di Ennio AbateQuesto è il mio intervento nella discussione aperta oggi da Gabriela Fantato sulla sua pagina FB. In Appendice il suo articolo.
1.
La poesia - uso il minuscolo per segnalare subito al lettore lo spazio storico in cui colloco questo mio intervento - metaforicamente, sì, “appartiene alla vita, entra nel flusso del mondo, si agita ... vive ”. E può essere vissuta soggettivamente come “un essere vivente”. Perché è un prodotto o artefatto particolare e ambivalente. Ma non è esattamente un “essere vivente”. È come un tavolo, una bici, una musica. Un elemento non naturale, ma prodotto del lavoro: quello creativo, quello non subordinato al capitale, che domina coartando e sfruttando la potenza-lavoro umana in generale.
2.
“se c'è Poesia c'è Vita, trasformazione, mistero...e c'è il sacro.”
Può darsi. Ma fino a che punto possiamo spingere la poesia (o la Poesia) in direzione del mistero (o del Mistero), del sacro (o del Sacro)? E senza danni per la sua autonomia, cioè senza cancellare la sua dimensione di prodotto del lavoro umano? E senza confonderla con la religione? Certamente, c’è stata e c’è una poesia influenzata dalla religione (o dalle religioni) e attratta dalla ricerca del Sacro o del Mistero, ma resta poesia. Non può diventare un surrogato di quel tipo di ricerca. Forse gioverebbe riflettere ancora sul monito di Franco Fortini contro “la sporca religione dei poeti”. O rileggere “Il dissidio storico d Clemente Rebora”. [1].
3.
”La Poesia non appartiene al mondo attuale di consumismo, narcisismo e tracotanza”.
E' scontato. Però, può sfiorarlo. O immergervisi fino a spettacolarizzarsi. Oppure assorbire elementi materialistici, fangosi, sudici o kitsch. Attenzione a non fare della poesia (o Poesia) una verginella. O ridurla a “pane degli angeli”. E neppure imporle altri compiti più o meno di moda (scuotere, rifondare, essere atto rivoluzionario, parola “corsara”, ecc.). La poesia è soprattutto ricerca. Non si sa mai cosa può trovare. Né dove lo trova. Magari lo si saprà anni o secoli dopo.
4.
“Fare dei nomi?”
È rischioso, sì. Quelli/e che tentano la via della poesia sono uomini e donne come altri/e. Hanno medesime o analoghe passioni (spesso oscure). Subiscono o fanno i conti con la conflittualità, che è norma nella nostra società. E questa condizione impone, presto o tardi, delle scelte. Ad esempio, si sceglie di identificare poesia e vita. E allora accogliamo o dovremmo accogliere indistintamente tutta la produzione dei poeti e degli “scriventi versi” (G. Majorino), intendere i “moltinpoesia” come tutti poeti o quasi. Perché anche loro, come la vita, appaiono oggi un conglomerato caotico e quasi indistinguibile. (Ma allora perché affannarsi tanto a definire cos’è la poesia? Basterebbe sostituirla con la parola vita). Possiamo scegliere, invece, di distinguere. Perché nella vita - per conservarla o ampliarla o liberarla dalle offese - distinguiamo male e bene, bello e brutto, giusto e ingiusto, morale e immorale, costruzione e distruzione. Lo facciamo a fatica, dubitando, sbagliando, correggendo. E senza garanzie. Proprio per “trovare una direzione, un varco nel vuoto che ci assale”. E, in qualche misura, nominarlo, afferrarlo, comprendere di cosa sia fatto o potrebbe essere fatto. E, allora, si possono, anzi, si debbono “fare dei nomi”. I nomi di chi più o meglio di altri mostra il valore che chiamiamo poesia o Poesia. Fino a tempi recenti questa è stata la funzione (indispensabile) della critica. Che oggi manca. La sfida o scommessa resta: dichiarare qual è la scelta che si fa, motivarla.
[1] Vedi F. Fortini, I poeti del Novecento, pag. 30-40, Laterza, 1977
RIFERIMENTI
G. Majorino, Poesie e realtà 1945-2000.
F. Fortini, Dei confini della poesia.
Appendice
La Poesia è un essere vivente.
Ogni volta che scrivo, mi assale la domanda:
"Come si fa a scrivere un testo che viva, che respiri, che sfugga eppure non ti lasci mai?
Come si fa a riuscire a scrivere una Poesia?".
Oggi ci sono tantissimi autori che scrivono poesie discrite, alcuni anche belle poesie, formalmente o per contenuti, ma solo in pochissimi casi la poesia che leggo mi resta addosso.
In quel caso la Poesia è un essere vivente, appartiene alla vita, entra nel flusso del mondo, si agita ... vive .
Ecco, solo questa, secondo me, è Poesia: un essere vivente, che respira, che si agita e si fe
rma, che si fa conoscere solo in parte, che nasconde ombre ed il echi dentro...
Proprio per questo, se c'è Poesia c'è Vita, trasformazione, mistero...e c'è il sacro.
La Poesia non appartiene al mondo attuale di consumismo, narcisismo e tracotanza, ma scuote e rifonda, è atto rivoluzionario, parola "corsara" che si allontana dal mondo...ma crea nuova realtà.
Fare dei nomi?
Certo, potrei, ma aprirei un enorme polemica e non mi interessa.
Non è qui una questione di registro di voti, di elenco di "bravi " e di "cattivi".
È questione di trovare una direzione, un varco nel vuoto che ci assale.
Trovare Poesia significa trovare linfa vitale....
Imbarcarsi in una sfida.
E qualcuno lo sa.
Qualcuno la pensa come me?
Ditelo, e su Messanger, se vi va...fatevi vivi.
P.S.
Nei commenti ho messo un testo di Poesia .
Ecco questo è ciò che dico in parole altre qui. 

Se vi va, leggetelo.
Grazie

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