sabato 9 febbraio 2013

Gilberto Isella,
Poesie.



www.occhioinbanca


se non v'è nulla nulla più da vedere
gli occhi li puoi depositare

sul posacenere a esempio:
cipolle ispirate che il fumo le ricambi
di pianti e scarabocchi o d'altro scempio

meglio su cremagliere, col tonfo finale
nel caveau della tua banca eletta,
da elettronici frati risanati,
al riparo da turbe di luci impertinenti
forzando alla cieca un'aurea via
che dall'onfalo dell'urbe sfoci
in digitale rada

intorno a un foto-nada allora
perfetta vedrai orbitare la tua vista


(Mappe in controluce, Book Editore, 2011)

Luisa Colnaghi,
"Da una zona d'ombra".
Alcune poesie.
Con la presentazione di Guido Oldani.


Luisa Colnaghi, “DA UNA ZONA D'OMBRA”  Ed. La Vita Felice  2012


La spera di sole
sulle mani stanche
una macchia bianca
un graffio sul tavolo
nebbia di tristezza
nell’aria immobile

angoscia temperata
nel pulviscolo d’oro

venerdì 8 febbraio 2013

Anna Maria Ercilli,
Poesie.



Così poco

I pensieri precedono le parole
e ancora rincorrono spazi,
vedo parti di cielo, lune di ieri
e poche altre cose sospese, forse
semi alati di un giardino murato-
Non rattristarti ci resta così poco
per incontrarci - un poco di tutto-


Mario Marchisio,
"La falena sulla palpebra.
Poesie gotiche 1973-2007".
Con una nota di Giorgio Linguaglossa.



Mario Marchisio La falena sulla palpebra. Poesie gotiche 1973-2007 Mimesis, Milano 2008

Ofelia

C’è un vento lieve che increspa l’acqua
C’è un vento che l’accarezza:
Erba, fiume, fronde contro il cielo,
E lei nell’acqua e i pesci che la schivano.
E un tiepido raggio esplora il silenzio,
Un sole tiepido indugia sul vetro
Nero dei suoi occhi, scende agli splendori
Dell’esilio senza tempo a cui fa vela
Mentre resta là in fondo cullata
Dal guizzo dei pesci, né trema
Se gelo anche l’abbraccia. non trema
Ofelia, di verdi alghe incoronata.


mercoledì 6 febbraio 2013

Ennio Abate,
Riflessione sul fare gruppo
a partire da un'intervista
ad Umberto Eco.


Non so quanti frequentatori del blog hanno notato che sotto il nome Moltinpoesia ho tolto il sottotitolo «blog del Laboratorio Moltinpoesia di Milano». Ho cancellato anche la foto della Palazzina Liberty  dove ci riunivamo e sostituito l’immagine de Il quarto stato di Pelizza da Volpedo con quella dei migranti neri appollaiati con le loro suppellettili su un camion che va nel deserto. E, per finire, mi sono dimesso da coordinatore del Laboratorio. Spiegherò più avanti, sedate le polemiche,  le ragioni per cui ho ritenuto esaurita quell’esperienza di fare gruppo durata dal 2006 al 2012.

Gianni Iasimone,
da "Chiavi storte".




-1 Gelo nell’anima

Fiocchi pazzi girano e scendono tutt’intorno
che precipita con essi alla velocità del saccheggio,
della bugia di chi ormai ti volge le spalle.

Compresi noi futuri barboni che, nonostante il tempo
e il vento che ringhia come un frustrato, reggiamo il passo
piuttosto bene, sul ghiaccio ai margini della crisi.

Più tosti che prima ma con ossa e carne a pezzi
dei giorni nostri e altri a venirci incontro
dentro con una coperta calda.

Un pugno di terra feconda,
una parola che non sia
trappola sotto la candida neve.

martedì 5 febbraio 2013

Natasha Trethewey,
da "Bellocq's Ophelia".


