mercoledì 12 novembre 2025

AVVERTIMENTI A UN POETA

 


di Ennio Abate

                                                                                                         
a Franco Arminio


prossimi a te/ a villa literno
non distanti da me/ nella piana dalbenga
ci sfiorano
e ovunque il merletto dindifferenza
godereccia / leuropa addosso si ricama
vanno dai giacigli di cartone e vecchi stracci
da vecchi serre inutilizzate / ai campi di lavoro
(non sul prato, non sul tuo prodigio alla clorofilla)
ma alla fabbrica a cielo aperto
e per quattordici ore a tremila lire pagate ciascuna
dallalba inizio della rapina
alla sera
(nellora per te scalena del commiato)
quando sul rettilineo che corre da ceriale ad albenga
nigeriane e brasiliani svendono i corpi accomodati
e senegalesi accampati lungo il fiume
mangiano erbe
spiando inerti i coiti altrui
e ragazzini sfrecciano in moto e auto
gridando bastardi e promettendo botte e piombo
non la malinconia provano ma    sozze paure
(e tu candido ebete non vedi che larcadia, glaucoma dei poeti!)




(23 settembre 19
89)



martedì 11 novembre 2025

sabato 8 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1983)

 

Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (5)


di Ennio Abate


gennaio
1983
«Samizdat Colognom»1: un angoscioso ripiegamento in assenza di “amore” e “furore”
di Donato Salzarulo

In morte di Paolo Virno



di Ennio Abate

Apprendo la notizia della morte di Paolo Virno. Ricordo che lo ascoltai una prima volta – ma non ricordo la data – a Cologno Monzese per una conferenza, quando la Biblioteca Civica era diretta sapientemente da Luca Ferrieri. Ricordo pure le sue battaglie con Franco Fortini ai tempi in cui facevano insieme ”La talpa”, inserto del “manifesto” e poi alla Casa della cultura di Milano su ”Sentimenti dell’aldiqua. Opportunismo, paura, cinismo nell’età del disincanto” (Theoria, 1990), un libro-manifesto delle generazioni, che Fortini chiamava dei “Fratelli amorevoli”, in fondo già adattatesi al clima a-comunista o inconsapevolmente anticomunista e Virno, invece, considerava in dinamiche e comunque positive metamorfosi.

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giovedì 6 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1982)

 



 Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (4)

di Ennio Abate

1982

1 gennaio 1982

Sulle poeterie (poesie ‘62-’64) ho condotto in vari tempi le seguenti operazioni:
-  commenti (agosto 1975);
- racconti sui miei tentativi di scrivere poesie;
- restauri;
- sviluppi;
- tentativi di critica e autocritica.
Tali operazioni non sono mai arrivate definitivamente in porto. Ma le ho tentate con una certa tenacia per vari anni. Ho perseguito questi scopi:
- non dimenticare il passato in cui mi ero formato;
- dare importanza alla mia pratica poetica solitaria;
- utilizzare i frammenti per indagare la mia esperienza.

febbraio 1982

1.
Perché il mio poetare ha avuto bisogno di tanta clandestinità? (O mortificazione?). Desiderio di stare al riparo? Da cosa o chi? L’ho sentito come una malattia che volevo curarmi da solo?

martedì 4 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1980-1981)

 


                                       Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (3)

di Ennio Abate


14 gennaio 1980

Leggendo Vanoye, La funzione poetica nei messaggi scritti e Annaratone, Rossi, Versificazione e tecnica della poesia.

