venerdì 14 ottobre 2011

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Carmelo Bene legge Pasternak
In morte di Majakovskij




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12 commenti:

  1. Su Carmelo Bene s'è tentato di dire tutto, il possibile e l'impossibile. Se mai converrebbe riflettere sul leggere in pubblico. E non dico il recitare.
    Sinceramente, mi meraviglio spesso quando ai readings sento poeti noti leggere le loro poesie con tono monocorde. Un po' capisco che si vorrebbe rimandare l'ascolto alla scrittura più che alla voce della poesia... ma quando le poesie vengono lette tutte allo stesso modo, con una modestia, quasi un farsi da parte, che tralascia le emozioni anche quando sarebbero forti ed evidenti, ecco che mi rifiuto di capire. Mi aspetterei qualcosa di più che una lettura tecnica. Non dico recitare, ma almeno che ci si accosti a quell'altro universo, quello in cui ogni buona poesia sa e fa precipitare/innalzare fin dalla prima parola. E per me questo vale anche per le poesie scritte in forma di prosa.

    mayoor

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  2. Va molto bene così caro Mayoor. Emilia

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  3. "La poesia è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza. È l'abisso che scinde orale e scritto"
    Carmelo Bene

    "Quanto coraggio ci vuole per recitare nei secoli, come recitano i burroni, come recita il fiume."
    Boris Psternak


    Tu ed io siamo pari
    A che scopo riandare
    afflizioni,
    sventure
    ed offese reciproche.
    Guarda
    che pace nel cosmo.
    La notte
    ha imposto al cielo
    un tributo di stelle.
    In ore come questa
    ci si leva e si parla
    ai secoli,
    alla storia
    e all'universo...
    Vladimir Majakovskij-(frammento dai)Frammenti

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  4. "Va molto bene così caro Mayoor"

    così come fa Carmelo Bene? Anche secondo me. Sembra che l'attore che hai davanti non ci sia, che sia dietro la poesia come un osservatore. L'osservatore ha o è un tono di voce. Infatti a me pare che le poesie abbiano un tono unico e diverso, anche quando sono dello stesso autore. Quel tono, sia esso malinconia o rabbia, andrebbe cercato almeno un po'. Ed è possibile farlo anche senza essere straordinari interpreti.

    mayoor

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  5. Così come fa Carmelo Bene, e come dici tu , l'Osservare la poesia,,, bellissimo! Emy

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  6. non vorrei peccare di esterofilia ma credo che in particolare i poeti italiani non abbiano la stessa capacità di trasmettere sensazioni vibrazioni al pari dei loro colleghi d'oltreoceno; certo ci sono sempre le eccezioni, guarda Ungaretti. Se devo pensare a un grande dicitore, un poeta grande maestro di performance mi viene in mente l'ineguagliabile Ezra Pound o il fantastico Allen Ginsberg che avrebbe dato senso e musica anche all'elenco telefonico. Negli anni 60 circolavano dischi di vinile 45 giri con la registrazione della voce straordinaria di vari attori da Gassman, Albertazzi al grande Foà che leggevano poesie di poeti italiani e stranieri. Questi fini dicitori hanno sicuramente contribuito a far amare la poesia a molti italiani. Come privarsi della poesia di Neruda letta da Foa ? Oggi abbiamo la fortuna quasi miracolosa di ascoltare anche la voce di Carmelo Bene. Invogliare i poeti nostrani ad imparare l'arte di leggere uno scritto ? Non so se credono sia necessario...! Certo la dicotomia tra il poeta e il dicitore resta più che in altri paesi. E qui viene in mente il maestro dei maestri, il siciliano Buttitta, ma allora sarebbe necessario un dibattito su cosa è la poesia. E senza voler mettere il coltello nella piaga mi pare che tra i motivi che portarono al fallimento del festival internazionale di Castel Porziano in Italia negli anni 70 oltre a quelli politici e sociali, bisognerebbe annoverare anche la tipicità della poesia italiana scritta quasi mai per essere declamata diciamo alla Evtuscenko, tanto per esagerare un pò, e la mancanza di vibrazioni nella lettura lineare dei poeti italiani. enzo giarmoleo

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  7. Condivido quanto dici Enzo, hai scritto ciò che tenevo per me... che a Castel Porziano c'ero andato giovanissimo anche sperando in un confronto salutare tra i continenti. E invece andò come andò. Però mi fu chiaro anche allora che non si trattava solo di diverse musicalità dei linguaggi. Quella italiana era poesia non scritta per essere declamata... mancanza di vibrazioni... non il cielo in una stanza, ma stanzette private nel cielo.

