venerdì 2 marzo 2012

Donato Salzarulo
C'è una scala



Una decina d’anni fa (suppergiù), scrissi la poesia che segue. Ho l’impressione che il tema sia proprio quello del dialoghetto di Abate. Samizdat e il Poeta invisibile sono convinti o no dell’esistenza di una scala? Mi pare di no. Mi pare che riducano tutto ad un problema di occupazione di potere (delle redazioni dei giornali, dell’industria editoriale, della “visibilità”…). Il problema esiste, ma c’è poco da illudersi. Se Samizdat non fosse ridotto a riordinare macerie e il Poeta invisibile fosse assunto nella candida rosa dei Nobel, si abolirebbe la scala? Penso di no. Perciò la poesia s’interroga sulla natura di questa scala…
            Così vid' i' adunar la bella scola
di quel segnor de l'altissimo canto
che sovra li altri com' aquila vola.
Inferno, IV, 94-96
C’è una scala, si vede. La puoi liberamente disegnare.
            L’ultimo gradino non è mai l’ultimo. E’ avvolto nella nebbia.
            Tu sai e non sai fin dove ti puoi spingere.
            La scala c’è. Edificata nel tempo e nello spazio.
            Puoi osservare un gradino centimetro per centimetro e descriverlo.
            Puoi dargli un nome: il Vento del Presente.
            Parole-chiave, rime delle palpebre e delle labbra,
            giri di frasi, catene di significati, lime sentimentali.
            L’endoscopio puoi farlo risalire fino alla flessura epatica.
            Il paziente – chi? Io, tu, noi tutti – riferirà non il dolore
            ma la dolorabilità. E, quando l’avvisterà la telecamera,
            come Colombo, dirà: E’ lì, è lì il noto polipo plurilobato!
            Ricamato come foglia di quercia. E’ lì, a larga base d’impianto.


            Koinè. Sembrano tutte uguali le poesie lette
            nel riquadro di un giornale. Non ami lo standard,
            non ami la qualità (o il senza qualità) dell’omologato.
            Ma dove sei? Su quale gradino? In quali ore dei giorni?
            Sei Musil? L’inquietudine punge. Ci ripensi. La scala c’è.
            E, tuttavia, è senza tempo e spazio. Ieri sera Dante è venuto
            in casa tua. Gli hai chiesto qualcosa sulla Candida Rosa.
            Ha ripetuto le parole che sai e il resto galassie.
            C’è un punto dove il silenzio si fa profumo assente.

            La scala c’è, si vede. Ce l’hai dentro.
            Puoi fotografarla, imprigionarla nell’istantanea.
            E’ un grano statico-estatico dell’eterno moto-immoto.
            Se volgi lo sguardo indietro puoi contare i gradini saliti,
            i lumini accesi, le volte che hai visto spuntare sulla pista
            le luci bianche e rosse, segnaletiche. Accogli parole meno anemiche,
            velate o volate via, azionate dalle tecniche esistenti, cariche associate
            o dissociate dalle tecniche presenti. Quelle che sai esistenti (metriche,
            fonico-ritmiche, figurali…). Sei sulla montagna di nuvole.
            Dove stai andando? Da quali zone stai ritornando?
            Nella vita sei sempre emigrato dalla vita.
            In alto, troppo in alto il palloncino scoppia. A certe quote
            pressurizzare l’interno, assicurarsi il respiro.
            Ma tu hai le gambe graffiate dalle stoppie.
            Non dormi in piedi.

            La scala c’è, si vede. E’ appoggiata al muro, coricata.
            Galleggia sul volto di Francesca - mia nipote, due anni
            il prossimo inverno -. Abile arruolata.
            La sua poesia bonifica la morte, la dileggia.
            Il nulla si noleggia, non l’avventura o la ventura,
            la poesia sorgiva di questa mia creatura.
            Una scala c’è. Viva e visiva.
                                  

34 commenti:

  1. "C’è un punto dove il silenzio si fa profumo assente."

