sabato 11 giugno 2011
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Paolo Pezzaglia
Storiella
Una volta, anni fa ero in Arizona e visitando una ghost town avevo visto un poster con questa storiella.
L’ho ritrovata in questi giorni e tradotta in italiano. A me pare istruttiva anche a proposito di letteratura…[P.P.]Al ragazzo brillavano gli occhi,
disse voglio cercare l’oro.
Bravo, datti da fare,
dissero quelli seduti
intorno al fuoco in cerchio
- a tutti brillavano gli occhi -.
Cominciò a dire il vecchio: attento!
martedì 7 giugno 2011
CONTRIBUTI
Donato Salzarulo
"Meteo" di Zanzotto:
le previsioni della poesia
1. Innanzitutto il titolo[1]. Tratto di filato dalle note rubriche televisive di previsioni del tempo. Ma anche ME-TEO, ME-DIO, conoscendo il presupposto teorico di base della ricerca zanzottiana che, a partire da La Beltà, istituisce il significante come produttore e depositario in proprio di senso. Evidente l’intento di instaurare un legame tra l’atto poetico e quello scientifico-conoscitivo del fare previsioni. Poesia come meteorologia, quindi. Come presa diretta, dal vivo, live delle alte e basse pressioni affettivo - sociali, dei loro nuclei di condensazione, della loro distribuzione, dei loro moti e precipitazioni.
Poi la Nota in fondo, di pagina 81 «Questa silloge vuol essere soltanto uno specimen di lavori in corso, che hanno un’estensione più ampia. Si tratta quasi sempre di ‘incerti frammenti’, risalenti a tutto il periodo successivo e in parte temporaneo a Idioma (1986). Non tutti sono datati e comunque sono qui organizzati provvisoriamente per temi e non secondo una sequenza temporale precisa, ma forse ‘metereologica’ ».
Il lettore di Zanzotto è ormai abituato a queste “note che fanno testo”. Ne ha incontrate di simili sia nella prima raccolta della “pseudo - trilogia”, Il Galateo in Bosco, che in Fosfeni e in Idioma. Sebbene qui l’autore usi il singolare, non ne appare mutata la funzione. La Nota, più che consentire una maggiore intelligibilità dei testi antologizzati e, per l’occasione, offerti come campioni o prove di lavori in corso, ne incrementa le ambiguità.
CRITICA
Ennio Abate
Samizdat e il poeta esodante
Dialoghetto n.2
Sulla tradizione
In un bar di Via Broletto a Milano
Samizdat –
Mentre venivo in metrò qui da te, mi chiedevo cosa m’avresti detto sulla tradizione. Bye-bye, no?
Il poeta –
Che fretta! Sapendoti, invece, moderno o quasi postmoderno, ho pensato di frenare la tua corsa parlandoti di un saggio di quelli tosti. L’ho letto giorni fa sulla rivista «L’Ospite ingrato» (n.2, nuova serie) del Centro Franco Fortini di Siena. Titolo:Tipologie della modernità ebraica. Autore: Stéphane Mosès. Partirei da qui per la nostra chiacchierata.
Samizdat –
Pronto ad ascoltarti. Prima dimmi, però, chi è Stéphane Mosès, che non conosco
Pronto ad ascoltarti. Prima dimmi, però, chi è Stéphane Mosès, che non conosco
lunedì 6 giugno 2011
SEGNALAZIONE
VIII RASSEGNA POESIARTE MILANO
‘SCONCERTI’
13 - 14 giugno 2011
Con la collaborazione di Milanocosa
VIII RASSEGNA
VIII RASSEGNA
POESIARTE MILANO
Quintocortile Viale Bligny 42 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
‘SCONCERTI’
13 - 14 giugno 2011
(ore 17 - 21)
a cura di Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)
con la collaborazione di Adam Vaccaro, Claudia Azzola,
Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Giuliano Zosi (Associazione Milanocosa)
venerdì 3 giugno 2011
OMAGGIO 2
IN MORTE
DI GIOVANNI GIUDICI (1924-2011)
di Larry Massino
Succedon robe strane nel nostran letterativo, sopraditutto quello che dovrebbe da essere il più avanzato (a chi?): mi riferisco ai blog, che se la cantan e se la suonan e pubblican di poeti che non si posson da guarda’, ma poi... Infatti, la poesia qui la poesia là, Sanguineti su Sanguineti giù, poi muore uno non qualunque come Giovanni Giudici e nessun gli manda nemmen un saluto. Boh.
