venerdì 3 febbraio 2012

Maria Dilucia
Omaggio a Wislawa Szymborska


Wislawa non c’è più, rimangono le sue parole che sono Poesia e Filosofia assieme. La sua grandezza sta nel riconoscere i difetti degli esseri umani e mostrarceli ma senza giudizio anzi a volte addolorata per il destino di questo piccolo uomo creato ed abbandonato a se stesso su questo mondo. Ha conosciuto  la disillusione ma non ha ceduto alla disperazione, differentemente da molti altri poeti, lei ha continuato, ha capito di aver sbagliato lo ha riconosciuto e ha continuato, continuato ad ESSERE nella sua Poesia. Ha trovato la strada dell’ironia e come altro possiamo salvarci noi esseri umani se non con l’ironia? Ha mutuato la sua sofferenza in lucidità, si è elevata ed è riuscita a vedere non il singolo uomo ma tutti gli uomini, i comportamenti degli uomini e dall’alto guardandoli muoversi, agitarsi, faticare a vivere, e con amore ci ha tolto la colpa, quasi come una madre che giustifica gli errori del figlio. [Maria Dilucia]

  
Utopia di Wislawa Szymborska
 
Isola dove tutto si chiarisce.
 
Qui ci si può fondare su prove.
 
L'unica strada è quella d'accesso.
 
Gli arbusti si piegano sotto le risposte.
 
Qui cresce l'albero della Giusta Ipotesi
Con rami da sempre districati.
 
Di abbagliante linearità è l'albero del Senno
presso la fonte detta Ah Dunque E' Così.
 
Più ti addentri nel bosco, più si allarga
la Valle dell'Evidenza.
 
Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.
 
L'Eco prende la parola senza farsi chiamare
e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.
 
A destra una grotta in cui giace il Senso.
 
A sinistra il lago della Profonda Convinzione.
Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla.
 
Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.
Dalla sua cima si spazia sull'Essenza delle Cose.
 
Malgrado le sue attrattive l'isola è deserta,
e le tenui orme visibili sulle rive
sono tutte dirette verso il mare.
 
Come se da qui si andasse solo via,
immergendosi irrevocabilmente nell'abisso.
 Nella vita inconcepibile.

37 commenti:

  1. Grazie a Maria Di Lucia per questo magnifico dono, chiuso in un cuore femminile. Una nobile utopia, la sua nascita in un mondo tutto da conoscere e mai da distruggere. Davvero mi viene voglia di dire CREDIAMOCI. Niente meglio della natura poteva accompagnare queste parole di una forza eccezionale.La vita non sarà inconcepibile ma all'utopia la Szymborska da un significato di salvezza così chiaro e soprattutto molto importante per questi nostri giorni. Emy

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  2. Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla.

    Un insegnamento per chi cerca la verità rudemente, quindi anche per me talvolta.
    Ringrazio e resto in questo ringraziamento.

    mayoor

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  3. Scusate volevo dire "la vita sarà inconcepibile".Emy

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  4. Ennio Abate:

    Ho sempre pensato che la retorica la fa da padrona quando ci si pronunci su un poeta o una poetessa (specie se Nobel come la Szymborska) all'indomani della sua morte.
    Se leggo l'omaggio di Maria Dilucia e i pochi (per ora) commenti, noto com’è facile proiettare sulla sua immagine di simpatica vecchietta rugosa sogni o credenze che vogliono a tutti i costi avere qualche conferma dalla sua Autorità per ora indiscussa (Diamine, l'ha detto un Nobel!).
    Scrive Maria Dilucia: ” Ha trovato la strada dell’ironia e come altro possiamo salvarci noi esseri umani se non con l’ironia?”
    Vabbè, dico io, l’ironia sicuramente impedisce di prenderci e prendere gli altri troppo sul serio; ma da cos’altro (di concreto intendo: guerre, tasse, cattiverie e decisioni imbecilli dei potenti) ci ha mai salvato?
    Avete mai visto qualche potente seppellito veramente da una risata, come promette (utopisticamente!) il noto e ripetuto slogan?
    Scrive Emy: “La vita non sarà inconcepibile ma all'utopia la Szymborska da un significato di salvezza così chiaro e soprattutto molto importante per questi nostri giorni”.
    A me non pare proprio. Con molta ironia Szymborska svela l’inconsistenza SALVIFICA dell’utopia ed esalta soltanto la sua funzione chiarificatrice (“Isola dove tutto si chiarisce”).
    Sì, nell’utopia “cresce l’albero della Giusta Ipotesi” e anche quello del “Senno”, ci trovi “la Valle dell’Evidenza” (avete ancora in mente la poesia di Partesana “Evidenze”?), “il Senso”, la “Profonda Convinzione” e persino “la Verità”, “la Certezza Incrollabile”, “l’Essenza delle Cose” (quante frecciate alla filosofia idealistica dei Grandi Valori!). Ma poi - più chiaro di così! - Szymborska scrive inequivocabilmente che “malgrado le sue attrattive l’isola [di Utopia] è deserta”. E conclude invitando immergersi “nella vita inconcepibile”.
    Emy conclude: “Davvero mi viene voglia di dire CREDIAMOCI”. Ma a cosa? All’utopia o alla vita inconcepibile?

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    1. "E' falsa ogni verità che non è accompagnata da una risata" . Leggendo i libri della S. questo assunto di Nietzsche circola frequentemente , traducendosi in ironia autoironia e senso del paradosso ; più in generale in un'intima capacità di letizia che fa da filtro alla negatività della condizione umana e ai suoi splendidi gadget ; ma senza pretese salvifiche o risarcitorie , semplicemente con l'intento precipuo di occuparne le nicchie di vuoto e di afasia per sorprendere in senso e suono le immagini ir(resistibili)della speranza , di un futuro comunque
      in progress . Beata lei , si dirà , che ha fatto del disincanto e della tragicomicità della vita il terreno privilegiato della sua poetica "antagonista", opponendosi a quella euripidea che tanti danni ha fatto e continua a fare ...
      E' che nella S. c'è quel coraggio di vivere , di accettare e di accettarsi che ormai abbiamo perso : è un po' la cattiva coscienza di tutti noi ; con in più l'aggravante di opzioni consentanee all'utopia e dintorni . Quella sua "saggezza" possiamo recepirla con qualche soprassalto soleggiato e subito rimosso dai veleni del nostro qui ed ora ...
      Resta il fatto che la S. ci indica una direzione , una "possibilità" . Ma confrontarcisi con il solo nichilismo significherebbe la morte civile ,l'abdicare
      a quella positività antagonista che ancora frequentiamo per istinto di sopravvivenza della nostra coscienza civile e perché se pure un giorno dovessimo cadere meglio cadere in piedi ( detto senza enfasi ) .

      leopoldo attolico -

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  5. ammazza aho' quando E.A.si incazza diventa quasi di potenza teatrale,peraltro sono d'accordo col suo commento anche perchè non sono tipo da classifiche ma nel top del mio olimpo poetico c'è proprio W.S....provo a rispondere a con le parole di W.S.? però E.A. dovrebbe FORSE spogliarsi del fatto di avere di fronte un nobel, e metterci semplicmente una morta..sicchè forse, dopo, potrebbe essere di fronte ai vivi che rimangono con i morti che si chiamino evidenze di un tipo, contraddizioni di un altro, teorie senza pratica, voli senza atterraggi e decolli, retorica ed altro ancora..
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    In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l'ho già alle mie spalle... Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all'ultima, perché devo parlare della poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi.

    Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto - nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta - quasi se ne vergognasse un po'. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo...
    In questionari o in conversazioni occasionali, quando il poeta deve necessariamente definire la propria occupazione, egli indica un genere “letterato” o nomina l'altro lavoro da lui svolto. La notizia di avere a che fare con un poeta viene accolta dagli impiegati o dai passeggeri che sono con lui sull'autobus con una leggera incredulità e inquietudine, Suppongo che anche un filosofo susciti un eguale imbarazzo. Egli si trova tuttavia in una situazione migliore, perché per lo più ha la possibilità di abbellire il proprio mestiere con un qualche titolo scientifico, Professore di filosofia – suona molto più serio.

    Ma non ci sono professori di poesia. Se così fosse, vorrebbe dire che si tratta d'una occupazione che richiede studi specialistici, esami sostenuti con regolarità, elaborati teorici arricchiti di bibliografia e rimandi, e infine diplomi ricevuti con solennità. E questo a sua volta significherebbe che per diventare poeta non bastano fogli di carta, sia pure riempiti di versi più eccelsi – ma che è necessario, e in primo luogo, un qualche certificato con un timbro. Ricordiamoci che proprio su questa base venne condannato al confino il poeta russo, poi premio Nobel, Iosif Brodskij. Fu ritenuto un “parassita” perché non aveva un certificato ufficiale che lo autorizzasse ad essere poeta...

    Anni fa ebbi l'onore e la gioia di conoscerlo di persona. Notai che a lui solo, tra i poeti che conoscevo, piaceva dire di sé “poeta”, pronunciava questa parola senza resistenze interiori, perfino con una certa libertà provocatoria. Penso che ciò fosse dovuto alle brutali umiliazioni da lui subite in gioventù.

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  6. Nei paesi felici, dove la dignità umana non viene violata con tanta facilità, i poeti ovviamente desiderano essere pubblicati, letti e compresi, ma non fanno molto, o comunque assai poco, per distinguersi quotidianamente fra gli altri esseri umani. Ma fino a non molto tempo fa, nei primi decenni del nostro secolo, ai poeti piaceva stupire con un abbigliamento bizzarro e un comportamento eccentrico. Si trattava però sempre di uno spettacolo destinato al pubblico. Arrivava il momento in cui il poeta si chiudeva la porta alle spalle, si liberava di tutti quei mantelli, orpelli e altri accessori poetici, e rimaneva in silenzio, in attesa di se stesso, davanti a un foglio di carta ancora non scritto. Perché, a dire il vero, solo questo conta.

    E' significativo che si producano di continuo molti film sulla biografia di grandi scienziati e grandi artisti. Registi di una qualche ambizione intendono rappresentare in modo verosimile il processo creativo che ha condotto a importanti scoperte scientifiche o alla nascita di famosissime opere d'arte. E' possibile mostrare con un certo successo il lavoro di taluni scienziati: laboratori, strumentazione varia, meccanismi attivati riescono per un po' a catturare l'attenzione degli spettatori. Ci sono inoltre momenti molto drammatici in cui non si sa se l'esperimento ripetuto per la millesima volta, solo con una leggera modifica darà finalmente il risultato atteso. Possono essere spettacolari i film sui pittori – è possibile ricreare tutte le fasi della nascita di un quadro, dal tratto iniziale fino all'ultimo tocco di pennello. I film sui compositori sono riempiti dalla musica – dalle prime battute che l'artista sente in sé, fino alla partitura completa dell'opera. Tutto questo è ancora ingenuo e non dice nulla su quello strano stato d'animo popolarmente detto “ispirazione”, ma almeno c'è di che guardare e di che ascoltare.

    Le cose vanno assai peggio per i poeti. Il loro lavoro non è per nulla fotogenico. Una persona seduta al tavolino o sdraiata sul divano fissa con lo sguardo immobile la parete o il soffitto, di tanto in tanto scrive sette versi, dopo un quarto d'ora ne cancella uno, e passa un'altra ora in cui non accade nulla... Quale spettatore riuscirebbe a reggere un simile spettacolo?

    Ho menzionato l'ispirazione. Alla domanda su cosa essa sia, ammesso che esista, i poeti contemporanei danno risposte evasive. Non perché non abbiano mai sentito il beneficio di tale impulso interiore. Il motivo è un altro. Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi non capiamo.

    Anch'io talvolta, di fronte a questa domanda, eludo la sostanza della cosa. Ma rispondo così: l'ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C'è, c'è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall'ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un'incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L'ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.

    Di persone così non ce ne sono molte. La maggioranza degli abitanti di questa terra lavora per procurasi da vivere, lavora perché deve. Non sono essi a scegliersi il lavoro per passione, sono le circostanze della vita che scelgono per loro. Un lavoro non amato, un lavoro che annoia, apprezzato solo perché comunque non a tutti accessibile, è una delle più grandi sventure umane. E nulla lascia presagire che i prossimi secoli apporteranno in questo campo un qualche felice cambiamento.

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  7. Posso dire pertanto che se è vero che tolgo ai poeti il monopolio dell'ispirazione, li colloco comunque nel ristretto gruppo degli eletti dalla sorte.

    A questo punto possono sorgere dei dubbi in chi mi ascolta. Allora anche carnefici, dittatori, fanatici, demagoghi in lotta per il potere con l'aiuto di qualche slogan, purché gridato forte, amano il proprio lavoro e lo svolgono altresì con zelante inventiva. D'accordo, loro “sanno”. Sanno, e ciò che sanno gli basta una volta per tutte. Non provano curiosità per nient'altro, perché ciò potrebbe indebolire la forza dei loro argomenti. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Nei casi più estremi, come ben ci insegna la storia antica e contemporanea, può addirittura essere un pericolo mortale per la società.

    Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so” sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca.

    Anche il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d'una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un'altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”...

