sabato 16 aprile 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Lettera a un giovane morto invano per una pace che non ci sarà




Restiamo Umani
Vik da Gaza city

Caro Vittorio,

da uno  dei tanti  inutili uffici pace  messi su nei comuni d’Italia (per salvarsi la coscienza e continuare intrighi e politica di piccolo cabotaggio), l’amica Ornella ha fatto spuntare oggi sul video del mio PC, un comunicato di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, nel quale si annuncia che «il 29° Seminario nazionale» di tale organizzazione «che si apre oggi ad Assisi sarà dedicato a Vittorio Arrigoni». Chissà, ti dedicheranno pure strade, scuole, parchi!
Che ipocrisia!
Trovo indecente, subdola, viperina la prontezza con cui si gioca d’anticipo su ogni possibile concorrente e ci si appropria della tua morte. La lobby pacifista italiana ti vuole  “santino pacifista subito”! Guai se, ragionando sulla tua uccisione, si uscisse dal piagnisteo! La spiegazione da far circolare  nel “mercatino della pace” è una sola ed è già pronta: Lotti ha detto  che la tua uccisione è «assurda». E chiude così qualsiasi interrogativo più scomodo.

Rassegniamoci, dunque?
È una  buona, consolidata, abitudine italiota non andare a fondo sui “fatti di sangue”. Sono stati mai trovati gli esecutori e i mandanti della strage di Piazza Fontana o di Brescia?
Ovviamente, anche questa è una cosa «assurda». Ma ce la teniamo così. Tutto è Assurdo  qui da noi. E altrove? Non è forse «assurda» la vita dei palestinesi, che tu “assurdamente” (il Lotti ricorda che tu per alcuni eri «un pazzo», per altri «un estremista», per altri ancora «un eroe, un sognatore, un idealista»)  hai voluto andare a vedere da vicino e addirittura  condividere?
Ma a te posso dirlo: e se la nostra vita e quella dei palestinesi fossero dominate da un’Assurdità apparente? E se le cose,  che dichiaramo ( per viltà, per pigrizia) “assurde”, fossero invece vere, inquietanti, normali? Anzi logica conseguenza  delle scelte  politiche di capi di Stato (israeliani, europei e über alles del  Nobel per la pace Obama) che purtroppo –ahimè, caro Vittorio! – le fanno restando “umani” (e anzi, da un po’ di tempo, anche “umanitari”)? 
Per cancellare  sul nascere questi “cattivi pensieri” che vengono quasi spontanei vedendo che, malgrado queste Nostre Guide così “umane” e “umanitarie”, il mondo va storto, sempre più storto, ecco pronti i comunicati stampa placebo alla Lotti: contro «l'indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza» e contro – sempre indeterminati, sempre innominati! - «prigionieri del cinismo e dell'egoismo».
Anche questa a te posso dirla: e se imparassimo a nominare i Nemici che alimentano questa indifferenza, cinismo, egoismo?  Ah, sei d’accordo anche tu? Non mi stupisci. L’avevo capito dai tuoi coraggiosi scritti di pacifista (convinto o per forza di cose, vista la miseria delle scelte morali o politiche oggi possibili…).
Vedi, invece, come il Lotti interviene subito a disinfettare: «Vittorio non ha mai voluto far del male a nessuno».
E certo, il “male” come potevi farlo,  come possiamo farlo? (Ma è “male” ribellarsi anche con le armi a chi ci opprime?). Noi tutti – pacifisti o non pacifisti – che “ male” possiamo oggi fare, se “male” e “bene” lo decidono soltanto  quelli che dispongono di  bombardieri, di atomiche, di eserciti regolari, di banche, di televisioni?
Noi (e le vittime di questo sistema) abbiamo, forse, ancora la capacità di odiare i nostri Nemici. Ma, secondo Lotti, dovremmo vergognarci o colpevolizzarci se l’odio affiora a volte nei nostri cuoricini e si fa indignazione  e tenta di individuare bersagli precisi. Noi l’odio dovremmo continuare a scaricarcelo addosso tra noi. (Come purtroppo è accaduto tra i vari raggruppamenti politici dei palestinesi. Ovviamente per colpa loro! L’ottusa volontà politica e i calcoli di Israele e dei suoi “democratici” sostenitori non c’entrano, come non c’entrano adesso in Libia le manovre dei Sarkozy, dei Camerun, degli Obama). E  vuoi mettere la capacità di violenza  di costoro a confronto con quella dei palestinesi?
Sfigura, non ha dignità,  è follia, deve continuare ad esplodere disperatamente e non farsi mai politica più precisa.…
Purtroppo sì, con la tua uccisione, come scrive Lotti, «si spenge una voce». (Ah, che tocco classico in questo verbo!). Egli e i suoi discepoli, invece, continueranno a predicare e a  dirigere inutili dibattiti «per la pace e la libertà, i diritti umani e la democrazia», che «metteranno a confronto» - inutile strascico parolaio di ogni evento terribile « oltre trecento giovani, gruppi, associazioni, amministratori locali, insegnanti e giornalisti». 
Caro Vittorio,
un’ultima cosa. Il tuo slogan «restare umani» per me era sbagliato. Però quando lo pronunciavi tu, con la tua voce, e da Gaza, l’ho sempre trovato sincero e rispettabile. Da oggi  sulle bocche di Lotti e altri lo riterrò solo una menzogna per istupidire e non far ragionare. Onore solo a te.
 Samizdat Colognom

