giovedì 22 novembre 2012

Laura Canciani
Lo svantaggio della poesia
rispetto al romanzo

Cito da un articolo del 1 aprile 2012 apparso su “La Repubblica” di Alessandro Baricco a proposito del libro di Fred Vargas La trilogia Adamsberg pubblicato da Einaudi:
«Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco. Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli bolliti a merenda, e ne riparliamo.

martedì 20 novembre 2012

SEGNALAZIONE


PAVIART POETRY FESTIVAL
Arte. Poesia. Azioni.
Dal 23 al 25 novembre 2012 - Santa Maria Gualtieri – P.zza Vittoria -  Pavia

La poesia come evento. L’idea è di creare un cortocircuito positivo, una rete di creatività intorno alla parola poetica. Che la poesia possa rappresentare una soluzione a problematiche individuali ci sembra una verità inconfutabile, se questa “chiave” fosse condivisa da molti, allora l’arte poetica potrebbe tornare ad essere, come in passato, di supporto alle narrazioni collettive e alle possibilità di riforma sociale e/o culturale. A questo punto non possiamo permetterci di sottovalutare nessuna espressione creativa.

lunedì 19 novembre 2012

Pietro Peli
Cinque poesie


INTERROGATORIO

A domanda risponde:
se l’odio è di tenebra sono vestito
di raso fino, da dove niente
scivola senza un segno.

Sono venuto a rubare per fame
un pezzo di corpo alle due luci
della fine della notte. L’ho visto
quel morto, non sono fuggito.

sabato 17 novembre 2012

Roberto Bugliani
Da "Versi scortesi"

Aroldo Bonzagni, Il tram di Monza, 1916

 Prologo
(Il rientro in servizio)
Nel sogno mi trovo su di un autobus ferno alla frontiera di un paese sconosciuto. L'ufficiale che controlla i documenti punta gli occhi su di me e mi domanda, con voce modulata dal sospetto: - Lei, dunque, è...?
- Io? Nessuno -, gli rilancio assieme a un sorrisetto ironico, quasi ad alleggerire la tensione.
Adesso l'ufficiale mi fissa ancor più severamente. E innervosito ribatte: - Lei, nessuno? Le ricordo che per essere nessun bisogna aver fatto delle scelte ben precise. Non si diventa nessuno così, di punto in bianco. E lei, caro signore, non è nessuno, semmai è una nullità.

Giorgio Linguaglossa
L’intensita’ innica di Chiara Moimas


In questi ultimi trenta anni il cinema è riuscito ad imporsi come modello di tecnica narrativa non solo nel romanzo ma anche in poesia. Il modo di raccontare le «storie» del cinema detta, implicitamente, la sintassi e i tempi dei modi di raccontare le «storie» sia nel romanzo che, in minore misura, anche nella poesia.
Il modo di raccontare di Chiara Moimas non è affatto semplice, né prevedibile, non è neppure troppo definibile; si ha la sensazione che non sia neanche collocabile temporalmente. Non lascia dietro di sé alcun filo di Arianna mediante il quale ripercorrere a ritroso la strada percorsa. È una poesia che si è dimenticata della modernità, forse perché la poesia non ha alcun bisogno di essere, o di apparire moderna, non ha alcun bisogno di facilitare al lettore il compito della lettura. È una poesia che parte dall’oblio del Moderno. E di qui si dirige, a vele spiegate, verso l’ignoto. Con la maschera della propria impenetrabilità. È il suo modo di offrirsi al lettore.

mercoledì 14 novembre 2012

Donato Salzarulo
Storia della colonna infame.
Il Manzoni di Fortini (Seconda parte)


Il seguito della nota manoscritta è dedicato quasi tutto a «quelle centoventi pagine di prosa che si chiamano Storia della colonna infame». (pag. 1796)

