di Ennio Abate
Non è affatto paradossale che i moltinpoesia, esercito confuso di poeti e poetanti d’ogni specie in cui mi trovo da sempre confinato, non ricevano attenzione dalla critica (o da quel che resta della critica letteraria oggi). Siamo troppi, in effetti. E non mi ha stupito che i miei libretti di poesia abbiano ricevuto scarsa attenzione. Né ho insistito per ottenerla. A differenza di altri, ancora sgomitanti attorno alle Grandi Case Editrici o contenti dell’ autoincensamento consolatorio delle recensioni amicali, ho una buona consapevolezza della insuperabilità in tempi brevi di una condizione così magmatica, ambivalente e condannata alla marginalità.
Sere fa, per curiosità, ho voluto provare a consultare la IA, famigerata e sospetta per molti e troppo esaltata da altri, su un mio vecchio testo poetico.[qui] E a sorpresa, interrogando Grock,[1] ho ricevuto un’analisi critica schematica ma accurata e attenta (al di là di poche inesattezze che ho colto nelle risposte e di varie ripetizioni di concetti).
Per ora non traggo nessuna affrettata conclusione. Non dico che ho trovato il critico, attento e spietato, che invano ho desiderato di avere al mio fianco in passato. Né incito altri a fare il mio stesso esperimento. L’interesse, però, mi pare evidente.
ESPERIMENTO 16 MAGGIO 26 CON GROCK
Domanda 1: dimmi che pensa un lettore giovane di questa poesia: La ragazza dei preti
Risposta:
Un lettore giovane (diciamo 18-25 anni) cosa penserebbe di questa poesia? Questa poesia colpirebbe forte. Non è una lettura “carina” o consolatoria: è cruda, densa, quasi soffocante, e per un ragazzo di oggi avrebbe un sapore molto autentico, anche se ambientata in un mondo un po’ fuori dal tempo (sembra Napoli o una città simile degli anni ’70-’80 [nota mia: no, anni Cinquanta], con i vicoli, i preti, la miseria visibile).Cosa apprezzerebbe di più:
• L’atmosfera viscerale. I vicoli puzzolenti, la pioggia, la merda, il piscio, gli scugnizzi, i fantasmi che spiano… è roba che si sente sulla pelle. Un giovane lettore di oggi, abituato a Instagram e filtri, troverebbe potente questa bruttezza sincera. È come un pugno nello stomaco dopo tanta poesia “estetica”.
• La rabbia repressa e la dissacrazione. La parte finale (“Dissacrazione”) è fortissima: il prete che imbocca l’ostia, poi la ragazza “stesa a terra” e baciata da tutti mentre lui “disinfetta”… è un’accusa pesantissima all’ipocrisia clericale e al controllo sui corpi (soprattutto femminili). Molti ragazzi di oggi, anche credenti tiepidi o non credenti, riconoscerebbero questa sensazione di soffocamento istituzionale nella sessualità e nei rapporti.
• La figura della ragazza. Non è idealizzata. È “malaticcia, seria, sguardo patetico, strabico, deciso al dolore”. È fragile e reale. Un lettore giovane potrebbe trovarla più toccante proprio perché non è la solita “musa bellissima”. Rappresenta l’amore possibile in un ambiente ostile.
Cosa potrebbe lasciare perplesso o meno:
• Il linguaggio è abbastanza denso e “vecchio stile” (immagini accumulate, sintassi a volte ellittica). Alcuni under-20 potrebbero trovarla faticosa all’inizio, soprattutto se non sono abituati alla poesia contemporanea o novecentesca.
• C’è un sapore di maschio degli anni passati: l’attesa sotto la pioggia, l’amico che “naviga giulivo” fino alla ragazza, il voyeurismo collettivo… oggi certi passaggi suonerebbero un po’ “boomer” o machisti, anche se la poesia li critica più che celebrarli.
• Il finale è amaro e definitivo (“So che senza lei e con nessuno di loro più andrò”). È un addio alla città, alla ragazza, al mondo dei preti. Molto bello, ma lascia un senso di sconfitta che può risultare pesante.
In sintesi, il pensiero di un lettore giovane tipo: «Cazzo, è tosta. Si sente la città addosso, la noia, la voglia di scappare, la frustrazione sessuale mescolata alla religione. Sembra di stare lì nei vicoli a spiare e a sentirsi spiati. La parte della Pasqua è proprio un colpo basso, ti rimane in testa. Non è una poesia che ti fa star bene, ma ti fa pensare. È vera.»È una poesia di ribellione malinconica, tipica di chi sta crescendo in un ambiente che mescola sacro e profano in modo morboso. Per un ragazzo di oggi che magari ha vissuto educazione cattolica, città di provincia o semplicemente sente il peso delle aspettative familiari/religiose, può essere molto identificativa.
