lunedì 12 marzo 2012

DISCUSSIONE
Una rivoluzione poetica
partita da Genova?


Nella mailing list dei  moltinpoesia è partita una piccola discussione tra favorevoli e contrari al   MANIFESTO DI GENOVA DELLA RIVOLUZIONE POETICA  firmato da Ferlinghetti - Jodorowsky -Bertoli - Pozzani - Costa - Giannoni - Ganz. Lo ricopio dal Web e e chiedo commenti o interventi. Invito anche quanti hanno già espresso opinioni in merito nella discussione interna ai moltinpoesia a riportarle qui sul blog, come meglio credono. [E.A.]

MANIFESTO DI GENOVA DELLA RIVOLUZIONE POETICA
  1. La poesia è prima di tutto un atto, vivere nel migliore dei modi e dei mondi possibili. Si sostanzia anche nello scrivere, certo, però solo dopo - dopo! - e solo come atto ed espressione del vivere. Altrimenti c'è solo arte, letteratura, poesia. Ridicolo.
  2. Noi vogliamo dare luogo e voce alle vere istanze di crescita ed emancipazione di questo tempo, non alle sue mode e modi.
  3. Noi vogliamo dare voce e luogo a ciò che meno sembra contemporaneo e che - nascosto negli interstizi del giorno - ne costituisce la vera ossatura, la tempra, la forgia.
  4. La poesia è la notizia dalle frontiere della nostra anima.
  5. La poesia è una voce di dissenso contro lo spreco di parole e la folle pretora della stampa.
  6. Vogliamo liberare la poesia dai suoi colonizzatori accademici e delle pseudo-avanguardie, che ne ricoprono il cuore con una patina maleodorante e ammuffita.
  7. La poesia è il verbo dell'uomo che parla all'uomo, del dio che parla al dio.
  8. Rinchiudere la letteratura in un campo chiaramente delimitato è un attentato alla sua unità. E' appiccicarle un orecchio sul viso, soffocarla.
  9. La nostra poesia rivendica il nostro essere spugne e seppie: sputare inchiostro solo dopo aver respirato il mondo.
  10. La nostra poesia lotta contro il silenzio delle idee in cui ci hanno sprofondato e per il silenzio da conquistare in mezzo a questo sistema berciante.
  11. Noi non crediamo, no. Noi facciamo o non facciamo.
  12. La tua poesia è la somma e la sostanza delle tue azioni e non puoi nasconderla scrivendone altre. La poesia si vive e poi si scrive.
  13. Noi vogliamo ribadire che la Poesia è per noi arte, vita, sensualità, magia, corpo, anima e cervello.
  14. Il codice recondito che sta dietro ogni forma d'espressione è questo: la migliore opera d'arte è la nostra vita. Niente altro, niente di più.
Genova, 30 giugno 2002
(Ferlinghetti - Jodorowsky -Bertoli - Pozzani - Costa - Giannoni - Ganz)

34 commenti:

  1. Ennio Abate:

    Riporto di seguito, ripuliti dai riferimenti contingenti, i miei interventi nella discussione:

    1.
    Qualcuno (o molti?) trova interessante questo roboante manifesto. Io proprio no.
    Ci sono tutti i luoghi comuni del poetese. E' una scopiazzatura in stile manifesto futurista ovviamente meno tronfio, non guerresco, quasi simpatico (per i lettori Di Repubblica ad es.). Dice cose generiche e contraddittorie (" Poesia è per noi arte, vita, sensualità, magia, corpo, anima e cervello") facendo il solito minestrone confusionario. Dà un colpo alla botte e uno al cerchio (La poesia è il verbo dell'uomo che parla all'uomo, del dio che parla al dio). Non ha il senso della realtà del mondo d'oggi: se uno rivendica di "essere spugne e seppie" o di " sputare inchiostro solo dopo aver respirato il mondo", con l'inquinamento e la radioattività che c'è in giro, crepa dopo un minuto... Vuole confondere - antichissimoa trappola - arte e vita ("la migliore opera d'arte è la nostra vita").

    2.
    Capisco Ferlinghetti. Lo trovo anche simpatico, ma a me non basta che quel manifesto sia stato sottoscritto da lui o da altri personaggi altrettanto noti e autorevoli. Io non ci sto all'Ipse dixit e valuto il che cosa dixit o dice un testo prima di andare a vedere chi è l'autore.
    Questo manifesto del 2002, al di là del tono futurista o meno, è aria fritta. La solita che viene somministrata in tanti festival di poesia o reading ( e in politica pure purtroppo).
    Dal 2002 al 2012 in Italia io non ho notato nessuna "Rivoluzione Poetica" lanciata da Genova e diffusasi per la nazione. Invece di vedere danzare quelli che credono di poterlo fare assieme ai loro sogni e al loro quotidiano, vedo disoccupati in crescita esponenziale e botte in arrivo ai NOTAV anche da parte della Camusso (CGIL).
    Di poeti che lanciano dall'alto di un Palazzo storico un'enorme quantità di fogliettini con versi di vari poeti (come accade nel 2002) non so che farmene. Se la rideranno come ragazzini, troveranno anche qualche sponsor che gli paghi la multa che i vigili gli affibbiarono, ma a me fanno ridere e piangere se pensano che "la poesia è l'unica salvezza del mondo". Ferlinghetti avrà pure alle spalle "anni di lavoro in comune, di volontà di cambiare il mondo, di mescolanza tra varie forme d'arte" ( cioè di buone intenzioni), ha voglia di leggere poesie contro la politica americana, ma Bush e Obama continuano a bombardare. A me piacerebbe che altri poeti senza fare can can tenessero i piedi per terra e almeno non andassero - ripeto - dietro a questi magnifici zoppi.

