mercoledì 27 giugno 2012

Sandro Bajini
Ipogrammi


Klee, Paul - 1924 Actor's Mask

SANDRO BAJINI, Ipogrammi. Casabianca Edizioni, Sanremo 2011

(quoniam subesse malunt quam superesse)


SOLILOQUI                  

       ***

In casa mia
mi sento di troppo
anche quando
sono solo.

*
In bilico sopra una palla
che gira intorno al sole e su se stessa
non ti stupire
se in questo forsennato Luna Park
ogni tanto ti coglie un capogiro.

martedì 26 giugno 2012

CRITICA
Ennio Abate
A proposito di Kamala Das.
Mito e Storia, uno a zero?


Espongo qui  alcune critiche alle posizioni “orientaleggianti” e di liquidazione del femminismo storico occidentale che amiche e amici hanno espresso nei commenti al post su alcune poesie di Kamala Das tradotte da Francesca Diano (qui). Spero di farlo con ragionamenti fondati e rispettando la «visione delle cose» soprattutto di alcune mie interlocutrici che considero amiche. [E.A.]

1.
Si può partire dal mito (della Dea Madre) per valutare la storia? Certo. Ma nei commenti del post  dedicato a Kamala Das si finisce per  sostenere la superiorità del mito e a svalutare la storia, presentandola come  un pallido riflesso di quello, una sua forma degradata e pervertita da negare per ritornare, se possibile, al mito. Questo è lo schema che sottostà, secondo me, ai pensieri espressi in tutti gli interventi. Le differenze tra le affermazioni di Francesca Diano, in soffitta, Semy e lo stesso Mayoor  non mancano, ma sono dentro il medesimo paradigma: prima il mito, poi la storia; il mito superiore alla storia; il mito che si  abbevera alla fonte sacrale dimenticata colpevolmente dalla storia. In altri termini, il  discorso - che pur vuole polemizzare contro fissità e rigidità del pensiero occidentale, dominio maschilista, consumismo e colonialismi vari - si arrotola su di sé e diventa pur esso discorso fisso, rigido (e telelogico).

lunedì 25 giugno 2012

Giorgio Linguaglossa
Su "Il secondo dono"
di Sabino Caronia


Sabino Caronia Il secondo dono Progetto Cultura, Roma, 2012

Il secondo dono,  così semplicemente si intitola questa plaquette di Sabino Caronia, quasi a celare un pudore inespresso o a dissimulare una ritrosia più che manifesta, quasi a chiedere venia per tanta improntitudine di apparire quale autore di un mannello di liriche. E liriche d’altri tempi, quando ancora c’erano i bambini che giocavano con l’aquilone su nel cielo e calciavano il pallone ad ogni cantone del trivio o del quadrivio. Ma oggi che l’arte della simulazione si manifesta con la singolare propaggine della scaltra dissimulazione di massa, dico, oggi, che altro dire di una lirica che si rivolge ad altra lirica del passato come ad uno sconosciuto elitario interlocutore che mai più vedrà la luce se non nel segno di un altro segno o in una cosa chiamata sogno, che forse mai più incontrerà il proprio interlocutore?

Giorgio Linguaglossa
Su "Poemetto gastronomico
e altri nutrimenti"
di Tomaso Kemeny


Tomaso Kemeny Poemetto gastronomico e altri nutrimenti Jaca Book, Milano, 2012  

«è della massima importanza / intendere il processo di dissoluzione / dei linguaggi artistici» (T.K.)

Paradossale e politicamente «scorretto», stralunato, irriverente e bislacco questo libro di «invettive» e di «licenze» di Tomaso Kemeny contro «lo Spirito della Poesia Gastronomica» del nostro tempo dove il rapporto tra il «mitico» e lo «storico» appare trasmutato in «segno» linguistico, e quest’ultimo in effetto «gastronomico». In Kemeny è vivissimo il senso di un generale effetto di deriva, non soltanto della tradizione, ma di ogni concetto che voglia applicare un senso alle cose del mondo. Ciò che originariamente, per i mitomodernisti, era il rapporto ontologico tra «mito» e «storia» che caratterizzava il tardo Moderno, oggi, nelle condizioni del Dopo il Moderno non è più la Sensucht nostalgica quella che respira nei versi della poesia più evoluta ma una oggettività, un voler essere e voler apparire oggettivi o super partes in mezzo alla barbarie dei rapporti produttivi estranianti ed estraniati, talché il recentissimo è diventato, come apparenza e fantasmagoria, lo stesso antico, e l’antico (opportunamente modernizzato) è diventato il recentissimo (antichizzato), la merce segnaletica del cartellone mediatico.

domenica 24 giugno 2012

Anonimo francese
Allons, monsieur le Maire



Questo sonetto in francese sempre sulla faccenda Pisapia/Dalai Lama me l'ha passato  Indarno da tempo. Dice di averlo ricevuto da un suo cugino francese che sollecita una pubblicazione. Lo accontento. Così i "moltinpoesia" cominciano ad europeizzarsi. Però, 'sti milanesi che vanno sempre a piangere sulle spalle dei francesi per farsi aiutare! Non gli bastò Napoleone? Ne ho fatto una traduzione veloce, di servizio, passibile di vostre correzioni e miglioramenti.  [E.A.] 