12 commenti:

  1. Aneddoto quasi banale

    di Giuseppe Beppe Provenzale



    Quando studiavo (e sudavo) ad Oxford un giorno un’insegnante ha proposto un’interessante esercitazione: avrebbe diviso la classe in due gruppi (di 7…) che avrebbero dovuto simulare due discorsi alla Parliament House, uno “Tory” e l’altro “Labour”.

    Entrambi credibili.

    L’abbiamo fatto usando parole e argomentazioni su libertà, giustizia, difesa dei confini e dello spirito religioso, diritti umani, lavoro ecc… Entrambi i gruppi hanno svolto un buon lavoro e un “rappresentante” ha fatto il suo speech. Solo uno, io, per incarico dell’insegnante. Quale ho pronunciato?

    Entrambi, stando attento a parole e significati al seguito che elaboravo nella mente. Per me è stato quasi sconvolgente parlare prima del “diritto dei cittadini di una nazione a difendere i propri confini” da un (sempre) generico “nemico” e poi smentirmi giustificando lo scavalcamento dei confini con un “diritto di cittadinanza mondiale”. In questo imbarazzante esperimento prosemico ho giustificato persino l’uso di missili e cinture esplosive per quelli più “resistenti” a concedere questo diritto a senso unico.

    Le argomentazioni erano più raffinate e rifinite di quanto abbia sinteticamente appena riportato e rassomigliano a certe esercitazioni da desk solitario che poi rimbalzano sui media legati all’arco parlamentare.

    Argomentazioni che mostrano i ruoli di gioco delle parti, magari in buona fede (i più pericolosi) o magari creduti veri.

    Credendoli veri ci sono i martiri da ambo le parti. Martirizzati da coloro che ci ricavano potere. Comunque onore ai martiri…



    In ultimo, un appunto illuminante sul potere.

    Quell’insegnante mi ha corretto: .

    Sul bene e male… colore della pelle... colore delle divise ... fiumi di parole, argomentazioni, idee e ideologie, martiri e pallottole.

    RispondiElimina
  2. Adelia D.a Ennio:

    Ciao Ennio,
    non è facile commentare quanto scrivi, perchè sembra che tu non voglia avere e trasmettere speranze.

    Vittorio Arrigoni è andato a vivere a Gaza perchè nutriva la speranza di poter essere utile con la sua testimonianza.

    Chi lo ha ucciso lo ha fatto perchè lo considerava un nemico da eliminare e non un nemico con il quale trattare di pace.

    Donne e uomini sono esseri umani, ma se ho capito bene "rimanere umani" per Arrigoni voleva dire scegliere di non azzannarci come bestie.

    Insistere con fermezza e anche pazienza nel sostenere il diritto di tutti gli esseri umani ad una vita dignitosa, denunciare ripetutamente senza stancarsi e senza perdere la fiducia può farti trovare di fronte dei nemici (tutti coloro che non vogliono perdere potere o che ne vogliono conquistare di più) e a quel punto saremo capaci di combattere le loro logiche avendo rispetto della persona umana con tutti i suoi limiti o peccati che dir si voglia?

    Se si vuole la pace si deve insistere nel praticarla il più possibile in tutte le situazioni ci si trovi, qualcuno di importante che adesso non ricordo faceva osservare che è l'unica via percorribile se non ci si vuole sbranare come "bestie".