    [Continua]

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  2. Ennio Abate (Continua):


    3.
    Se i Magnifici Zoppi di cui stiamo parlando avessero trovato "il passaggio, la strada giusta per arrivare alle menti assopite o deviate" sarei il primo a mettermi a zoppicare. Ma io (e non solo io), come ho detto, non ho visto formarsi un Partito di Magnifici Zoppi dal 2002 ad oggi. Datemi uno straccio di prove e cercherò di aprire gli occhi.
    In secondo luogo, non credo che OGGI l'arte o la poesia siano in grado di "muovere le coscienze". Lo fecero in passato, quando erano nel cerchio magico dei Potenti (re, Chiesa, ecc). I Potenti d'oggi non ricorrono più all'arte o alla poesia. Hanno altri mezzi ben più efficaci per "muovere le coscienze". E infatti le muovono ( nel senso che le rendono "assopite o deviate") con la Pubblicità, la TV, gli Spettacoli. (Tanto che i cantautori oggi contano più dei poeti o vengono tout court chiamati poeti: De Andrè, Dalla, etc.).
    La società non ascolta i poeti ( e noi che ci occupiamo ancora di poesia) per la semplice ragione che ascolta Loro: i pubblicitari, i divi della TV, dei giornali, ecc.
    Di fronte a quei loro messaggi i nostri non saranno MAI convincenti.
    Anche se li correggessi, li semplificassi, li addolcissi, li pepassi.
    Perché i loro passano attraverso TV, giornali, film, ecc ( mass media) e i tuoi/nostri no. Un certo Mc Luhan lo capì e ne fece uno slogan potentissimo e purtroppo a nostro sfavore: il medium è il messaggio.
    Cioè, chi possiede i media costruisce i messaggi. O fa passare i messaggi che vuole. O fa passare un unico messaggio: qui comando io/noi.
    Chi non ci arriva ai media non manda messaggi , è invisibile. ( O è visibile in ristrette cerchie di amici, di associazioni culturali, locali, ecc. che ti ascoltano un po', visitano il tuo/nostro blog e poi spesso corrono ad aprire la TV , andare alla Scala, farsi dare l'autografo dalla Merini (solo però quando arrivò alla TV, ecc).
    E' questa situazione reale che"non autorizza a sparare cazzate" come quelle del Manifesto di cui stiamo parlando, ma ad interrogarsi, a chiedersi: che fare?
    Partendo però dalla realtà, strisciando i piedi per terra su questa realtà. Non dicendo : ah che pessimista!
    Questa è la sfida per chi vuole fare oggi poesia e non scimmiottare in piccolo i pubblicitari, gli intellettuali intrattenitori della TV. Queste sono le fiere "infernali" che ci distraggono dalla ricerca.
    Dunque con Dante:

    «A te convien tenere altro vïaggio»,
    rispuose, poi che lagrimar mi vide,
    «se vuo' campar d'esto loco selvaggio;

    ché questa bestia, per la qual tu gride,
    non lascia altrui passar per la sua via,
    ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

    E questo anche gli stupidi lo capiscono ( ma non è detto che non corrano, subito dopo, ad accendere la TV).

    [Fine]

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  3. caro Ennio, non tutte le rivoluzioni si fanno in uno stesso tempo, se conti gli anni dal 2002 ad oggi, per una rivoluzione poetica sono davvero pochi...non ci saranno ne morti ne feriti ma idee e perchè non ascoltare tutti? Perchè non far sapere a tutti che i poeti si stanno muovendo a favore della poesia che sta morendo. Usufruiscono delle Tv ,radio , pubblicità e quali altri mezzi oggi dovremmo usare? Le bandiere? Comizi? Cortei? Queste cose vanno bene per contestare ciò che non va nella società e ben vengano, ma ciò che succede a Genova è un'altra cosa e non mi sembrano cazzate. Dare voce a ciò che si pensa è legittimo, la volontà di cambiare è sempre stata di pochi , ma tutti proprio tutti devono poter parlare, se così non fosse e non fosse stato non si potrebbe parlare di democrazia... o forse in poesia è diverso? Ciao Emy

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  4. R.B.:

    Caro Ennio,
    questo non è un commento ragionato, ma un'esternazione dopo aver letto - grazie alla tua comunicazione - il manifesto genovese. Quindi dico: o è un delirio in 14 punti, o è una pura e semplice operazione pubblicitaria autopromossa, perché se anche il primo firmatario si chiama Ferlinghetti, c'è sempre bisogno di tenere accesi i riflettori dello show. Insomma, vengo a scoprire che ci sarebbe un comportamento, un modo di vivere, poetico, che sarebbe superiore, per definizione, a tutti gli altri, ossia a quelli dei non-poeti. Perché ci saranno pure al mondo dei non-poeti, ai quali, e in quanto tali, non è dato vivere nel migliore dei modi e dei mondi possibili. Insomma, sono proprio dei poveracci 'sti non poeti. Ma mi faccino il piacere, mi faccino! - diceva Totò. Ecco l'unico commento che posso fare. E in chiosa aggiungere: non c'è affatto bisogno di questi manifesti. Eppoi, fare della vita la migliore delle opere d'arte... è una poetica ben ammuffita quella che ci ammanniscono. Poeta? No, grazie.

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  5. Per Ennio :
    Non sarò io a difendere il Manifesto ma trovo fuorviante riportare sul blog un dibattito che si stava sviluppando all'interno della mailing list, dopo averlo "pulito" da alcuni interventi che cercavano di capire certi nessi senza lanciare anatemi in maniera sbrigativa e assolutistica come risulta anche da qualche critica che qualcuno ti aveva mosso. Dire sul blog "Capisco Ferlinghetti lo trovo anche simpatico" mi sembra un po' ridicolo se si hanno in mente i messaggi originali. E ancora continui ad affermare che il manifesto è stato sottoscritto da Ferlinghetti ! Avevo ragione io che non avevi letto bene i miei messaggi. Il dibattito mi sembra pesantemente viziato!!! enzo

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  6. Ultimamente è davvero tempo di show e non solo a Genova.

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  7. Che stana però la vita,si lotta per la libertà quando si dovrebbe lottare per le libertà. Emy

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  8. Ennio Abate a Enzo:

    Non ricominciamo anche qui con gli spintoni.
    Ho scritto in testa al post:

    Invito anche quanti hanno già espresso opinioni in merito nella discussione interna ai moltinpoesia a riportarle qui sul blog, come meglio credono. [E.A.]

    Quindi ...

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  9. Ad ogni modo, Ennio, a te una trasmissione non te la darebbero mai da condurre, mai: in TV o in Radio non puoi andare dietro al baracchino e cancellare con il tasto chi ti scrive cose che non ti garbano.In TV o in Radio non puoi con il cassino cancellare chi ti dice in diretta quello che tu non accetti.

    Consolati di questo mezzuccio del blog che gestisci con tanta ristrettezza mentale: tu, un programmino con gente vera, che parla, e ti risponde e ti dice quello che pensa, che non ti va, non lo reggeresti proprio a livello morale: avere il confronto con la dissidenza.

    Ma figuriamoci: tu vuoi mettere in onda sul tuo blog un dato soggetto e vuoi che vada nella direzione che dici tu.

    Ma hai dei problemi seri, sai. E veramente pensi che basti cancellare e non lo si dica in giro?

    Faresti meno una magra figura se li lasciassi, questi commenti scomodi, perché li si possono fare comunque circolare.

    Ma pensa te! Manca poco che questo quà mette virtualmente il bavaglio e leghi con le corde e metta nel ripostiglio chi dice quello che non vuole sentirsi dire.

    Ma non sarebbe meglio che tu ti turassi le orecchie?

    Spartaco Flaminio

    RispondiElimina
  10. Fattela da solo la conversazione, Ennio: non sei maturo per la divergenza di idee, per non parlare della satira. Là ti comporti con uno delle elementari.
    Ennio, continui a cancellare la lavagna: come un nevrotico censore che vuole abolire il dissenso.
    Capisco che uno cancelli gli anonimi, ma cancellare i post di chi si era firmato nome e cognome è di un abuso alle libertà davvero grave: come fai ad essere contento di te,non si sa.
    Ennio, sei proprio una delusione. Non voglio dirti altro. Guardati allo specchio. Sei triste.
    Ad ogni modo, Ennio, a te una trasmissione non te la darebbero mai da condurre, mai: in TV o in Radio non puoi andare dietro al baracchino e cancellare con il tasto chi ti scrive cose che non ti garbano.In TV o in Radio non puoi con il cassino cancellare chi ti dice in diretta quello che tu non accetti.

    Consolati di questo mezzuccio del blog che gestisci con tanta ristrettezza mentale: tu, un programmino con gente vera, che parla, e ti risponde e ti dice quello che pensa, che non ti va, non lo reggeresti proprio a livello morale: avere il confronto con la dissidenza.

    Ma figuriamoci: tu vuoi mettere in onda sul tuo blog un dato soggetto e vuoi che vada nella direzione che dici tu.

