i poeti all’individualismo, ma l’esperienza empirica (anche personale) sembra confermare l’esattezza della diagnosi; e il fallimento (o interruzione o trasformazione…) del progetto «Laboratorio Moltinpoesia di Milano» (Per un rendiconto, aggiornato al 2011, delle sue iniziative leggi sotto Appendice 2) impone quantomeno un ripensamento.

lunedì 18 febbraio 2013

Laura Canciani,
Due inediti.




da  “Fortezza e contentezza in viola”


L’acqua è venata di rosa

L’acqua è venata di rosa.
È chiamata Fontanarosa per il ferro puro,
quasi un pensiero puro
 - al centro di un piccolo campo
c’è un ippocampo -
come toccante.
«Quali occhi quali parole sontuose ametista
o abbracci tesi spalancati sull’abisso del non so niente?»

sabato 16 febbraio 2013

Adam Zagajewski,
Cinque poesie.
Con una nota di Giorgio Linguaglossa.


Kierkegaard su Hegel


Kierkegaard diceva di Hegel: ricorda qualcuno
che erige un enorme castello, ma vive
in una semplice capanna, lì nei pressi.
Così l’intelligenza abita in una modesta
stanza del cranio, e quegli stati meravigliosi
che ci furono promessi sono ricoperti
di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci
di un’angusta cella, del canto del carcerato,
del buonumore del doganiere, del pugno del poliziotto.
Abitiamo nella nostalgia: Nei sogni si aprono
serrature e chiavistelli. Chi non ha trovato rifugio
in ciò che è vasto, cerca il piccolo. Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.


lunedì 11 febbraio 2013

Rita Simonitto,
Per chi suona la poesia.




Questo intervento di Rita Simonitto (sue poesie e interventi si trovano inserendo il cognome in 'Cerca nel blog', a destra in alto) può ben coadiuvare il ripensamento della funzione  di questo blog, che --   da solo o  con il contributo di altri - vorrei avviare dopo il distacco dal "Laboratorio Moltinpoesia" di Milano. Rita teme che la eterogeneità del materiale poetico finora proposto possa significare una mia scelta  a favore dell'ibridazione e del nomadismo (poetico). Sembrerebbe confermarlo la stessa immagine (per ora) simbolo del blog: il camion multicolore dei migranti nel deserto in  sostituzione de "Il quarto  Stato" di Pellizza da Volpedo). D'altra parte, nota ancora Rita, gli articoli di critica finora pubblicati contrasterebbero questa opzione pluralistica. Vi coglie, infatti, un'intenzione normativa, quasi la ricerca di un canone prescrittivo da imporre alla ricerca del singolo poeta. Ci sarebbe stata (o ci sarebbe), dunque, un'oscillazione tra due poli opposti. E, per uscirne Simonitto indica due direzioni di lavoro: il rapporto di chi scrive con la realtà (da ridefinire; e in proposito si sta svolgendo un intenso dibattito sul "nuovo realismo" documentato nel libro di AA.VV. Bentornata realtà, Einaudi, Torino 2012...); la ricerca (implicita o esplicita) di un interlocutore-lettore-destinatario, che  ogni scrittura poetica (fosse pure la più lirica e solitaria) sottintende. Ci penserò... [E.A.]


"...And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee".
 (John Donne)

E’ un incipit un po’ provocatorio visto e considerato che essa poesia  dovrebbe suonare essenzialmente per chi la scrive: sia nel senso che ri-suona, ovvero dà una sonorità di parola a delle rappresentazioni interiori del poeta su se stesso e sul mondo, e sia nel senso che suona a lutto, il lutto che egli incontra nell’esporre, nero su bianco, il suo pensiero unito all’accettazione dolorosa di poter esprimere soltanto una verità parziale rispetto a quanto esperito.
Rappresentazione che non significa ‘spettacolarizzazione’ della realtà, come peraltro pare essere la moda di oggi (dalla guerra, ai programmi culturali televisivi, alle manifestazioni politiche) bensì tentare di rendere esplicita il più possibile la trama che la sottende.

domenica 10 febbraio 2013

SEGNALAZIONE
INCONTRO CON APPENDICE.


giovedì 14 febbraio, ore 18
 Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1,Milano - Ingresso libero

Il futuro dei Moltinpoesia

Ennio se ne va portandosi via la critica e la sua preziosa idea del reale.

Riusciranno i Moltinpoesia che restano a fare gruppo tra la folla?

APPENDICE
Pubblico qui  la lettera inviata agli iscritti alla mailing list dei "moltinpoesia" il 1 febbraio 2013 e, pur augurando sinceramente la riuscita dell'incontro, faccio notare che   la "critica" e la "preziosa idea del reale" me le sono portate via  perché non ben accolte. [E.A.]

Cari/e amici/che, vi comunico in modo semplice la convinzione che ho maturato: per me l'esperienza del Laboratorio Moltinpoesia è esaurita. Incontratevi come volete. Io non parteciperò all'incontro. Se le idee ci fossero state, sarebbero venute fuori. Se le volontà  individuali di collaborazione fossero state autentiche, sarebbero venute fuori. Dal 2006 al 2012 c'è stato tutto il tempo per farle fiorire. Curerò ancora personalmente  e da solo il blog, come ho dovuto in pratica fare finora. E toglierò il sottotitolo "Il blog del Laboratorio Moltinpoesia, Palazzina Liberty, L.go Marinai d'Italia 1, Milano" e la foto della Palazzina Liberty. Resto disponibile a mantenere i contatti individuali con ciascuno di voi e, dove si verificassero le condizioni, a collaborare ad eventuali iniziative o proposte. Ma non a  mantenere in vita un Laboratorio, che laboratorio non è riuscito ad essere. Non è stato possibile. Non mi inoltro in analisi delle cause. Non mi spargo neppure il capo di ceneri. Ho fatto quel che ho potuto. Ora sento di dover dire: basta. Un caro saluto