di Ennio Abate
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1
di Anna Catastini
Non
interrate
neppure
rese edibili
ma
nascoste
dimenticate
nel buio
ora
riemergono
anime
vegetali
liberate
mutate
in foresta
al
mio sguardo
innamorato
che
si bea
delle
piccole cose.
Un brav’uomo nel boschetto Lavorava di seghetto. Tagliato ormai l’ontano Bisognava metter mano Separando dalle frasche Vittoriose di burrasche Rami grossi, ramettini Lavorar da certosini.
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di Ennio Abate
"Raimondi
tende, forse da sempre, a spostare la propria attenzione dall’antagonismo etico-politico alla conciliazione etico-morale,
cioè al piano dell’esistenza in cui è ancora possibile o almeno
sperabile costruire una forma di armoniosa condivisione. "
(Pusterla)
E
già, I poeti in tempi di guerra dell'antagonismo etico-politico se
ne sbarazzano volentieri, senza rimorsi. E, come preti - ah, la
"sporca religione dei poeti"! - mirano alla conciliazione
etico-morale. Si perdonano, ma saranno perdonati? Temo e spero di no.
Anche perché fingono di non sapere che è impossibile costruire
questa benedetta "forma di armoniosa condivisione"
esclusivamente sul "piano dell'esistenza". A meno di non
contentarsi di coltivare il proprio giardino
poetico-esistenziale-quotidiano (se lo hai) disinteressandosi a fatti
come questi: " I cadaveri attirano branchi di cani che vengono a
mangiarli. A Gaza la gente sa che dovunque veda dei cani è meglio
non andare".
*Mio commento a
di Ennio Abate
1.
Se/
obbligato ai tic e vivaci moine
per salotti e soirées/ fra ceti
medi e alti
hai corso
qualcosa di grandioso e
abietto/ sullo sfondo
e in filigrana
feroci e oscure
circostanze
sveli
la tua cartamoneta scritta
Piena
di leggerezza/ allor
sarà nel crash delle utilitarie
la
tua danza davanti alla ghigliottina