    Concordo, ne parlavo con ro' nell'altro post di Ennio. Quasi gli stessi argomenti di questa tua ottima poesia. Non so se potremo mai avere il bel volto di Francesca, ma essere vivi e abbastanza visivi da poter vedere la scala per intero, questo dovrebbe essere possibile. Forse basta tenersi fuori dai gradini, poter osservare....
    grazie
    mayoor

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  2. grazie. il tema è importante.

    di tutta la poesia, però, salverei solo l'ultima stanza. quella è la poesia (ma toglierei "mia nipote, due anni"). il resto è retorico e potenzialmente superfluo.
    pensaci...
    saluti

    erminia

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  3. La scala c’è, si vede. E’ appoggiata al muro, coricata.
    Galleggia sul volto di Francesca,
    il prossimo inverno. Abile arruolata.
    La sua poesia bonifica la morte, la dileggia.
    Il nulla si noleggia, non l’avventura o la ventura,
    la poesia sorgiva di questa mia creatura.
    Una scala c’è. Viva e visiva.

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  4. Ennio Abate:

    Eh no, Donato, non mi ridurre così presto (prima puntata appena introduttiva!) Samizdat e il Poeta Invisibile a meri arrampicatori sociali interessati a salire di qualche gradino solo quella della Mondadori o dell’Einaudi!
    Vedrai su quali scale, dialogando e litigando, saliranno (o da quali scenderanno)...

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  5. la poesia di Donato esprime una forma, diversa da quella che avrei adottato io , ovviamente sono nessuno per poterlo dire di critica addestrata ad essere critica. "La scala c'è ma non si vede", se non per altre immagini che l'appalesano .

    Non ravvedo peraltro, sicuramente per miei limiti, l'intepretazione da arrampicata che ne dà Ennio, in quei mondi dell'apparire in cui la produzione delle immagini delle prorpia anima, si perde quasi sempre tranne eccezioni, per appartenere appunto a gradini molto "visibili".
    Mi piacerebbe quindi che Ennio negli strumenti che non ho , mi dia gli strumenti per poterne condividere analisi, o dissentire et cetera perchè io sento solo dentro di me un dolore alla parola "arruolata" , a meno che sia da intendersi come mozzi e sentinelle della propria anima per una piu grande che ci con-tiene, o ci separa.

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  6. Ah! questa scala che mai finisce, un'illusione fatta di verità ogni gradino è la sorpresa ,il dolore,la gioia,un credo. E' una scala da farsi a tutti i costi , a volte manca qualche piolo ed allora è più difficile salire ma non è possibile ridiscendere , un bimbo solo un bimbo può aiutarci. Emy

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  7. Dimenticavo... Complimenti a Donato. Emy

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  8. allora questa è una poesia che ricorda uno dei 4 sogni di santa perpetua (quello della scala) e il sogno della scala di giacobbe. check it out.

    erm

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  9. Il senso superiore è tuttavia il sentiero, la via e il ponte verso ciò che ha da venire. Questo il dio che deve ancora venire. Non è il dio stesso che verrà, bensì la sua immagine, che appare nel senso superiore. Dio è un immagine ( ndr lo sanno bene quelli del potere mediatico) , e coloro che lo adorano devono adorarlo nell'immagine del suo senso superiore.
    Il senso superiore non è un senso, né un non senso, è immagine e forza in Uno, meagnificenza e forza insieme.
    Il senso superiore è l'inizio e la fine. Il ponte di passaggio e di compimento.
    Gli altri déi sono morti perchè erano nel tempo, ma il senso superiore non muore mai, si trasforma in senso e poi in non senso, e dalle fiamme dello scontro tra i due si leva il senso superiore, di nuovo ringiovanito.
    L'immagine di dio ha un'ombra. Il senso superiore è reale e getta un'ombra. Infatti che cosa c'è di reale e di fisico che non abbia un'ombra?
    L'ombra è il nonsenso. E' impotente e non ha in sé consistenza alcuna. Ma il non senso è il fratello inseparabile e immortale del senso superiore.
    Come le piante , anche gli uomini crescono, alcuni alla luce, altri nell'ombra.Ci sono molti che hanno bisogno dell'ombra e non della luce.
    L'immagine di dio getta un'ombra, che è grande quanto lui.
    Il senso superiore è grande e piccolo, è ampio come lo spazio del firmamento e minuscolo come la cellula di un corpo vivente
    Jung, 1912

    da Libro Rosso
    La via di quel che ha da venire
    Traduzione Massimello Schiavone
    Bollati Boringhieri

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  10. Cara Ro, nulla di piccolo non è anche grande.Emy

