mercoledì 26 ottobre 2011

Lucio Mayoor Tosi
Ancora indecisi



L’energia sale come coltello sulle gobbe della povera gente. 
Oh povera gente tempio stempiata, in divisa d’attori 
sulla copertina rivista dal medico tra sinusiti pancreatiti 
e dolori nascosti parlando d’altro 



di vacanze ora divenute soldi spesi, in fondo liberati 



e liberate signore già fatto. Fatta la festa, partorito il figlio 
la figlia. Già fatto. Andava fatto. Ma rifarlo no, ci si pensa. 
Lo sbaglio è dovunque. 


Signore marie vergini come francobolli, arrivate 
lettere al dimenticatoio pieno di reliquie, di sbagli e d’occhi
lustrini all’ombra delle banche.




Banche piene di rendiconti assorbenti che traspirano correndo
sul posto, atletiche di qualcuno nascosto, signor nessuno 
e signori del ben fatto, regnanti del dimenticatoio pieno di sbagli 
e sbadigli.




Banche come tanti yacht attraccati dentro le piazze pronti 
alla fuga. Tartine alla mano prima che il vento se le strappi 
e ritorni il sereno. 




Un po’ si scrive e un po’ descrive la musica, sinfonie 
che sanno di morte, tempo sprecato, mezza vita mezza bottiglia 
ben chiusa all’aria maleodorante e fredda come spiraglio.  



L’aria gelida scombina le piazze e tiene in vita la sua lingua 
dalla bocca ai piedi.  La testa chissà dov’è, nell’epoca trasformista
nella bottiglia piena a metà o mezza vuota. 




Gelide conchiglie a sei euro e ottanta l’una da Bangkok 
in bel vassoietto e forchette nere di plastica.



Il nonno gareggiava col suo mulo nel fare scoregge
ora neanche una foto. Le more le coglieva dai rovi 
e l’inverno non sapeva di cuoio italiano e chanel. 



L’operazione fu complessa. Rimettere o rimettere in circolo 
le more in vassoietti nel reparto frutta mezzo orientale.



Nonni scomparsi  nel superlativo elettronico con grande spreco 
di energia atomica a tutte le ore.



Pensieri satellitari, rovine maja e supermarket. Non parole
ma respiri, milioni miliardi di respiri, vivi e nuvolosi negli inverni 
come questo tra fame e sete.




Mettilo qualche respiro, se mi chiami. Restiamo in silenzio. 
Nessuno ci ascolterà. 



Smettano di scrivere i poeti. 

12 commenti:

  1. Il dolore della catastrofe est-etica presente in questa lirica ,se ci si facesse prendere dalla superfici, darebbe campo o voce o spazio a chi appunto con altre superfici ha voluto tenacissimamente,lavorando giorno e notte,senza mai "smettere", cancellare quanto e come di poesia era rimasto per secoli addietro sia visibile che invisibile, spostando nella visibilità tutto tranne che poesia o peggio ancora, tangibili succedanei palesemente finti, di lusso o a basso costo e per ogni target.. tale lavoro che chiramente è ormai ben avviato da più di un secolo o comunque un abbondante centocinquantesimo globale, sradicando violentemente dalla realtà dei fatti, dei corpi, dei movimenti e dei comportamenti , dalle sue superfici non lascia spazio alle profondità ed estensioni appunto cancellate..ma se cosi stanno le cose dire ai poeti da un poeta che tutto è irreversibilmente perduto sia sul piano tangibile che intangibile, visibile e invibile, palpabile e impalpabile, respirabile o soffocabile e insoffocabile, è dare legittimazione e appagamento a chi appunto ha voluto e vuole incessantemente "il programma" per un altro "hardware" dai vassoi alle forchette del corpo poeta , che sia ruscello o penna, e che invece almeno per come la vivo io sia come anima, sia come anima.le politico, pur sgretolato esondato crollato inaridito ridotto a fango e ucciso ripetutamente, rimane irremovibilmente argilla implasticabile argine agli stragisti organizzati stacanovisti della catastrofe produttiva delle partite sdoppiate di cui anche la denuncia di questa stessa lirica per in deh ci si senza àncore o ancòra.

    RispondiElimina
  2. Spiace che questa poesia abbia il sapore della sconfitta, non era mia intenzione. Se mai l'osservare nella piazza invernale, l'incomprensibile quiete, non rassegnata ma che sembra ignara, mentre in tante città del mondo sembra svilupparsi la coscienza, il bisogno, di un'altro "programma" più onesto, solidale e vivificante. Parlo degli indignados, e particolarmente di quelli di Barcellona che forse più di altri hanno espresso contenuti di risveglio, magari ancora in germoglio, ma finalmente e chiaramente fuori dai vecchi schieramenti.
    Non l'ho scritto esplicitamente, infatti il titolo " Ancora indecisi" è rivolto alla gente italiana sebbene, com'è comprensibile per chi abbia confidenza con la poesia, la visione potrebbe essere quella di un uccello in volo. E quindi non dà spazio a confidenze più delicate che qui vengono solo accennate più che altro per sottolineare il ritardo.
    Rileggendola mi sono accorto che ha un timbro forte, da piazza appunto, e andrebbe letta a voce alta. Scrivendola non potevo saperlo, la scrittura ha un suo particolare misterioso silenzio. Che a me sembra senza voce.
    Scritta a Milano, nel cuore della city. Su una panchina fredda di cemento, circondato da piccioni.

