sabato 24 dicembre 2011

Lucio Mayoor Tosi
Natale



Mario Mastrangelo mi ha inviato un ottimo commento critico per la poesia di Natale che vi ho letto ieri.Trovo interessante questa alleanza tra critica e poesia, e se possibile mi piacerebbe metterli entrambi sul blog come hai fatto per la poesia "I rapaci" di Flavio Villani. Grazie. Ancora tanti auguri.

A natale spuntano le margherite
le mucche svizzere suonano coi loro batacchi
come fa il cucchiaino su questa tazza.

Fuori c'è un sole che spacca, preparo la borsa
per la piscina scandinava, mi trucco
mi specchio e ascolto le parole del TG.

La voglia di morire non sta negli ospedali
viene prima, viene a vent'anni anche se oggi
si vive più a lungo,  più a lungo con la voglia
di morire. 
Le margherite sono piene di zucchero
preparo la borsa scandinava e ballo 
con la voglia di morire su questa tazza. 

A natale spuntano i batacchi sul cucchiaino
fuori c'è un sole che ha voglia di morire.
Vent'anni, tanto vivono le mucche.

Le parole del TG son margherite scandinave
fuori c'è un sole che spacca, lo sapevo, ieri sera
c'erano stelle intermittenti. 

Ho sognato che mi morivo tra le braccia
perché la borsa da ballo era senza cucchiaino
le batterie del cuore erano scariche

e non avevo soldi, ne' per comprarne di nuove
ne' per rifarmi i denti. Le stelle intermittenti 
erano senza batacchi e le mucche cagavano 
nella tazza. 

Per vivere più a lungo, più a lungo di vent'anni
bisogna avere la borsa piena di cucchiaini 
e poi andare in ospedale dove abita la voglia
di vivere. 

Ti portano la minestra, il prosciutto 
con gli spinaci svizzeri intanto che il TG
racconta fiabe sull'economia dove si parla 

delle aspettative di vita ormai tanto lunghe 
che in pensione ci andranno le piscine scandinave
a natale, mentre c'è un sole che spacca
e le mucche svizzere preparano la borsa 
con tanto di tazze e cucchiaini prima di morire 
dentro, a vent'anni, sul più bello

insieme alle margherite. 


* Commento di Mario Mastrangelo

Ho apprezzato la poesia, che con leggerezza apparente gioca con alcune icone del vivere moderno (le mucche svizzere, la tazza, la borsa scandinava, le margherite) che dovrebbero essere elementi ed emblemi di una vita felice (da pubblicità, scandita dalle voci dei TG)  ma che invece si assemblano e si combinano dando risultati stranianti e contrappuntando tristezza ed infelicità. Complici alcuni lessemi che propiziano i giochi verbali: vent'anni è l'età in cui viene la voglia di morire degli umani ed è pure la longevità delle mucche. La tazza è quella del latte (delle mucche svizzere?) ma anche quella del water (dove le mucche...). Andando più in profondo, si nota che per il poeta morire e vivere sono collocati in modo bizzarro (o no?): il sole ha voglia di morire, negli ospedali invece c'è voglia di vivere, e poi "si vive più a lungo con la voglia di morire" cui fa eco  "ballo / con la voglia di morire su questa tazza".
Il richiamo della morte è insistente, riemerge nel finale anche quando pareva che l'avessero occultato tazze e cucchiaini e stelle intermittenti.
Ed il morire di cui parla Mayoor è un voler morire a vent'anni. Doloroso, romantico, giovanile e assurdo. Per questo pare assai indovinato l'averlo collocato in una pletora di altre cose assurde.

2 commenti:

  1. Questa poesia di Lucio Mayoor mi fa pensare ad una sorta di stato crepuscolare: una condizione particolare della coscienza in cui associazioni, apparentemente sbilenche, si producono in un flusso continuo e quasi ossessivo. Qualche volta succede nel passaggio fra la veglia e il sonno e viceversa. In realtà queste associazioni, grottesche al punto da farti "stirare" un sorriso, potrebbero rivelare nessi occulti che emergono alla superficie solo a patto che le costrizioni inibenti della coscienza si allentino. Ecco allora il "leit motiv" della morte che tutto lega.
    Ciao
    Flavio

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  2. La voglia di morire è un sentimento. Viene anche alle piantine sul balcone se le mettiamo nel posto sbagliato, in un vaso poco adatto, se le trascuriamo... in poco tempo si ammalano e muoiono. Succede anche alle persone.
    Poco tempo fa, mentre ero sull'autobus ho scorto una ragazzina seduta sul bordo del marciapiede. Era sola e così triste, ma così triste... magari per una storia d'amore, magari perché non l'hanno confermata al call center. I nostri occhi si sono incontrati per pochi secondi. Le ho sorriso tristemente, anch'io che ho quasi sessant'anni e al call center non mi prendono di sicuro.
    Un'altra ragazzina l'ho vista fuori da un supermercato. Era vestita con un costume da babbo natale e chiedeva l'elemosina. Non era una zingara, aveva i capelli biondi e in ordine. Secondo me "arrotondava", nel senso che non aveva altro.
    Chiariamo che non sono interessato alle ragazzine, di solito mi annoiano tanto che non le sopporto. Ma mi dispiace. Mi dispiace moltissimo.
    A Milano la maggior parte dei ragazzi bevono birra restando sul marciapiede, non tutti possono permettersi di spendere venti euro a sera. Fumano canne terapeutiche nell'unica certezza che gli offre il presente.
    All'ospedale San Paolo di Milano tra poco realizzerò un dipinto lungo 40 metri nel corridoio di un reparto operativo. Ci sono voluti sei mesi di trattative, ma ce l'abbiamo fatta (come dice la pubblicità dell'amaro). Sarà un dipinto per vivere e cercar di stare meglio nel guarire.
    Della voglia di morire non ne parla nessuno, non è da questo punto di vista che si guarda all'economia. Eppure è una cosa così ovvia per chi ha in casa una piantina di rosmarino, quello se non le metti bene al sole ti si secca in men che non si dica.
    Ciao

    mayoor

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