di Ennio Abate
Nel parco
nel parco questa è l'ora
degli uccelli
degli scalpiccii alle spalle
mal indagati
dello sguardo
velato di nebbia e malattia
nessuna ventata sfonda
nel parco questa ò l'ora dei corvi
impellenti e più rapaci
dei tonfi nell'oscuro deposito del mondo
questa bara ambulante di silenzi
e orrori
(22 settembre 1991 | da E. A., La polis che non c'è)
Il nostro oggi
"MK [Mojtaba Khamenei, terzo leader della Repubblica Islamica dell'Iran] o chi per lui, ha posto la questione in maniera chiara e coerente: espulsione delle basi USA dai Paesi intorno l’Iran, pagamento dei danni di guerra e pubbliche scuse, accettazione del programma nucleare (civile?) iraniano, solide garanzie internazionali non si abbia più a ripetere una cosa del genere. Altrimenti, guerra ad oltranza e Hormuz chiuso sempre che non si usino gli sciiti iracheni (o quelli in altri Paesi arabi), gli Houti e chissà cos’altro. [...]
Come osservato da altri il punto ora è che la fine del conflitto è avvolta da una spessa nube nera. Il “tempo” che avevamo già indicato come variabile fondamentale del conflitto. Non sembra che gli iraniani siano dediti al bluff, se hanno fatto quella dichiarazione più o meno a firma MK, sono davvero convinti di poter resistere infliggendo costi crescenti a tutti, molto a lungo. Una prospettiva terrificante sulla quale dovremmo concentrarci meglio.
Dovremmo perché la questione rischia di diventare molto più seria del fino ad ora percepito. Se gli americani non possono fare marcia indietro perché gli iraniani continueranno a bombardagli le basi, cosa faranno? Col mondo precipitato in una crisi di nervi (tra cui le monarchie arabe devastate e intrappolate in un disegno di sviluppo di business strategico ora miseramente fallito, Asia, Europa), qualcuno comincerà a suggerire l’uso di atomiche tattiche? Varcare quella soglia dove ci potrebbe portare? "
(Dalla pagina FB di Pierluigi Fagan)

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