«Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente
e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà
fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro
per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri
“vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno
che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco.
Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un
lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine
del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli
bolliti a merenda, e ne riparliamo.
giovedì 22 novembre 2012
Laura Canciani
Lo svantaggio della poesia
rispetto al romanzo
martedì 20 novembre 2012
SEGNALAZIONE
PAVIART
POETRY FESTIVAL
Arte.
Poesia. Azioni.
Dal 23 al 25 novembre 2012 - Santa Maria
Gualtieri – P.zza Vittoria - Pavia
La poesia come evento. L’idea è di creare un cortocircuito positivo,
una rete di creatività intorno alla parola poetica. Che la poesia possa
rappresentare una soluzione a problematiche individuali ci sembra una verità
inconfutabile, se questa “chiave” fosse condivisa da molti, allora l’arte
poetica potrebbe tornare ad essere, come in passato, di supporto alle
narrazioni collettive e alle possibilità di riforma sociale e/o culturale. A
questo punto non possiamo permetterci di sottovalutare nessuna espressione
creativa.
lunedì 19 novembre 2012
Pietro Peli
Cinque poesie
INTERROGATORIO
A domanda risponde:
se l’odio è di tenebra sono vestito
di raso fino, da dove niente
scivola senza un segno.
Sono venuto a rubare per fame
un pezzo di corpo alle due luci
della fine della notte. L’ho visto
quel morto, non sono fuggito.
sabato 17 novembre 2012
Roberto Bugliani
Da "Versi scortesi"
Aroldo Bonzagni, Il tram di Monza, 1916
Prologo
(Il rientro in servizio)
Nel
sogno mi trovo su di un autobus ferno alla frontiera di un paese sconosciuto.
L'ufficiale che controlla i documenti punta gli occhi su di me e mi domanda,
con voce modulata dal sospetto: - Lei, dunque, è...?
-
Io? Nessuno -, gli rilancio assieme a un sorrisetto ironico, quasi ad
alleggerire la tensione.
Adesso
l'ufficiale mi fissa ancor più severamente. E innervosito ribatte: - Lei,
nessuno? Le ricordo che per essere nessun bisogna aver fatto delle scelte ben
precise. Non si diventa nessuno così, di punto in bianco. E lei, caro signore,
non è nessuno, semmai è una nullità.
Giorgio Linguaglossa
L’intensita’ innica di Chiara Moimas
In questi ultimi trenta anni il
cinema è riuscito ad imporsi come modello di tecnica narrativa non solo nel
romanzo ma anche in poesia. Il modo di raccontare le «storie» del cinema detta,
implicitamente, la sintassi e i tempi dei modi di raccontare le «storie» sia
nel romanzo che, in minore misura, anche nella poesia.
Il modo di raccontare di Chiara
Moimas non è affatto semplice, né prevedibile, non è neppure troppo definibile;
si ha la sensazione che non sia neanche collocabile temporalmente. Non lascia
dietro di sé alcun filo di Arianna mediante il quale ripercorrere a ritroso la
strada percorsa. È una poesia che si è dimenticata della modernità, forse
perché la poesia non ha alcun bisogno di essere, o di apparire moderna, non ha
alcun bisogno di facilitare al lettore il compito della lettura. È una poesia
che parte dall’oblio del Moderno. E di qui si dirige, a vele spiegate, verso
l’ignoto. Con la maschera della propria impenetrabilità. È il suo modo di
offrirsi al lettore.
mercoledì 14 novembre 2012
Donato Salzarulo
Storia della colonna infame.
Il Manzoni di Fortini (Seconda parte)
Il
seguito della nota manoscritta è dedicato quasi tutto a «quelle centoventi
pagine di prosa che si chiamano Storia
della colonna infame». (pag. 1796)
La lingua di Fortini è precisa e densa. Il pensiero si organizza sinteticamente intorno ad alcuni nuclei tematici: l’origine e redazione del libretto, la storicità dell’episodio raccontato, il giudizio estremamente positivo espresso sull’opera (“è un capolavoro”), l’originalità e la nitidezza del dettato, la tragicità dell’accaduto e l’insegnamento morale che se ne può trarre, la sua attualità, le contraddizioni del Manzoni. Poco più di due paginette straordinarie per dire della straordinarietà di un’opera e dell’intensità di pensiero e di scrittura di un autore. Meglio non perdersele. Perciò le ripropongo al rallentatore, seguendo passo dopo passo le frasi fortiniane per enuclearne i problemi, farne un elenco e tentarne un primo commento.
lunedì 12 novembre 2012
Ennio Abate
Sulle «Cinque difficoltà
per chi scrive la verità»
di B. Brecht
«Chi ai nostri giorni voglia combattere la
menzogna e l'ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque
difficoltà. Deve avere il
coraggio di scrivere la
verità, benché essa venga ovunque soffocata; l'accortezza di riconoscerla, benché venga
ovunque travisata; l'arte di renderla maneggevole come
un'arma; l'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle
cui mani essa diventa efficace; l'astuzia di divulgarla fra questi ultimi.
Tali difficoltà sono grandi per coloro che scrivono sotto il fascismo, ma
esistono anche per coloro che sono stati cacciati o sono fuggiti, anzi
addirittura per coloro che scrivono nei paesi della libertà borghese».
domenica 11 novembre 2012
Emilia Banfi
Amore Rabbia Confessione
ANNE SEXTON
Propongo questa poetessa ( novembre 1928, Newton, Massachusetts 4
ottobre 1974) ,dal suo personalissimo verso confessionale.