    Io non posso non vedere che comunque alcuni passi in avanti in questo senso l'umanità li ha fatti, sono lentissimi? Forse si, ma bisogna credere fortemente che la strada migliore è quella in cui chiunque altro è anche un pò me stesso e se solidarizzo con quella persona ne ricevo anch'io un immediato riscontro ed a lungo termine un riscontro ancora più significativo.

    Esistono sempre anche nei gruppi con le migliori intenzioni i rischi di trasformarsi in lobbies con l'attenzione per qualcosa che non sono i veri obiettivi a cui tendere, dobbiamo perseverare come singoli per far si che non succeda, non vedo altra strada.

    Buona giornata. Adelia

    RispondiElimina
  3. Angela V. a Ennio:

    Caro Ennio, parli di Arrigoni come se lo conoscessi, come se fossi un suo amico, o come se lui fosse molto vicino a te, a noi... Non credo.
    Lui era là, noi siamo qua. Lui veniva picchiato, noi scriviamo al pc oppure rispondiamo alle lettere di amici e amiche. Lui moriva e noi scriviamo una lettera a un giovane morto in modo orribile, da poche ore, lontano dai suoi affetti e dai suoi cari, per dirgli che è morto invano...Quando ho appreso la notizia sono rimasta alcuni minuti in silenzio, anche i miei pensieri hanno fatto una pausa. La cosa migliore sarebbe il silenzio, però mi sembra necessario dire che Arrigoni non è morto invano, sua madre in un'intervista ha detto poche parole, ma molto significative, il cui senso più o meno era questo: non si muore invano.
    Un saluto

    RispondiElimina
  4. Ennio ad Adelia e Angela

    Cara Adelia,
    grazie di esserti confrontata con la mia "Lettera".
    Replico dicendo: io non sono un nichilista , per il quale conta solo il Nulla e che ritiene ogni cosa (tranne forse la sua convinzione) insensata. Non voglio però trasmettere illusioni, come – per essere chiaro - fa Lotti, fanno in genere i pacifisti e un po’ anche tu.
    La speranza è un’altra cosa. Uno non ce l’ha in partenza, non è una dotazione del DNA. Comincia a venir fuori solo quando ci si libera dalle illusioni (che sono speranze false). E per durare, per rafforzarsi, ha bisogno di eventi reali che devono accadere. Né la speranza né gli eventi reali dipendono, perciò, soltanto da noi o dalla nostra volontà di volere (il bene, la pace, qualsiasi cosa noi riteniamo desiderabile per noi o per tutti). La speranza noi oggi, in questa situazione internazionale e nazionale non ce l’abbiamo. L’avevano i rivoluzionari nella Russia del 1917, i partigiani durante la Resistenza, noi pure forse nel ’68-’69. L’aveva (individualmente o per la sua scelta di stare attivamente in un gruppo) Vittorio Arrigoni. Quella che invece Lotti e i pacifisti in genere chiamano (sbagliando per me) ‘speranza’ è una fede religiosa, che appunto può sostenersi su Dio e durare, proprio per questo, anche in assenza di eventi reali (ma, credo, con varie ipocrisie e rimozioni di “problemi scomodi”).
    Arrigoni, pacifista convinto o per forza di cose (come ho sottolineato), sperava o si illudeva? Secondo me, sperava, ma un po’ - per quel suo slogan («Restare umani») - si illudeva. Sperava, perché aveva trovato e dato un fondamento abbastanza reale alle sue speranze: aveva individuato i palestinesi come suoi amici, legandosi alla loro sorte, e lo Stato israeliano come nemico suo e dei palestinesi. Una scelta etica e politica chiara. E dimostrata coi fatti: egli faceva quello che oggi è possibile fare a chi – ripeto: pacifista o non pacifista - si trova in una condizione di debolezza estrema nei confronti di nemici forniti di mezzi offensivi e persuasivi enormi (Davide e Golia; ‘asimmetria dei rapporti di forza, come dicono gli studiosi di strategie): non ha altra arma per contrastare i nemici se non il suo corpo, l’intelligenza politica, la parola militante, la testimonianza a favore di amici precisi e contro nemici precisi.
    Arrigoni faceva quel che poteva a Gaza. Noi lo facciamo qui a Cologno. Non tutti possiamo combattere i nemici andando a Gaza. E del resto Arrigoni, stando a Gaza, non combatteva automaticamente i nemici presenti qui a Cologno o altrove. Il valore della sua lotta non consisteva nel fatto che lui era a Gaza. Si può stare a Gaza con qualche Ong e menare il can per l’aia (come fanno- si dice- tanti volontari in molte parti del mondo. Come si può stare in Italia e a Cologno e menare il can per l’aia. Ma Arrigoni la sua lotta positiva ed efficace l’ha fatta, ad es. con le denunce dei massacri (negati dagli israeliani) durante l’operazione «piombo fuso» tra dic. 2008 e gen 2009. Di fronte a quel suo “granello di sabbia” non sfigurerebbe neppure la denuncia e l’azione coerente delle manovre dei nemici che operano qui a Cologno, se noi la facessimo con la stessa chiarezza e decisione. (Preciso che per me i nemici a Cologno non sono soltanto Berlusconi e soci, ma - aggiungo – anche quanti nello stesso centro-sinistra sono conniventi o complici della politica governativa: partecipazione alle guerre umanitarie in primis.

