domenica 1 marzo 2026

Su "Contemplazione, distrazione” di Paolo Valesio

 


Paolo Valesio, “Contemplazione, distrazione”, (Bohumil Edizioni), 2025

di Emma Pretti

 

Con questa sua ultima raccolta di poesie Paolo Valesio ci consegna un'opera di piena maturità che si sviluppa tra due cardini, include come cifra fondante la tensione tra due poli dell'esperienza moderna: da un lato la ricerca di senso e silenzio propria della contemplazione, dall'altro la dispersione della concentrazione tipica della vita contemporanea che crea continue contaminazioni, intersezioni, declassamento delle emozioni e del pensiero in caotici " regni intermedi" come li definisce appunto Valesio, all'insegna della rapidità, mediamente purgatoriali, universi da noi stessi creati pieni di specchi e distrazioni, fin troppo adiacenti e comunicanti tra loro, trasmettitori incessanti di nozioni, dati sensibili, informazioni esterne che spesso si accavallano e contraddicono, in una rete di notizie e rapporti che non creano un vero pensiero conoscitivo, ma paradossalmente solo superficialità, solitudine e isolamento.

E' una raccolta di poesie che unisce esperienze biografiche, riflessioni spirituali e osservazioni sul mondo contemporaneo, in un continuo attraversamento di luoghi, tempi e stati mentali.

I testi spaziano fra Connecticut, New York, Bologna, in un dialogo costante tra America e Italia, tra vita vissuta e memoria. Le poesie alternano visioni paesaggistiche (laghi, neve, giardini) a scene quotidiane urbane (treni, bar, strade di Manhattan), spesso caricate di senso metafisico. Un motivo ricorrente è la doppiezza, come nel testo " i gemelli", ma ancora la presenza di due laghi, due donne, due tempi - il doppio e l'alterità: una realtà sdoppiata, segno di una percezione molteplice e non lineare del mondo.

Tempo e memoria: il poeta rifiuta la linearità e la ciclicità del tempo, vivendo il presente come incrocio simultaneo di momenti, filtrati attraverso una spiritualità laica, come testimonia la forte presenza di immagini religiose (Maria, Teresa d'Avila), ma trattate in chiave meditativa e non confessionale. Sempre riferito al nodo Tempo e Memoria, l'autore identifica la contemporaneità come perdita: nei paesaggi urbani e nei gesti quotidiani si avverte una malinconia per l'umanità dispersa e disattenta.

Valesio mescola il pensiero a un lirismo sobrio, contenuto, quasi reticente, con un tono a metà tra visione mistica e diario di viaggio. Il lessico è alto ma non ermetico e alterna registri colti e quotidiani, producendo un effetto di sospensione tra contemplazione e realtà materiale.

Ma è nella sezione finale, Nota, che si esplicita il senso dell'estetica e la riflessione dell’autore sulla  produzione artistica, perno di questa raccolta, già insito nel titolo: la poesia nasce dall'incontro tra contemplazione e distrazione, due forze contrapposte ma necessarie: per Valesio la contemplazione implica concentrazione e visione, mentre la distrazione - anziché essere un ostacolo - diventa la forza generativa, il primo movimento della mente che staccandosi e vagando genera la dispersione dell'attenzione da cui può scaturire l'intuizione poetica.

 

                                                                                         Emma Pretti

 

Ottobre

Lo villanello a cui la roba manca,

si leva, e guarda, e vede la campagna

biancheggiar tutta; ond’ei si batte l’anca

Dante, Inferno XXIV 7-9

Sembrava galaverna:

l’anima lungo i rami esterna,

la carezza del gelo che appena inclina l’erba.

Sembrava galaverna: bianchi cristalli frammenti

di lampadari staccati dal soffitto del cielo

spezzati frantumati

al culmine più torbido nella festa delle fate.

Sembrava galaverna ma era —

piccolo miracolo sinistro a questi primi del mese

brivido che affretta l’inverno biancura che ferisce

gli occhi da poco svegli e il freddo

che si annida nella luce piuttosto che nell’aria —

sembrava galaverna ma era neve

*

 

Sakura Park

Ha camminato da canto

alla tenera spazzatura caduta dal ciliegio

e mescolata alla spazzatura dura

tombolata giù-fuori dal bidone;

fra entrambi i relitti saltellano i piccioni:

è l’asilo-nido (un po’ allegro un po’ solenne,

come tutti gli asili)

nel parco per il resto deserto

di un sabato mattina

e aspetta –– con calma dignità

preparata al peggio e al meglio –– la pioggia.

Upper West Side, Manhattan

*

La luna replica a un notturnista

Non vedi che sono gonfia e ammaccata

come sotto schiaffo?

Ti faccio un po’ paura eh?

non per la mia sublimità; al contrario,

perché sono poco guarnita e alquanto malmenata

e anche per questo mio lasciarmi straffugnare

(rimarrò pallida ma scorgibile

anche dopo il sole) ––

sei attratto dalla tua paura

di questa mia intorbidata disponibilità.

Laghetto di Linsley

North Branford, Connecticut

 

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