domenica 17 marzo 2024

POETI PAVONI DI TUTTO IL MONDO, FRAMMENTATEVI!



di Ennio Abate 

«Oggi la sua [della poesia ] complessità crescente e le sue criptiche, imprevedibili e disseminate tradizioni, ne fanno una straordinaria e incomprensibile coda di pavone che sempre meno esperti riescono a apprezzare, perché la tradizione non è più unica e condivisa, ma segmentata sempre più»

(Tommaso Di Dio)



Ma perché, dai! Se è dagli anni 70 -
quando Berardinelli vide «l’astro esploso»
cadde da cavallo e si pentì passando poi al Foglio -
che si ciancia di «tradizioni moltiplicate
esponenzialmente, multimedializzate e ibridate,
in modo talmente vertiginoso e acritico che
nessuno può più pretendere di avere la Poesia»,

perché, perché
i poeti dovrebbero « compiere uno sforzo
di ritorno al testo, di stare sui testi»?

Che s’intestardiscano invece
nella «implacabile lotta per la vita».
Che abbandonino gli ermi colli
(se ci sono mai stati) e bivacchino tutti i giorni
«su social network, YouTube, smartphone ecc.».

Gettino la «carne umana e sociale»
della tramortita Poesia, se ancora respira
in questo Pozzo Nero di Liquami Mondiali.

Che i pavoni del cortile A
soddisfatti come assassini inconsapevoli
ruotino «la fenomenale bellezza delle loro ampie code»
e gridino ai pavoni del cortile B: narcisisti!
E quelli dal cortile B echeggino insistenti: narcisisti !
a quelli del cortile D. E via seguitando ...

Che ciascuno sia frammento e continui a frammentarsi,
fondi clan, idioletti e micro-comunità.

Così, morta la Poesia, se ne farà finalmente un’altra.


Nota

Mio commento a Il fraintendimento del reale
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mercoledì 13 marzo 2024

pubblicità regresso



Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.

Giacomo Leopardi, LA GINESTRA, O FIORE DEL DESERTO


 

domenica 10 marzo 2024

Riordinadiario 2005. Foto di gruppo con riviste

 


di Ennio Abate


Sempre nella logica del Riordinadario, e cioè della ricostruzione del mio percorso (in questo caso in poesia), ripubblico l'editoriale da me scritto nel 2005 per il numero 4 della rivista Il Monte Analogo. Lascio  ad eventuali lettori - vecchi o giovani ancora interessati al lavoro poetico - il compito di stabilire  il valore del metodo critico da me allora seguito e le analogie o differenze con  il dibattito sulla poesia oggi in corso nelle varie "bolle" accademiche o sui social.

sabato 2 marzo 2024

Trasite, trasite, bell’i figliole

 


Lettura di Carlo Aurucci

di Ennio Abate


Trasite, trasite, bell’i figliole
anche si fore schiocca o sole.

Ca rint’, all’ombre ve sta a ‘spittà
nu prevete scure pe ve cunfessà.

Isse sule sape cumme se fa
ognie angustie voste a cunsulà.

Vuie mididate e tremanne priate
cumm’a cannele appen’ appicciate

e roppe, mente liénte va ron Vicienze
l’aneme voste è cumme o‘ncienze

ca saglie ‘nciele; e nun dat’e aurienze
a chi male ve vò e male e vui penze.

Ccà simme a creme e na cumunità
e chi scioscia viente nun ve po’ stutà.


Entrate, entrate, belle ragazze/ anche se fuori splende il sole. // Ché, dentro, nell’ombra vi attende/ un prete scuro per confessarvi.// Lui soltanto sa come si fa/ a consolare ogni vostra pena. // Voi meditate e, tremando, pregate/ come [foste] candele appena accese. // E dopo, mentre lento va via don Vincenzo/ l’anima vostra è come incenso // che sale in cielo: e non date ascolto / a chi vi vuol male e di voi pensa male. // Qua siamo la crema [il meglio] della comunità / e chi soffia vento non vi può spegnere.



(1975/2024)




giovedì 22 febbraio 2024

Addii


 

di Ennio Abate 

Allora dimenticai l’insopportabile sprezzo dell’Intelletto saccente
verso gli uomini di buone volontà, il delirio
dell’Io che si gonfia calpestando l’ingegno umile dei molti.

Brevi comete a me ostili!
Dai loro Lassù sbuffavano eoli beffardi
e poi sfolgoravano altrove, lontane.

Lascio che si cullino nell’Eternità dei Papaveri.
Torno a sentire le nenie stampate nel Sud della mia mente.
E riparo le bussole che, passando tremende, hanno scassato.

martedì 20 febbraio 2024

LA PIENEZZA DEL VUOTO. LA POETICA DI ANTHONY JOHN ROBBINS


di Gisella Bianco


  Eppure, sono sempre presenti, in Robbins, elementi realistici, dati che inchiodano a fatti veri o verosimili, stralci di vita vissuta: “il vecchiaccio con la tosse, che come me/barcollando si alza e poi tira lo sciacquone”, e ancora: “Su Via Nazionale non vedrai/due orologi che concordano/ma poi che importa/se arrivi puntuale/per i cannoli, i babà e l’Earl Grey/da Dagnino?”.

Per leggere l'articolo clicca QUI

domenica 18 febbraio 2024

Riordinadiario poeterie 1975

 


di Ennio Abate


Trasite, trasite, bell’i figliole
anche si fore schiocca o sole.

Ca rint’, all’ombre ve sta a ‘spittà
nu prevete scure pe ve cunfessà.

Isse sule sape cumme se fa
ognie angustie voste a cunsulà.

Vuie mididate e tremanne priate
cumm’a cannele appen’ appicciate

e roppe, mente liénte va ron Vicienze
l’aneme voste è cumme o‘ncienze

ca saglie ‘nciele; e nun dat’e aurienze
a chi male ve vò e male e vui penze.

Ccà simme a creme e na cumunità
e chi scioscia viente nun ve po’ stutà.


Entrate, entrate, belle ragazze/ anche se fuori splende il sole. // Ché, dentro, nell’ombra vi attende/ un prete scuro per confessarvi.// Lui soltanto sa come si fa/ a consolare ogni vostra pena. // Voi meditate e, tremando, pregate/ come [foste] candele appena accese. // E dopo, mentre lento va via don Vincenzo/ l’anima vostra è come incenso // che sale in cielo: e non date ascolto / a chi vi vuol male e di voi pensa male. // Qua siamo la crema [il meglio] della comunità / e chi soffia vento non vi può spegnere.



(1975/2024)


sabato 10 febbraio 2024

Per Leopoldo Attolico

 


di Ennio Abate

Con dispiacere apprendo della sua scomparsa.

"a me pare che in questi inediti Attolico si ritiri nella difesa di un io intimo e della sua autenticità offesa. Lo fa ironizzando (soprattutto nei confronti di alcuni letterati di fama, a cui troppo ha guardato) e autoironizzando; ma in alcuni componimenti, che poi indicherò, si toglie il suo abito palazzeschiano e svela un accenno di noi epico-politico, fondamentalmente cristiano e anticlericale, che me lo rende fraterno e più vicino ai discorsi sulla poesia esodante, che ho tentato negli ultimi anni."

(da   Sugli  «inediti 1986-2016» di Leopoldo Attolico in Poliscritture (qui)




* La foto è tratta da Versante Ripido (
qui)