sabato 13 marzo 2010

Ennio Abate: I molti nella poesia d'oggi (9 nov 2006) Casa della Poesia Palazzina Liberty, Milano

I MOLTI NELLA POESIA D’OGGI
Il senso di questa serata è sintetizzato nel titolo e sottotitolo dell’iniziativa: I molti
nella poesia d’oggi. Microfono aperto. Letture in vista di un laboratorio.
Il titolo allude a due campi da esplorare:
- quello dei testi in cui sia individuabile una presenza significativa (implicita o
esplicita) dei molti (in altri termini del sociale, delle classi, della gente), circoscrivendo
l’indagine alla poesia contemporanea ma senza escludere incursioni attualizzanti nei
secoli trascorsi e fino alle origini della poesia italiana: basti pensare ai molti nella
Commedia di Dante…);
- quello dei soggetti scriventi poesia o similpoesia (questo è punto cruciale e
controverso), che si sono moltiplicati e rappresentano un fenomeno oggi più che in
passato notevole, ma le cui implicazioni estetico-politiche - secondo me potenzialmente
positive - resteranno confuse se si continuerà a vederlo riduttivamente come mero
epigonismo, futile moda o normale escrescenza letteraria.
Il sottotitolo propone un metodo: l’ascolto della varietà di voci anche dissonanti –
più esattamente di segmenti di questa nebulosa di scriventi - che senza forzature e
settarismi possano liberamente confluire in un laboratorio, dove avviare confronti paritari,
inchieste puntuali e riflessioni critiche coraggiose anche sullo stato attuale della poesia
italiana contemporanea.

Chi vi parla, e fa tale proposta di lavoro, negli ultimi anni ha sondato su tale materia
le opinioni di alcuni poeti e critici, condotto con scarsi mezzi e in compagnia di amici
trascinati un po’ per i capelli una piccola inchiesta e sviluppato un inizio di riflessione
teorica poggiandosi su concetti filosofici (moltitudine, esodo) e socio-politici (lavoro
immateriale, postfordismo) per dare respiro problematico e non corporativo al discorso
che andava costruendo. Per onestà intellettuale preciso che diversi miei interlocutori si
sono mostrati in vari modi scettici sul rilievo non tanto sociologico ma estetico-politico che
io tendo ad attribuire in prospettiva al fenomeno dei tanti che scrivono versi.
Tuttavia il discorso comincia a circolare e qui, nella Casa della poesia della
Palazzina Liberty, è stato organizzato nel marzo scorso un primo incontro con letture di
poesie e testi di critica, che viene ripreso e approfondito questa sera.
Senza ombra di cortigianeria ringrazio di ciò G. Majorino per l’avallo cauto,
intelligente ma soprattutto non esteriore che mi ha dato. Chi frequenta, infatti, la sua
poesia sa che essa ha incorporato (termine ricorrente nel suo lavoro critico) i molti (la
realtà dei molti); come sa quanta attenzione egli abbia prestato ai complicati e ambigui
aspetti dell’«epoca del gremito» tra cui quello dei «tanti che scrivono versi». Questo non
vuol dire che ci sia coincidenza di vedute tra noi: ad es. i suoi accenni a quel centinaio di
«poeti veri, capaci di stile» (p.48) restati fuori dalla sua ultima edizione di Poesia e realtà
non è detto che alludessero alla «nebulosa o moltitudine poetante» di cui mi sono
azzardato a parlare io. Importa però che il tema dei molti in poesia si presti a confronti
senza preclusioni e a insistenti interrogazioni.
E alcuni interrogativi divenuti ormai “miei/suoi” richiamerò stasera, spostandomi
un attimo in zona poetica (o similpoetica?) e leggendovi questo frammento in versi a cui
sto lavorando e che proprio a lui e al tema in questione si rivolge:
Quali colombe dal disio chiamate…?
No, come gocce d’ignote bufere
alle vetrate della Casa della Poesia
Giancarlo, premono molti scriventi.
Chi sono? Quanti? Perché così scrivono?
A che mirano? Curarsi di loro
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o il brusio di pubblico dal palco reggere
modulandone ossequi e domande?
E chi sono per noi che su riviste
di poesia pubblichiamo i versi
che ci piacciono? Fratelli? Concorrenti?
Compagni di strada? Pedine da manovra?
Possiamo aprirci benevoli ad essi
reggere invidia, angosce, deliri
non sfuggirli, non costruire valli
interiori? E mostrare anche l’errore
dell’energia spostata dal reale
dal vero alienata? E parlare a lungo
con loro, seguirne lo sciamare
nella notte e poi riprendere a scrivere?
Ma torniamo all’ipotesi di laboratorio. Come dovrà chiamarsi, che attività svolgere,
che temi affrontare e quali condizioni porre ai partecipanti? Sono tutte questioni aperte.
Per conto mio, esso dovrebbe ospitare quanti potranno o vorranno dire la loro sul tema dei
molti in poesia, che siano tiepidi, scettici o persino ostili e mossi da tutt’altro orientamento.
Il laboratorio dovrebbe servire a porre i problemi giusti, a raccogliere le spinte
fondate su intelligenza, attitudine al confronto con la realtà, passioni vere. Dovrebbe far
discutere assieme e schiettamente i poeti laureati con i poeti in attesa di laurea o con
quelli a cui le lauree importano poco. Mi aspetto solo che i molti (un centinaio come dice
Giancarlo o tanti di più?) escano così da un anonimato generico, che si diradi la loro
nebulosa e che si mostri - spero - come un aggregato di singolarità vere.
Più in dettaglio cosa dovrebbe fare questo laboratorio? Alcune proposte erano già
state presentate nell’iniziativa del marzo scorso: - preparare un questionario da rivolgere
agli scriventi versi (quelli che pubblicano di solito su riviste cartacee o ora on line o presso
piccole case editrici); - organizzare occasioni di confronto tra loro e critici o poeti-critici,
magari su un testo o una raccolta di versi o un saggio. Altre idee potranno venire fuori
mano mano. Penso pure che i momenti di confronto andrebbero organizzati in forma di
agili seminari e che sia prevista la presentazione pubblica dei risultati. Ma di questo si
parlerà se e quando il laboratorio s’avvierà.
Termino con un indovinello. Di chi parla Vladimir Holan in questa poesia che ho
scovato quasi per caso nelle ultime settimane?
Dissi:”No, non chiamatela
Col nome di battesimo!”
E lui: “Ma è proprio quello che le piace!”
Dissi: “No, alla sua porta non bussate,
non è in casa forse, e io ne avrei paura!”
E lui: “Macché, quella
È sempre dappertutto!”
Dissi: “Forse non si è ancora
Decisa!”
E lui: “Possibile che abbia una misura
Lei che è senza confini?”
(Vladimir Holan, Il poeta murato)
Ennio Abate 9 nov 2006 Casa della Poesia Palazzina Liberty, Milano

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