giovedì 8 novembre 2012

SEGNALAZIONE
Basta così.
Raccolta postuma
di Wisława Szymborska



Basta così è il titolo della raccolta postuma di  Wisława Szymborska curata da Ryszard Krynicki e tradotta da Silvano De Fanti per Adelphi. Poche poesie prima che sopraggiungesse la morte della poetessa polacca avvenuta il 1 febbraio di quest’anno.
Poche poesie che il curatore presenta nella forma autografa: foglietti scritti a mano con una grafia attenta e minuta, attraversata da correzioni e ripensamenti. Piccoli versi che non hanno nulla di prezioso, dove non c’è nessun struggimento dell’anima ma una precisissima attenzione per i dettagli, gli spiragli del quotidiano che ci aprono abissi di senso, cose che vediamo tutti i giorni senza farci caso. Il viaggio nel mondo della poetessa polacca è il nostro viaggio, quello che tutti ogni giorno facciamo. Traduzione in semplici frasi dell’assurdo quotidiano del mondo. L’assurdo di chi mette «tutto in ordine dentro e attorno a lui», chi crede di avere la risposta pronta per tutti i problemi e «appone il timbro a verità assolute,/ getta i fatti superflui nel tritadocumenti/, e le persone ignote/ dentro appositi schedari».
E poi ci sono quelle esilaranti composizioni rivolte come frecce acuminate contro gli intellettuali che si nutrono di «parole» inutili e superflue: «parole per spiegare le parole», «cervelli intenti a studiare il cervello», «boschi ricoperti di bosco fino al ciglio», «occhiali per cercare gli occhiali».

Giorgio Linguaglossa

martedì 6 novembre 2012

Donato Salzarulo
La letteratura è una menzogna
che dice la verità.
Il Manzoni di Fortini (Prima parte)


E’ di notevole interesse la nota manoscritta di Fortini aggiunta, la sera del 22 maggio 1973, al testo della conferenza, tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Alessandro Manzoni.

Si può leggere in «Saggi ed epigrammi» (a cura di Luca Lenzini, Mondadori, 2003) da pag. 1796 a pag. 1799.

Comincia col riferimento al vissuto da ogni studente italiano: l’obbligo di leggere i «Promessi sposi». Per la stragrande maggioranza, «un vangelo di noia nazionale». Confermo. Ho letto con una certa soddisfazione e riga per riga questo libro a trentacinque anni suonati, stimolato da un’amica milanese, manzoniana fervente, e da un saggio di Vittorio Spinazzola che lo definiva «il libro per tutti». Almeno nelle intenzioni dell’autore. In realtà, libro che quasi tutti sono stati costretti a leggere. Al di fuori del canone scolastico, probabilmente, l’avrebbero fatto in pochi o pochissimi.

Giorgio Linguaglossa
Su "La congiura degli opposti "
di Maria Benedetta Cerro


Maria Benedetta Cerro La congiura degli opposti LietoColle, Faloppio, 2012 

Ha scritto di recente Nicola La Gioia: «Il più squillante e splendido what if che sorge dalle pagine migliori di Aldo Busi è infatti: cosa sarebbe accaduto alla lingua italiana (cioè a tutti noi) se a un certo punto avesse imboccato la via di Boccaccio anziché quella del Petrarca, se avesse conservato la sua forza materica e la sua viva complessità, libera dalla padronalità curiale, poi leguleia, poi accademica, poi ministeriale, infine televisiva e dunque non più la biografia del popolo che avrebbe potuto essere ma il guaito delle plebi di ogni censo e condominio sociale? Non è un caso che Busi consideri una grande occasione mancata la messa al bando della Bibbia di Diodati nel Seicento. Se Lutero, con la sua traduzione, fondava la lingua tedesca, agli italiani toccherà per molto ancora il latino amministrato dalla Chiesa (la Controriforma senza Riforma), cioè una lingua padrona. L’italiano giungerà irrimediabilmente borbonico o savoiardo, fascista o democristiano, poco gramsciano e molto togliattiano di stanza all’hotel Lux. Sempre servo di qualcuno».

lunedì 5 novembre 2012

Enzo Giarmoleo
Maestri, Compagni di viaggio,
Manipolazioni del potere.
Post Beat e Romantici



Aggiungo in un altro post autonomo (ribaltando il detto "chi tarda arriva peggio alloggia") la risposta di Enzo Giarmoleo al tema  "Lista di maestri per i moltinpoesia" (qui). [E.A.]