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    1. ciao Emy,l'orizzonte e orizzontalità che richiamava Annamaria nel precedente post riferendosi all'erica, si associava perfettamente a quel concetto cristo ma anche dao o tao,del grande nel piccolo e del piccolo nel grande. La forma della scala scelta da Donato mette in luce nella verticalità , la stessa "elevazione" o ascesa ad un senso superiore che ricomposto dentro se stessi, collega le due misure ( piccolo e/ grande,viceversa) in una sintesi armonica fra entrambe come in musica lo sono altre scale e accordi, ma addiruttura le stesse note, visto che intere sinfonie sembrano composte chissa da cosa, ma in relata si fondano su motivi con al massimo temi su tre singole piccole note.
      A me di questa sua stona solo la visibilità e l'arruolamento , poichè calate nella realta che viviamo, potrebbero dare adito a letture strumentalizzabili da un certo tipo di "potere", personale o istituzionale a questo o quell'io o questo o quello spicchio sociale comunitario e le sue istituzioni e controlli, vuoi per le stesse luci delle virtù in ballo sia in discesa che in salita.
      Mi è stonato in realtà anche il commento di Ennio, ma sicuramente per mia incapacita a comprendere gli elementi/motivazioni della sua critica , che non afferro su quale canovaccio si fondano per poter andare oltre il mio naso .

      Ho cercato di scriverti via mail piu o meno su pari contenuti di questo commento e altro ancora, soprattutto per il colloquiodovuto ad anima/bambino o bambina..misura che richiamavi in altro commento, ma non avendo ricevuto cenno o riscontro, forse la mia posta non fuzniona e ti lascio la corrispondenza alle stesse cose che di volta in volta precisi sulla misura piccolo a te cara.
      un bacione

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  11. Il bello di una scala è che puoi percorrerla salendo e scendendo e forse la discesa è più affascinante della salita…
    Ottima scelta, poesia suggestiva e piena di significati che rimandano al quotidiano e all'irreale. Ci mostra la bellezza delle cose, ci mostra come un lampo d'infinito possa risiede nel finito. Versi carichi di ritmo sonori come una sinfonia, grazie Donato baci virtuali!
    Giulia

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  12. Ah questa scala è uno stupore, un verso dietro l'altro per ricordarci che "siamo nani sulle spalle dei giganti"
    Grazie all'autore.
    Aldo

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  13. A proposito di scale, trovo molto interessanti quelle di Escher Maurits Cornelis, in particolare "Salita e discesa" (1960) la cui foto ho tentato di riprodurre nel commento ma non ci sono riuscita. Vi si vedono file di persone che salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.
    Un po' come la poesia.
    Rita S.

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  14. Emmel diceva che esiste l'attore dei nervi e e l'attore del sangue. L'interprete dei nervi è tecnica, psicologia, costruzione mentale, razionalità, esteriorità, individualità; l'interprete del sangue è ritmo, gesto, suono che sa uscire fuori di sè per cogliere su di sè le altre coscienze e reinterpretarle.Penso che si puo dire la stessa cosa in questa poesia di Donato. Il poeta del sangue interrompe la sua vita e al suo posto si sveglia un'altra coscienza quella del segno che vuole lasciare. Il poeta del sangue è ritmo, parola e segni visione e forma.
    Un saluto Angela

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  15. ...complimenti a Donato Salzarulo per questa composizione che rivela doti fuori dall'ordinario di costruzione di una poesia su un tema "la scala" visibile/invisibile. Mi interessa il posizionamento del "tema" tra il fisico e il metafisico ottenuta mediante una costruzione sintattica aricolata e razionale dove tutto è spiegto fin nei minimi particolari mirando sempre all'essenziale del discorso, senza sbavature sentimentali o superflue impressioni dell'io. Ad un tempo meta poesia e poesia a tema.

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  16. Grazie Donato per la tua bella poesia tutta giocata sui dati reali e simbolici,così ciascuno ritrova qualche gradino da salire o scendere in piena libertà
    Quel piccolo viso che si affaccia, col suo mistero e la sua freschezza ,per me, è uno spiraglio di luce e poesia.
    Un saluto.
    Maria Maddalena