    [Continua 1]

    RispondiElimina
  5. Ennio ad Adelia e Angela [Continua]:


    Riconosciuti i nemici, essi vanno, secondo me, come minimo odiati. Non li si combatte se non li si odia. E qui faccio una netta distinzione tra la sincerità, coerenza, chiarezza politica nella distinzione tra amici e nemici che ritrovo in Arrigoni (assieme all’”errore ideologico” del suo slogan “Restare umani”) e l’ipocrisia, le mezze verità, le strumentalizzazioni da lobby, la genericità con cui vengono indicati amici e nemici di tipi come Lotti e tanti pacifisti, tra cui persone che conosciamo e che militano nel PD e approvano i bombardamenti in Libia e le missioni italiane in Afghanistan, ecc.
    Credo di aver portato argomenti per dimostrare questa ipocrisia e cattiva politica: quando ho scritto che l’uccisione di Arrigoni, da Lotti definita «assurda», non lo è, perché è – direttamente o indirettamente - «logica conseguenza delle scelte politiche di capi di Stato (israeliani, europei e über alles del Nobel per la pace Obama»; o quando ho denunciato la vaghezza con cui Lotti si dichiara «contro «l'indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza» e contro i «prigionieri del cinismo e dell'egoismo» – sempre indeterminati, sempre innominati!
    Questo per me significa coltivare illusioni e non costruire speranze. E a coltivare illusioni invece di costruire speranze sembri essere anche tu, quando scrivi:
    « Insistere con fermezza e anche pazienza nel sostenere il diritto di tutti gli esseri umani ad una vita dignitosa, denunciare ripetutamente senza stancarsi e senza perdere la fiducia può farti trovare di fronte dei nemici (tutti coloro che non vogliono perdere potere o che ne vogliono conquistare di più) e a quel punto saremo capaci di combattere le loro logiche avendo rispetto della persona umana con tutti i suoi limiti o peccati che dir si voglia?».

    No, non si può combattere coi nemici, solidarizzando con loro. È veroche «chiunque altro [quindi anche il nemico] è anche un po’ me stesso», ma quella parte di me stesso che è simile al nemico (o connivente con lui) va combattuta e non coccolata o scusata. Il nemico va individuato bene sia all’esterno e sia al nostro interno; e va combattuto su entrambi i fronti. E perciò, per combatterlo davvero, non bisogna avere nessun «rispetto della persona umana con tutti i suoi limiti o peccati che dir si voglia», come invece tu scrivi e il cattolicesimo insegna.
    Non credo poi neppure corretto dire che «se si vuole la pace si deve insistere nel praticarla il più possibile in tutte le situazioni ci si trovi». Arrigoni, se avesse “praticato la pace”, se ne sarebbe stato a casa, avrebbe impiegato la sua energia in una bella carriera o sarebbe dopo un giretto a Gaza tornato in Italia; e non avrebbe più contrastato Israele denunciando come testimone diretto le violenze compiute contro i palestinesi.
    Noi qui a Cologno, quando “pratichiamo la pace” in nome dell’unità del centro sinistra, anche quando il centro sinistra fa una politica come minimo accondiscendente, sbagliamo e di brutto. Ripeto: ci si può addormentare e lasciar passare porcherie sia a Gaza che qua a Cologno. La pace non basta volerla, predicarla. Bisogna praticarla - questo il paradosso - con la non-pace, col conflitto. Si vis pacem, para bellum. (Se vuoi la pace, prepara la guerra) è insegnamento purtroppo più vero di quanto siamo disposti ad ammettere. Con la precisazione che per ‘guerra’, visto che non abbiamo eserciti, s’intende il ‘conflitto’, la denuncia, la testimonianza contro i nemici e i falsi amici. In certe situazioni si può arrivare (forse) a una pace (relativa), ma solo combattendo, come faceva Arrigoni e come fanno altri che pacifisti non sono. E come dovremmo fare meglio anche noi qui a Cologno.

