giovedì 16 febbraio 2012

Francesca Diano
Il Minotauro


Io mi sono perduto in quest’abbaglio
Di terra e pietre il cui disegno esatto
Mesce follia e ragione.
Io nacqui alla vendetta che mia madre
Pasifae – tacque agli dei. Il mio nome
È Asterione e pur del nome m’hanno depredato.
Ma io divino sono
Ché in me riverberando
L’impronta della luce di Elio
Si fa bestiale traccia dell’origine
Tutta della stirpe dell’uomo.

Dio e bestia io sono
E questo mi fa mostro - ché gli dei mi esiliarono
Per non vedere in me  il loro volto invisibile
E gli uomini al pari m’hanno esiliato
Che non ricordi al loro sguardo cieco
Ciò che di loro appare.
Fu così che Minosse – figlio di Zeus –
Che mia madre insultò con la sua immonda copula
M’ha fatto prigioniero nel Palazzo della Bipenne.
Non mi vuole vedere – perché è in me
Che si specchia la sua colpa – la sete di potere
Che gli rese nemico Poseidone.
Io da un toro divino sono nato
Sorto dall’acqua come segno di un dio.
Ma forse solo un’ombra o un’illusione
E dunque sono figlio di un sortilegio.
Di un  inganno illusorio porto la forma
Ombra del buio che sorge dalla luce.
Io sono ciò che siete –  la vostra doppia natura
Non la volete vedere in questo specchio.
Vago in questo palazzo chiuso alla vita
E l’ira mi divora – l’ira per l’ingiustizia
Dell’esser nato da un dio per poi dover morire
Da bestia immonda – da voi tutti odiata.
Non volete vedere ciò che si cela dietro l’apparenza
Di mostro – del mio corpo di uomo
Dalla testa di toro. Eppure un dio in me
Si manifesta. Elio – il padre di mia madre
Febo che fende i cieli col suo carro di fuoco
E cancella i terrori che genera la tenebra.
La luce brucia e annienta i demoni del buio
L’oscurità si scioglie – si dissolve
Abbagliando l’aurora - emerge dalle ombre.
Io sono quella luce – quel bagliore accecante
Che voi fuggite e mi negate la vita.
E siete voi la tenebra della menzogna.
Minosse ha raccontato che io divoro vergini
Per soddisfare la mia fame immonda –
Eppure non è questa la verità.
È la sua fame di potere che si cela dietro l’inganno.
Io sono puro dal sangue innocente
E le mie grida di cui tremano i muri
Di questo odioso labirinto sono le grida
Dell’ingiustizia che nessuno ascolta.
Si prepara l’inganno della mia morte
Il sacrificio che vi libererà dalla paura.
Mia sorella Arianna – la traditrice
Colta dalla follia d’amore per Teseo
Accecata dalla lussuria per questo scellerato
Lo condurrà nel labirinto perché mi dia la morte.
E sarà questo che a voi verrà narrato.
Questa menzogna livida e spietata.
Ma il mio padre divino – il toro equoreo sorto dagli abissi
Ha infine accolto la mia preghiera
Il mio urlo spezzato e quando Teseo con l’inganno
Seguendo il filo rosso di sangue che Arianna
Gli tendeva illudendosi che l’avrebbe legato
A lei per sempre – quando Teseo mi vide
Rabbrividì e snudando la spada
Mi  trafisse vigliaccamente
Ecco che dal mio corpo di mostro
Con fatica la mia forma divina
Sgusciando come un serpe dalla pelle
Lentamente sorse ed emerse dalla sua spuma oscura.
Libero dalla gabbia del mio aspetto bestiale
Il mio corpo s’abbaglia del  suo stesso nitore.
Traluce la mia forma che ondulando – rappresa in luce -
Diafana oscilla in una danza sacra nel liberarsi.
Io – Asterione – figlio degli astri
Libero emergo dalla morsa della mia pelle
Di animale divino e divino
Figlio della Luce libero infine
Abbandono la spoglia di quel che fui
Di quello che voi siete – vostro eterno tormento -
Ombra del buio che sorge dalla luce.
Ed io luce dal buio sorgo - immortale.




