lunedì 24 ottobre 2011

Nicoletta Saccon
Due poesie


RIVELAZIONE

Togliersi il cappotto, i pensieri,
togliersi.
Anche gli sguardi degli altri,
appenderli alla soglia.
Lasciare le scarpe,
aprire le mani.
Appoggiarsi piano all’ombra
all’osso sottile che ci sostiene
al rivolo tiepido dell’alito
sul vetro.
Allora, nell’istante, vegliare.

Ci sarà una tenda che oscilla al balcone
e volti arsi di un’antica bellezza muoveranno
come lime sul passato,
ci sarà un chiarore
oltre i muri dentro le stanze
e   nei corpi una luce che rotola
e s’incarna in brace  
-  una mano ostinata la raccoglie
in fondo
alle minuscole fratture del giorno,
e  trema -.

IL REPARTO


Lungo i corridoi lindi
i sentieri portano orme inceppate,
gli sguardi hanno la sostanza del vetro,
scivolano  sulla fronte del giorno
–  attraversano tanta ampiezza, tanto oblio
 e riaffiorano, subito bruciati –
sono né forma, né battito
solo gesto
benedetto dalla sedazione.

Come mai
- se le menti qui sono conchiglie
disabitate dal tempo,
risucchiate, trafitte
da una luce che non si fa raggio,
ma trapassa la  carne con aghi di ghiaccio
e intanto sgretola  memorie -
come mai
il desiderio qui non gocciola via,
la paura rimane incrostata nella madreperla
- basta raschiare con l’unghia -
e intanto  il pensiero si affila, si fa sottile come velina
arde nell’istante
e poi si rivela?

E’ tra il letto e il crocefisso
la bellezza,
il cuore del silenzio.
Ma noi scappiamo, come da un rosario che brucia le dita.

                                     (febbraio 2009)

2 commenti:

  1. Versi di intensa drammaticità la loro costruzione aumenta la loro forza. Una realtà vista da vicino, senza sconti, pietosa.
    Grande, Nicoletta Saccon. Ciao Emilia Banfi

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  2. Leggo da qualche tempo sul blog di una certa comunanza tra le poesie, volta a cercar di svegliare dall'alienazione, dall'automatismo e dall'inconsapevolezza. Nicoletta entra con profondità negli istanti, e questo si può fare, in fisica, se si viaggia ad una velocità più vicina a quella della luce. Il tempo rallenta, le cose si fanno più visibili, ma qui son cose dell'animo. Non è fisica ma poesia.

    mayoor

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