mercoledì 4 maggio 2011

SEGNALAZIONE
Brunivo Buttarelli
Ciò che rimane del tempo
Sculture 1992- 2011


galleria Ostrakon, Teatro Verdi, parco di Villa Hanau
Milano 10 maggio – 10 giugno 2011
personale antologica
a cura di
Piero Del Giudice


Brunivo Buttarelli (Casalmaggiore di Cremona, 1946) è al tempo stesso un outsider e una presenza forte
nel non esaltante panorama della scultura italiana. Docente prima di tecniche pittoriche applicate, scultore
scenografo del Teatro Regio di Parma, dal 1991 si dedica con crescente esclusiva passione alla scultura.

La sua preistoria artigianale fa capo agli anni dell’adolescenza passati nella bottega del padre falegname.
Il suo retroterra culturale è la grande stagione informale e materica degli anni Cinquanta. Maestri
di riferimento Leoncillo e Burri, l’opera fondata sulle materie prime e spurie (plastiche, jute, ferri, legni),
Fontana e Tàpies, Scanavino e Tavernari. Infine Joseph Beuys, suo modello. Come Beuys, Buttarelli fonda
le sue installazioni sul legno, ceppi e tronchi d’albero. Il pioppo è il legno-base delle sue sculture. Lo raccoglie
lungo i fossati: tronchi di alberi caduti o quelli di bosco ceduo. Pioppo, ferro, marmo, materie
dell’alba dell’umanità. Le indagini e le interrogazioni sulla materia prendono un forte profilo originale
- con esiti artistici imponenti, avventurosi e straordinari - quando Buttarelli incrocia la propria ricerca
con l’archeologia e la paleontologia. Fuga nel tempo e rappresentazione di un Tempo che regge e governa
i passaggi della Storia, riduce in prossimità del nulla l’azione dell’uomo - il tempo storico. L’opera
allora evoca speci scomparse e il loro habitat, scopre con l’affioramento dei resti paleontologici la dimensione
di un tempo di Natura che divora le atrocità del tempo storico. Tuttavia - in queste sculture
- la pietra, il marmo, il legno, il ferro sono sia materie in natura che materiali del lavoro e dell’habitat nelle
prime organizzazioni sociali. E’ il mondo come mondo contadino, teatro di una organizzazione sociale
primordiale, epoca dello scambio lavoro-Natura. Così attuale nel tempo della crisi - quando risorse e tecnologia
marcano limiti - e l’umanità appare nella sua nuda organizzazione, nelle sue epocali trasformazioni
e trasferimenti: tela jeans e pane senza lievito, fuoco di accampamento e zainetto del migrante.
Infine quest’opera è passione di una natura aggredita e ferita dall’uomo, opera ansiosa per il degrado e
le violenze subite, monumento civile in difesa dell’ambiente, allarme per una catastrofe possibile futura.
Il lavoro di Brunivo Buttarelli, ha una grande forza espressiva e muove da un immaginario apocalittico,
le sue sculture - ungulati, carcasse di “balene bianche”, leviatani giganteschi - sono fortemente evocative
di una vita dei primordi, resti geologici, in qualche misura i calchi delle speci scomparse che abitavano
una Terra incontaminata, un Tempo del Sacro ormai scomparso.

BRUNIVO BUTTARELLI, Ciò che rimane del tempo
a cura di Piero Del Giudice (ADV editore, Lugano, aprile 2011)
GALLERIA

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