Negare in assoluto la possibilità di un maestro o di un compagno di viaggio è difficile; accade a tutti di trovare lungo il proprio percorso un punto di riferimento, una luce, un barlume forse anche un verso che si rivela affine al proprio sentire in maniera episodica o anche duratura. 
Anche se viviamo in una società di massa in cui il rapporto tra poeta e maestro è sicuramente cambiato, in un’epoca in cui tutti vogliono essere giustamente poeti e tutti vogliono essere protagonisti, può accadere ancora oggi che un poeta diventi punto di riferimento.
Quello che vorrei però sottolineare è invece il carattere spesso forzato di una scelta, mi sembra che il poeta, cui capita di fare riferimento sia solo l’immagine del poeta così come ci viene trasmessa dal potere culturale.
A volte questa immagine distorta può riguardare interi movimenti letterari, altre volte questo potere addirittura attua un black out su intere generazioni di poeti.

Donato Salzarulo
Sui miei maestri di poesia



Pubblico qui la risposta di Salzarulo al tema proposto nel post sulla "Lista di maestri per i moltinpoesia" (qui). Spigliata e sincera com'è, può  spingere a una rilettura di  tutte le altre pervenute per tentare  qualche provvisoria conclusione. [E.A.] 

Nel laboratorio dei Moltinpoesia abbiamo conversato sulle nostre scritture poetiche. Scopo: confessarci più che le nostre “angosce dell'influenza”, il rispettoso furto di ciliegie operato sugli “spiriti magni”. In altre parole, dovevamo dirci se ritenevamo le nostre scritture sorrette dall'autorità di uno o più illustri maestri o, almeno, di qualche compagno di versi. O ancora, e in breve, con quali poeti morti e vivi avevamo più colloquiato nel corso del tempo.
Il colloquio è scambio d'idee più o meno programmato, relazione fra soggetti di pensieri, agenti di emozioni. Forse, però, prima dei colloqui intenzionali, scelti e/o volontari, nelle scritture poetiche si aziona un contagio della voce che definirei inconscio. Voglio raccontare un aneddoto che, a ricordarlo, suona tuttora sorprendente. Nella mia scuola due maestre diventarono amiche. Nulla di male, si dirà. Vero. La mia meraviglia nasceva dal fatto che la maestra più giovane, ad un certo punto, ripeteva alcune modulazioni e toni di voce dell'altra. Non era forse imitazione consapevole e, meno che meno, frutto di una scelta da attrice. Era probabilmente il risultato di un contagio. Credo che capiti, grosso modo, la stessa cosa in poesia. Si è contagiati.

sabato 3 novembre 2012

Lucio Mayoor Tosi
Guardalo in faccia


Lucio Mayoor Tosi, Ingozzata liberista

Guardalo in faccia. E' nero, è sporco. Fa spavento
nessuno lo vuole. Piace ai maniaci, agli psicopatici
ai consumatori di iPhone, ai bottegai lustrascarpe
ai servi padroni.

Guardalo e guardati in faccia. Sei falso.
Vuoi denaro, sei interessato al denaro, non al lavoro.
Sei interessato ai tuoi figli, a tua moglie
al parmigiano col miele.