    Ma hai dei problemi seri, sai. E veramente pensi che basti cancellare e non lo si dica in giro?

    Faresti meno una magra figura se li lasciassi, questi commenti scomodi, perché li si possono fare comunque circolare.

    Ma pensa te! Manca poco che questo quà mette virtualmente il bavaglio e leghi con le corde e metta nel ripostiglio chi dice quello che non vuole sentirsi dire.

    Ma non sarebbe meglio che tu ti turassi le orecchie?

    Spartaco Flaminio

    RispondiElimina
  11. Non posso condividere quel manifesto, ho fatto perfino fatica a leggerlo tutto. Manca di universalità... e frasi come "prima vivo poi scrivo" mi sembrano stereotipate e superficiali. Come se scrivere non fosse anche un'azione della vita. Una sciocchezza hollywoodiana. La vita non è solo estroversione.
    mayoor

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  12. In fondo tutto questo mi sembra solo un innocuo gioco di società, blog o mailing list poco cambia. A chi vuoi che gliene freghi di cosa dicono poeti privi di voce perché privi di un vero ascolto? Al potere certamente nulla (lascerà stilare tutti i possibili manifesti con un benevolo sorriso e nella piena libertà...), alla gente (quella vera che gira per le strade, riempie i negozi, anche quella che compra i libri che riempiono gli scaffali delle librerie...) altrettanto nulla. Mi pare che i manifesti abbiano fatto il loro tempo, e che la comunicazione oggi segua altri canali e flussi. E mi sembra abbastanza ridicolo che ci si infervori fino ad accapigliarsi su questo tema, mentre è da notare che i post delle poesie sono quasi costantemente disertati. Preferiamo discutere di cosa dovrebbe essere la poesia piuttosto che di quello che è, per noi, qui e ora.
    Saluti
    Flavio

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  13. grazie Flavio per questo intervento. Emy

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  14. Da Rita Simonitto

    “La nostra poesia lotta contro il silenzio delle idee in cui ci hanno sprofondato e per il silenzio da conquistare in mezzo a questo sistema berciante” (da Manifesto di Genova della Rivoluzione poetica).

    LA LIBERTA’ DI FERLINGHETTI CHE LOTTA CONTRO IL SILENZIO DELLE IDEE:
    ""Il grande poeta americano Lawrence Ferlinghetti pubblica con la Aletti Editore
    Lawrence Ferlinghetti autore del libro di poesie più letto al mondo dopo l'Odissea e la Divina Commedia pubblicherà nella primavera di quest'anno la sua ultima opera di poesia con la Aletti Editore.
    Il volume in edizione pregiata sarà pubblicata in sole 1000 copie numerate.
    Nei prossimi aggiornamenti tutte le informazioni"".


    LA LIBERTA’ DI CHI PENSA CHE LIBERTA’ E’ “PARTECIPAZIONE”….


    Libertà

    Chiamata alla ribalta, la vita di tutti i giorni
    Si mise il rossetto e finì con la cipria
    Chiara onde esaltare il contrasto
    Con gli occhi resi fondi da mascara e ombretto.

    C’era da testimoniare, da fare audience
    E quindi via!, via!, c’era da far pulizia
    Di quella quotidianità esautorata come tale
    Perchè il normale non interessa a nessuno.

    Così sostenuta dal senso civico
    Del dare le notizie in nome di quella libertà
    Di stampa che quotidianamente falsa i fatti
    Perché non esistono fatti ma ragioni superiori

    La vita di tutti i giorni si sentì ascoltata
    Riverita, ringraziata non si pose il problema
    Di essere usata senza remora alcuna
    Proprio da chi teneva la libertà in suo potere.

    (04.11.2011)

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    Risposte
    1. Povero Ferlinghetti, senza le brutte traduzioni della Pivano non è più nessuno e si deve accontentare....

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  15. @ (gentile) Anonimo.
    Vostra Maestà perché abbassarsi e prendersela tanto con un guitto, per di più confuso come me! Lo so. Anche lì, c’è chi nasce per esser giullare e chi invece deve imparare. Principiar da qualche parte certo bisogna, ma non mi metta alla gogna, per questo. Ma, Vostra Altezza, di che ha da temere? di perdere lo scranno? Come può farvi danno un paste and copy? Oltretutto voi, Maestà, vi esprimete nella lingua dei dominatori, e, pur da guitto, tendo a precisare ‘dominatori’, perché dominanti avrebbe un altro senso, un po' più alto e responsabile. Una lingua che, nel linguaggio corrente, io uso a malapena, (riconosco il piede nemico sopra il cuore?), quindi questa ‘improprietà’ attribuitami ancor più mi confonde.
    Allora che paura c’è? Forse temete per Monna Poesia? Che, spudorata, voglia ammiccare oltre alle lenzuolate dei Manifesti dentro cui viene segregata? Ma che ne posso, io? L’ho corteggiata e basta: non pretendo mica sia MIA.
    E poi, Maestà, suvvia, l’ho fatta anche ridere, confessi:“la più ridicola di tutti”, ha detto. Ai tempi grigi d’oggi, non è cosa da poco. Se ci sta, posso farla ridere ancora, a prezzo modico: “tre braccia, un soldo”. Certo, Sua Maestà può chiedere di più. Lei, sì. Ma, al momento, a me, e agli sprovveduti, basta così.
    Rita S.