Ho trovato un esempio significativo del rapporto poesia/storia di cui si è discusso nel post di Pietro Peli (qui) nelle poesie di Natasha Trethewey, poetessa afroamericana che lavora sulla relazione tra storia pubblica e storia privata ed esplora l'intreccio di aspetti politici e sociali di un evento storico con l'oggi.  Certo la distanza dagli eventi (rispetto a quelli implicati nel post di Pietro Peli) rende meno spasmodico e scivoloso il lavoro sulla memoria e forse meno scomode le implicazioni sul presente. Ma l'interrogazione sulla difficoltà dell' essere umani di fronte alla pesantezza della storia mi pare simile. [E.A.]

Dalla rivista HEBENON (Nota in Appendice)
Testo e traduzione di Giorgia De Cenzo
Ernest J. Bellocq, fotografo dei primi del '900 fece una serie di fotografie alle prostitute di
Storyville, il quartiere a luci rosse di New Orleans. Natasha Trethewey, ispirata dalle foto
di Bellocq, ha dato voce nelle sue poesie al personaggio immaginario di Ofelia, una delle
prostitute di Storyville, una donna di sangue misto, dalla pelle chiara che narra la sua
storia. Sempre messa in mostra, esposta come una sorta di animale esotico o fenomeno da
baraccone per questa sua duplicità di donna bianca all'apparenza ma dal "sangue nero",
Ofelia ci parla della sua condizione di mistosangue nel Mississippi dei primi del '900, del
suo difficile adattamento alla vita nel bordello e del suo incontro con Bellocq. Bellocq
non solo la fa posare per le sue fotografie, ma le insegna l'arte della fotografia. Attraverso
l'arte fotografica, Ofelia riesce finalmente a ritrovare una nuova libertà, passando dallo
stato di donna-oggetto osservata da occhi esterni (gli sguardi dei clienti del bordello o
l'obiettivo di Bellocq) a quello di osservatrice attiva in grado di esplorare il mondo
esterno e il mondo dell'anima attraverso l'obiettivo della macchina fotografica.
I)
Bellocq's Ophelia
from a photograph, c. a. 1912
In Millais's painting, Ophelia dies faceup,
eyes and mouth open as if caught in the gasp
of her last word or breath, flowers and reeds
growing out of the pond, floating on the surface
around her. The young woman who posed
lay in a bath for hours, shivering,
catching cold, perhaps imagining fish
tangling in her hair or nibbling a dark mole
raised upon her white skin. Ophelia's final gaze
aims skyward, her palms curling open
as ifshe'sjust said, Take me.

lunedì 4 febbraio 2013

Flavio Almerighi,
Poesie.



Ventuno Gennaio 2029


pensa che dilemma
un variété di fogli, ninfee
e militari in libera uscita,
i calci d’alba al mattino
e gli onerosi passi
senza olio né caffè

vorrei salutare ridendo
tutta la pioggia a venire,
invece ho intorno
un’urgenza circondariale
di pianto a lenire
e amorevoli braccia


Giorgio Linguaglossa,
I polinomi perifrastici
di Bruno Galluccio.



 
Bruno Galluccio Verticali Einaudi, Torino, 2012

Il discorso poetico del napoletano Bruno Galluccio in quest’esordio mette in opera un linguaggio formale-artificiale, una sorta di polinomio perifrastico nel quale i singoli polinomi non rispondono che a se stessi, poiché non sono regolati dalla logica della significazione del linguaggio relazionale; è come se ogni segmento del polinomio perifrastico scantonasse a modo proprio (motu proprio) eleggendo la sovranità di leggi sintattiche provvisorie e desultorie.

venerdì 1 febbraio 2013

Denis Towey,
Tardo pomeriggio.
Con traduzione e nota
di Paolo Pezzaglia.




Avete notato?  i giorni
stanno diventando più corti.
A sera la luce sembra stanca di trascinare
nell’erba lunghe ombre sempre più lentamente.

Avete notato? il cane dorme ancora di più
sulla soglia della dispensa. L’estate scorsa
gli uccelli canterini hanno lasciato il ramo
di fronte alla finestra della mia camera
e  non sono più tornati.