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  17. Un grazie di cuore a tutti voi per gli interventi molto ricchi e stimolanti. Meriterebbero risposte precise ed articolate. Cosa che non è possibile fare nella sezione Commenti di un blog. A qualche accenno di risposta, però, non desidero rinunciare.
    1. Mayoor: “tenersi fuori dai gradini” della scala, non è del tutto possibile. Come sostiene la poesia: “ce l'hai dentro”.
    2. Erminia: Ritiene poetica soltanto l'ultima stanza.“Per gli altri ognuno di noi / è una macchia di Rorschach”. Comincia così un mio testo scritto l'autunno scorso e letto qualche mese fa alla Casa della Poesia. Non mi meraviglia se, di un componimento, si preferisca l'ultima stanza e si ritenga “retorico e potenzialmente superfluo” tutto il resto. Un tale modo di procedere ha alle spalle rappresentanti illustri come De Sanctis e Croce (cfr. la loro lettura della Divina Commedia). Qualche settimana fa, ho rinviato al mio commento su “I lampi della magnolia”. Un suo verso parla della “perfezione congiunta all'imperfetto”. Le poesie sono un po' come noi: esseri mirabili e, nello stesso tempo, miserabili!...
    3. Ennio: non volevo ridurti ad arrampicatore sociale. So che non lo sei. Volevo soltanto offrirti ulteriore materia per i tuoi dialoghetti.
    4. In soffitta: Sento un dolore nella parola “arruolata”. Ha ragione. “Abile arruolata” è una formula da visita militare. Come negare, però, che il sistema linguistico “arruoli” un po' tutti noi? E' solo l'arruolamento che ci consente la presa della parola. La mia prigione vede più della tua libertà, mi pare dicesse Fortini a Pasolini.
    5. Il sogno della scala di Santa Perpetua, quello di Giacobbe; la scala di Escher Maurits Cornelis, ecc. Grazie per queste evocazioni. Io ci aggiungerei quella di Wittgenstein del Trattato Logico-filosofico: «6.54. Le mie proposizioni illustrano così: colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è salito per esse-su esse-oltre esse. Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo che v'è salito».
    Ma la mia scala, scusatemi la presunzione, è più complessa di tutte queste scale e non si farà gettare via tanto facilmente!...Scherzo. Chissà.
    6. Ancora un grande grazie a tutti! Farò tesoro dei vostri apprezzamenti e dei vostri giudizi.

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  18. Ho dimenticato di firmarmi, ma si capisce che il post è mio...Mio di chi?
    Donato

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  19. grazie della risposta donato: in effetti la ultima stanza è quella che sintetizza il tutto, ribadisco.

    non che il superfluo sia necessariamente imperfetto, o il sintetico perfetto: è che personalmente ritengo la poesia un linguaggio in codice.

    sintesi di codici. per la poesia lirica, intendo.

    non arrivo all'ermetismo, ma ne vedo la ragione.

    certe poesie epiche inglesi, che si stendono su fogli e fogli, non mi convincono.

    anche in the waste land, dalla mi ottica, molto è ridondante, andava tagliato. ma appunto quella si dichiarava dal titolo stesso un a terra di rifiuti e residui, dunque una discarica.


    dante? ogni singola terzina era poesia in codice, essenziale. nulla era superfluo là. per nessun verso Dante si poteva chiedere dilemmaticamente: che faccio ? : lo butto o lo conservo?

    ma dante pensava economicamente in sintesi per attitudine intellettuale, e aveva, beato lui, tanto da dire di ciò che non era stato ancora mai detto.

    ti invitavo solo a riflettere, come in un work-shop, cosa costituisca il nucleo di tutto quello che hai voluto dire e l'ho fatto, credimi, da attenta lettrice. non mi sarei permessa.
    ma se dopo il tempo biologico ed organico di lievitazione, che in genere dura 10 anni, ancora terresti ogni singolo verso, allora fai conto che io non abbia detto nulla.


    cari saluti erm

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  20. - nei confronti del potere della rappresentazione simbolica, l'artista è perdente, in partenza.

    basta dire "una scala", la "scala", ...e il 90 per cento del discorso è stato già articolato verticalmente, orizzontalmente, in tutte le direzioni dello scibile umano possibili.

    ecco perché tanti poeti e critici sono contrari al ricorso al simbolismo...

    nelle simbologie, tutto è già deciso, tutto già scritto.

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  21. alla scala nulla si addice
    tranne la rimozione della filosofia
    ed il dominio della speculazione

    avendo noi tutti in comune un interesse
    originariamente umano

    ovvero quello di creare un mondo intelligibile...

    fuori dall'oppressione
    dell'ignoranza---


    per questo il simbolo cerca di capire la natura del dilemma umano,
    e vi trova delle soluzioni...

    le quali, benché molteplici, sono convenzionali...e sempre soprattutto, giocoforza, inattuali.

