venerdì 29 maggio 2026

In memoria di Giorgio Linguaglossa


Giorgio Linguaglossa è mancato a Roma il 20 aprile 2026. Il rapporto burrascoso che ho avuto con lui tra il 2010 e il 2013 e la successiva rottura non impediscono un mio omaggio sincero alla sua combattiva figura di poeta e di critico. Rifletterò sul suo lascito e forse ne parlerò ancora pubblicamente. Per ora ospito volentieri su Poliscritture i versi a lui dedicati da chi gli è stato fraterno amico e interlocutore puntiglioso per lunghi anni. [E. A.]

di Antonio Sagredo


14 aprile 2026
                                                                              a Giorgio Linguaglossa

E si muoveva nella notte come in un bagno d’ombre e di luci
e, fermo, mirò tutti gli universi osservabili e pianse per gli spazi ignoti.
Una musica da nessun luogo mi sommerse, più profonda era la meraviglia
di non poter cantare tutto quel ch’era restato senza note e senza voce.

Nessuna soglia sotto di me e tutto era sospeso con la materia che mi sosteneva,
il canto e il cammino ovunque eguali erano la sostanza del mio esistere.
Non era possibile cadere, e ogni vuoto era una pienezza da amare senza requie,
la materia che vedevo era la stessa del suo contrario, e il mio corpo, ovunque.

Come se lontano dai capestri e dai patiboli non scorgessi più il carnefice
farsi strada vittorioso per i delitti consumati, e incolpevole e senza pietà
avanzava lui coi suoi strumenti per nuovi ordini in altri luoghi consacrati
dal diritto alle esecuzioni e al trasporto dei corpi una volta trionfali voci.

Perché oltre la tomba se non c’è uno spazio eguale in altri universi
siamo paralleli ai rumori delle tragedie che noi registriamo da secoli
e oggi non esiste alcuna soglia reale da calpestare e vivere –
non ci è data se il delitto rifiutiamo prima della nostra presenza in-attuale.

Roma, 15 aprile 2026



eresia critica

Come mi trascina l’anima verso la sua fine di future ossa,
la tortura che ballerina avanza come una milonga circolare.
Non voleva morire con la sua carne devastata dalla critica luce
e non supplicava alcuna preghiera farsi avanti pietosa e dolente.

I ricordi degli amici sono genuflessi fino alla polvere per essere
ricoperti di mirti e girasoli. L’antica usanza tradita dalle parole
in contumacia senza le suppliche delle divine misericordie sugli altari
dove gli epitaffi non concedono più una concordia per cantare una presenza.

Se ne è andato, se n’è volato via e non vi sono più praterie
con l’azzurro incollato al cielo come un rattoppo miserevole
e non abbiamo più il disincanto, la finta finzione delle parole
che se cantate da Cassandra predicono invano la loro fine.

Non fioriscono più i limoni.

Roma, 23 aprile 2026





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