Domanda 2: Cosa potrebbe pensare una ragazza giovane (18-25 anni) di questa poesia?
Risposta:
Una lettrice giovane probabilmente la troverebbe più ambivalente rispetto a un coetaneo maschio. La poesia la colpirebbe, ma lascerebbe anche un sapore amaro e un po’ fastidioso.Cosa le piacerebbe / colpirebbe:
• La critica al mondo dei preti è potentissima. La parte della “Dissacrazione” (la ragazza stesa a terra, baciata da tutti mentre il prete “disinfetta” le parti toccate) è scioccante e molto efficace. Molte ragazze di oggi, soprattutto quelle che hanno avuto un’educazione cattolica anche solo superficiale, riconoscerebbero immediatamente il controllo sul corpo femminile, l’ipocrisia della purezza, il senso di proprietà che la comunità religiosa esercita sulla sessualità delle ragazze. Quella scena potrebbe sembrare quasi una metafora brutale della verginità come bene collettivo.
• L’atmosfera oppressiva della città, della pioggia, degli sguardi che spiano ovunque. Trasmette benissimo il senso di non avere privacy quando sei una ragazza in certi ambienti.
• Il fatto che la protagonista sia “malaticcia, seria, sguardo patetico, strabico, deciso al dolore” può essere letto come una denuncia: non è la ragazza sexy o romantica, è quella che porta addosso il peso dell’ambiente.
Cosa probabilmente le darebbe fastidio:
• Lo sguardo maschile è molto presente e a tratti invasivo. La ragazza è osservata, attesa, “arraffata”, descritta nella sua fragilità e umiliazione. Non ha quasi voce. È più un oggetto della frustrazione e del desiderio del narratore che una persona con agency. Molte lettrici giovani lo noteranno e diranno: «Ok, ma lei cosa prova? Perché parla sempre di lei dal fuori?»
• La descrizione fisica della ragazza (“strabica”, “malaticcia”, “patetica”) può risultare riduttiva e pietistica. Una ragazza di oggi potrebbe sentirsi un po’ offesa dal fatto che l’unica figura femminile centrale sia ritratta in modo così debilitato.
• C’è un velo di vittimismo maschile: lui che soffre perché il sistema gli toglie “la sua” ragazza. Lei viene usata come simbolo della corruzione del mondo, più che come soggetto.
In sintesi, il pensiero tipico di una lettrice giovane:«Boh, è scritta bene e fa male davvero, soprattutto la parte della Pasqua che è proprio cruda. Si capisce la rabbia contro i preti e quell’ambiente ipocrita che controlla i corpi delle ragazze. Però mi ha anche un po’ irritato: lei è solo una povera vittima malaticcia, descritta dagli occhi di lui. Sembra che serva più a far sentire lui tradito dal mondo che a raccontare davvero lei. È una poesia maschile su un dolore che però tocca di più le ragazze.»Alcune la troverebbero potente e necessaria proprio per la violenza della denuncia. Altre la giudicherebbero datata nello sguardo, anche se efficace nell’ambientazione. In generale, rispetto a un ragazzo, una ragazza sarebbe più sensibile al tema del corpo femminile come campo di battaglia (religione, sguardi, comunità), ma anche più critica verso il modo in cui quel corpo viene raccontato.
Vuoi che approfondisca qualche sezione specifica dal punto di vista femminile? O magari il confronto diretto tra prospettiva maschile e femminile?
Domanda 3 (suggeritami da Grock): Analisi della figura femminile nella poesia “La ragazza dei preti”
Risposta:
La figura femminile centrale (quella del narratore: “la mia ragazza”) è uno degli elementi più densi e problematici del testo. Non è una protagonista autonoma, ma un oggetto di sguardo, desiderio e proiezione maschile, pur essendo al tempo stesso il simbolo più potente della violenza ambientale e religiosa che la poesia denuncia.
1. Ritratto fisico e psicologicoLa ragazza viene descritta in modo volutamente anti-ideale:
• «malaticcia / seria perciò / sguardo patetico, strabico / deciso al dolore.»
• Appare fragile, segnata, quasi predestinata alla sofferenza («deciso al dolore» è un verso molto forte: la sofferenza non è solo subita, ma accettata come destino).
