mercoledì 22 giugno 2011

LETTURA CONSIGLIATA
(Da Paolo Pezzaglia)
Canto

Procediamo
coi nostri carretti
carichi di ferraglia.
Grandi ruote
di legno scricchiolanti
sui cerchi di metallo.

Animale fatica,
senza vedere
dietro la curva.

Là c'è la guerra
carrettiere Arjuna,
e i tuoi alfieri...
solo falsi compagni di strada,
destinati alla sconfitta
e all'irrisione dei nemici?

Suonano essi
corni e mostruose conchiglie,
sembrano malvagi ed invincibili.

- Solo contrapposti per gioco -
Dice il beato nel suo canto(*).


(*) è il Canto del Beato (Baghavad Gita)

4 commenti:

  1. Commento all'immagine scelta e ai versi:

    Sì di quel carro si tratta: Arjuna, il guerriero. Vero guerriero, chiaro con i baffi neri, perché è un Arya, non un nero Dravida, e davanti l’Auriga Chrisna, azzurro, perché viene dal cielo… come tutti gli autisti, di Taxi o altro, la sa lunga, e gli spiega la verità…

    I versi sono di Vyasa, cieco come Omero e forse come Borges, secondo tradizione. La verità vera è quella che ci può dire solo un cieco perché non è distratto dalle apparenze del Samsara (oggi in sedici/noni)

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  2. Che belle parole, ma come siamo lontani, lontani, lontani... . Emy

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  3. Nel Mahabharata viene sostenuta, non la necessità della guerra, ma la sua inevitabilità. A quel punto il gioco diviene quello del morire.
    Ai giorni nostri, pensando all'intervento in Libia, se lo scopo del conflitto fosse quello di aiutare un popolo a liberarsi dalla tirannia, allora secondo me si farebbe la cosa giusta ( i nostri vecchi non hanno combattuto e ucciso per combattere il fascismo?). Il fatto è che la faccenda non è così limpida e gli interessi in gioco sono fin troppo evidenti. Alla fine, tanto per cambiare, contano solo gli interessi. Per questo la guerra, come soluzione estrema ed inevitabile, sta dimostrando la sua inadeguatezza storica. Lo sanno le moltitudini che in Spagna hanno protestato recentemente in modo non violento (prendendosi un sacco di botte) , e lo sappiamo ancor meglio noi italiani che abbiamo battuto i nostri governanti usando il voto e il referendum.
    Va tenuta difesa la libertà incondizionata di internet, perché internet è il Krishna moderno, e sta dalla parte della gente.

    mayoor

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  4. Ennio Abate:
    Beh, sulle moltitudini che battono i governi con il voto e i referendum mi restano sani dubbi.
    Io vedo ancora là non solo i governi ma i rapporti sociali ( si diceva un volta)ad essi favorevoli che gli permettono di comandarer anche se sono una classe politica indecente.
    I poeti farebbero bene a riflettere: la poesia non cambia il mondo, ma neppure il voto.

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