venerdì 2 novembre 2012

Ennio Abate
Oggi ho letto…
tre brevi pezzi di B. Brecht




…e mi sono venute in mente, per contrasto, tante farraginose elucubrazioni che affiorano quando si parla dei rapporti che i  sentimenti intrattengono con la poesia. Toh, mi sono detto, per trovarmi d’accordo con un poeta, devo andarmelo a ripescare tra quelli morti e in un paese che poco conosco e in un’epoca ormai lontana. Quanta saggezza ritrovo, però,  in alcuni passaggi di questi tre scritti! Sia quando leggo: «i sentimenti possono essere sbagliati quanto i pensieri»,  un concetto formidabile contro  sentimentalismi  e intellettualismi, entrambi unilaterali. Sia quando rileggo più volte il passo in cui afferma: « Quando il proposito di scrivere una poesia è autentico, sentimento e ragione lavorano in pieno accordo gridandosi lietamente l'un l'altro: Decidi tu!». E grido quasi 'evviva!' per l’elogio che Brecht fa della critica: «l'atteggiamento critico è l'unico produttivo e degno di un essere umano», uno sberleffo ai  vari falsi amici della poesia, che guardano alla critica come fumo negli occhi. Certo questo Brecht è d’altri tempi. E poi era un comunista; e anche qui parla ancora di una «classe Proletaria» (addirittura con la maiuscola!) che avrebbe dovuto diventare capace di «godimento critico» per «entrare in possesso della cultura borghese». Questa classe, lo so, non c’è più in quella forma desiderata/pensata dal marxista Brecht. E   condividere quella sua fiducia oggi sarebbe un errore. Ma spero che quanti non si contentino di usare la poesia come un’utilitaria o un Suv per portare a spasso il proprio individualismo sapranno apprezzare i suoi inviti  alla ragione e alla critica. E, dopo averle rispolverate, si ripropongano col loro aiuto anche il problema ineludibile dei destinatari delle proprie scritture poetiche. [E.A.]

mercoledì 31 ottobre 2012

Marcella Corsi
L'intelletto delle erbe



Pubblico il saggio di Marcella Corsi che esplicita i temi presenti nella sua poesia già pubblicata autonomamente  qui in un confronto con un Fortini  da lei indagato secondo l'ottica dell'ecologia letteraria. [E.A.]


Prove per un approccio ecocritico ai versi di Fortini: Una obbedienza
  
Non di rado scorrendo versi di Fortini ero stata colpita dalla rilevante presenza in essi del mondo animale e di quello vegetale[1]. Ho voluto rileggere quei testi alla luce dell'ottica proposta dall'ecologia letteraria. Forse solo un modo per riproporre versi che mi avevano colpito. Sicuramente un tentativo di far intravedere un modo diverso di avvicinarsi ad un'opera già indagata con approcci differenti.
In estrema sintesi l'ecologia letteraria è un metodo che si situa tra ermeneutica e attivismo, uno strumento con cui l'etica ambientale si esercita criticamente sui prodotti letterari, proponendo un'idea di cultura come strategia di sopravvivenza, motivata da precise esigenze di rifondazione culturale, in continuo esercizio di creatività. Sul versante storico˗ermeneutico si tratta di un approccio volto ad acquisire consapevolezza dei valori ecologici – in senso affermativo o negativo – di cui un'opera, e un autore attraverso le sue opere, si fa portavoce. Da un punto di vista etico˗pedagogico essa vede nel testo letterario, e più in generale nell'opera d'arte, anche uno strumento di alfabetizzazione ambientale volto ad orientare positivamente il modo con cui gli umani si rapportano al mondo non umano[2].   

Giorgio Linguaglossa
Ritornare sulla poesia dell'essenzialità
di Tomas Tranströmer



da 17 Poesie (1954)

Sotto il quieto punto volteggiante della poiana
avanza rotolando il mare fragoroso nella luce,
mastica ciecamente il suo morso di alga e soffia
schiuma sulla riva.
La terra è celata dalle tenebre frugate dai pipistrelli.
La poiana si ferma e diventa una stella.
Il mare avanza rotolando fragoroso e soffia
schiuma sulla riva.

domenica 28 ottobre 2012

Paolo Ottaviani
Il giogo della rima
e l’«homme très-faible»



Treccia della parola nella Poesia

Più bella incatenata da libertà eloquente
sta incisa la parola nel ritmo della mente:
non può vagare alata né far la capriola
ma sarà lei a guidarti con sempre nuove arti