di Ennio Abate
a mio padre
I
dove
i cavalli bai
fantasticando
l'avevano
lungo
un
uomo antico
col frustino di nocciolo
fra
le dita color caldarroste
sibilò
a un'ultima serpe
e
le sparò
al
tramonto
s'arrampicò su un fico
nascose
pistola e serpe
macinò una spiga di grano
fra le mani
e con
voce di stivali militari
parlò ai suoi vecchi
del cielo
dei mandarini
dei
garofani senz'acqua
II
se
palpava
una quaglia ferita
i limoni marciti sotto gli alberi
il ginocchio insanguinato
di un bimbo
restava soldato
III
ci
amava tutti
come una ferita nota
quasi
rimarginata
e quando un fulmine distrusse il fico
se
ne partì al buio
svegliando solo il cane
zitto
come
l’avevo visto una volta
tra le tombe
al cimitero
(8
settembre 1963/2026)
*Testa d’uccello
** Tabea Nineo, Contadino, 1978

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