giovedì 5 luglio 2012

Raffaele Piazza
Poesie



Nuvole e Alessia


1
Da dove tu sei, in via Petrarca,
vedi la stessa nuvola, mi dici,
nel mio da Piazza Dante
scorgerla e

2
il telefono a unirci in voci
nel coro di questo postmoderno
occidentale. dici la nuvola
si sfiocca in forma di cavallo
candido il cielo sopra Napoli e

Lucio Mayoor Tosi
Gente, scoiattoli, formiche


The construction of Empire State Building

Ciao Ennio, ti mando per gioco queste poesie, che poi sono una sola, e che sono state scritte per la voce meccanica del ripetitore di un computer.[L.M.T.]

Sprofonda nella patta aperta l'Empire State Building
come precipitasse, e non si sa dove finisca.

Occhi vispi di uno scoiattolo impagliato. 

Gambe lunghe che non si sa dove finiscano:
            Qui è pieno di gente

Come quando vedi una formica sul piano della cucina 
e dici: 
            E' pieno di formiche.

mercoledì 4 luglio 2012

POESIA VOLANTINO
Inesistenti.
Dialoghetto tra Samizdat
e un democratico

ai lavoratori della cooperativa Ala di Bollate che
alzano la testa e scendono in lotta.


Questa mattina, 4 luglio 2012, è  iniziato..
Cosa? Lo sciopero dei lavoratori
della COOPERATIVA  INESISTENTI
Che fa ‘sta cooperativa?
Cerca di lavorare, di eseguire
l’imballaggio dei prodotti di cosmetica
per conto dell’azienda INNOMINATA S.P.A.

martedì 3 luglio 2012

PER UNA POESIA ESODANTE
Ennio Abate
La poesia passata a contrappelo.
Un nodo: Montale-Fortini-Mengaldo



La voce Montale, una delle Ventiquattro voci per un dizionario di lettere[1] scritte da Frannco Fortini e pubblicate nel 1968 contiene un giudizio sintetico e ostile, in seguito ribadito e approfondito,  sul poeta poi premio Nobel. Fortini lo presenta così: è un poeta intellettuale, con una formazione spiritualista e positivista, un amante da sempre degli «aromi dell’umanesimo alto-borghese» e, dunque, con  scarso senso della storia (definita una volta da Montale «sterminio di oche»); la sua poesia è lirica e laica; mira a costruire una corrispondenza (in termini più  dotti  gli studiosi parlano di «correlativo oggettivo»[2]) tra esterno (la realtà naturale, ad es. della arida costa ligure) e interno (stati psichici di atonia);  ha strofe brevi, ritmi robusti, abbondanza di rime e assonanze, lessico espressionista.

lunedì 2 luglio 2012

Marcella Corsi
Richard G. Kerschhofer.
Da una conversazione
a due traduzioni


Una conversazione con Claudia Hochstrasser mi ha fatto conoscere alcuni versi – da un blogger erroneamente attribuiti a Kurt Tucholsky – di Richard G. Kerschhofer, autore tedesco che nel 1929 li pubblicò sulla rivista austriaca "Zeitbuehne" con lo pseudonimo di Pannonius. Viene voglia di riproporli per la completa attualità che conservano dopo oltre 80 anni.

Giorgio Linguaglossa
Su "L'equilibrista dell'oblio"
di Zingonia Zingone

De Chirico, Ritorno di Ulisse

Zingonia Zingone L’equilibrista dell’oblio Equilibrista del olvido Raffaelli, Rimini, 2012