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  16. Ennio Abate:

    Ho eliminato (dopo averli copiati) i commenti di erodiade, in soffitta e anonimo perché non più attinenti al tema del post, mirati a sollevare polveroni e a insultare.
    Lo farò da ora in poi sistematicamente, vista la vanità delle spiegazioni anche personali che ho dato ad entrambe e al loro clone anonimo. Qui si discute e non si praticano né "cazzeggiamenti" né insulti.

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  17. BANALITA'

    A Genova
    uno stupido vento
    staccò il manifesto
    arrivò sul mare
    era là che voleva andare.

    Emy

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  18. Questa è una discussione tra non dico poeti, troppo alta la definizione, ma di coloro che tentano di scrivere? Di coloro che accusano: la gente non segue più i poeti? A me dà più l'impressione di una discussione da osteria, anzi mi ricorda lo strabordare di quelli che nelle assemblee chiamavamo "bolliti" persone che scambiavano l'ambito assembleare per lo studio dell'analista ma sopratutto impedivano ed è questo il danno:LA DISCUSSIONE! Certo non sono daccordo con l'accostare il MANIFESTO DELLA POESIA con il MANIFESTO DEL FUTURISMO si assomigliano solo nel termine manifesto, basterebbe leggere attentamente, e tanto per cominciare mi chiedo: ma hanno letto? No, o se sì molto velocemente e superficialmente. Percui questa discussione da dove nasce? Dai manifesti o da altre baruffe personali cioè questioni di cui sono completamente disinteressata?
    Se ci fosse stata un attenta analisi avremmo potuto analizzare le differenze e ciò ci avrebbe portato più consapevolezza di quello che dovrebbe eesere il ruolo della poesia, a prescindere dai, a volte deliranti, punti di vista, avremmo magari parlato di Marinetti e Majakovskij e delle loro similitudini, di questo avremmo parlato e non di inutili e dannose chiacchere, come direbbe Epicuro, chiacchere! Ma mi sa che è questo che vogliono evitare I FAUTORI DELL'IGNORANZA: la discussione che porta alla consapevolezza.
    Maria

    N.B. allego un sunto su Marinetti e Majakovskij
    Quindi è comprensibile che Marinetti abbia incontrato forti resistenze nel farsi riconoscere la paternità del futurismo da molti artisti russi, i quali sottolineavano le loro differenze e divergenze e facevano valere la priorità di loro ricerche autonome in direzioni percorse anche dal futurismo italiano.
    In realtà, come ha dimostrato lo studioso russo Markov, l'influenza del futurismo italiano fu precoce e molto più forte e diretta di quanto si volesse ammettere. Nel 1910, quando uscì l'eccentrico almanacco di Burjuk, Kamenskij, Chlebnikov e altri, che alcuni considerano l'atto di nascita dei futuristi, le idee marinettiane circolavano in Russia già da un anno, anche se gli autori dell'almanacco forse non ne avevano conoscenza diretta. Ma alla fine del 1912, quando il futurismo russo viene alla ribalta esplicitamente, e il gruppo degli Sciti, dopo mesi di provocazioni pubbliche, stampa il suo programma collettivo il celebre "Schiaffo al gusto del pubblico", l'influsso del futurismo marinettiano è ormai evidente e innegabile. D'altra parte secondo Majakovskij, è allora e non prima che nasce il futurismo russo.

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  19. Caro Ennio

    a leggerlo dopo dieci anni effettivamente questo manifesto mi sembra contenere tutto e il contrario di tutto del “poetese” corrente, uno specimen, un dizionario dei luoghi comuni della disgregazione delle aporie della modernità. Il bello è che tra chi aderisce ci sono poeti di poetiche molto diverse e difformi che dovrebbero annichilirsi (e forse questa è la riprova), ma forse è semplicemente l’elenco di chi è passato in questi anni da Genova...
    Come può ad esempio stare insieme l’”ideologia e linguaggio” di Sanguineti con la narrazione esigua ed epigonale di un Buffoni? Come possono stare insieme fautori dello “stato poetico”, della priorità del poeta sulla scrittura, con tardi epigoni della semiotica, dell’infinito intrattenimento e delle poetiche del significante?
    Come può stare insieme - oltre a noti “tromboni” dei festival buoni per tutte le stagioni e i manifesti, pur che ci siano, perché apparire per loro è essere - con gente che dichiare che la critica e l’estetica non siano pìù necessarie, con altri che pensano l’esatto contrario...
    In questi dieci anni non ho visto in giro nessuna rivoluzione, men che meno poetica, se mai una forte dissignificazione e controprassi... Raro è chi tenta di fare onestamente in maniera seria il proprio lavoro con quel minimo di approfondimento e senso critico che gli è accessibile...