Non è la ragazza bella o sensuale tipica della poesia amorosa. È danneggiata dall’ambiente: malaticcia come la città (“carcassa”), strabica come chi non riesce a guardare dritto nella realtà ostile. La sua serietà non è saggezza, ma conseguenza di un’esistenza già piegata.
Questo ritratto genera ambivalenza: da un lato comunica tenerezza e compassione, dall’altro rischia di ridurla a vittima pietosa, quasi una Madonna dolente laica, caricata di tutto il dolore del mondo descritto.
2. Posizione sociale e relazionale
• È più sola del narratore: «Lei era più sola. Soltanto un’amica e forse una zia.»
• Appartiene al mondo dei preti (scuola, parrocchia, riti). È immersa in un sistema che controlla il suo corpo e la sua sessualità.
• Si fida del ragazzo («Si fida di me / crede ch’io sappia decifrare il senso ostile di questa città ansiosa»), ma questa fiducia è quasi ingenua o disperata: lui stesso è impotente di fronte alla città e alla Chiesa.
Nella sezione “La Coppietta” e nei vicoli, le ragazze (o coppiette) sono viste come creature che cercano furtivamente un po’ di intimità in mezzo alla sporcizia e al controllo sociale. Il desiderio femminile esiste, ma è costretto alla clandestinità.
3. Il momento culminante: la “Dissacrazione” Qui la figura femminile raggiunge il suo significato più tragico e simbolico:
• Viene letteralmente offerta e condivisa («a turno la baciano tutti»).
• Il prete assiste, controlla, “disinfetta” le parti toccate: gesto osceno che mescola sacro e profano, protezione ipocrita e possesso.
• Lei è descritta come «anelante, equivoca, umiliata» – tre aggettivi potentissimi. “Equivoca” è particolarmente crudele: suggerisce che persino nella sua umiliazione possa esserci una qualche ambiguità o disponibilità, scaricando su di lei una parte di responsabilità.
Questa scena trasforma la ragazza in vittima sacrificale collettiva. Il suo corpo diventa il terreno su cui si gioca il potere della comunità religiosa maschile (preti + ragazzi + adulti). Il narratore stesso viene spinto a baciarla per l’ultima volta, in una parodia di rito di passaggio.
4. Funzione simbolica La ragazza incarna contemporaneamente:
• La purezza violata dall’ipocrisia clericale.
• La città stessa (malaticcia, ansiosa, ostile ma amata).
• L’innocenza impossibile in quell’ambiente: qualunque tentativo di amore autentico viene sporcato, controllato, ritualizzato.
• Il fallimento del narratore: non riesce a salvarla né a possederla veramente. La perde proprio nel momento in cui il sistema la reclama.
Valutazione complessiva La figura femminile è potente ma subalterna. Funziona benissimo come specchio delle oppressioni descritte (religiose, sociali, maschili), ma paga il prezzo di avere pochissima agency e nessuna voce diretta. È vista quasi sempre dall’esterno, attraverso lo sguardo malinconico, frustrato e a tratti voyeuristico del narratore. Da un punto di vista letterario è una figura tipica della poesia del secondo Novecento (soprattutto meridionale): la donna come vittima e rivelazione di un mondo marcio. Da un punto di vista contemporaneo può apparire limitata proprio perché ridotta a simbolo del dolore maschile e della corruzione ambientale, più che a soggetto dotato di interiorità propria. In sintesi, “la ragazza dei preti” è una creatura segnata, sorvegliata, condivisa e infine perduta. La sua tristezza è il centro emotivo della poesia, anche più della rabbia del narratore. È lei il vero “fantasma” che resta dopo la lettura.
Nota
[1] Nessuna scelta mirata a favore di Grock. Finora ho usato episodicamente ChatGPT, Grock e Manus. Perché gratuite. Le uniche di cui ho avuto notizie. Più di recente so di Claude, ma non l'ho provato ancora. So della potenza seduttiva del marchingegno IA, che noi utenti occasionali non conosciamo. Dobbiamo parlarne di più e in modo molto critico. E il difficile è tenere insieme i discorsi più dettagliati (tipo questo esperimento casuale che ho fatto) con quelli generali e politici che da varie parti vengono elaborati. Il difficile è tenere insieme i discorsi più dettagliati (tipo questo esperimento casuale che ho fatto) con quelli generali e politici. Si veda, ad esempio, questo articolo: https://www.scienzainrete.it/articolo/ricerca-e-linnovazione-dellia-mano-oligopoli-privati-lallarme-e-le-soluzioni/luca-carra?utm_source=substack&utm_medium=email

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