Allons, monsieur le Maire, que pensez-vous ?
Que traiter d’une façon si cavalière
Un homme honnête et bon que vous et nous
Estimons tous et sa patrie vénère

Comme un saint, comme un chef de son troupeau,
Un héros national, un frère, un père,
Cela vous semble-t-il glorieux et beau ?
Je sais, vous dîtes : «C’est pour sauver l’Expo,

sabato 23 giugno 2012

Indarno da tempo
Pecunia non olet






I milanesi un tempo avevan fama
D’essere un po’ bauscia, però seri:
Persino in Borsa, per affari veri,
Bastava allora una stretta di mano.


Che cosa scopre adesso il Dalai Lama?
Che d’improvviso gli negano – oh no! – 
Per il timor di nuocere all’Expò,
Un onore del quale ha già quintali.


Che cosa avrebbe detto Vespasiano
Che ha dato il nome, fra i municipali
Celebri monumenti di Milano,


A quello ch’è rimasto senza eguali?
Che “pecunia non olet”? Beh, l’è vera:
Ma cosa avrebbe detto el scior Carera?
Indarno da Tempo


(22 giugno 2012)


*Nota per i  più giovani: “El scior Carera” è una statua di epoca romana, tuttora esistente, che per i milanesi è stata un po’ l’equivalente di Pasquino. 

CRITICA
Ennio Abate
A lato di una discussione
su «Le parole e le cose»
per un meridiano
delle poesie di Fortini



Pubblico anche su questo blog un mio lungo commento-riflessione su una discussione di cui non riassumo i termini. Gli interessati possono documentarsi direttamente  qui [E.A.]


Finora in questo post  ci sono stati spunti di discussione interessanti, ma di botto, emerse le differenti opinioni e menati gli ultimi fendenti [1] essa si è bloccata. Tento per conto mio di  rimettere  i pezzi finiti per terra sul tavolo e insistere. Tratterò due punti:

1. Meridiano delle poesie di Fortini: sì/no

Non sono addentro a nessuna faccenda editoriale. E ragiono solo per supposizioni e deduzioni dai dati che mi arrivano. Mi chiedo io pure: come mai la Mondadori, che pur ha già pubblicato «Saggi ed epigrammi» di Fortini, non accetta o ritarda la pubblicazione delle sue poesie? C’è o no questa *damnatio memoriae* cui allude Luperini? O magari opera in forme mascherate? Quali? S’è manifestata,  forse, successivamente alla pubblicazione del primo Meridiano dei «Saggi ed epigrammi»? Chi avesse dati per non farci sproloquiare a vuoto, è pregato di metterli a disposizione. Grazie.

giovedì 21 giugno 2012

SEGNALAZIONE
Gianna Zanafredi
Un'altra arte

G. Zanafredi, Pioppi, 1997 - gessetti su carta

Gianna Zanafredi
Un’arte altra
metamorfosi, mutazioni, paesaggi
Casalmaggiore 26 maggio - 1 luglio 2012
apertura: da martedì a venerdì ore 8,00 - 13,00; sabato e festivi 15,30-18,30
Museo Diotti, via Formis 17, Casalmaggiore (Cr)
tel. 0375 200416 www.museodiotti.it info@museodiotti.it
COMUNE DI CASALMAGGIORE

mercoledì 20 giugno 2012

CRITICA
Giorgio Mannacio
La poesia come oggetto




"Presto o tardi al commercio si arriva". Questo passaggio segna lo snodo di un'analisi ampia (si risale a Tommaso) che ripropone la questione poesia/mercato. Giorgio Mannacio la pone, per così dire, coi piedi per terra, in modi realistici e la sottrae alle soluzioni "estreme", con le quali implicitamente polemizza e che potremmo ancora chiamare degli "apocalittici" (anti Mercato) e degli "integrati" (apologeti di esso). Il saggio è interessante per la volontà di discutere della poesia non solo come oggetto estetico, ma anche economico e - perché no - sociologico. [E.A.]

I.
Pulchra enim dicuntur ea quae visa placent. ( San Tommaso: Summa theologica I,5,4 )
Con questa fulminea definizione sul bello, definizione che nessuno – fino ad oggi – è riuscito a confutare , il grande filosofo mette il dito in una delle piaghe che seguono i discorsi sulla poesia.
Una di queste è l’argomento della poesia come oggetto.