6 novembre 2007     


© 2012 Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA   


* Nota

Francesca Diano è figlia di Carlo Diano, filosofo, grecista e filologo. Si è laureata in Critica d’Arte con Sergio Bettini, uno dei maggiori storici del’arte del ’900. E dal 1983 è traduttrice di letteratura e saggistica per grandi case editrici, studiosa di folklore e tradizioni orali irlandesi, storica dell’arte e critica d’arte.  Ha vissuto a lungo in Inghilterra, dove ha tenuto corsi di storia dell’arte italiana all’Istituto italiano di Cultura di Londra e lavorato al Courtauld Institute e in Irlanda, dove ha insegnato all’University College Cork. Ha tenuto corsi di storia dell’arte italiana all’Università per Stranieri di Perugia,  una serie di lezioni pubbliche sull’arte italiana contemporanea per l’università di Cork, seminari sulla traduzione letteraria (Università  Alma Mater di Bologna). Nel 1983 ha curato per Cappelli la prima traduzione assoluta in italiano, con note e introduzione, della “Grammatica storica delle arti figurative” (ed. postuma 1905) del fondatore della critica d’arte, lo storico dell’arte viennese Alois Riegl. Una parte consistente dei suoi interessi si concentra sullo studio del folklore  e della tradizione orale irlandese, iniziati alla fine degli anni 70 grazie alle Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland, di Thomas Crofton Croker (Londra, 1825) il primo testo di leggende orali mai pubblicato sulle isole britanniche, tradotto in tedesco dai Fratelli Grimm,  famosissimo in tutto il mondo ma da noi sconosciuto, di cui possiede copia della prima edizione originale. Una prima edizione a sua cura fu pubblicata da Corbo&Fiore nel 1994 e nel 1997 da Neri Pozza con enorme successo. Nel 1998, durante il suo soggiorno in Irlanda, ne ha curato anche l’edizione anastatica per l’editore Collins per celebrare il bicentenario della nascita di Croker. Ha organizzato mostre, convegni, eventi culturali e concerti (tra cui l’allestimento dell’Harlekin di K.H. Stockhausen con maschere di Donato Sartori all’auditorium del Conservatorio di Padova per mimo e clarinetto). Ha pubblicato saggi e articoli su libri,  riviste e quotidiani, ha svolto e svolge un’intensa attività di conferenziera. Collabora col blog Scrittori in Causa (Sui diritti degli scrittori e delle scrittrici) http://scrittorincausa.blogspot.com/ . Dai primi anni 80 è traduttrice letteraria. Tra i suoi autori, Thomas Crofton Croker, Kushwant Singh, Themina Durrani, Pico Iyer, Susan Vreeland, Sudhir Kakar. E' la traduttrice italiana di Anita Nair. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo La Strega Bianca – una storia irlandese. Scrive da sempre, poesia e narrativa.  E cura il blog Il Ramo di Corallo

          

12 commenti:

  1. Grazie Ennio di avermi ospitata nella raffinata Palazzina Liberty di Moltinpoesia. Mi ci trovo proprio a mio agio.

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  2. Complimenti. Mi affascina questo Minotauro dolente, e il suo processo di trasfigurazione, in una forma classica che apprezzo sempre molto. Mi ha emozionato, soprattutto negli ultimi versi.
    Ho scritto sul labirinto, da poeta dilettante (ah, vil razza dannata!), nel mio caso ispirandomi al bellissimo racconto di Borges:
    Infelice fu Asterione, corpo di uomo
    testa di toro, nato recluso nella casa
    dalle incalcolabili stanze, che nessuna
    difesa oppose a Teseo, quando il bronzo
    gli affondò in petto, e il ribollente sangue,
    come fiume impazzito, sgorgò
    impetuoso oltre i labili argini della sua
    triste esistenza – sei tu il mio redentore?
    gli domandò speranzoso, fissando
    con amorevole occhio la spada
    sfolgorante nel sole,
    e rapido il sangue colava, nero,
    lungo corridoi smisurati, circolari,
    oltre non enumerabili porte,
    oltre incerte scale e cieche stanze,
    e ancora oltre ogni possibile sogno,
    a misura di ciò che non è
    conoscibile all’uomo: il labirinto.
    ...e continuava....
    Ciao e grazie
    Flavio

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    1. Grazie Flavio. Hai colto quell'aspetto per me molto importante della trasfigurazione che, mezzo di una metamorfosi, è la via alla liberazione. Una sorta di morte e resurrezione.
      Molto bella anche la tua lettura del Minotauro, che mi piacerebbe leggere per intero. Da quello che posso intuire per la parte che trascrivi, si ripiega in un dolore tradito.
      Grazie

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    2. E' tanto ricco questo soggetto! tante suggestioni letterarie, musicali, pittoriche. E mi fa ripensare a situazioni in cui ho avuto l'impressione che il divino dovesse sgusciare "come un serpe dalla pelle". Sono tanti i versi di questa poesia che fanno vibrare corde emotive e dell'intelletto.
      La ribellione è il filo per il mio Minotauro. Seguendo le orme di Pasifae e del suo amore bestiale, ribellione ultima al sovrano. E' malato il frutto dell'amore ribelle, e deve subire la vendetta dell'uomo. La redenzione passa attraverso il bronzo di Teseo, attraverso il tradimento e l'assassinio. Forse è così che si deve chiudere il cerchio: morte e resurrezione.