    mayoor

    RispondiElimina
  3. ..dunque prima di tutto ringrazio il Poeta di aver addirittura deh-scritto fino al contesto " urbano" dello stato di silenzio PIENO, in cui ha preso strada il suo sangue al suo inchiostro.
    " il movimento" che percepisco rileggendo e rileggendo la tua lirica, non lo sento però di piazza, ma intimo e se posso permettermi, scusami della parola forte e " decisa" direi, lo senso spezzato.
    Forse sono io spezzata e lo dico di te, quindi perdona l'eventuale "sdoppiatura".

    Io la voce di questa tua lirica la senso, forse i miei occhi, per questioni di musica dentro, sono sempre un po' anche orecchio..è una specie di reading innato, ma chiaramente in questo caso non è eventuale, ma certo che stiamo parlando di una musicalità che che di poesia in poesia , di poeta in poeta, mi sussura nitidamente la sua dizione, timbro, tono, intensità, pause et cetera et cetera...il brutto avviene infatti quando la parola mi è statica senza passare cio dal mio occhio al mio orecchio, di silenzio vuoto, mi spiego? chissà...comunque ora mi sono persa , devo leggere e rileggere ( riascoltare e riascoltare) tue liriche e capire se quella frattura è mia o è tua , scusami molto se sono come dire troppo spontanea ,spero peròsenti che non è per far alcun male alla tua voce, di cui solo la chiusura mi ha portato a farti quel commento di poco fa ...io non sono una critica ricordalo, e nemmeno poeta...io al massimo se ci riesco: guardo,penso,ascolto, provo.
    ciao :-)

    RispondiElimina
  4. " il bisogno, di un'altro "programma" più onesto" mi scuso per l'apostrofo. m su Lucio Mayoor Tosi

    RispondiElimina
  5. Di certo la musicalità risente dell'improvvisazione poetica fatta con la sola voce, un esercizio che pratico da qualche anno ormai con alcuni amici poeti. Nell'improvvisazione si riesce a stento a mantenere un certo equilibrio tra il senso andato e quello in arrivo, e non sono consentite pause ne' interruzioni. Improvvisando tutto accade dal vivo e l'attenzione di chi ascolta è principalmente rivolta all'evento.
    Normalmente nella scrittura il senso è più conseguenziale e le immagini non vengono troncate o sostituite altrettanto velocemente. Inoltre scrivendo con fluenza si possono usare degli espedienti quali la ripetizione periodica di un verso, oppure il ritorno circolare di più versi che aiuteranno il lettore ad affrancarsi ad un "centro di gravità...".
    Togliendo tutto ciò ne può derivare una scrittura astratta e spigolosa, saltellante come per mantenersi in equilibrio sui sassi di un torrente.
    Probabilmente non sarebbe così se avessi riferimenti letterari più ortodossi o di tradizione nostrana.
    I tuoi commenti però mi sono graditi e ti ringrazio. Naturalmente proseguirò per la mia strada, voglio proprio vedere dove arriverà.
    Ciao

    mayoor

    RispondiElimina
  6. Ti muovi sulle tue parole, il metro passa sulle tue parole, il vento , il sole, la pioggia, il lavoro,l'aperitivo, il digestivo, il lavoro, la città, l'auto, la nave, l'amore, l'onore, il disonore , passano sulle tue parole passano e tu offri a loro il tuo miglior passaggio. Mi piace così sempre la tua Poesia. Emy

    RispondiElimina
  7. ..ti ringrazio Mayoor del tuo ulteriore racconto e prendendo il passaggio di Emy, ti immagino nel climbing poetico quotidiano e anche notturno dei sassi che dicevi
    ciao:-) ro

    RispondiElimina
  8. Ci sono: è per via dell'ultimo verso "Smettano di scrivere i poeti". Ahahahahahahah! Che sciocchezza, ma non si capisce che è un verso di protesta?
    Nei prossimi giorni vi racconterò cosa mi ha suggerito questa poesia.
    E' quasi mezzanotte. Buonanotte ai poeti di tutto il mondo.

    m.

    RispondiElimina
  9. Toglietemi tutto
    Eccetto il mio blog!

    L.T.

    RispondiElimina
  10. Ho rivisto la composizione riducendo il corpo del testo e aumentato le spaziature. Era necessario per rendere più evidente il silenzio e cadenzare il ritmo dei pensieri. Mi scuso, in effetti per come scrivo è meglio fare così.

    mayoor

    RispondiElimina
  11. Abate a Mayoor:

    Ricordati di non scegliere nel 'commenta come' immigratorio (google) altrimenti sembro io l'autore del commento
    ciao

    RispondiElimina
  12. ci starò attento.
    Ciao :-)

    m.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.