    [Continua 2]

    RispondiElimina
  6. Ennio ad Adelia e Angela

    Cara Adelia,
    grazie di esserti confrontata con la mia "Lettera".
    Replico dicendo: io non sono un nichilista , per il quale conta solo il Nulla e che ritiene ogni cosa (tranne forse la sua convinzione) insensata. Non voglio però trasmettere illusioni, come – per essere chiaro - fa Lotti, fanno in genere i pacifisti e un po’ anche tu.
    La speranza è un’altra cosa. Uno non ce l’ha in partenza, non è una dotazione del DNA. Comincia a venir fuori solo quando ci si libera dalle illusioni (che sono speranze false). E per durare, per rafforzarsi, ha bisogno di eventi reali che devono accadere. Né la speranza né gli eventi reali dipendono, perciò, soltanto da noi o dalla nostra volontà di volere (il bene, la pace, qualsiasi cosa noi riteniamo desiderabile per noi o per tutti). La speranza noi oggi, in questa situazione internazionale e nazionale non ce l’abbiamo. L’avevano i rivoluzionari nella Russia del 1917, i partigiani durante la Resistenza, noi pure forse nel ’68-’69. L’aveva (individualmente o per la sua scelta di stare attivamente in un gruppo) Vittorio Arrigoni. Quella che invece Lotti e i pacifisti in genere chiamano (sbagliando per me) ‘speranza’ è una fede religiosa, che appunto può sostenersi su Dio e durare, proprio per questo, anche in assenza di eventi reali (ma, credo, con varie ipocrisie e rimozioni di “problemi scomodi”).
    Arrigoni, pacifista convinto o per forza di cose (come ho sottolineato), sperava o si illudeva? Secondo me, sperava, ma un po’ - per quel suo slogan («Restare umani») - si illudeva. Sperava, perché aveva trovato e dato un fondamento abbastanza reale alle sue speranze: aveva individuato i palestinesi come suoi amici, legandosi alla loro sorte, e lo Stato israeliano come nemico suo e dei palestinesi. Una scelta etica e politica chiara. E dimostrata coi fatti: egli faceva quello che oggi è possibile fare a chi – ripeto: pacifista o non pacifista - si trova in una condizione di debolezza estrema nei confronti di nemici forniti di mezzi offensivi e persuasivi enormi (Davide e Golia; ‘asimmetria dei rapporti di forza, come dicono gli studiosi di strategie): non ha altra arma per contrastare i nemici se non il suo corpo, l’intelligenza politica, la parola militante, la testimonianza a favore di amici precisi e contro nemici precisi.
    Arrigoni faceva quel che poteva a Gaza. Noi lo facciamo qui a Cologno. Non tutti possiamo combattere i nemici andando a Gaza. E del resto Arrigoni, stando a Gaza, non combatteva automaticamente i nemici presenti qui a Cologno o altrove. Il valore della sua lotta non consisteva nel fatto che lui era a Gaza. Si può stare a Gaza con qualche Ong e menare il can per l’aia (come fanno- si dice- tanti volontari in molte parti del mondo. Come si può stare in Italia e a Cologno e menare il can per l’aia. Ma Arrigoni la sua lotta positiva ed efficace l’ha fatta, ad es. con le denunce dei massacri (negati dagli israeliani) durante l’operazione «piombo fuso» tra dic. 2008 e gen 2009. Di fronte a quel suo “granello di sabbia” non sfigurerebbe neppure la denuncia e l’azione coerente delle manovre dei nemici che operano qui a Cologno, se noi la facessimo con la stessa chiarezza e decisione. (Preciso che per me i nemici a Cologno non sono soltanto Berlusconi e soci, ma - aggiungo – anche quanti nello stesso centro-sinistra sono conniventi o complici della politica governativa: partecipazione alle guerre umanitarie in primis.