    mayoor

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  8. @ Enzo Giarmoleo
    Ciao, hai dimenticato Bukowski, e mo' come si fa?
    :-)
    scherzo , solo per dirti che appoggio completamente il tuo discorso ma aggiungo ignorante-mente la mia.
    con tutto il rispetto per la profondità " filosofo" che gli ho sempre assegnato, C.Bene non fa testo. Il gioco di parole è che può farlo ( testo in ogni sua vibrazione) solo per cerchio ristretto nonché trasgressivamente/ricercato di piccoli estimatori.

    La poesia è già purtroppo di per sè fenomeno di èlite,non so se dalle caverne a oggi o di più oggi rispetto alle caverne, perchè bisogna manipolare e simulare che i consumatori di tutto e di tutto e di più, possono essere target di pseudopoesia per far credere loro di essere liberi, come è una delle prime qualità di musa musica arte poesia in ogni suo aspetto espressivo...in realtla libertà interiore richiesta per far vibrare all'interno, prima che la parola, la carne delsuono che la pre-cede è qualcosa su cui l'uomo diffusamente non è ancora del tutto poeta, al di là che abbia poi materialmente il dono di costruire parola.

    L'uomomassa,da persona a consumatore, aveva bisogno di controaltari poetici integri che non gli sono stati dati, nè in lettura di forma statica parola, nè dal vivo.

    I Foa che citavi corrispondono ad un periodo in cui le vibrazioni catodiche non avevano completamente isolato chi sapeva trasmettere, nonostante lo schermo piatto, la profondità l'estensione e la modulazione del ventaglio emotivo dentro la parola. inoltre non è un caso che infatti riappare Buttifra i tuoi discorsi.
    Il problema dell'intellettualità/sensibilità/sentimentalità poetica rimasta vera e nuda a quelle vibrazioni che dici, è che se è tale è fuori dai circuiti mediatici, così come è avvenuto per il teatro, ridotto anch'esso a marketing come la maggior parte di tutta l'arte ( pensa ad es.a come vengono promosse gestite emovimentate le mostre)

    c'è forse anche un'autocritica che dovrebbero fare poeti e amanti di poeti, come raggiungere ,con quali strumenti assai e ridotti, l'uomomassa che crede di amare i poeti solo perchè fa figo acclamare dante col feticcio di turno,e tutti i casi simili che puoi farti in cui la moda o la moda civile politica, addirittura diventa moda poetica.
    ciao e scusa della confusione di getto che mi è venuto da trasmetterti dopo aver letto il tuo commento.
    ro

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  9. "La poesia è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza. È l'abisso che scinde orale e scritto"
    Carmelo Bene

    C.B., dio dei gonzi, non capiva un cavolo, se non il modo di imbambolare gli ignari. La suddetta citazione ripete a pappagallo formulette decostruzioniste (per di più già allora passate di moda) che Bene non capiva, ma ripeteva sapendo che i più non potevano capirle, anche perchè non significavano niente.
    L.T.

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  10. Chi capisce le formulette forse più lacaniane che decostruzioniste (ma siamo qui anche per imparare) potrebbe cercare di capire che nulla passa di moda definitivamete ( vedi ready made). Capire che il delirio di C.B. aveva ed ha una suo grande significato provocatorio diretto contro l'establishment e tutti i saccenti di questo mondo che credono ancora alle favole raccontate dalla storia ufficiale. Carmelo Bene ha passato la sua vita a destrutturarsi ad annullarsi, ad annientare il proprio io forse perchè odiava gli sbruffoni, i lecchini, i critici, gli intellettuali prezzolati, i simulatori, i teatranti, in una parola il sistema. Sarebbe anche facile criticarlo per la mancanza di senso diacronico, nel suo riconoscere solo l'atto, il presente. Da qui la " sua incoscienza summa" nel non voler lasciar traccia di sè. La sua è anche un lotta contro gli aspetti letali della cultura del 900. Il suo modo di parlare frammentato è la metafora del suo pensiero, il suo modo di essere poeta. Enzo

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  11. Si rivela qui tutto un mondo da indagare (lo penso seriamente): quelli che amano ciò che non capiscono.
    L.T.

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  12. P.S. Dopo tutto è come la religione.
    L.T.

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