    Mi piacerebbe che a dieci anni dalla stesura i firmatari facessero un consuntivo del percorso fatto...
    al di là dei carozzoni mediali solitamente autoreferenziali e dal dispendio di forze anche economiche che nel consumo non spostano nulla.... Non sono queste le forze che nel cambiamento possono cambiare il cambiamento...
    cordialità
    Amedeo

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  20. Sarebbe interessante portare delle riflessioni in merito alla base sociale da cui scaturì il movimento futurista qui in Italia, e, poi, osservare con quali diverse sfaccettature esso prese piede fra le avanguardie russe, da una parte, e quelle francesi dall’altra, passando soprattutto attraverso le rappresentazioni teatrali. Sarebbe un modo proficuo per configurare alcuni rapporti tra arte e società. Altrove, certamente, questo lavoro si sarà certo fatto, ma poterlo riproporre nel Blog sarebbe stimolante.
    AnnaMaria Calò in *Ettore Petrolini* – futurista sui generis -, a p. 12, scrive: “Nel 1909 si pubblica il primo Manifesto del futurismo, nel Figaro del 20 febbraio, e, a partire da quest’anno – in cui Marinetti scrive in francese Poupées électriques, un dramma dedicato al robot e alla vittoria dell’artificiale sul naturale – il teatro sarà luogo privilegiato di propaganda per il movimento. Perché […] luogo di incontro-scontro col pubblico […] e perfetta metafora dell’*hic et nunc* dell’azione e del gesto, veri numi del futurismo”.
    Il pubblico in questione è anche un pubblico desideroso di nuovo per cui sulla crisi delle posizioni ‘naturalistiche’ si inserirono, quasi senza colpo ferire, l’importanza data alla “attualità veloce” e all’elogio senza riserve dell’innovazione. La velocità, a sua volta, portò a confrontarsi con la sorpresa; alle sovrapposizioni ambigue tra nobile e volgare; a travalicare i limiti tra normale e stravagante, a entrare nel regno dell’illogico in contrapposizione alla pedanteria del logico. La frammentarietà, il non sense furono, allo stesso tempo, stimolo e prodotto per le capriole verbali dei futuristi.
    Ma si può ridurre quella importante esperienza solo a questo? E a qual fine ci interessa, oggi, porci questa domanda? Per cercare di rielaborare invece che continuare a ripetere?
    Rita S.

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  21. annamaria locatelli14 marzo 2012 23:02

    Cari bambini

    Cari bambini nativi digitali
    che a un anno o poco più smanettate computerini di ultima generazione
    vecchi rincoglioniti da telequiz e telenovelas
    (mi annovero tra quest'ultimi: bandita per sempre dai Moltinpoesia!)
    Cervelli a gruviera mitragliati traforati
    come può mai la poesia raggiungervi-ci?
    All'interpellata:
    "Poesia, figlia della notte,
    raggi di luna le tue candide fasce,
    puoi suggerirci messaggi ispirati alla tua natura sublime ed onirica?"
    "Troppi lampi artificiali e stridori dissonanti
    nelle vostre desolanti notti..."
    "Poesia, figlia del giorno,
    l'astro luminoso e l'etere i tuoi maggiori,
    puoi ispirarci la visione nitida delle cose e le scelte coraggiose?"
    "No, voi umani confusi imbavagliati lobotizzati..."
    "Ma per renderti a noi visibile
    puoi sempre scendere dal cielo
    impressa su svolazzanti foglietti
    accompagnata dai rombanti motori di un elicottero
    e magari scortata da robusti marines e tiratori scelti.."
    Quante cavolate immagino per non avere nessuna risposta!
    Mi resta una certezza soltanto:
    la Poesia non ama i numeri
    la sua Rivoluzione non sarà scritta sui libri di Storia
    con la data di inizio e di fine
    come quella americana o francese, per intenderci..
    poichè, come si conviene alla sua natura di pacifica guerriera,
    promuove cambiamenti in un arco di tempo infinito
    dalla notte dei tempi
    ai secoli e millenni futuri
    finchè umanità duri.
    Cari bambini robotizzati del Nord del mondo
    e affamati del Sud del mondo
    spero che la poesia giunga sino a voi
    per insolite vie e strani viaggi
    difficilmente pioverà dal cielo