    (erminia)

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  22. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  23. erminia ha detto...

    L’endoscopio puoi farlo risalire fino alla flessura epatica.
    quando l’avvisterà la telecamera,
    come Colombo, dirà: E’ lì, è lì il noto polipo plurilobato!
    Ricamato come foglia di quercia. E’ lì, a larga base d’impianto.

    La scala c’è, si vede. E’ appoggiata al muro, coricata.
    Galleggia sul volto di Francesca -
    il prossimo inverno - Abile arruolata.
    La sua poesia bonifica la morte, la dileggia.
    Il nulla si noleggia, non l’avventura o la ventura,
    la poesia sorgiva di questa mia creatura.
    Una scala c’è. Viva e visiva.

    Ieri sera Dante è venuto
    in casa tua. Gli hai chiesto qualcosa sulla Candida Rosa.

    Ha ripetuto le parole che sai e il resto galassie.
    C’è un punto dove il silenzio si fa profumo assente.

    Ieri sera Dante è venuto
    in casa tua. Gli hai chiesto qualcosa sulla Candida Rosa.
    Ha ripetuto le parole che sai e il resto galassie.

    C’è un punto dove il silenzio si fa profumo assente.
    La scala c’è, si vede. E’ appoggiata al muro, coricata.
    Galleggia sul volto di Francesca - mia nipote, due anni
    il prossimo inverno -. Abile arruolata.
    La sua poesia bonifica la morte, la dileggia.
    Il nulla si noleggia, non l’avventura o la ventura,
    la poesia sorgiva di questa mia creatura.
    Una scala c’è. Viva e visiva.

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    Risposte
    1. sembra quasi una versione esoterica gotica, caspitina!
      e la rosa mi inquieta assai assai, ma poi i mondi paralleli e le galassie mi danno una via di fuga multiscala.

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  24. Erm ..non fare così, questo è un tempio, un luogo di silenzio e di contemplazione, perdindirindina!
    (*_^)

    scherzando ma tornando seri, ringrazio Donato Salzarulo per il chiarimento del suono "arruolato", mi aggancio dunque alla sua spiegazione che non avevo considerato e forse o dunque in parte anche alla simbologia che diceva Erm, ovviamente parlandone a mio modo, ergo terra terra.

    Dando in premessa che il segno è diverso dal simbolo,
    dando in ulteriore premessa , grazie alla spiegazione di Donato sull'arruolamento che nella nostra dimensione dobbiamo usare parole..se queste non chi-amassero, saremmo "soldati poeti" di altri alfabeti...

    infatti mi viene in mente che nei vari di oliver sacks, gli autistici piu poeti, sono quelli che sentono la poesia del numero fino ad andare oltre il segno, la quantità e il calcolo,dritti alla sorgente del loro puro simbolo. Cosi e cosi tanto "arruolati" da non averne manco per le palle di imparare altre gallerie per sbucare magari alla fonte della stessa sorgente,

    che poi mi sa che togli di qua e metti di là, ridici di sù e rimetti di giù sempre il mare rimane eh eh eh eh ..meglio che la chiudo qua altrimenti poi faccio scatenare di risate tutte le musiche del bosco, da Erm a Emy in testa.
    .-)

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  25. e no! anonimo: iol'avrei data così:

    L’endoscopio puoi farlo risalire fino alla flessura epatica.
    quando l’avvisterà la telecamera,
    come Colombo, dirà: E’ lì, è lì il noto polipo plurilobato!
    Ricamato come foglia di quercia. E’ lì, a larga base d’impianto.

    Ieri sera Dante è venuto
    in casa tua. Gli hai chiesto qualcosa sulla Candida Rosa.

    Ha ripetuto le parole che sai e il resto galassie.
    C’è un punto dove il silenzio si fa profumo assente
    La scala c’è, si vede. E’ appoggiata al muro, coricata.
    Galleggia sul volto di Francesca -
    il prossimo inverno - Abile arruolata.
    La sua poesia bonifica la morte, la dileggia.
    Il nulla si noleggia, non l’avventura o la ventura,
    la poesia sorgiva di questa mia creatura.
    Una scala c’è. Viva e visiva.

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  26. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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