martedì 19 maggio 2026

Contro i "trotteriani": si predica bene, si razzola male.


di Ennio Abate

A.
«Questo slittamento si manifesta con particolare evidenza nelle polemiche ricorrenti sullo «stato della poesia contemporanea». Frasi allarmistiche, annunci catastrofici di morte del poetico, di irrilevanza culturale, di svuotamento del senso o di decadenza irreversibile riempiono riviste specializzate, blog, convegni e social network. Eppure, a queste diagnosi apocalittiche segue raramente il coraggio elementare di una citazione precisa, di un esempio concreto, di un verso o di un nome portato come emblema negativo»

B.
«È proprio in questo vuoto di ascolto autentico che emerge con frequenza sempre maggiore la figura del critico-Narciso. Non più il critico come servus poetae (servitore del poeta), secondo l’antica e nobile concezione, ma colui che utilizza il testo come specchio lucido per contemplare la propria intelligenza, la propria coerenza teorica, la propria identità di opinion maker accademico o di intellettuale mediatico.»*

*da La critica letteraria: un umile cammino verso l'altro di Sergio Daniele Donati: https://www.facebook.com/SergioDaniele.Donati/posts/pfbid02TmyMPmVDeKEf1GXyQ7WXoUpej38HeqMBEjb5PU2ymdQjz4eGDTSwFtThdFL2m4ELl?locale=it_IT
oppure:
https://www.casapoesiatrotter.it/post/la-critica-letteraria-un-umile-cammino-verso-l-altro?fbclid=IwY2xjawR43nJleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeknLxE_wCp18nXjLMig_eay97jwAZWQddwiVn1bQrl3FQaVqc2lCMxhf0b7I_aem_0IDWOrztrU3ltVXyU5hTTA

C.
E dov’è «il coraggio elementare di una citazione precisa, di un esempio concreto» del “critico-Narciso”?

4 commenti:

Ennio Abate ha detto...

SCAMBIO CON L'AUTORE DEL POST CHE HO CRITICATO

Sergio Daniele Donati
Ennio Abate
capisco cosa vuol dire, e mi sono posto il problema anche io. Ma qui mi premeva fare un discorso generale su certe tensioni e direzioni che una parte della critica mi pare prendere, per fortuna a volte e non sempre.
Ero interessato più a descriverlo come movimento di parte della critica che a fare singoli nomi.

Ennio Abate
Sergio Daniele Donati
Ma tacendo i "singoli nomi" e parlando vagamente di "movimento di parte della critica" più che un confronto|dialogo|polemica, che aiuti a chiarire il problema che lei vede (autoreferenzialità, sterile circolarità), si produce un discorso altrettanto autoreferenziale e chiuso. Nel quale lei non fa che esibire i numi tutelari della sua poetica (Eliot, Celan, Bloom, Barthes, Heidegger) come difensori integerrimi dell'unica, vera poesia contro l'infernale tumulto contemporaneo di "frasi allarmistiche, annunci catastrofici di morte del poetico, di irrilevanza culturale, di svuotamento del senso o di decadenza irreversibile".
Ma dov'è il confronto? Bisogna prendere o lasciare? O applaudire senza argomentare? Ma daì...

Anonimo ha detto...

Questo è quanto le avevo risposto su fb e che lei ha omesso di riportare.
Visto che riportalo lo intero scambio dovrebbe riportarlo in modo completo, non trova.
Tra l'altro lei riporta solo stralcio del mio articolo, dimostrando di non averne compreso il contenuto.

Integro qua ora, non si preoccupi:

Ennio Abate parto dal fondo della sua critica al mio articolo.
Io non le chiedo certo di accettare supinamente la mia tesi, né tantomeno di ricevere i suoi plausi, i quali, nel bene e nel male non sposterebbero per nulla la scarsa idea che ho di me stesso.
Però sono proprio i toni che lei elegge nel commentarmi a confermarmi la necessità in un articolo del genere di non fare nomi.
D'altronde io sto esponendo una tesi su una particolare deriva della attuale critica cosiddetta "militante" non certo sulla sua totalità (né maggioranza), che mi pare di alto livello ancora.
Tuttavia, per me, il fenomeno esiste eccome.
Quindi le rispondo: il confronto se deve essere sia non sui nomi, a cui non mi interesso in questa sede, ma sul centro della mia tesi.
Crede anche lei, o meno, con me che quella deriva esista, che una certa critica volta esaltare più il critico che il testo esista, che questo non sia nello spirito del buon servizio critico a cui tutti noi aspiriamo?
Se non crede che esista quanto sostengo sarò pronto ad ascoltarla in merito, sempre rimanendo (entrambi) nei limiti di toni urbani e discorsi generali.
Non sono invece interessato a ciò che, sotto la maschera di un sacrosanto confronto su un tema importante, ma dal quale, giova ricordarlo, non dipende la vita di nessuno, si nasconda un incontro di boxe.