    [Continua 1]

    RispondiElimina
  7. Ennio ad Adelia e Angela (continua):

    Riconosciuti i nemici, essi vanno, secondo me, come minimo odiati. Non li si combatte se non li si odia. E qui faccio una netta distinzione tra la sincerità, coerenza, chiarezza politica nella distinzione tra amici e nemici che ritrovo in Arrigoni (assieme all’”errore ideologico” del suo slogan “Restare umani”) e l’ipocrisia, le mezze verità, le strumentalizzazioni da lobby, la genericità con cui vengono indicati amici e nemici di tipi come Lotti e tanti pacifisti, tra cui persone che conosciamo e che militano nel PD e approvano i bombardamenti in Libia e le missioni italiane in Afghanistan, ecc.
    Credo di aver portato argomenti per dimostrare questa ipocrisia e cattiva politica: quando ho scritto che l’uccisione di Arrigoni, da Lotti definita «assurda», non lo è, perché è – direttamente o indirettamente - «logica conseguenza delle scelte politiche di capi di Stato (israeliani, europei e über alles del Nobel per la pace Obama»; o quando ho denunciato la vaghezza con cui Lotti si dichiara «contro «l'indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza» e contro i «prigionieri del cinismo e dell'egoismo» – sempre indeterminati, sempre innominati!
    Questo per me significa coltivare illusioni e non costruire speranze. E a coltivare illusioni invece di costruire speranze sembri essere anche tu, quando scrivi:
    « Insistere con fermezza e anche pazienza nel sostenere il diritto di tutti gli esseri umani ad una vita dignitosa, denunciare ripetutamente senza stancarsi e senza perdere la fiducia può farti trovare di fronte dei nemici (tutti coloro che non vogliono perdere potere o che ne vogliono conquistare di più) e a quel punto saremo capaci di combattere le loro logiche avendo rispetto della persona umana con tutti i suoi limiti o peccati che dir si voglia?».

    No, non si può combattere coi nemici, solidarizzando con loro. È veroche «chiunque altro [quindi anche il nemico] è anche un po’ me stesso», ma quella parte di me stesso che è simile al nemico (o connivente con lui) va combattuta e non coccolata o scusata. Il nemico va individuato bene sia all’esterno e sia al nostro interno; e va combattuto su entrambi i fronti. E perciò, per combatterlo davvero, non bisogna avere nessun «rispetto della persona umana con tutti i suoi limiti o peccati che dir si voglia», come invece tu scrivi e il cattolicesimo insegna.
    Non credo poi neppure corretto dire che «se si vuole la pace si deve insistere nel praticarla il più possibile in tutte le situazioni ci si trovi». Arrigoni, se avesse “praticato la pace”, se ne sarebbe stato a casa, avrebbe impiegato la sua energia in una bella carriera o sarebbe dopo un giretto a Gaza tornato in Italia; e non avrebbe più contrastato Israele denunciando come testimone diretto le violenze compiute contro i palestinesi.
    Noi qui a Cologno, quando “pratichiamo la pace” in nome dell’unità del centro sinistra, anche quando il centro sinistra fa una politica come minimo accondiscendente, sbagliamo e di brutto. Ripeto: ci si può addormentare e lasciar passare porcherie sia a Gaza che qua a Cologno. La pace non basta volerla, predicarla. Bisogna praticarla - questo il paradosso - con la non-pace, col conflitto. Si vis pacem, para bellum. (Se vuoi la pace, prepara la guerra) è insegnamento purtroppo più vero di quanto siamo disposti ad ammettere. Con la precisazione che per ‘guerra’, visto che non abbiamo eserciti, s’intende il ‘conflitto’, la denuncia, la testimonianza contro i nemici e i falsi amici. In certe situazioni si può arrivare (forse) a una pace (relativa), ma solo combattendo, come faceva Arrigoni e come fanno altri che pacifisti non sono. E come dovremmo fare meglio anche noi qui a Cologno.