Ho assistito di recente alla presentazione del  volume di poesie di Zingonia Zingone (poeta e scrittrice bilingue: italiano spagnolo) al Santuario delle Tre  Fontane in Roma e ne ho tratto una impressione positiva. Il libro l'ho trovato vivo, intenso, a tratti anche struggente, ingenuo e sentimentale se diamo a tali termini il senso che gli dava Schiller nel suo famoso saggio sulla poesia ingenua e sentimentale. In una certa misura, direi che quella  di Zingonia Zingone è una poesia che rientra nel parametro schilleriano, e questo grazie anche alla sua cultura e alla lingua spagnola con cui Zingonia si esprime, il che le facilita il compito, evitandole così le congiunture nelle quali si è andata a cacciare la poesia italiana del secondo Novecento, con le sue idiosincrasie per tutto ciò che attiene all’«ingenuo» e al «sentimentale».

sabato 30 giugno 2012

Enzo Di Mauro
Poesie da "Il tempo che non venne"



Il tempo che non venne
Non pare - mi dico mentre scrivo
un mucchietto di versi servili -
l'inverno più freddo della storia.
Ma certo è qualcosa, è certo qualcosa
questa pastetta di terra umida,
questo grumo sporco
che si apparenta al cielo e resta giù
cascando e cascando
desolato e incomprensibile
- come desolata è la mia furia di uomo
che non possiede nulla e zoppica
non sostenuto neppure da catene o dall'artiglio
che strazia col suo gelo di speranza,
ed essere senza nome, impronunciato,
è una grandezza che fa tremare.

LETTERA/RECENSIONE 1
Ennio Abate
Su "Parking luna"
di Gabriele Pepe


Foto di Christoph Kopp @500PX

Pubblico, e altre ne seguiranno,  senza un ordine preciso le lettere/recensioni che negli anni ho inviato a  vari amici e conoscenti che mi hanno mandato in lettura i loro testi. Le faccio precedere da alcuni dei testi a cui fanno riferimento. [E.A.]

BANANE LUMINOSE

È denso vorticare questa notte
Notte cruda scannata sul rumore
Lucida e tagliente di parole
Sguainate come lame dagli abissi
Del livore. Voragine e crepaccio
Dove s’increspa l’ombra del dolore
Precipita la ghiaia dei giudizi

mercoledì 27 giugno 2012

Sandro Bajini
Ipogrammi


Klee, Paul - 1924 Actor's Mask

SANDRO BAJINI, Ipogrammi. Casabianca Edizioni, Sanremo 2011

(quoniam subesse malunt quam superesse)


SOLILOQUI                  

       ***

In casa mia
mi sento di troppo
anche quando
sono solo.

*
In bilico sopra una palla
che gira intorno al sole e su se stessa
non ti stupire
se in questo forsennato Luna Park
ogni tanto ti coglie un capogiro.

martedì 26 giugno 2012

CRITICA
Ennio Abate
A proposito di Kamala Das.
Mito e Storia, uno a zero?


Espongo qui  alcune critiche alle posizioni “orientaleggianti” e di liquidazione del femminismo storico occidentale che amiche e amici hanno espresso nei commenti al post su alcune poesie di Kamala Das tradotte da Francesca Diano (qui). Spero di farlo con ragionamenti fondati e rispettando la «visione delle cose» soprattutto di alcune mie interlocutrici che considero amiche. [E.A.]

1.
Si può partire dal mito (della Dea Madre) per valutare la storia? Certo. Ma nei commenti del post  dedicato a Kamala Das si finisce per  sostenere la superiorità del mito e a svalutare la storia, presentandola come  un pallido riflesso di quello, una sua forma degradata e pervertita da negare per ritornare, se possibile, al mito. Questo è lo schema che sottostà, secondo me, ai pensieri espressi in tutti gli interventi. Le differenze tra le affermazioni di Francesca Diano, in soffitta, Semy e lo stesso Mayoor  non mancano, ma sono dentro il medesimo paradigma: prima il mito, poi la storia; il mito superiore alla storia; il mito che si  abbevera alla fonte sacrale dimenticata colpevolmente dalla storia. In altri termini, il  discorso - che pur vuole polemizzare contro fissità e rigidità del pensiero occidentale, dominio maschilista, consumismo e colonialismi vari - si arrotola su di sé e diventa pur esso discorso fisso, rigido (e telelogico).