    Mi capita di sognare situazioni irrealizzabili. Nella mia temerarietà immagino ad esempio di avere l'occasione di conversare con l'Ecclesiaste, autore di un lamento quanto mai profondo sulla vanità di ogni agire umano. Mi inchinerei profondamente di fronte a lui, perché si tratta – almeno per me- di uno dei potei più importanti. E poi gli prenderei la mano. “ Nulla di nuovo sotto il sole” hai scritto, Ecclesiaste. Però Tu stesso sei nato nuovo sotto il sole. E il poema di cui sei autore è anch'esso nuovo sotto il sole, perché prima di Te non lo ha scritto nessuno. E nuovi sotto il sole sono tutti i Tuoi lettori, perché quelli che sono vissuti prima di Te, dopotutto non hanno potuto leggerlo. Anche il cipresso, alla cui ombra stavi seduto, non cresce qui dall'inizio del mondo. Gli ha dato inizio un qualche altro cipresso, simile al Tuo, ma non proprio lo stesso. E inoltre vorrei chiederti, o Ecclesiaste, che cosa intendi scrivere, adesso, di nuovo sotto il sole. Qualcosa con cui contemplerai ancora i Tuoi pensieri, o non sei forse tentato di smentirne qualcuno? Nel Tuo poema precedente hai intravisto la gioia- che importa se passeggera? Forse dunque è di essa che parlerà il Tuo nuovo poema sotto il sole? Hai già degli appunti, degli schizzi iniziali? Non credo che dirai: “ Ho scritto tutto, non ho nulla da aggiungere”. Nessun poeta al mondo può dirlo, figuriamoci un grande come Te.

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  8. Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali ( di uomini, animali, e forse piante, perché chi ci dà la certezza che le piante siano esenti dalla sofferenza?), qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono già cominciati a scoprire pianeti ( già morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d'ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente.

    Ma nella definizione “stupefacente” si cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà a cui siamo abituati. Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché.

    D'accordo, nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: “mondo normale”, vita normale normale corso delle cose... Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c'è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo.

    A quanto pare i poeti avranno sempre molto da fare.

    Wislawa Szymborska -7 dicembre 1996 -
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    dalla Gioia di Scrivere, raccolta completa delle opere W.S., ex "Vista con granello di sabbia", poesie 1957-1993

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  9. a Ennio: innanzitutto mi son corretta "la vita sarà inconcepibile" e non "non sarà inconcepibile". Io spesso credo nell'utopia , almeno per quanto riguarda ciò che nella vita ha un valore che sembra irrealizzabile perchè va oltre la possibilità della comprensione immediata o addirittura incomprensibile all'atto pratico. Tutto ciò che non ha regole per chi è razionalmente orientato nel vivere,è utopico,le regole limitano gli uomini/donne nel loro pensare ed agire, sono tutto ciò che agevola l'esistenza in gruppo, ma se io voglio pensare da sola ed arrivare oltre questo modo di concepire l'esistenza incontro l'utopia quella della Szymbosca e m'inchino. Le orme sulla sabbia, umane, vanno verso il mare si inabissano non hanno creduto in se stessi nell'idea che credevano utopica fine a se stessa ed invece era il loro vero pensare, anche la loro salvezza. Il nostro stupore esiste per se stesso dice giustamente Ro,nella sua magnifica riflessione,ed io aggiungo che noi siamo stupendi soprattutto quando ci dedichiamo all'arte, in questo caso la poesia, che senza l'utopia, almeno come io la interpreto,non esisterebbe.Le mie ricerche interiori mi portano sempre di più a pensare che noi della vita vediamo solo ciò che ci serve, ciò di cui difenderci, ciò che ci piace perchè lo vediamo e lo possiamo toccare,ma c'è molto altro e qui mi fermo altrimenti corro il rischio di essere un'insegnante di qualcosa che è impossibile insegnare ma che è solo da cercare se ne si sentirà il bisogno. Ciao Emy

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  10. la magnifica riflessione della Szymbosca riferita da Ro.Emy

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    1. felice che ti sia piaciuto condividere tanto da esprimermelo

      :-)

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  11. UTOPIA impossibile da realizzarsi e condizione umana dunque immutabile!
    Nonostante averlo compreso e aver compreso di non poter comprendere il senso della vita Wislawa ha scelto di continuare a scrivere per dire, credo, forse, agli uomini: la vita è così, non prendetela molto sul serio, non fatevi fregare da lei! Vivetela!
    Per quanto riguarda l'idea della poetessa vecchina e rugosa, Ennio, Wislawa ha avuto il coraggio di mettere in dubbio le azioni di Stalin, e credimi altro che coraggio ci voleva, è riuscita a capire che i fatti erano diversi dalle parole ancora prima di Albert Camus, Jean Paul Satre, intelletuali più che riconosciuti e forse anche prima di Aleksandr Isaevič Solženicyn, che ha scritto "Una giornata di Ivan Denisovičda che invito tutti a leggere, mentre noi in Italia abbiamo avuto solo Giuseppe Di Vittorio. Dubbi che oggi, anche se dolorosamente, nessuno può affermare inventati. Wislawa ha compreso di aver sostenuto chi a parole diceva di perseguire una determinata ideologia, cioè perseguire il bene di tutti, ma nei fatti si comportava come un dittatore. Non voglio addentrarmi in discussioni politiche ma questo era il pensiero di Wislawa. Quialcuno può essere anche in disaccordo ma ricordo che lei, differentemente di chi ha visto da lontano, l'ha vissuto sulla propria pelle.
    Maria

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    1. molto vero tutto quanto dici...aggiungo solo questo da un punto di vista poetico-politico. le dittature di prima generazione, sono nulla in confronto a quelle attuali che sotto spoglie democratiche, hanno colonizzato ogni buco del pianeta. Dopo tanta truffa e fuffa , comunista o democratica, quella democratica capitalistica ha fatto piu danni dell'altra..se i comunisti mangiavano i bambini, i democratici si sono mangiati vecchi, bambini,donne e uomini e venduti pure la madre. Alla fine della fiera non siamo e non saremo mai diversi dalla perenne condizione medioevale ..la libertà sarà sempre e solo quella interiore(stesso luogo dove sgorga anche poesia), nonostante le apparenze abbiano fatto finta di darci libertà, macchine,benessere, o bagni negli appartamenti.