Certo la poesia, che nel costruirsi s’appoggia alle varie funzioni del linguaggio comune, non è riducibile all’aspetto metrico. E mi pare assurdo che senza metrica non ci sia poesia. Anche un corpo – penso – esiste di per sé e non perché sia misurabile (o non vale soltanto quando rientra entro determinate misure giudicate normali). Non posso trascurare che finora - e in particolare nella cultura letteraria italiana - la misura ha avuto una grandissima importanza e che sarebbe da sciocchi pretendere di capire la poesia dei classici trascurando il loro rispetto o la loro passione per i problemi di metrica. Ma ho sempre pensato e temuto che la metrica (come l’ortografia, come tutti i saperi regolati) possa e viene anche usata per intimidire e sottomettere, cosa inaccettabile. A complicare le cose c’è statal’esperienza delle avanguardie, che è andata oltre misura (o oltre le misure canoniche). Forse perché influenzato io pure anche solo indirettamente da tali esperienze, non ho badato mai troppo alla metrica. Oppure mi sono affidato da sempre a una metrica soggettiva praticando alcune delle possibili varianti del verso libero. Il problema di valutare quanto il verso libero sia o no alternativo o fuorilegge me lo ritrovo di fronte adesso che leggo gli scritti sulla metrica di Fortini. Il quale insiste a dimostrare quanta metrica della tradizione stia nella apparentemente vergine e ribelle anti-metrica delle avanguardie. Mi convince? Non so dire. So dire, però, che resto curioso verso le tante esperienze che hanno cercato il senso del/nel non senso, o la logica del/nell’a-logico.
Per adesso
tengo a bada sia la soggezione alla metrica che il suo rifiuto semplicistico. Potrei controllare che tipo di versificazione ho adottato in questi anni e quali mutamenti sono intervenuti rispetto agli inizi. Ma è un compito che richiede tempo e una competenza della tradizione metrica che non sono riuscito ad avere. Questo mio deficit è un po’ il marchio ricevuto dalla mia traballante e penosa formazione liceale. La metrica mi respinse; e solo il provvidenziale aiuto del sig. Giarletta, un direttore delle poste in pensione che abitava al piano di sotto della nostra palazzina, mi fece superare il blocco che m’impediva di leggere bene gli esametri in greco. Quelle mie difficoltà furono la molla che fece scattare la mia simpatia istintiva quando scoprii i poeti che usavano il verso libero. E che allora – parlo del 1956-’57 - erano al di fuori dei programmi liceali, fermi alla “triade” Carducci-Pascoli-D’Annunzio. Ne lessi - per caso e per la prima volta dei testi - in un’antologia dei poeti del primo ‘900 prestatami dalla sorella laureanda in lettere del mio compagno di liceo Carlo Bisogno.
Le suggestioni dell’avanguardismo sono rimaste abbastanza vive. E anche se oggi condivido l’insieme delle critiche (soprattutto politiche) di Fortini alle avanguardie, so quanto sia rimasto lontano e irraggiungibile il suo classicismo.


agosto 1981

1.

L'inizio della mia ricerca poetica fu attorno al 1961-'62, interrotto  e complicato dalla mia partenza per Milano e dalla ricerca di un lavoro per mantenermi. Mi sono sempre rifiutato di sbarazzarmi di quei frammenti comunque intenzionati poeticamente.

lunedì 3 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1978)

                                                                                 

Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (2)

 di Ennio Abate


2 gennaio 1978

Lettura. Roversi, I diecimila cavalli. Bellissimo l’intreccio del dialogo fra i due amanti che si separano e la descrizione dell’intervento della polizia contro i manifestanti. E poi parla con passione dei meridionali e con rabbia della polizia. Accorcia il romanzo veristico, lo stravolge. È un lavoro da scrittore maturo. Non cerca spiccioli.

sabato 1 novembre 2025

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1977)

 


                                          Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (1)

di Ennio Abate

 Questi appunti di diario sono stati scritti tra 1977 e 1985 e riordinati nel 1999. Pubblico quelli del 1977.

giovedì 16 ottobre 2025

Lamento testamento



di Ennio Abate

mandò un messaggio (come stai?)
e lei chiamò sul fisso
ne ascoltò il lamento/ il resto/ lo scarto/

per decenni lo sostenne/ per decenni
come una mamma ne coprì i difetti
come una volpe non volle più ucciderlo
e ora – oh, ferocia di coppia -
fissava quella sua fine indecorosa
da lei pure preparata

lamento/ lamento
tutto è stato dilapidato
è / se c’è / il testamento

venerdì 10 ottobre 2025

Passanti



 di Ennio Abate

al sole un attimo sfuggendo
come bisbiglia
vocina d’infanzia
le tiepide cose che pensa
al badante amico
- corpaccione da pugile ingrassato
che la spinge sulla carrozzella
lentamente