      Costruì Minosse il labirinto per punire
      di Pasifae l’impura foia. Volle il Re
      vendicare l’insostenibile sdegno per come
      fu la sposa sua montata come vacca
      sul finire della grande festa, di Creta la festa
      mobile, dal Toro più sacro a Poseidone,
      la cui scarsa vista fu ingannata
      dal sarcofago che Dedalo, architetto,
      ideò, e con destra mano di carpentiere
      intagliò nel duro, duro legno e nero.

      Quando Pasifae, la regina, trascinarono
      al suo cospetto, nuda, Egli la guardò
      con gli occhi limpidi dell’ira
      e disse, afferrandola per la lunga
      chioma fiammeggiante – come?
      Come hai potuto farlo? Qui, fra queste
      danze, senza pudore, nel mio regno
      in terra, fra questa gente che beata
      nell’ebbrezza dei misteri,
      ha visto te, Pasifae, di Minosse la sposa,
      carponi, farti montare e godere
      senza vergogna della bestia, il potere.
      Come hai potuto infamare il mio nome,
      sottomettere il tuo corpo alla Bestia,
      da lei farti inondare del suo seme? E
      gridare, gridare al mondo il tuo deforme
      Amore.

      Purtroppo è troppo lungo per postarlo tutto...non ci sta!
      Grazie
      Flavio

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  3. grazie anche a te, Flavio: anche la tua poesia emoziona e fa riflettere.
    un saluto
    marcella

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  4. Grazie Flavio per aver condiviso il tuo testo che ha l'eco del mito e si apre a molte suggestioni.

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  5. con questa poesia Francesca Diano ha fatto un piccolo capolavoro, ha costruito una poesia da una certa "situazione" mitica e ci ha intessuto una interpretazione "altra". È la lettura del Mito quello che ce lo fa rivivere, la condizione della sua contemporaneità. Veramente brava l'autrice a cogliere e sviluppare un discorso poetico che diventa discorso ermeneutico... finalmente una poesia che esula dal porto sepolto dell'io e delle sue tangenzialità.

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    1. Caro Linguaglossa, sono emozionata! L'apprezzamento del mio lavoro fatto da lei vale per me tantissimo, perché io per prima apprezzo il suo lavoro e condivido molte delle sue posizioni. Col Mito in effetti ci sono cresciuta e forse per questo per me è cosa viva. Grazie.

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    2. Cara Francesca Diano, se lei ha scritto altre cose del genere di quelle che ho letto la pregherei di pubblicarle su questo libero sito di Ennio, sono molto curioso di leggere le Sue cose... penso che lei si stia muovendo in una direzione che nessuno osa oggi in Italia, cioè verso una poesia che del mito non ne fa soltanto una questione di orpello e di stemma gentilizio da mettersi al collo ma una questione ermeneutica che illumina il nostro presente, l'attualità. e di nuovo complimenti.

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    3. Caro Linguaglossa, come Lei dice, la direzione in cui mi sono sempre mossa non ha mai tenuto conto di mode o facili strade, che non mi interessano, sia per formazione, sia perché la mia attenzione si è sempre rivolta al lontanissimo passato, non solo greco, e a quello che significa oggi: e significa molto. Mi è stato insegnato fin da quando sono nata. Da questo è nato anche un piccolo poema in 11 parti che Ennio ha e che mi diceva vuole pubblicare. Non so se quello che scrivo si discosti da quanto viene fatto oggi, perché la gente non osa o non sa o non è interessata. Credo che si debba trovare una voce che sia la propria, moda o non moda ed ascoltarla. Tutto quello che faccio segue questa necessità che per me è prioritaria. Ovvio che questo mi ha tenuta fuori dalle attuali "correnti", ma per me non è un problema. Lo sarebbe l'opposto, né del resto saprei farlo. E ancora La ringrazio.

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  6. Abate Ennio a Linguaglossa:

    Appena possibile e compatibilmente coi ritmi delle pubblicazioni su questo blog - una questione difficile da gestire perché da una parte mi viene suggerito di rallentarli per evitare la "catena di montaggio" e dall'altra si moltiplicano le proposte di testi da inserire - darò spazio ad altre poesie di Francesca Diano.
    Comunque ho già segnalato il suo blog: http://emiliashop.wordpress.com/
    e tutti possono
    visitarlo.

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