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    2. Ro. Parole migliori di queste tue per mettere in sintesi un giudizio, per me assolutamente condivisibile, non le saprei trovare. Il denaro che si mangia tutto ha finito col mangiare se stesso, da qui l'indigesta crisi del sistema in cui ci troviamo a vivere.
      Dici bene: "..la libertà sarà sempre e solo quella interiore(stesso luogo dove sgorga anche poesia)": Buddha sarebbe d'accordo. Ma non si tratta più di avere migliori maestri. Il giudizio negativo sul sistema capitalistico secondo me si sta diffondendo dovunque, ma sembra avere altre caratteristiche rispetto a quelle rivoluzionarie che conosciamo. Questo sfacelo oggi riguarda tutti, poveri e ricchi. Sono già molte le persone che si stanno adoperando con intelligenza verso altre direzioni, più di quante è dato ancora sapere. E non sono carbonari, sono architetti, scienziati, medici... Come dice luciodalla: è questa la novità.

      mayoor

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  12. GRAZIE Maria raccontaci ancora se puoi e se vuoi è bellissimo sapere ciò che tu profondamente conosci. Grazie Emy

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  13. Ennio Abate:

    “noi siamo stupendi soprattutto quando ci dedichiamo all'arte, in questo caso la poesia, che senza l'utopia, almeno come io la interpreto,non esisterebbe. Le mie ricerche interiori mi portano sempre di più a pensare che noi della vita vediamo solo ciò che ci serve, ciò di cui difenderci, ciò che ci piace perchè lo vediamo e lo possiamo toccare,” (Emy)

    “UTOPIA impossibile da realizzarsi e condizione umana dunque immutabile! […]Wislawa ha avuto il coraggio di mettere in dubbio le azioni di Stalin, e credimi altro che coraggio ci voleva, è riuscita a capire che i fatti erano diversi dalle parole ancora prima di Albert Camus, Jean Paul Satre, intellettuali più che riconosciuti e forse anche prima di Aleksandr Isaevič Solženicyn, che ha scritto "Una giornata di Ivan Denisovič che invito tutti a leggere, mentre noi in Italia abbiamo avuto solo Giuseppe Di Vittorio. […] Non voglio addentrarmi in discussioni politiche” (Maria).

    “Dopo tanta truffa e fuffa , comunista o democratica, quella democratica capitalistica ha fatto piu danni dell'altra..se i comunisti mangiavano i bambini, i democratici si sono mangiati vecchi, bambini,donne e uomini e venduti pure la madre. Alla fine della fiera non siamo e non saremo mai diversi dalla perenne condizione medioevale ..la libertà sarà sempre e solo quella interiore(stesso luogo dove sgorga anche poesia)” (In soffitta)

    [Continua]

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  14. Ennio Abate [continua]:

    “Dici bene: "..la libertà sarà sempre e solo quella interiore(stesso luogo dove sgorga anche poesia)": Buddha sarebbe d'accordo. Ma non si tratta più di avere migliori maestri. Il giudizio negativo sul sistema capitalistico secondo me si sta diffondendo dovunque, ma sembra avere altre caratteristiche rispetto a quelle rivoluzionarie che conosciamo. Questo sfacelo oggi riguarda tutti, poveri e ricchi.” (Mayoor)

    Ma vi accorgete delle cose politicamente reazionarie che scrivete sotto un velo di Antideologia (interiorizzante, antistalinista, ultrademocratica)? Non volete occuparvi di politica, ma questo post mi pare che stia diventando un covo di Comunione e Liberazione che fa politica in modo mascherato!

    “Noi siamo stupendi soprattutto quando ci dedichiamo all'arte, in questo caso la poesia”? E quindi gli altri che non lo fanno o non possono permetterselo, che sono?

    E tutti questi osanna per le “ricerche interiori”, nelle quali ognuno stabilisce da sé (o con l’aiuto di chi?) la distinzione tra lecito e illecito, tra bene e male, tra buono e cattivo? E senza dover dar conto a chi vuole prove o è in disaccordo?
    Se "la libertà sarà sempre e solo quella interiore (stesso luogo dove sgorga anche poesia)" e , salvata la poesia e il “foro interiore” (come dicevano una volta i preti e i kantiani), chi se ne frega di andare a vedere le ragioni per cui i comunisti prima e poi i democratici (mancano i nazisti, i fascisti, i colonizzatori del Cinquecento e dell’Ottocento, ma che importa!) hanno combinato o combinano oggi i loro discendenti!
    Tanto siamo e saremo in una “perenne condizione medioevale”!
    Tanto “UTOPIA impossibile da realizzarsi e condizione umana dunque immutabile!”, accontentiamoci della sublime ironia da Nobel della poesia!
    Orsù, rintaniamoci nella nostra “coscienza” (?) o nella “sporca religione dei poeti” (come la chiamava Fortini)!

    Altro che “vecchina e rugosa” (lo dicevo con simpatia) la poetessa polacca!
    Qui “vecchina e rugosa” è questa vostra Ideologia dell’Antideologia, che presentate come verità senza nessun argomentazione, come oggetto di fede!
    Ma come si fa a far andare a braccetto un reazionario intelligente come Solženicyn con un comunista come Di Vittorio!
    E poi quel tono di leggerezza oggi d’obbligo: “Non voglio addentrarmi in discussioni politiche”!
    Eh, no! Addentrati, Maria! Addentriamoci tutti! E capirai/capiremo che le cose sono più complicate e che queste tue/vostre semplificazioni della storia e della politica oggi alimentano solo l’indifferenza e la “dittatura dell’ignoranza”.
    Per quel che posso non ci sto!

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    1. caro Ennio, non sono piu disposta a scontrarmi con te( come con altri che adottano lo stesso me.todo modo) per il tuo armamentario tipicamente "maschio", nel tuo caso bellico-intellettuale...ciò che ti fa sparare cartucce/codici a barre ed etichette sulla schiena o la pancia dell'altro da te, fino a quelle di "comunione e liberazione ", è né più né meno diverso da un'altra presenza a cui ho gia risposto in thread precedenti, della stessa energia maschio, che si puo ritrovare sia in corpo maschile che femminile. Se vuoi affrontare discorsi sui territori scomodi del fallimento della storia sul piano collettivo ( politico o ideologico che sia), hai molti piu strumenti di introspezione e autocoscienza, rispetto a qualsiasi altro..giocarti su quelli quelli consueti alla costruzione nel corso del tempo da intellettuale e suoi ferri del mestiere, è solo potere per il potere tanto per escludere l'altro e marchiarlo a seconda dei casi come corpo estraneo a una "nobiltà" di chissa quale sangue blu. Il conclusione il tuo argomentare non è fatto per comprenderci arricchendoci a vicenda ..sarebbe così dimostrazione con le tue stesse mani, che anche per te l'unico spazio possibile di pratica, della parola " liberta", sia esclusivamente quello della tua ricerca,crtica e speculazioni comprese, squisitamente abitate dentro te stesso. Cosa che non è male o bene, ma più semplice dato. E se fosse invece di partenza, FORSE reagiresti in altro modo.

      con immutata stima al te Poeta.