10 ottobre 2025

domenica 5 ottobre 2025

TRE VOLANTINI IMPROVVISATI E VELOCI



di Ennio Abate


1.
e la gestione della crisi si sostituisce alla giustizia
e ogni resistenza è bollata terrorismo
e l’Occidente crollerà così cercando stabilità
non più giustizia /quella dei coloni israeliani
sarebbe l’avanguardia della civiltà occidentale/
ahi/ ahi/

2.
la poltica, quella istituzionale/
spettacolo, teatro, gioco delle parti, trasformismo
e la popolazione va in piazza /
saltando / sbeffeggiando le strutture
che quella politica organizzano/
sarà per un imperativo morale/
sarà perché tecnologizzata
e con ampie capacità autorganizzative
pensiamo che comincia un’altra scuola/
in piazza / in piazza

3.
frantumiamoci /dai/ in gruppuscoli faziosi
in feroce contrapposizione reciproca sul nulla/
minacce nucleari nascondetevi!/ apocalisse
industriale levati dai piedi/ distruzione dello stato sociale
chemmenefotteamme!/ e alleluia/
migliori nel denigrare / il ragionar verrà poi

(spunti da pagine FB del 5 ottobre 2025)



venerdì 3 ottobre 2025

Tre poesie

 



di Cristiana Fischer



Il pensiero ha un innesto
nel corpo e non per caso
il corpo mortale conserviamo
pronti a tutto non a morte cieca
senza speranza. La virtù, la forza
apre i cieli oltre materie consistenti
miste di quanti e sostanzepensiero:
come se tutto svanisse in materia
come le anime dei morti adesso.

* * *
Io vedo te
che non ti vedi
e tu mi vedi
come io non so.
Il residuo infinito non raggiunto
anima i giorni di respiro.

* * *

Ma non sarà il pensiero razionale
a slegare il disegno equatoriale
che scioglie in vento la figura intera
ove spirito esulta e si rallegra
di vivi e morti in cori universali

lunedì 29 settembre 2025

Chille, st’amiche

 


di Ennio Abate


Chille, st’amiche, stu Bisogne - Ah, sì,
vuoi ricite
Bis! E, sì, facimme nu bisse! -
veneve ra o stesse paese. Ere r’Acquamele.
Pa precisione e suoie stevene ncopp’Aielle.

E sturiavene ‘nsieme, sì, tutt’e pomeriggie
po, quanne se faceve sere, jevene a piere
a passeggià miezz’a folle a Lungomare.

Pure quanne chiuveve forte e c’ere viente
cu ll’onne ra mareggiate nzin’ao marciapiede
lui, Bisse, Lac e Guerrazze ievene annanze
e arrete a parlà 
e Die e Dostoiesche.

Stevene sempe a sturià, a sturià
o sempe ‘nzicche a chillu gire e prievete
e l’azionecattoliche. Senza na guagliona.



Quest’amico/ Bisogno - Ah, sì,/ voi dite Bis! E, sì, facciamo un bis! - / veniva dallo stesso paese. Era d’Acquamela. Per essere precisi,/ i suoi erano di Aiello.// E studiavano insieme, sì,/ tutti i pomeriggi e poi,/ quando veniva sera,/ andavano a piedi/ a passeggiare tra la folla a Lungomare.// E anche quando pioveva forte e c’era vento/ con le onde della mareggiata fin sul marciapiedi/ lui, Bis, Lac e Guerazzi andavano avanti / a parlare di Dio e di Dostoevskij.// Erano sempre a studiare, studiare/ o sempre legati a quel giro di preti/ dell’Azione Cattolica. Senza una ragazza.


