lunedì 3 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1978)

                                                                                 

Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (2)

 di Ennio Abate


2 gennaio 1978

Lettura. Roversi, I diecimila cavalli. Bellissimo l’intreccio del dialogo fra i due amanti che si separano e la descrizione dell’intervento della polizia contro i manifestanti. E poi parla con passione dei meridionali e con rabbia della polizia. Accorcia il romanzo veristico, lo stravolge. È un lavoro da scrittore maturo. Non cerca spiccioli.

sabato 1 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1977)

 


                                          Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (1)

di Ennio Abate

 Questi appunti di diario sono stati scritti tra 1977 e 1985 e riordinati nel 1999. Pubblico quelli del 1977.

giovedì 16 ottobre 2025

Lamento testamento



di Ennio Abate

mandò un messaggio (come stai?)
e lei chiamò sul fisso
ne ascoltò il lamento/ il resto/ lo scarto/

per decenni lo sostenne/ per decenni
come una mamma ne coprì i difetti
come una volpe non volle più ucciderlo
e ora – oh, ferocia di coppia -
fissava quella sua fine indecorosa
da lei pure preparata

lamento/ lamento
tutto è stato dilapidato
è / se c’è / il testamento

venerdì 10 ottobre 2025

Passanti



 di Ennio Abate

al sole un attimo sfuggendo
come bisbiglia
vocina d’infanzia
le tiepide cose che pensa
al badante amico
- corpaccione da pugile ingrassato
che la spinge sulla carrozzella
lentamente

10 ottobre 2025

domenica 5 ottobre 2025

TRE VOLANTINI IMPROVVISATI E VELOCI



di Ennio Abate


1.
e la gestione della crisi si sostituisce alla giustizia
e ogni resistenza è bollata terrorismo
e l’Occidente crollerà così cercando stabilità
non più giustizia /quella dei coloni israeliani
sarebbe l’avanguardia della civiltà occidentale/
ahi/ ahi/

2.
la poltica, quella istituzionale/
spettacolo, teatro, gioco delle parti, trasformismo
e la popolazione va in piazza /
saltando / sbeffeggiando le strutture
che quella politica organizzano/
sarà per un imperativo morale/
sarà perché tecnologizzata
e con ampie capacità autorganizzative
pensiamo che comincia un’altra scuola/
in piazza / in piazza

3.
frantumiamoci /dai/ in gruppuscoli faziosi
in feroce contrapposizione reciproca sul nulla/
minacce nucleari nascondetevi!/ apocalisse
industriale levati dai piedi/ distruzione dello stato sociale
chemmenefotteamme!/ e alleluia/
migliori nel denigrare / il ragionar verrà poi

(spunti da pagine FB del 5 ottobre 2025)



venerdì 3 ottobre 2025

Tre poesie

 



di Cristiana Fischer



Il pensiero ha un innesto
nel corpo e non per caso
il corpo mortale conserviamo
pronti a tutto non a morte cieca
senza speranza. La virtù, la forza
apre i cieli oltre materie consistenti
miste di quanti e sostanzepensiero:
come se tutto svanisse in materia
come le anime dei morti adesso.

* * *
Io vedo te
che non ti vedi
e tu mi vedi
come io non so.
Il residuo infinito non raggiunto
anima i giorni di respiro.

* * *

Ma non sarà il pensiero razionale
a slegare il disegno equatoriale
che scioglie in vento la figura intera
ove spirito esulta e si rallegra
di vivi e morti in cori universali

lunedì 29 settembre 2025

Chille, st’amiche

 


di Ennio Abate


Chille, st’amiche, stu Bisogne - Ah, sì,
vuoi ricite
Bis! E, sì, facimme nu bisse! -
veneve ra o stesse paese. Ere r’Acquamele.
Pa precisione e suoie stevene ncopp’Aielle.

E sturiavene ‘nsieme, sì, tutt’e pomeriggie
po, quanne se faceve sere, jevene a piere
a passeggià miezz’a folle a Lungomare.

Pure quanne chiuveve forte e c’ere viente
cu ll’onne ra mareggiate nzin’ao marciapiede
lui, Bisse, Lac e Guerrazze ievene annanze
e arrete a parlà 
e Die e Dostoiesche.

Stevene sempe a sturià, a sturià
o sempe ‘nzicche a chillu gire e prievete
e l’azionecattoliche. Senza na guagliona.