La lingua di Fortini è precisa e densa. Il pensiero si organizza sinteticamente intorno ad alcuni nuclei tematici: l’origine e redazione del libretto, la storicità dell’episodio raccontato, il giudizio estremamente positivo espresso sull’opera (“è un capolavoro”), l’originalità e la nitidezza del dettato, la tragicità dell’accaduto e l’insegnamento morale che se ne può trarre, la sua attualità, le contraddizioni del Manzoni. Poco più di due paginette straordinarie per dire della straordinarietà di un’opera e dell’intensità di pensiero e di scrittura di un autore. Meglio non perdersele. Perciò le ripropongo al rallentatore, seguendo passo dopo passo le frasi fortiniane per enuclearne i problemi, farne un elenco e tentarne un primo commento.

lunedì 12 novembre 2012

Ennio Abate
Sulle «Cinque difficoltà
per chi scrive la verità»
di B. Brecht



«Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l'ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l'accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata; l'arte di renderla maneggevole come un'arma; l'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l'astuzia di divulgarla fra questi ultimi. Tali difficoltà sono grandi per coloro che scrivono sotto il fascismo, ma esistono anche per coloro che sono stati cacciati o sono fuggiti, anzi addirittura per coloro che scrivono nei paesi della libertà borghese».

domenica 11 novembre 2012

Emilia Banfi
Amore Rabbia Confessione
ANNE SEXTON



Propongo questa poetessa ( novembre 1928, Newton, Massachusetts 4 ottobre 1974) ,dal suo personalissimo verso confessionale.
Trovò presto consensi alla sua poesia. Studiò con Robert Lowell alla Boston University insieme agli illustri poeti Sylvia Plath e George Starbuck.
Figlia di un facoltoso industriale, crebbe con i genitori ma non fu mai a suo agio con la vita che era stata prescritta per lei.  Il padre alcolizzato  e l’aspirazione letteraria della madre fu cancellata dalla famiglia. La biografa di Anne , Diane Middlebrook,ipotizza  un abuso sessuale da parte dei genitori durante la sua fanciullezza.

venerdì 9 novembre 2012

LABORATORIO MOLTINPOESIA

a cura di Ennio Abate

incontro del 13 NOVEMBRE 2012 ore 18

LA COMPETENZA DEI POETI
«I poeti sono coloro che compongono opere in cui la lingua è insieme sostanza e mezzo;
essi, dunque, sono i conoscitori, i professionisti della lingua
e con questa loro competenza sono indispensabili, oggi, alla società».
È davvero così? Lo è a certe condizioni? Quali?
Ne discutiamo con
GISELDA PONTESILLI

Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia 1, Milano

(ingresso libero)


Qui di seguito pubblico uno stralcio
significativo di uno scritto di Giselda Pontessilli:

I momenti in cui, attraverso i secoli, la “questione della lingua” è stata posta in Italia dai poeti, sono almeno tre: il Cinquecento, l'Ottocento, e il Novecento.
Nel '900, nel 1964, la “nuova questione della lingua” -come di lì a poco fu definita- fu sollevata da Pasolini, che, dopo averla esposta con una conferenza in varie parti d'Italia, pubblicò questa conferenza su Rinascita.

giovedì 8 novembre 2012

INTERVENTI
Giorgio Linguaglossa
Contro un linguaggio
simil-poetico ed emotivo



Per chi si scrive (oggi) poesia? Mi correggo: perché (oggi) si scrive in poesia? La domanda è meno banale di quanto appaia a prima vista. Non è una domanda in versione sintattica, è una invasione semantica che qui ha luogo: sembra che tutto ciò che ha un ritorno (alla fine del verso) ne debba avere anche uno di senso; ma l’evoluzione semantica in poesia è stata preceduta da processi sociali ben visibili (o invisibili?). Direi che il semantico segue sempre i processi sociali in atto. Il fatto che la più privata e appartata delle attività letterarie, quale la poesia sia scritta da milioni di persone, è rimasta una questione, appunto, «privata» e non è riuscita a bucare il coperchio di ciò che appartiene al «pubblico»; questo è uno spunto di riflessione che non deve essere sottaciuto.