2010/2025

giovedì 25 settembre 2025

martedì 16 settembre 2025

Civiltà terroristica


di Samizdat
«Gaza brucia, l’IDF colpisce con pugno di ferro, non ci fermeremo finché la missione non sarà compiuta». il ministro israeliano della Difesa Katz

quanto si pagherà
chi pagherà
per questa follia?

cantami o diva
del pelide Katz...
‘stu cazz!

funesti foste a Gaza
e al mondo intero

bruciate bruciate
comunque la chiamiate
solo morte portate


lunedì 1 settembre 2025

Psicoscrittoio (9)


 

di Ennio Abate



ingenuo come un bimbo
fece rotolare
per terra le sue monetine
e altri già più furbi
le rubarono

ingenuo come un adulto
raccontò i suoi sogni
all’amante - che si vendicò

giocare ed essere giocati
la vita  - (forse) la poesia

giovedì 28 agosto 2025

Eppur si muove...

 Ballata dei massacrati di Gaza

di Ennio Abate
 

 Fratelli umani

Israeliani

nostri ben educati carnefici

per l’amara e breve vita

che lasciammo

nell’unico modo da voi consentito

non incolpatevi.

domenica 17 agosto 2025

vecchia madre fanciulla (2)

 


di Ennio Abate



                              In memoria di R. B.



di mattino presto solitaria fumavo
sulla panchina della piazzetta a Praly
e poi passeggiammo lungo il torrente
su sentieri morbidi di pioggia
parlammo di anni passati di dolori
rappresi di pianti ormai asciugati
nei barattoli delle nostre memorie

un sasso una radice sollevata uno
spuntone di roccia – ad intervalli
i rumori da case ancora addormentate

*
chi ero (se ero) cosa di me rimarrà
quale ricordo o gesto resta nel cesto?

*
sì sì strana infelice quella un po’ diversa
inadeguata ingannata fasciata ingessata
agghindata con stracci da mercatino psicanalitico
maschera amuleto portafortuna condannata
a raccontare nel danno in vergogna
il senso di colpa numero uno due tre
tolto il velo da parole e banalità

*
freddo alone di eventi! frizionarli dovevo,
suscitarvi la piccola febbre della coscienza,
scaldarli alla sua lampada amorosa?

*
cugina psicoanalisi, papà analista
mie stampelle non lasciatemi a
zoppicare dinanzi a incubi adulti
sostenete il viaggio nell’aldilà
della mia anima in frantumi
riportatela qua dove siete o apparite

la volevo bella, capite, mite scolara
non impacciata impresentabile acrobata
sulle sbarre gelate del mio diario
con tutto il dolore simulato e sofferto
fra ombre lacerazioni e rossori

*
calco di petrosa divinità fui bambina
in una vita di tetra morte fui compressa
nel corpo – s’appesantiva si sfaldava –
figlia bastarda preda di figli inesistenti
estratta all’ultimo momento dal frigo
della Grande Madre Macellaia
percossa tagliuzzata per cibare
– casalingo spezzatino – la famiglia
il marito i figli gli scolari delle elementari
gli altri – temuti stranieri inamabili specchi
ruvidi panni tamponanti i miei mestrui d’angoscia
scaldamuscoli del mio essere ansiosa
falle nella ideale cisterna amorosa

*
e come fece il mio io di mai amata
il mio io-non-io o io-mai quasi-mio
io di mamma mia io ciste in figli-miei
e non-miei io condannato a gara atroce
con scolari-miei-non-miei a sognare
gravidanze a figliare a recitare
da sposa da madre da amante?



(1996 – 2025)

*in copertina: Francesco Messina, Ritratti della moglie Bianca (terrecotte policrome e marmo policromo)






domenica 3 agosto 2025

Psicoscrittoio (8)


di Ennio Abate

abitammo, sì, tanto vicini
ma case su scogli separati

il vecchio padre
ora benevolo poeta
è sceso
ha bussato alla porta
e alla mia donna
ha sussurrato - quanto tardivo! -
l’invito per me:
venga, venga quando vuole…

calmo
mi rivesto
- infilo calzettoni
finalmente non bucati
senza nascondere toppe
e mancanze di studio -
ma non mi arrampicherò più
su quel suo scoglio

i miei occhi
vecchi e stanchi
hanno già visto da quaggiù
l’orrore
che lui dall’alto vede

sabato 2 agosto 2025

Psicoscrittoio (7)