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  15. a Ennio: chi non sa fa arte può sempre godere di ciò che l'artista ha fatto , aprirsi all'arte e comprenderla è lavoro importante per cercare ciò che io ho voluto dire. La nostra vita deve avere l'importanza della ricerca interiore e del desiderio di migliorare il nostro vivere , anche in politica. Cosa c'entra comunione e liberazione!!! Abbi pazienza ma questa battuta non mi è proprio piaciuta, Io non mi sento più, perseguitata dalla religione,non pratico ma cerco sempre di capire, almeno nel mio precedere nella vita.La meditazione, la spiritualità che per me non è un'utopia , il cercare, il comprendere ciò che va oltre quello che tu chiami politica è ciò che potrebbe essere chiamato utopia, termine peraltro che fa paura e che invece per me è un invito a chiarire la differenza che c'è fra chi non s'accontenta di vivere accettando solo regole e chi vuole percorrere sentieri diversi che portano non agli abissi, per dirla alla Zymborska, ma per trovare quella forza in se stessi che porta a fare scelte migliori in tutti i campi. Chi mi insegna la strada? A te chi insegna la tua? Io cerco e spesso trovo risposte anche in un bambino,nella sofferenza,ma anche nella gioia Ciao a tutti Emy

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  16. Bastassero le analisi corrette sui rapporti di forza e le dinamiche economiche, a quest'ora ogni dubbio sarebbe fugato e ogni persona al mondo saprebbe come comportarsi di conseguenza. L'ideologia è come un sentiero che va diritto, qualsiasi presenza si affacciasse lungo quel sentiero verrà riconosciuta all'istante come estranea, se non nemica. E' il vecchio vizio stalinista.
    Intanto c'è chi studia e lavora per creare energia pulita per preservare l'ambiente e non dover dipendere dalla speculazione sul petrolio, chi si adopera per una salute non dipendente dalle case farmaceutiche, chi non produce veleni e cibi pieni di conservanti, chi studia sistemi commerciali più equi, chi vede nel lavoro qualcosa in più della mera necessità, chi produce cultura non pornografica e chi s'impegna a produrne di onesta, chi tiene conto delle necessità reali delle donne e degli uomini quando decide...
    Sono solo degli esempi, ma per fare questo non serve ideologia, serve un cambiamento di mentalità capace di uscire da quel sentiero. E deponendo il fucile una volta per tutte, ma questo a sinistra, diciamo, lo si sta già facendo, infatti ora ci si limita ad etichettare.

    mayoor

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  17. Credo che prima di apostrofare come complice della dittatura dell'ignoranza bisognerebbe riflettere e chiedersi: 1°perché credo di avere solo io verità in tasca e tutto quello che gli altri dicono sia non attendibile.
    2° Quello che dico cosa sta seminando?
    Sai bene Ennio che quando si afferma con forza, come tu fai, verità o meglio ancora dogma si va ad incidere sul pensiero di chi ti da ascolto e automaticamente sulla realtà costruita da chi ha creduto o non ha creduto a quelle parole.
    Per quanto al qualunquismo è una accusa utilizzata quando fai troppe domande, quando non ti accontenti delle parole e cominci a cercare conferme nei fatti. Non so qual'è la tua esperienza politica, idelogia ovvio è chiara, tra l'altro è anche la mia che non rinnego affatto anzi dichiaro tradita, da qui il mio rifiuto di chi la utilizza ai propri fini che non sono chiaramente gli interessi del popolo ma propri. Un tradimento per me doloroso ma di cui ho dovuto, almeno per rispetto alla mia intelligenza, prendere coscienza, per cui oggi quando quella parte per cui ho lottato,turandomi il naso ho votato, afferma che la colpa è tutta di uno o dell'altro io non ci credo, ci leggo chiaramente la falsità, vedo solo chi ha indossato la bandiera rossa, rosa o rosina, solo per opportunismo e nei comportamenti assai simile agli altri: bianchi, verdi, grigi e neri. Tutti solo a distrarci da quanto realmente ci stanno facendo. Concordo con chi afferma che la nostra è una democrazia rappresentata e non rappresentativa, non sarebbe altrimenti spiegabile la disgregazione dei diritti del lavoro, i costi da usurai delle case, la creazione di mercati mortali finalizzati al controllo del popolo come drogha e mercato farmaceutico.
    Per quanto riguarda la coscienza individuale ovvio non può da sola cambiare il mondo ma nessuna rivoluzione può farlo se poi le coscienze non sono libere e non hanno strumenti di conoscenza.
    Credo, Ennio, che Giuseppe avrebbe condiviso Solženicyn e che si rivolti nella tomba per quello che la CGIL ha fatto alla classe lavoratrice.
    Maria

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  18. 1. Ennio Abate:

    @ In soffitta

    Tu mi squalifichi in partenza presentandomi come uno che si vorrebbe “scontrare”, che avrebbe un armamentario tipicamente “maschio” (in cosa consisterebbe?), che sparerebbe “cartucce etc”, che argomenterebbe solo per schiacciare l’altro/a. E mi tagli a metà, come il visconte dimezzato di Calvino, stimando il poeta (si scrive in minuscolo!) e buttando nella pattumiera il resto.
    Se questo tuo è un modo di “comprenderci arricchendoci a vicenda”, meglio che io resti povero. Il fallimento della storia (più precisamente del tentativo di rivoluzione comunista) non si fa con gli “strumenti di introspezione e autocoscienza”, per la semplice ragione che quella storia e quel fallimento non sono avvenuti dentro la coscienza e tantomeno di un singolo. Anche se uno Stalin redivivo facesse autocoscienza ne ricaveresti ben poco. Perciò introspezione e autocoscienza diventano un alibi. E perciò ho tirato in ballo (non per offendere, ma per essere preciso) il modello di analisi della storia di Comunione e liberazione.


    @ Emy

    “chi non sa fa arte può sempre godere di ciò che l'artista ha fatto”. E già! Produttori da una parte e consumatori dall’altra! Altro che “moltinpoesia”! Cambiamo subito l’etichetta e scriviamo “pochinpoesia” e gli altri tutti a godere di quel che quei pochi spremono dai loro Cervelloni o dalle loro Anime.