La classifica dei blog letterari qui. L’unico che si ricorda è il bravo Giuseppe Genna qui, che in classifica tra i primi trenta blog non risulta (rettifico, Primo Amore si era ricordato, qui.)
giovedì 2 giugno 2011
MOLTINPOESIA
SCRIVERE AL PRESENTE
Li Zo Wen
Arbasinata
Leonardo Terzo, Il cielo sopra Milano, 31 maggio 2011.
Ribolle
L’accerchiamento
Mettere mano al portafoglio
E la resa dei conti
Fa tirare un sospiro di sollievo
Era ora
martedì 31 maggio 2011
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
Setteorequarantadueminuti
Sette ore e quarantadue minuti
d'inserimento dati
sette ore e quarantadue minuti.
Né uno di più né uno di meno.
Poesie nel cassetto
ogni tanto uno sguardo
ormai lo sapeva, quando arrivava
la porta cigolava
e tac, si chiudeva il cassetto.
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Anna Maria Moramarco
A mia madre
E ti prego,
o madre dolorosa,
quando all’improvviso staccherai la fune
- e mi lascerai sull’altra riva -
non ti dimenticare che anch’io ti rivedrò.
Ma non staccare la fune
se vicino a te - la mia mano nella tua -
possa ancora invocare di non lasciarmi.
Ti abbandoni il tuo dolore
dopo tanta tenacia e tanto accanito ardore,
che ti ha prostrata
e mostrata a te stessa e a me
come mai fosti,
come mai più sarai.
31.5.2011
domenica 29 maggio 2011
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Matteo Bonsante
Poesie d'amore
1)
Io dedico i miei versi
a tutti coloro che sanno saltare
di fiore in fiore, di stella in
stella, di canto in canto,
portando nella bisaccia acqua, pane,
vino,
la musica di Mozart,
e il volto gentile di una donna.
venerdì 27 maggio 2011
OMAGGIO
IN MORTE
DI GIOVANNI GIUDICI
(1924-2011)
autore e titolare del copyright della foto RINO BIANCHI:rinobianchiphotographer@gmail.com
È morto in questi giorni il poeta Giovanni Giudici. Non ha avuto gli onori della Merini. Poeta minore rispetto a lei? No, maggiore. Solo che la sua figura di piccolo borghese d’antan - ruminatore prima delle sue “gioie” de L’educazione cattolica (la sua prima raccolta del 1963), poi del «vissuto dell'uomo impiegatizio nella sua versione più tetra» (Zanzotto) e infine, da vecchio, ritiratosi a Le Grazie (in provincia di La Spezia) dov’era nato nel 1924 - non attizzava più i giornali o la TV della società spettacolare. A differenza della poetessa Merini, tanto “folle e infelice”, la sua infelicità era troppo fredda e riservata, non rientrava in nessuna delle recite previste per il pubblico snob-democratico d’oggi. Ho letto alcune anodine “preci” di poeti e critici che hanno avuto occasioni d’incontrarlo. Ne parlano compassati, attingendo ai loro antichi ricordi («Una volta, in un'intervista del 2000, Giovanni Giudici disse che Saba gli aveva insegnato la pazienza»). Una volta! Non un cenno a come si era e a come si è ridotta oggi l’Italia (di sinistra), che almeno tra anni Sessanta e Settanta lo accolse e un po’ del suo autobiografismo si servì. Si buttano appunto sulla biografia (staccata dalla storia), sugli sforzi fatti da Giovannino per uscire dalla miseria, arrivare alla Olivetti, frequentare i letterati già col successo in tasca. Viene ricordato pure che «letteratura e politica» sono stati «i due interessi prevalenti della sua vita, insieme con il giornalismo». Di quale politica si tratta? Silenzio. Si rischia di dover parlare dei suoi legami col socialismo italiano e poi della sua adesione al PCI: fastidiosi fantasmi da prima repubblica, che oggi potrebbero turbare le inossidabili speranze dei lettori democratici. Come fastidioso sarebbe parlare della sua vecchiaia, della malattia, della scelta di isolarsi. Un conoscente mi raccontò di come Giudici si lamentasse perché tutti l’avevano ormai completamente trascurato o dimenticato. Capita ai comunisti. Capita ai poeti. Capita ai vecchi. Ma per un giorno o due ci sono stati i «coccodrilli» a piagnucolare in suo onore. Questo lo concede ancora ai poeti la Grande Stampa. Meglio lasciar perdere e rileggere o leggersi per la prima volta qualcuna delle sue poesie. Queste due che ho scelto mi paiono in tema e fuori tema allo stesso tempo. Una morte immaginata così impiegatizia e piena ancora di sentimenti tremebondi, ma ancora “naturale”, quasi da augurarsela rispetto a quelle che ci preparano guerre e disastri nucleari. [E.A.]
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