 




di Ennio Abate


dovessimo non amare più
con la coda dell'occhio

non nascondere

le animelle
particelle
nostre
un tempo amiche

le loro flebili gioie
di piccole barche
che ci trasportano
col batticuore

provassimo
riprovassimo
a non affondarle

domenica 27 luglio 2025

Psicoscrittoio (6)


di Ennio Abate



occhi sfrontati
pronto sorriso
forziere di speranze
serrato in monosillabi
e frasette diligenti

non scassinarlo
amarlo
quel tanto
da non spaventarlo



martedì 22 luglio 2025

Psicoscrittoio (5)

 



di Ennio Abate


come tutti i vecchi che han perso
t’avvii verso il nostro cimitero
di campagna

 non confondere il fruscio degli alberi
coi rantoli o l’urla dei morenti

il calore e il profumo del mio goffo
corpo di madre bastò a proteggerti
dal gelo delle menti più feroci

il fantasma suo ti venga incontro
e ti consoli

 


sabato 19 luglio 2025

Psicoscrittoio (4)



di Ennio Abate


mi spingo  oltre il tendaggio 

ritrovo
la casa deserta
gli oggetti irriconoscibili
il pietrificato fantasma
di mia madre-fanciulla

ricordi
fetidi panni  sporchi
del mio tradimento 

questo nulla
ho da portar via

giovedì 17 luglio 2025

Psicoscrittoio (3)

 



 di
Ennio Abate

non sai stare fra le donne
beato
come sul filo delle onde
a fare il morto

il bimbo
che la madre portò in visita
da cugine e comarelle
s'insinua 
presto
fra maglie soffici
e corpi odorosi

ridacchia
punge
si svela

martedì 15 luglio 2025

Psicoscrittoio (2)

 
di Ennio Abate 
 

m'intimarono di consegnare
gli orecchini -  guizzi dorati -
che lei aveva portato ai lobi 

avrei dovuto fare il martire -
farmeli - nobilmente offeso -
 strappare 

ma da belva reagii
morsicando le mani
che mi agguantavano

 



 


lunedì 14 luglio 2025

restituitemi gli occhi


 di Ennio Abate


restituitemi gli occhi
per pochi secondi
devo guardarvi
mentre chiacchierate
mentre vi commuovete
mentre ci ammazzate
poi ve li restituirò
per sempre
conservateli
- trofei di guerra
biglie per i giochi
dei vostri figli


(13 luglio 2025)
-

* Foto presa dalla pagina FB di Doriana Goracci

domenica 13 luglio 2025

Psicoscrittoio (1)



 di Ennio Abate


devo solo restare fermo alla finestra
quando il buio m'arriva in petto

in qualche suo invisibile angolo
(che pare appartenermi e invece
invia sussulti inesplorati)
i fantasmi di persone care
in riposo - inquiete
con respiri
a fatica immaginati

 devo solo placare un lamento
che gorgoglia in gola

mercoledì 9 luglio 2025

Lavorando al narratorio

 


di Ennio Abate

Scorri, buia campagna d’infanzia, mostra i tuoi sterpi.

Ci siamo fatti vecchi. Ci siam persi. Ma ai bambini
che fummo – abbassaocchi, biascicanti favori, baciamani
– somigliamo soltanto per la sofferenza dei ricordi.

Dal braciere di povere fiabe scintillano ancora immagini
pie. Conservarle devi contro i geli pugnalatori.
Cibi di compassione, marmellate di paure sono,
ma nutrono l’impazienza di altri combattenti.

Narreremo altre furie. E nella carne dei viventi.
Non più muti scenderemo negli irriconoscibili
cimiteri marini dei nostri padri dimenticati.


9 luglio 2025

* Una precedente versione qui: 
https://www.poliscritture.it/2024/05/09/lavorando-a-narratorio/

martedì 8 luglio 2025

Piccinerie

 

di Ennio Abate

Nel gruppo FB Casa della Poesia al Trotter - Milano leggo che presentano un libro di Anna Spissu così: "La donna albero e altri animali" è.... UN BAGNO DI LIBERTA'!
Obietto in un commento:

"Un bagno di libertà"?
Quanti "bagni di libertà" avete fatto in questi ultimi decenni?…
E vi siete accorti che l'acqua è sempre quella ed è sporca?