    Annamaria Locatelli

    RispondiElimina
  22. La visione novecentista del futurismo era piena di aspettative, quella di oggi deve fare i conti con l'esatto opposto: di aspettative non ce ne sono. L'umanesimo è entrato definitivamente in crisi. Oggi nessuno riesce ad immaginare un sistema sociale differente verso cui tendere. Gli entusiasmi dell'inizio del '900 s'erano già spenti con la prima guerra mondiale, ed è significativo che la seconda guerra produsse negli intellettuali l'esistenzialismo. Oggi abbiamo sposato l'idea economicistica che non può esserci felicità senza benessere, ma senza uguaglianza reale esistono solo doveri e privilegi. Le condizioni di vita, ma anche la scienza e la tecnologia, sono condizionate dall'economia.
    L'orizzonte si ferma qui, il nuovo millennio non sembra avere ancora un volto, sempre ammesso che possa averne uno diverso e migliore da quello che possiamo osservare. L'errore futurista fu l'idealismo, lo stesso che a più riprese si affacciò durante il corso del secolo novecento (puntualmente smentito dai fatti). L'idealismo non è un'idea di stampo romantico, è semplicemente infantile. Lo è se scavalca i passi necessari che servono, non più ad una rivoluzione quanto ad una trasformazione lenta, tenace e ragionata.
    Oggi la libertà è un valore consumistico, oppure è individuale (sentirsi liberi non costa nulla). Delle due mi sembra che la seconda avvalori il senso di scrivere ancora poesia. Ma credo non dovremmo aspettarci altro che l'attenzione delle menti migliori, come per qualsiasi altra cosa che abbia ancora un senso.
    La rivoluzione poetica di cui parla questo manifesto è, appunto, solo poetica. Manca di argomenti reali.
    mayoor

    RispondiElimina
  23. Ennio Abate a Annamaria Locatelli:

    NO, LA DEA POESIA NON LA VOGLIO, NO!

    Cara Annamaria,
    mi suona un po’ snob questa tua
    Dea Poesia
    che, notturna e diurna,
    snobba noi umani, troppi umani
    ancora così poco nicciani!
    Eh, no!
    Buttala giù da quei cieli!
    Sono fasulli, di cartapesta!
    Insegnale a fare i conti.
    L’aritmetica non fa male.
    L’ha detto ne*Il Mago dei numeri*
    Enzensberger, il tedesco poeta.
    E falle conoscere la storia,
    anche se le parrà
    una baldracca, annidata in anfratti rugosi,
    discariche fetide, oscuri broli
    e lei vorrà sfuggirle
    e, occhi guizzanti
    restare verginale.
    No, non concederle alcuna
    «natura di pacifica guerriera».
    E - per carità! - mostri i suoi cambiamenti
    in un po’ di anni (una decina?)
    e non «in un arco di tempo infinito»
    quando saremo tutti morti.
    Di certo non nella «notte dei tempi»
    dove tutte le vacche appaiono (inutilmente) nere.

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    1. Caro Ennio,
      mi riferivo agli effetti distruttivi dei mass media in generale sulle nostre menti, ma in particolare sulle giovani menti...siamo tutti snobbati, anzi sviliti dagli attacchi mediatici, ma i bambini sono le vittime più indifese. Noi in fondo siamo stati fortunati a nascere nel novecento, qualche strumento critico lo abbiamo acquisito, loro,i bambini, strumentalizzati da schiaccianti interessi di natura economica, sono nell'occhio del mirino. Un giorno parleremo di mostruoso progetto di genocidio, riferendoci alle nuove generazioni? Anche Pasolini, in un certo senso, lo affermava. La Poesia rifugge certo dai delitti, anche se può e deve interessarsene..per denunciarli. La mia Poesia ti é parsa una dea sull'altare? Per prima ho detto che la fantasia di farla parlare era una cavolata, ma difendo invece l' idea di una Rivoluzione poetica molto lenta e tenace, non in contrasto con la Storia, se mai calata in essa, proprio per questo lenta. L'appunto non era rivolto alla Storia e ai numeri ma a chi vorrebbe vedere subito il risultato dei cambiamenti...in dieci anni magari. E qui mi sembri tu poco realistico. Possiamo proiettarci verso il futuro lavorando al presente con calma e determinazione.Secondo me, la poesia é un fine ma anche uno strumento e non può scimmiottare chi contrasta per avere successo, tutto qui..
      Annamaria

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    2. Ennio Abate:


      Gli effetti distruttivi dei mass media sono più intensi e raffinati di quelli della tradizionali Agenzie dei Controllori di una volta (non faccio nomi, ciascuno se li scelga…)? E davvero noi saremmo stati fortunati a nascere nel Novecento perché qualche strumento critico in più lo abbiamo avuto?
      E perché non potrebbero conquistarselo anche i giovani d’oggi e persino i bambini? Le visioni apocalittiche alla Pasolini a me sembrano sempre nostalgiche di una Età dell’oro inesistente e paralizzanti.
      Io poi mai scriverei, se non per sfottere, ‘Poesia’ con la P maiuscola se non allìinzio di una frase. E sul tempi basta intendersi: se dieci anni ti sembran pochi…( ricordi la canzone: «"Se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorar»…), i sol dell’Avvenire, che restano sempre bassi sull’orizzonte, mi fanno venire il sonno.