    [Continua 2]

    RispondiElimina
  8. Ennio ad Adelia e Angela (continua):

    Cara Angela,
    sì, ho parlato di Arrigoni «come se lo conoscessi». Allo stesso modo parlo di Marx o di Lenin o di Fortini “come se li conoscessi”. Non intendo dire, con questo, che “so tutto di loro”, sono “in stretta confidenza con loro”. Ma sicuramente li sento a me vicini, dalla stessa parte. Mi parlano, mi suscitano pensieri positivi, mi suggeriscono modi di rapportarmi al mondo che mi paiono più reali, meno illusori. Non mi succede di parlare di Berlusconi, di Bersani, di Sarkozy, di Obama “come se li conoscessi”. Li sento nemici. Arrigoni, Marx, Lenin, Fortini ed altri li sento invece amici.
    Restano le distanze, certo. Arrigoni era a Gaza, io a Cologno. Marx, Lenin, Fortini sono morti. Io per il momento vivo. Mentre Arrigoni veniva ucciso, io forse scrivevo al PC. Ma ho la pretesa che le cose che scrivo di solito al PC (e la mia stessa “lettera” rivolta ad un Arrigoni morto e contemporaneamente ad amici e amiche viventi o a siti amici o quasi amici a cui l’ho spedita) siano “in sintonia” con questi “personaggi”, mirino ad avvicinarmi e non ad allontanarmi da persone giuste e combattive come Arrigoni e tante altre a me sconosciute. Mirano, cioè, a cercare compagni di lotta e non a cercare amiconi con cui spassarmela, pettegolare, intrigare per ottenere applausi o successo o denaro (alla faccia di palestinesi, libici, ecc).
    Anche io, quando ho ricevuto la notizia, mi sono azzittito. Di fronte a tragedie che ci confermano la nostra impotenza che vuoi fare all’istante? Ma il silenzio non è d’oro. E quando ho ripreso (in silenzio) a pensare, ho pensato quello che vi ho scritto. Che non mi pare affatto offensivo né per Arrigoni né per sua madre, che la può benissimo pensare diversamente da me.
    Sì, io penso che si muore spesso invano. Purtroppo. E che è troppo facile illudersi del contrario. Che direbbero i nostri partigiani di fronte allo scempio che ha subito il loro progetto? Che direbbero tanti comunisti rispetto allo stravolgimento del comunismo? Che direbbero quelli che hanno partecipato senza puntare a carriere e a privilegi alle lotte del ’68-’69 rispetto al merdume televisivo che è venuto dopo? Direbbero che sono morti o hanno lottato invano e che bisogna ricominciare da zero. Solo gli ipocriti dicono il contrario, nascondendo la realtà.
    Aver scritto che Arrigoni è un giovane che è «morto invano per una pace che non verrà» non è svalutare la sua azione. Si possono fare buone cose anche con pensieri sbagliati, come (pr me) quelli pacifisti. E' il caso di Arrigoni. Lo rispetto e l'ammiro. Ma, come ho detto, ritengo che il suo invito a 'restare umani' è sbagliato. Perché i lupi di oggi, quelli che ci dominano, i nostri nemici, sono “umani”; e anzi per questo, più pericolosi delle bestie, che hanno un limite alla loro aggressività. E ritengo pure che non sarà il pacifismo burocratico alla Lotti o quello delle comunali “case della pace” e neppure quello generoso ed attivo di Arrigoni a fermare i lupi. Per fermare i lupi ci vogliono mezzi adeguati. Per ora nessuno li ha. Bisogna costruirli. E cercarli, secondo me, su un’altra strada che non può essere quella del pacifismo.
    Un caro saluto a voi e a tutti/e
    Ennio

    [Fine]

    RispondiElimina
  9. Lorenzo Dorato aprile 18th, 2011 14:10

    Bellissima lettera, condivisibile dal principio alla fine.

    Una sola considerazione semplicissima.
    Lo Slogan “restiamo umani” lo trovo, in realtà del tutto proprio
    Il problema in verità è l’ideologia pacifista e della non-violenza assolutizzate che umane non sono, poiché richiedono un’astrazione dis-umana dalla realtà dei rapporti di forza e finiscono per servire il piatto già ben condito degli aggressori e degli oppressori.
    Il compianto Arrigoni era un pacifista e un non-violento per esplicita ammissione (e di ciò si può discutere a lungo), ma il suo “restiamo umani” è un richiamo “umanistico” del tutto aperto ad una concezione ideale, ma insieme concreta della prassi umana. Umano è difendersi, anche con le armi quando si subisce un’ aggressione armata. Disumano è non difendere la propria terra martoriata. Umano, infine, è commisurare umanamente i mezzi con i fini senza elargire violenza insensata.
    In questo senso, quindi: restiamo umani, e teniamoci alla larga da tutti gli umanitaristi!

