giovedì 2 aprile 2026

Cinque poesie

 


di Annamaria Locatelli

 

Il vecchio divano

 

Dolce sponda

che mi accogli

sgusciata

in un groviglio di umori,

i corpi affastellati

nella tua memoria

mendicanti

riposo e pace

tregua da battaglie impari

e ricarica di speranze

smarrite!

Un lungo

universale respiro

e il fiore sgualcito

si rianima

in fragile equilibrio

  

Noi mendicanti

 Pane e vino

Serve altro?

Luce e fuoco

Serve altro?

I colori e un pugno di terra...

E per il via?

una semplice nota, Maestro!

 

Ritorni

 In procinto dell’uscita,

eppur non ancora nata

alla vita,

la meta vedi lontana

anzi si allontana,

come in certi sogni ricorrenti

e sei nuovamente gettata

nella mischia.

Nascite e rinascite

in eterni incompiuti

rompicapi e aneliti

la vita

 

La donna nei millenni

 IO esisto...senza fiato

piegata dal giogo severo

della fatica,

schiava o mucca

nei campi assolati.

Il tempo riporta

alle origini,

spietato,

nel ruolo per cui nacqui:

‘O così vivi

O muori!’

Ma già anche la madre

e prima di lei la nonna...

Ribellarsi, giusto!,

ma poco ripaga

la frusta.

Se il tempo asseconda

libera infine sortire,

vecchia d’anni,

nelle celesti praterie

laddove precluse

furono

quelle umane

  

Contro la guerra

 Si ripudia la guerra

ma non vien garantito

Il diritto alla pace.

Così i potenti

scantonano

e tradiscono,

per potere e possesso,

il diritto stesso

alla vita.

Ugualmente

l’abiura alla pena

di morte

per legge affermata

è poi negata

su larga scala,

a innocenti di ogni età

è inflitta

la pena capitale

nella guerra imperiale!

Per non parlare

del furto di ogni bene,

salute istruzione arte

abitazione...

dignità e speranza!

Quanti diritti

La guerra calpesta!

 

 

 

 

 

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