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  24. E allora buon riposo! Magari trovassi anch'io la formula per un pisolino pomeridiano o per vincere l'insonnia notturna..Ho letto un autore di recente, quello della rivoluzione delle formiche(il nome corretto mi sfugge)che proponeva come unica via di salvezza dai problemi terrestri la fuga verso altri pianeti...fantascienza. E' questo che vogliamo prospettare ai giovani e ai bambini di oggi? O possiamo ancora sperare che qualcosa cambi qui? Annamaria

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  25. Ennio Abate:

    Il discorso prende una piega che non mi piace. Mi fraintende. Non la invito a dormire. Però i cambiamenti non avvengono perché qualcuno spera che cambi qualcosa o invita i giovani a sperare che cambi qualcosa. Con l’aria che tira (disoccupazione, precariato, liquidazione anche di quel poco di Welfare all’italiana, cioè tutto clientelare, e un governo Monti sostenuto dal minestrone destra/sinistra) cosa significa “sperare che cambi qualcosa”? Cosa poi dovrebbe cambiare? E chi è che è in grado oggi in Italia di cambiare qualcosa?
    La Poesia? La poesia di quelli che parlano di "mostruoso progetto di genocidio"? O la poesia che s'interessa ai delitti "per denunciarli"?
    Prima di parlare di cambiamento, bisogna precisare cosa cambiare, se è possibile cambiare, chi sarebbe l’autore del cambiamento. Ed io ho detto, in altre parole, che nessun cambiamento ci sarà mai se si oscilla tra nostalgia di un passato considerato migliore del presente e proiezione in un futuro del tutto vago e indefinito.

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  26. Mah...non trovo nulla di "eretico" in quel manifesto...eppure...mi lascia con la faccia veramente...un po' così...
    La sensazione provata dopo averlo letto?
    "una bella boccata d'aria fritta."...Mi pare più che altro una scusa per affermare, certificare che i poeti ci sono e non son tutti morti (al contrario del pubblico, della critica e dell'editoria, aggiungo io.)
    Comunque sia, non ho motivi validi di chiusura.
    Vedremo col tempo...Se son rose fioriranno...
    Sperando che non siano cachi...vi saluto tutti.

    Augusto.

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  27. La battuta sui cachi non era solo una battuta...Quel manifesto mi fa pensare ad uno di quei razzi che sparano quelli che stanno affondando...Per farsi vedere.
    Il fatto che in quel manifesto ci sia molta concentrazione d'aria fritta e di acqua calda...mi fa pensare che forse si stia trattando veramente di un naufragio...
    Dei poeti...o della Poesia?....e chi è lo Scattino (povero) di turno?
    La sensazione è stata questa ma mi posso anche sbagliare e spero tanto di averlo fatto.

    Riciao, Augusto.

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  28. Caro Augusto,
    Se son rose fioriranno o cachi, poco importa, si sono dette tante cose sulla morte, la salvezza, il cambiamento della poesia...tutti hanno parlato perchè non lasciar parlare anche quelli di Genova? E poi sarà sempre e solo uno o due che avranno da dire qualcosa di veramente nuova...magari tu. Ciao Emy a presto.

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  29. Ogni volta che nell'arte si affaccia un manifesto e per di più programmatico, l'arte sparisce. Ha altro da fare che seguire i ghiribizzi degli attacchini.

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  30. Francesca Diano ha lasciato un nuovo commento sul post "DISCUSSIONEUna rivoluzione poetica partita da Geno...":

    Povero Ferlinghetti, senza le brutte traduzioni della Pivano non è più nessuno e si deve accontentare....

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    1. Catacombali come siamo , senza visibilità , senza lettori , frustrati dagli editori pescecani che chiedono quattrini ad oltranza ; in un Paese tra i più culturalmente arretrati del mondo ( che brilla però per il record europeo di abbonamenti ai rotocalchi ) , ci agitiamo per un Manifesto che lascia il tempo che trova , al di là di qualche assunto condivisibile . Sarebbe stato il caso - piuttosto - di metter su un bel Manifesto / Contraccettivo / Lavacervello indirizzato ai poeti di trent'anni , quindi ai poeti di domani e dopodomani ; a chi ha incominciato a scrivere assorbendo ( e non restituendo ) i disvalori beceri che gli sono stati somministrati per vent'anni , riducendolo a monade incapace di guardare l'Oltre se stesso sentendosene compartecipe e soprattutto interprete responsabile .
      Un bel Manifesto di Igiene mentale per la Giovane Poesia che funzioni da presa di coscienza , da assunzione di responsabilità , da paradigma di consapevolezza storica , sociale , etica .
      Sui veleni contemporanei la poesia può metterci la faccia e dimostrare di avere le palle , non di vivacchiare sul suo ombelico di anima bella .
      I poeti di trent'anni sono un patrimonio da non disperdere , per non farli arrivare a sessant'anni senza aver mai scritto una poesia antagonista , da cittadini del mondo .

      leopoldo attolico -

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