    [Continua]

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  19. Ennio Abate [continua]:

    Sull’importanza della “ricerca interiore” ho già detto: la rispetto quando non diventa un surrogato della ricerca cosiddetta “esteriore” (scientifica, politica, sociale, ecc.); e soprattutto quando non viene propagandata da chiese, sette, terapeuti. Allora è un alibi. E perciò - e due! - ho parlato di Comunione e liberazione, che tra l’altro non ha nulla a che fare con la religione (o meglio con la religiosità spontanea e diffusa), essendo un esercito di manager che usano la religiosità per spartirsi il potere economico e politico assieme ad altri manager d’altro orientamento (magari laico, illuminista, ecc.). Oltre la politica come viene esercitata da chi comanda ( e da chi ubbidisce, vota, si fa cliente del senatore tizio o caio) c’è solo la possibilità di un’altra politica. Che oggi manca (come ho detto nel post dedicato al libro di Bertoldo). L’utopia ha sempre fatto da musica di accompagnamento a una politica innovativa. L’utopia del Regno di Dio su questa terra accompagnò la politica di Müntzer , capo della rivolta contadina in Germania contro i nobili feudatari tedeschi nel ‘500. Quella socialista e comunista la rivoluzione russa del '17 e quella cinese del '48. Ma, appunto, non era solo sogno. Era, diceva Ernts Bloch, "utopia concreta". E soprattutto non era “quella forza in se stessi che porta a fare scelte migliori in tutti i campi”. Quello è narcisismo privato. La forza non si trova mai solo “in se stessi”, per la semplice ragione che un “se stessi” puro e assoluto non esiste. Se non (forse) nei folli.

    @ Mayoor

    Tu sai ben criticare l’ideologia altrui ed etichettarla. Non altrettanto (è più difficile) sai fare con la TUA ideologia (che presenti come ‘antideologia’). Quelli che tu porti ad esempio (ecologisti, critici delle multinazionali farmaceutiche, equisolidaristi, antipornografi, ecc.) sono portatori di altre ideologie rispetto a quelle che una volta occupavano le menti. Hanno sostituito le ideologie delle Grandi Narrazioni ( il Progresso, la Libertà, il Socialismo, il Comunismo) con ideologie più “portatili” e attraenti per un certo ceto medio metropolitano occidentale. Davvero hanno oltrepassato i limiti delle precedenti?
    Discutiamone. Ma non presentiamole come qualcosa che non ha a che fare con l'ideologia.

    @ Maria

    Bene. Me lo chiedo. Ho “solo io verità in tasca”? Rispondo: No. E dico pure che non “tutto quello che gli altri dicono” non è attendibile, ma le affermazioni puntuali che ho criticato per me non sono attendibili.
    Se gli altri pensano che io sbagli, argomentino e dimostrino (magari ad altri, non a me che sono coriaceo e “dogmatico”) che le cose dette sono accettabili. ( Ad es. dimostra che la critica di Solženicyn allo stalinismo può essere accostata a quella di Di Vittorio).

    [Fine]

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  20. Leggo, e poi guardo in cima alla lista la faccetta della Szymborska e mi viene da ridere.
    A sentire Ennio qui tutti sono portatori di ideologie. Chi rinunciasse a nutrirsi di insaccati per non ingerire tanti conservanti non può essere semplicemente una persona intelligente. No, appartiene a qualche filiera del pensiero. Quindi nessuno che sia semplicemente intelligente, nessuno possa decidere responsabilmente. Non occorre essere marxisti per accorgersi che si vive con la lingua fuori per la fatica di correre in un gioco senza alternative.

    mayoor

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  21. Caro Ennio,
    purtroppo non sono io che ti squalifico in partenza, ma tu stesso, da solo, con le tue mani .. ne viene di per sè il rapporto di forza (ergo braccio di ferro=maschio=in questo caso di bastone mentale).. e visto che l'hai messa, come al solito, sul piano di una preparazione atlentica come fossimo su un altro tipo di campo, ma sempre di paragonabile forza muscolare richiesta ( da te , non dagli altri), sei tu che infatti devi parlare di qualificazioni come fossimo inuan sorte di champion league

    Prendi questo post e ne vedi dalla cronologia il tuo autogoal...gentilmente,e senza ipocrisie, potevi evitarne un secondo, e poi un terzo...gli altri, a simbolo dei "molti" che avevi nemmeno di fronte, ma DI FIANCO , non volevano farti goal, tu invece li hai vissuti così , dentro te, anche se fuori ovviamente devi continuare a pensarli con i loro goal che potrebbero farti sollecitandoli nel fornire pallonate in rete.

    Non c'è nulla di dea madre in questo atteggiamento, posso solo intuire che devi ripetere all'infinito il dividere e rispetto ai cocci della societa di fantascienza in cui ci hanno precipitato, preferisci dividerli anziche riunirli, anche se poi ti viene facile, ad esempio , sul tema dei molti, accusare Emy di dire implicitamente che la conseguenza del suo pensare porta ad essere in pochi...in realtà i pochieletti li vuoi tu. uno dei primi rilievi che feci e poi ripetei era che questo spazio era per pochi , a immagine e somiglianza di una forza muscolare mentale che nei secoli dei secoli li ha sempre divisi dall'uomo semplice. Gli armamentari mentali della "classe inteellettuale" a cui,volente o nolente, non ti consentono nei fatti che sono nei tuoi comportamenti ad esempio in questo post di utilizzare i tuoi strumenti culturali in altro modo ..prima vengono loro e poi tutto il resto, in cui gli altri. Forse a proposito di ipocrisia, se dovevi pubblicare qualcosa su input di qualcunaltro, per poi innestarvi qualifiche o squalifiche, facevi prima a continuare pubblicare le tue scelte e a relazionarti qui e altrove con chi a quel campionato appartiene. Paradossalmente sono piu autentici gli intellettuali di regime, che si fiutano e danno spazio solo fra loro, senza bisogno di voler essere "marxiani", o alla don milani, o alternativi o ai margini o esodanti etc etc ..questi ultimi rispetto agli intellettuali di regime ( questo pseudodemocratico orwelliano in cui viviamo, o altro precedente) vorrebbero essere "molti", allargare i bordi o diametro del cerchio magico ma come per i primi, è "utopia" impraticabile, o al massimo "concendendoti" come una volta una partita al bar, adesso infernet.. vi sono (state) eccezioni(ormai nel passato) a questo andazzo inconfessabile , del tipo "moglie e buoi dei paesi tuoi" . Da parte mia non c'è alcun problema a confessare che se manca il primo livello, quello umano, non vale la pena mettersi in relazione , sarebbe nemmeno povertà ma aridità. Ma io non sono una che scende in campo per giocare le partite che hai giocato tu, quindi posso permettermi di prendere le distanze dal mio modo di vedere le cose di un certo Ennio che ho conosciuto in questo post, o nel precedente sui fuori temi o i temi( a cui invitavi perentoriamente/maschio-mente/bastone) e cosi via, custodendo quella di Ennio poeta senza dover spaccare capelli in milioni di pezzi e farmene pippe, di fatto per distruggere tutto..anche se potrei essere molto abile a recitarmi l'alibi che farei tutta la vivisezione del capello per costruire ponti fra me e l'altro.
    Se a te questo genera irritazione, come risulta implictamente dai tuoi toni e dalle tue contestazioni, se vuoi potrai chiedertene il motivo- primitivo o meno- di tale tua antica o recente interruzione.