Quest’amico/ Bisogno - Ah, sì,/ voi dite Bis! E, sì, facciamo un bis! - / veniva dallo stesso paese. Era d’Acquamela. Per essere precisi,/ i suoi erano di Aiello.// E studiavano insieme, sì,/ tutti i pomeriggi e poi,/ quando veniva sera,/ andavano a piedi/ a passeggiare tra la folla a Lungomare.// E anche quando pioveva forte e c’era vento/ con le onde della mareggiata fin sul marciapiedi/ lui, Bis, Lac e Guerazzi andavano avanti / a parlare di Dio e di Dostoevskij.// Erano sempre a studiare, studiare/ o sempre legati a quel giro di preti/ dell’Azione Cattolica. Senza una ragazza.


2010/2025

giovedì 25 settembre 2025

martedì 16 settembre 2025

Civiltà terroristica


di Samizdat
«Gaza brucia, l’IDF colpisce con pugno di ferro, non ci fermeremo finché la missione non sarà compiuta». il ministro israeliano della Difesa Katz

quanto si pagherà
chi pagherà
per questa follia?

cantami o diva
del pelide Katz...
‘stu cazz!

funesti foste a Gaza
e al mondo intero

bruciate bruciate
comunque la chiamiate
solo morte portate


lunedì 1 settembre 2025

Psicoscrittoio (9)


 

di Ennio Abate



ingenuo come un bimbo
fece rotolare
per terra le sue monetine
e altri già più furbi
le rubarono

ingenuo come un adulto
raccontò i suoi sogni
all’amante - che si vendicò

giocare ed essere giocati
la vita  - (forse) la poesia

giovedì 28 agosto 2025

Eppur si muove...

 Ballata dei massacrati di Gaza

di Ennio Abate
 

 Fratelli umani

Israeliani

nostri ben educati carnefici

per l’amara e breve vita

che lasciammo

nell’unico modo da voi consentito

non incolpatevi.

domenica 17 agosto 2025

vecchia madre fanciulla (2)

 


di Ennio Abate



                              In memoria di R. B.



di mattino presto solitaria fumavo
sulla panchina della piazzetta a Praly
e poi passeggiammo lungo il torrente
su sentieri morbidi di pioggia
parlammo di anni passati di dolori
rappresi di pianti ormai asciugati
nei barattoli delle nostre memorie

un sasso una radice sollevata uno
spuntone di roccia – ad intervalli
i rumori da case ancora addormentate

*
chi ero (se ero) cosa di me rimarrà
quale ricordo o gesto resta nel cesto?

*
sì sì strana infelice quella un po’ diversa
inadeguata ingannata fasciata ingessata
agghindata con stracci da mercatino psicanalitico
maschera amuleto portafortuna condannata
a raccontare nel danno in vergogna
il senso di colpa numero uno due tre
tolto il velo da parole e banalità

*
freddo alone di eventi! frizionarli dovevo,
suscitarvi la piccola febbre della coscienza,
scaldarli alla sua lampada amorosa?

*
cugina psicoanalisi, papà analista
mie stampelle non lasciatemi a
zoppicare dinanzi a incubi adulti
sostenete il viaggio nell’aldilà
della mia anima in frantumi
riportatela qua dove siete o apparite

la volevo bella, capite, mite scolara
non impacciata impresentabile acrobata
sulle sbarre gelate del mio diario
con tutto il dolore simulato e sofferto
fra ombre lacerazioni e rossori

*
calco di petrosa divinità fui bambina
in una vita di tetra morte fui compressa
nel corpo – s’appesantiva si sfaldava –
figlia bastarda preda di figli inesistenti
estratta all’ultimo momento dal frigo
della Grande Madre Macellaia
percossa tagliuzzata per cibare
– casalingo spezzatino – la famiglia
il marito i figli gli scolari delle elementari
gli altri – temuti stranieri inamabili specchi
ruvidi panni tamponanti i miei mestrui d’angoscia
scaldamuscoli del mio essere ansiosa
falle nella ideale cisterna amorosa

*
e come fece il mio io di mai amata
il mio io-non-io o io-mai quasi-mio
io di mamma mia io ciste in figli-miei
e non-miei io condannato a gara atroce
con scolari-miei-non-miei a sognare
gravidanze a figliare a recitare
da sposa da madre da amante?



(1996 – 2025)

*in copertina: Francesco Messina, Ritratti della moglie Bianca (terrecotte policrome e marmo policromo)






domenica 3 agosto 2025

Psicoscrittoio (8)


di Ennio Abate

abitammo, sì, tanto vicini
ma case su scogli separati

il vecchio padre
ora benevolo poeta
è sceso
ha bussato alla porta
e alla mia donna
ha sussurrato - quanto tardivo! -
l’invito per me:
venga, venga quando vuole…

calmo
mi rivesto
- infilo calzettoni
finalmente non bucati
senza nascondere toppe
e mancanze di studio -
ma non mi arrampicherò più
su quel suo scoglio

i miei occhi
vecchi e stanchi
hanno già visto da quaggiù
l’orrore
che lui dall’alto vede