Per dirla chiara quel suo dileggiare i "numi tutelari" non certo dello scrivente, persona di scarso rilievo, ma dell'intero patrimonio poetico e filosofico umano, e quel suo "ma dai" da rimprovero del professore al ragazzino delle medie (sono un nessuno ma sei decadi sulle spalle le porto comunque) mi fa risponderle con chiarezza: se questo è ciò che chiama "confronto", no, non mi interessa.

Sergio Daniele ieke Dobati

Ennio Abate ha detto...

L'avrei fatto e lo faccio adesso:

SECONDO SCAMBIO CON L'AUTORE DEL POST CHE HO CRITICATO

Sergio Daniele Donati
Ennio Abate parto dal fondo della sua critica al mio articolo.
Io non le chiedo certo di accettare supinamente la mia tesi, né tantomeno di ricevere i suoi plausi, i quali, nel bene e nel male non sposterebbero per nulla la scarsa idea che ho di me stesso.
Però sono proprio i toni che lei elegge nel commentarmi a confermarmi la necessità in un articolo del genere di non fare nomi.
D'altronde io sto esponendo una tesi su una particolare deriva della attuale critica cosiddetta "militante" non certo sulla sua totalità (né maggioranza), che mi pare di alto livello ancora.
Tuttavia, per me, il fenomeno esiste eccome.
Quindi le rispondo: il confronto se deve essere sia non sui nomi, a cui non mi interesso in questa sede, ma sul centro della mia tesi.
Crede anche lei, o meno, con me che quella deriva esista, che una certa critica volta esaltare più il critico che il testo esista, che questo non sia nello spirito del buon servizio critico a cui tutti noi aspiriamo?
Se non crede che esista quanto sostengo sarò pronto ad ascoltarla in merito, sempre rimanendo (entrambi) nei limiti di toni urbani e discorsi generali.
Non sono invece interessato a ciò che, sotto la maschera di un sacrosanto confronto su un tema importante, ma dal quale, giova ricordarlo, non dipende la vita di nessuno, si nasconda un incontro di boxe.
Per dirla chiara quel suo dileggiare i "numi tutelari" non certo dello scrivente, persona di scarso rilievo, ma dell'intero patrimonio poetico e filosofico umano, e quel suo "ma dai" da rimprovero del professore al ragazzino delle medie (sono un nessuno ma sei decadi sulle spalle le porto comunque) mi fa risponderle con chiarezza: se questo è ciò che chiama "confronto", no, non mi interessa.
5 h
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Modificato
Ennio Abate
Sergio Daniele Donati
Proprio perché dal nostro confronto “non dipende la vita di nessuno”, è possibile o no ironizzare (almeno un po’)?
Ho l’impressione che lei si prenda troppo sul serio. Non vedo, infatti, nessun dileggio se ho parlato di “numi tutelari”. E il “ma dai” voleva essere un amichevole e scanzonato invito a parlarci alla pari, non rimprovero professorale dall’alto.
Chiarito questo, nel merito della questione da lei posta, la penso così:
1. I nomi andrebbero fatti sempre: per circoscrivere la propria critica a precisi interlocutori e assumersi l'onoere del confronto o della polemica, anziché sparare su un mucchio indefinito.
2. Capisco che per lei “il fenomeno [dell’«attuale critica cosiddetta "militante"» non di “alto livello”] esiste eccome”, ma potrebbe anche essere un suo travisamento. O potrebbe essere interpretato in modi diversi dai suoi. Perciò, indicarlo con esattezza, permetterebbe di discuterne sapendo di cosa e di chi si parla.
3. No, io non credo che la “deriva” che lei vede esista. Temo, invece, che la genericità del fenomeno da lei criticato celi una sua ostilità (altrettanto “militante”) contro un uso laico, sociale, politico, storico e non *sacerdotale* della poesia.
4. Meglio sarebbe, dunque, polemizzare apertamente coi filoni della poesia civile o politica o realistica ancora oggi operanti nella ricerca poetica contemporanea.

Ennio Abate ha detto...

TERZO E ULTIMO SCAMBIO CON L'AUTORE CHE HO CRITICATO

Sergio Daniele Donati

Beh se dice che non ha detto "numi tutelari" significa che non sa nemmeno rileggere ciò che lei stesso ha scritto.
Detto questo, lo ribadisco, non sono interessato a portare oltre questa discussione per me alquanto sterile, avendo la netta percezione che lei cerchi in questa stessa polemica che nulla ha a che vedere col tema del mio articolo, semplicemente una piccola visibilità che.glielo garantisco, non ha alcun peso, vista la scarsa diffusione dei miei pensieri.
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Ennio Abate

"Beh se dice che non ha detto "numi tutelari" significa che non sa nemmeno rileggere ciò che lei stesso ha scritto."

Ho scritto: " Non vedo, infatti, nessun dileggio se ho parlato di “numi tutelari”." Capisce la differenza di significato?
Rispondendo in questo modo lei ribadisce solo la sua chiusura mentale e una incapacità di dialogare e confrontarsi.