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  22. Ennio Abate:

    "Quindi nessuno che sia semplicemente intelligente, nessuno possa decidere responsabilmente" (Mayoor).

    Pare proprio di no, Lucio. Un'intelligenza semplice, che rispecchi le cose come stanno, pare non ci sia. Ci sono tante intelligenze più o meno inquinate dall'ideologia.
    A pretendere una corrispondenza piena tra parole e cose
    restano solo le religioni e i pazzi.
    Il che non significa che "nessuno possa decidere responsabilmente". Lo si può entro i limiti storici del pensiero dell'epoca in cui si vive.
    Si è responsabili tanto più quanto più si riesce a sfuggire all'ideologia. Ma mai del tutto.
    Questa è l'obiezione che ti ho mosso.
    Del resto anche quando Nietzsche affermò che "Dio è morto" e molti si stracciarono le vesti dicendo che senza Dio gli uomini sarebbe stato irresponsabili, si trovarono buone ragioni per esserlo. Vedi ad es. Sartre, etc.

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  23. Dio,Dio,Dio, perchè Ennio parli tanto di Dio e dei pazzi? Nessuno ha parlato di Dio più di te in questi commenti...l'utopia non è sempre legata a Dio ma anche alla più intima natura dell'uomo che appartiene alla terra e che vuole meritarsi di vivere in modo giusto senza offendere tutto ciò che lo circonda, ma perchè la strada della conoscenza interiore, dell'amore per tutto ciò che da senza chiedere ti interrompe il pensare? Perchè come dice laSzimborska" Se sorge un dubbio il vento lo disperde/L'Eco prende la parola senza farsi chiamare/e chiarisce volonterosa
    i misteri dei mondi". io non posso pensare che tutto ciò che l'uomo chiama utopia, viene rifiutato perchè non ha risposta immediata . Esiste la forza della fede nella ricerca di che cosa è buono e cosa è male - Ok se vogliamo non pensare a tutto ciò ci basta andare a votare , tanto siamo in un paese libero(da che cosa) e poi il nostro partito ci detterà la propria legge fatta di uomini, uomini che non sbagliano e che non hanno mai sbagliato...accidenti sarebbe davvero bello- Emy

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  24. Ennio Abate a Emy:

    Ho controllato. 'Dio' è presente in due frasi: L’utopia del Regno di Dio; Nietzsche affermò che "Dio è morto". 'Pazzi' in una: A pretendere una corrispondenza piena tra parole e cose restano solo le religioni e i pazzi.

    Perché non leggi meglio e non ti fermi sulle questioncelle marginali?

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  25. No Ennio non sono marginali...almeno per me. Emy

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  26. Credo che Giuseppe avrebbe condiviso quanto scritto da Solženicyn in quanto mai e poi mai avrebbe azzittito, nascosto, la verità perchè quello che ha scritto Solženicyn sui Gulag è vero! E' provato o si vuole negare? Non credo sia possibile! E nemmeno giustificarlo!
    Maria

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    1. Anche secondo me Maria..come pure lo direbbe dei fatti "imperialisti" d'ungheria, nè piu nè meno identici a quelli usa , che da allora, via via sono diventati a totale sua esclusiva, umanitaria però...

      per me non c'è da essere complottisti nel pensare che di vittorio lo abbiamo addirittura eliminato , un po' come altri fino a Moro compreso e altri ancora...poi come nella cronaca nera fanno passare gli omicidi per suicidi, cosi pure la morte per infarto, cosi pure i sani per pazzi e la menzogna sistematicamente diventa verità.

      Non era possibile che "i comunisti" sfuggissero alla pratica anti-uomo dalle caverne ad oggi...ma i fornetti o i gulag appartengono al passato..ora, di gulag, ce n' è per mille e piu infiniti gusti e pratiche , primi in classifica i gulag americani (non solo per via del braccio della morte, se vuoi informati solo un aspetto, gli ergastoli ai minori,anche di anni 12 ),o limitandoci a noi i nostri OPG a proposito di " pazzi" citati un po' troppo allegramente da E.A.

      il sistema gulag è terribile per un uomo di intellettualità ricca come Solženicyn, ma ancor per i milioni di milioni di nessuno che seguono una sorte ben peggiore...di gulag della truffa democratica dei regimi occidentali , c'è un catalogo infinito , quindi forse è meglio che ti lascio a queste parole:

      Ho studiato la storia della Rivoluzione. Mi sono sentito come annientato sotto l’orribile fatalismo della storia. Io vedo nella natura umana una spaventosa uniformità, nelle condizioni umane una forza ineluttabile, concessa a tutti e a nessuno.

      Il singolo non è che schiuma sull’onda,la grandezza è un puro caso, la sovranità del genio una commedia di burattini, una ridicola lotta contro una legge ferrea: riconoscerla è il massimo, dominarla impossibile.

      Ho abituato i miei occhi al sangue. Ma io non sono la lama di una ghigliottina. "È necessario" è una delle parole della dannazione con cui è stato battezzato l’uomo. Il detto: è necessario che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo, è raccapricciante.

      Cos’è che in noi mente, uccide,ruba?

      ....

      Georg Büchner ,1813-1837, in un passaggio del suo interrogarsi sul senso di annientamento dalla storia , il suo orribile fatalismo .

      Da una sua lettera del 10 marzo 1834 alla sua amata.

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  27. Ennio Abate:

    RIEPILOGANDO

    Nella discussione di questo post sono stati toccati alcuni temi interessanti, importanti e controversi:
    - se l’ironia della Szymborska sveli l’inconsistenza SALVIFICA dell’utopia o meno;
    - se davvero sia "falsa ogni verità che non è accompagnata da una risata" (Nietzsche citato da Attolico);
    - se oggi a noi tutti (o ai poeti soltanto) resti o meno come un unico strumento di sopravvivenza l’ironia;
    - se dopo la fine delle Grandi Narrazioni ( Progresso, Socialismo, Democrazia) siamo a una insuperabile e “perenne condizione medioevale” e “la libertà sarà sempre e solo quella interiore” (In soffitta);
    - se un Solženicyn (lascio da parte momentaneamente la sua collocazione politica o culturale) possa essere messo sullo stesso piano di un comunista come Giuseppe Di Vittorio “perché quello che ha scritto Solženicyn sui Gulag è vero!” (Maria);
    - se possa esistere o meno un’intelligenza pura delle cose senza inquinamenti dell’ideologia (in altri termini: se, e fino a che punto, ci possiamo liberare dall’ideologia; e se davvero chi liquida argomenti altrui come “ideologici” ne sia esente (dall'ideologia), se ne sia sicuramente liberato).
    Proprio perché controversi, questi temi scatenano passioni. Se vogliamo approfondirli, dobbiamo farci carico del conflitto che ne nasce.
    Io sono per l’approfondimento. In ogni caso non m’interessa limitarmi a scrivere sotto un post dei complimenti senza un minimo di argomentazione. Tanto più quando il testo proposto (e sul quale non opero una censura preventiva) mi suscita perplessità o dubbi o francamente non mi va. Lo pubblico e poi se posso lo discuto. A questo serve per me un LABORATORIO.
    Ho cercato anche in questo caso di approfondire i temi che ho indicato sopra.Ho valutato soprattutto il grado di verità (ovviamente per me) delle cose scritte dalle persone che sono intervenute nella discussione. E cercato di collocare POLITICA-MENTE, cosa per me importante e chiarificatrice la posizione dei miei interlocutori. Ho perciò usato l’aggettivo “reazionario” per Solženicyn, il che non significa che non abbia detto moltissime verità sui gulag (ma non sul comunismo, a meno di non ridurre il comunismo a gulag). Ed ho classificato degne di Comunione e liberazioni posizioni che esaltano la “ricerca interiore”. Ho portato - credo - degli argomenti a sostegno delle mie affermazioni. Non ho solo “etichettato”. Questo mi pare il modo più onesto per misurare vicinanze e distanze; e di dare anche a chi non condividesse i miei argomenti, le mie etichette, la mia posizione culturale e politica "di partenza" gli elementi per controbattere e far avanzare la discussione verso un più alto grado di verità.

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    1. caro Ennio, sapessi quanto mi fai incazzare ( nel senso buono lo dico ) ..questo tuo riepilogo è l'emblema della guida autorevole che sai essere, per cui si può essere distanti o vicini, con te o non con te d'accordo per questa o quella argomentazione, ma il modo di donare il tuo immenso "amare/conoscere" porta avanti di un altro pazzo passo verso temperate riflessioni da giocare insieme..nulla conta di etichette o codici a barre percepiti nel tentativo di tessitura di un mosaico a tappeto ognuno con il suo motivo da portare.
      .....


      uno dei limiti di infernet è quello di riproporre anche se proprio non lo vorremmo ( tanto più laddove molto critici del consumismo che tutto ha avvolto) , il mordi e fuggi , compreso l'atto emotivo intellettivo contemplativo di poesia, sia nella sua lettura sia poi nella sua analisi/dibattito con se stessi e poi gli altri, come avviene in questo sito.

      come coniugare la molteplicità di autori a molteplicita di riflessioni con i dovuti tempi pena ricadere anche noi nelle regole antiriflessive del metodo consumi/consumismo, non so bene, ma questo tuo riepilogo come gia in altri passi , mi da speranza che pur nei limiti dello spazio web/rete in cui siamo, si possa crescere.. nel rispetto degli strumenti che ognuno ha ma senza acciaIO,cioè che non vengono prima del mosaico da essere chiaro in ognuno come primo manufatto a cui tendere, dalla partenza reale all'arrivo ( di un orizzonte a tendere,ergo sempre in continua ri(e)voluzione ) .. nella consapevolezza sempre lucida,mai da smarrire, di abbattere quelle regole di cui, se pur critici, potremmo risentire consumandoci a nostra volta e riducendoci a scaffali poco alati.

      ciao

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  28. a Ennio: in conclusione al tuo ultimo commento aggiungerei un AMEN.
    Devo assolutamente dirti che le tue certezze mi fanno un po' d'invidia, sapere sempre che direzione prendere, fare affidamento su una grande cultura e interessi, arrivare ad "un grado più alto di verità" (poi mi devi dire qual'è il vero modo per arrivare alla verità secondo te,se vuoi)è veramente una condizione da veri fortunati. Io che non ho gradi per giudicare la verità umilmente ti ascolto , forse ho molto da imparare.Devo comunque ringraziarti per tutto ciò che ultimamente è comparso sul Blog, compresi i dibattiti e gli scontri che hanno fatto emergere tanti utili spunti e forse anche dubbi , a me la gente che si fa venire dubbi mi piace molto. Le poesie sono tante e bellissime, tutte scelte in modo così vario ed interessante che hanno davvero fatto del Blog un ritrovo di grande interesse.Emy

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  29. ah!quel me-mi spagnolismo...Emy

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  30. NUVOLE di Wislawa Szymborska
    ???
    Il brano, spogliato della forma poetica in versi brevi,
    si rivela un semplice, banale catalogo in prosa,
    oltretutto privo di crescendo emotivo e afflato lirico.
    Sembrano impressioni diligentemente annotate nel proprio diario da una romantica liceale al 3° anno.

    (Provate a leggere il testo qui sotto, pensando che l’abbia scritto la nipote di un anonimo Peter o di un qualunque Giuseppe e non… un Premio Nobel !)
    ( Fabiano Braccini - Milano, 5.2.2012 )

    CLOUDS
    I should be very quick in describing the clouds: only a fraction of second they are anymore the same, they are becoming others.
    Their characteristic is never repeat themselves in forms, shadings, poses and disposition.
    Not burdened by the memory of anything they can free themselves upon the facts with no effort. But as witness of nothing, they can disperse instantly everywhere.
    In comparison with clouds our life seems solid, almost lasting and nearly eternal. Confronted with clouds even a stone seems a brother on whom one's can rely, on the contrary they are only distant and inconstant cousins.
    The men can exist if they want, later on one after the other may die, they, the clouds, have nothing to do with this odd matter.
    Above all your life and mine, which is not completed yet,they parade magnificently as well as they already did.
    They do not have to die with us, nor do they need to be seen to fluctuate.

    NUVOLE
    Dovrei essere molto veloce nel descrivere le nuvole:
    1) già dopo una frazione di secondo non sono più quelle, stanno diventando altre.
    2) La loro caratteristica è non ripetersi mai in forme, sfumature, pose e disposizione.
    3) Non gravate dalla memoria di nulla, si librano senza sforzo sui fatti.
    4) Ma quali testimoni di alcunché, si disperdono all'istante da tutte le parti.
    5) In confronto alle nuvole la vita sembra solida, pressoché duratura e quasi eterna.
    6) Di fronte alle nuvole perfino un sasso sembra un fratello su cui si può contare,
    7) loro invece sono solo cugine lontane e volubili.
    8) Gli uomini esistano pure, se vogliono, e poi uno dopo l'altro muoiano,
    9) loro, le nuvole, non hanno niente a che vedere con tutta questa faccenda molto strana.
    10) Al di sopra di tutta la tua vita e della mia, ancora incompleta, sfilano fastose così come già sfilavano.
    11) Non devono insieme a noi moire, né devono essere viste per fluttuare.
    Wislawa Szymborska

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