    RispondiElimina
  10. Dal blog Conflitti e Strategie:

    Su umano e “restare umani”
    insisto che umano e disumano sono figure retoriche, di uso non solo possibile ma in dati casi necessario. L'importante è sapere che cosa si sta dicendo. L'uomo, essendo dotato di ragione (pensiero razionale) è anche il più feroce degli animali, nel senso che inventa ciò che gli animali non potrebbero "immaginare". Quindi ciò che retoricamente dichiariamo disumano è parte costitutiva dell'uomo, che è infatti l'unico animale a distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, ecc. Solo mettiamoci in testa che spesso, quasi sempre, ciò che è giusto, buono, ecc. per gli uni è cattivo, ingiusto, ecc. per gli altri. Smettiamola di creare santini, icone, da una parte (quella che noi prediligiamo) e mostri dall'altra. Significa che io non accuso di mostruosità certi nemici? Si, lo faccio; ma so che lo faccio perché ho assunto una ben precisa posizione contro alcuni e a favore di altri. Non fingo che sto giudicando, da "uomo superiore e non disumano, anzi umanissimo", chi è buono e chi è cattivo. Odio come ipocriti quelli che fingono di essere solo buoni, quelli che credono di stare sempre dalla parte dei buoni, che è semplicemente quella che hanno scelto. Ma questi buoni sono anche cattivi, ingiusti, ecc. L'atteggiamento di chi crede di stare sempre dalla parte dei buoni contro i cattivi è solo fanatico e mi è particolarmente repellente. Io voglio la morte del nemico (non sempre, ma in certi casi sì) e lo odio e lo disprezzo e lo indico quale mostro, massacratore, assassino, delinquente, ecc. E sento ben conficcato nell'animo questo sentimento di ostilità totale, antagonistica. Tuttavia, la mia ragione resta vigile e mi dice che sto provando quello che provo perché ho assunto una ben precisa posizione, mi sono schierato e non fingo alcun "pormi al di sopra delle parti". Potrei continuare, rifacendomi all'esempio del genocidio degli indiani d'America da parte dei "coloni" bianchi, verso cui provo indignazione. So benissimo però mettermi anche dalla parte di questi "nuovi arrivati" e del loro "punto di vista". Ma non per fingere (ipocritamente) di giudicare "al di sopra delle parti"; solo per capire perché devo considerare nemici alcuni e non altri, e come in genere si devono combattere i nemici, non caricando a testa bassa ma nemmeno mettendomi a fare il pacifista a "bischero sciolto". Non mi piacciono i pacifisti, non mi piacciono gli "eroi", non mi piacciono i "generosi" che cercano la morte per affermare: vedi quanto buono sono, come sono "umano". Sono per provare sentimenti forti, di amore come di odio, sono per schierarmi da una parte. Ma quando sono schierato, non mi metterò mai a "fare il buono" se non perché la ragione suggerisce in quel dato frangente di soprassedere dall'uccidere il nemico, perché è sbagliato farlo in quella congiuntura; anzi talvolta è bene che mi allei con qualche nemico per difendermi da altri peggiori. E via dicendo. E provo egualmente sentimenti, piango di fronte a certi eventi, ma so che lo faccio, cioè che sento fortemente "quel problema", perché mi sono schierato e perché odio oltre ad amare, avverto cattiveria e non solo bontà, pratico la "durezza di cuore" e non solo la generosità. Sono insomma "uomo di parte". E, retoricamente, posso talvolta dire, del mio nemico, che è disumano, ma in modo del tutto improprio.
    glg

    RispondiElimina
  11. Ennio Abate:

    Riporto questa poesia di F. Fortini che mi ha sempre impressionato per la lucidità degli ultimi due versi:

    Forse il tempo del sangue... (1958)

    Forse il tempo del sangue ritornerà.
    Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
    Padri che debbono essere derisi.
    Luoghi da profanare bestemmie da proferire
    incendi da fissare delitti da benedire.
    Ma più c'è da tornare ad un'altra pazienza
    alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
    nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
    Al partito che bisogna prendere e fare.
    Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
    lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
    con loro volere il bene fare con loro il male
    e il bene la realtà servire negare mutare.

    RispondiElimina
  12. Gli americani hanno ucciso un uomo e gettato nel profondo del mare con loro abbiano fatto il bene
    con loro abbiamo fatto il male
    la realtà è servire negare mutare
    se non vogliamo essere derisi
    sempre ci sono uomini che debbono essere uccisi.

    Grazie Ennio
    Emy

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.