di Ennio Abate
Oh parrocchietta del sud, teca di vetro
dove con quei loro gracili corpi
che poco e male conoscevano
se ne stavano serrati!
di Ennio Abate
Oh parrocchietta del sud, teca di vetro
dove con quei loro gracili corpi
che poco e male conoscevano
se ne stavano serrati!
1995
1994-1995 Appunti e disappunti su Manocomete (qui)
Romano Luperini e i Ladri di ciliegie
Incontro conclusivo del gruppo di lettura su Franco Fortini con
la partecipazione di R. Luperini
di Ennio Abate
Dubiti.
Non sai come stringerai la mano
a Carlo V, dov’è la via per
Anversa
e
se Lutero, adocchiandoti, non ti sbaverà.
Una
baldracca feroce, annidata in anfratti rugosi
discariche fetide,
oscuri broli, ti pare la storia
fanciulla, occhi guizzanti e
televisivi
e snobbarla, sfuggirle, vorresti.
I tuoi
dolorini di pancia, però
già suoi travagli si direbbero.
Non dilettoso il monte in vista
e
malandato Virgilio sono io.
Ma rassicurati. Un po’ la conosco.
Andiamole, dunque, incontro!
Bisogna
amare l’altera fanciulla
che lieve viene nella mia abitazione
per studiare la storia.
Qui pare le si plachi il
groppo alla gola
e, attratta dai biscottini, assaggi
la
tremenda, scottante pozione.
Bisogna
sugli eventi lasciarla ronzare.
Succhierà
umori acri
e
sgomenta, poi stizzita
chiederà incoraggiamenti.
Sorriderle bisogna
tacere, correggerla poco.
Perché
viene dal silenzio lei.
I semi ne porta
e ha appena cominciato
a viaggiare nella storia
scalza, torpida, mal
equipaggiata
chimere ancora inseguendo.
Perciò
sempre tremo, m’inceppo, m’arresto.
Non vorrei che di botto
la scuotesse
l’immane
urlio e che servitù, morte, nulla
appannassero lo
specchio del suo sorriso.
Prima
deve passarle la
paura.
Prima deve maturare ma nella storia
un nuovo sogno.
Lei
chieda distratta. Lei scelga la danza.
mentre se lo costruisce da sé.
Io solo buone macerie
le porgo
E,
vedete, è quasi pronto.
Fra le mie mani lo trattengo.
Poi,
quando sveglia sarà:
- Eccoti il sogno tuo! – le dirò.
L’ho protetto, mentre lo crescevi
e, per covarlo, dormivi.
Adesso la pancia non ti dorrà
più.
Adesso
puoi portarlo in giro tu.
maggio-dicembre 1994
di Massimiliano
Gusmaroli
Borbotta, Frabotta e ci rimbrotta
direbbe un falsetto poeta d'oggi
(ma godendo magia di poesia e
parola poetica) contro (contro?)
il Clima che tutto devasta,
ma i giochi dei poeti magrelli
ancora nessuno rimette
come debiti ai loro autori
Siamo tutti epigoni di una vecchia storia, vero. E portati alla nostalgia, vero. Ma adesso state a rivendicare cosa? La dignità umana? E che senso ha rivendicarla a genocidio avvenuto? E perché proprio in 100? E perché dovrebbero rivendicarla a parte e soltanto i poeti?
La bomba cade
Ho scelto queste undici poesie, scritte da Franco Fortini in tempi da noi oggi lontanissimi, con in mente una domanda: aiutano a riflettere sulla tragedia di Gaza? La mia risposta è sì.
Sono morti ormai
Sono morti ormai tutti i prigionieri,
le porte sono aperte, sparsa la paglia, il fango è indurito,
non c’è più nessuno. I nemici
li hanno portati in fondo al bosco e uccisi.
Pensavo: con quanta gioia correranno, con quanta
ansia, dai luoghi oscuri! Ma tu sai bene:
si crede di aspettare e la speranza si inaridisce
si spera di ricordare e non si ricorda.
Più oltre li incontreremo: sarà l’orlo viscido
della fossa dove i nostri migliori, anime di una volta,
si corrompono. Non guarderemo, li coprirà la calce.
Siamo soldati, un giorno vale l’altro.
1952
Pag. 141
Persona super attiva