Trovò presto consensi alla sua poesia. Studiò con Robert Lowell alla Boston University insieme agli illustri poeti Sylvia Plath e George Starbuck.
Figlia di un facoltoso industriale, crebbe con i genitori ma non fu mai a suo agio con la vita che era stata prescritta per lei. Il padre alcolizzato e l’aspirazione letteraria della madre fu cancellata dalla famiglia. La biografa di Anne , Diane Middlebrook,ipotizza un abuso sessuale da parte dei genitori durante la sua fanciullezza.
Trovò presto consensi alla sua poesia. Studiò con Robert Lowell alla Boston University insieme agli illustri poeti Sylvia Plath e George Starbuck.
Figlia di un facoltoso industriale, crebbe con i genitori ma non fu mai a suo agio con la vita che era stata prescritta per lei. Il padre alcolizzato e l’aspirazione letteraria della madre fu cancellata dalla famiglia. La biografa di Anne , Diane Middlebrook,ipotizza un abuso sessuale da parte dei genitori durante la sua fanciullezza.
venerdì 9 novembre 2012
LABORATORIO MOLTINPOESIA
a cura di Ennio
Abate
incontro del 13 NOVEMBRE 2012 ore 18
LA COMPETENZA DEI POETI
«I poeti sono coloro che compongono opere
in cui la lingua è insieme sostanza e mezzo;
essi, dunque, sono i conoscitori, i
professionisti della lingua
e con questa loro competenza sono
indispensabili, oggi, alla società».
È davvero così? Lo è a certe condizioni?
Quali?
Ne discutiamo con
GISELDA PONTESILLI
Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia 1, Milano
Largo Marinai d’Italia 1, Milano
(ingresso libero)
Qui di seguito pubblico uno stralcio
significativo di uno scritto di Giselda Pontessilli:
I momenti in cui, attraverso i secoli,
la “questione della lingua” è stata posta in Italia dai poeti, sono almeno tre:
il Cinquecento, l'Ottocento, e il Novecento.
Nel '900, nel 1964, la “nuova questione
della lingua” -come di lì a poco fu definita- fu sollevata da Pasolini, che,
dopo averla esposta con una conferenza in varie parti d'Italia, pubblicò questa
conferenza su Rinascita.
giovedì 8 novembre 2012
INTERVENTI
Giorgio Linguaglossa
Contro un linguaggio
simil-poetico ed emotivo
Per chi si scrive (oggi) poesia? Mi correggo: perché (oggi) si
scrive in poesia? La domanda è meno banale di quanto appaia a prima vista. Non
è una domanda in versione sintattica, è una invasione semantica che qui ha
luogo: sembra che tutto ciò che ha un ritorno (alla fine del verso) ne debba
avere anche uno di senso; ma l’evoluzione semantica in poesia è stata preceduta
da processi sociali ben visibili (o invisibili?). Direi che il semantico segue
sempre i processi sociali in atto. Il fatto che la più privata e appartata
delle attività letterarie, quale la poesia sia scritta da milioni di persone, è
rimasta una questione, appunto, «privata» e non è riuscita a bucare il
coperchio di ciò che appartiene al «pubblico»; questo è uno spunto di
riflessione che non deve essere sottaciuto.
SEGNALAZIONE
Basta così.
Raccolta postuma
di Wisława Szymborska
Basta così è il titolo
della raccolta postuma di Wisława
Szymborska curata da Ryszard Krynicki e tradotta da Silvano De Fanti per
Adelphi. Poche poesie prima che sopraggiungesse la morte della poetessa polacca
avvenuta il 1 febbraio di quest’anno.
Poche
poesie che il curatore presenta nella forma autografa: foglietti scritti a mano
con una grafia attenta e minuta, attraversata da correzioni e ripensamenti. Piccoli
versi che non hanno nulla di prezioso, dove non c’è nessun struggimento
dell’anima ma una precisissima attenzione per i dettagli, gli spiragli del
quotidiano che ci aprono abissi di senso, cose che vediamo tutti i giorni senza
farci caso. Il viaggio nel mondo della poetessa polacca è il nostro viaggio,
quello che tutti ogni giorno facciamo. Traduzione in semplici frasi
dell’assurdo quotidiano del mondo. L’assurdo di chi mette «tutto in ordine
dentro e attorno a lui», chi crede di avere la risposta pronta per tutti i
problemi e «appone il timbro a verità assolute,/ getta i fatti superflui nel
tritadocumenti/, e le persone ignote/ dentro appositi schedari».
E poi ci
sono quelle esilaranti composizioni rivolte come frecce acuminate contro gli
intellettuali che si nutrono di «parole» inutili e superflue: «parole per
spiegare le parole», «cervelli intenti a studiare il cervello», «boschi
ricoperti di bosco fino al ciglio», «occhiali per cercare gli occhiali».
Giorgio
Linguaglossa
martedì 6 novembre 2012
Donato Salzarulo
La letteratura è una menzogna
che dice la verità.
Il Manzoni di Fortini (Prima parte)
E’ di notevole interesse la nota
manoscritta di Fortini aggiunta, la sera del 22 maggio 1973, al testo della
conferenza, tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, in
occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Alessandro
Manzoni.
Si può leggere in «Saggi ed
epigrammi» (a cura di Luca Lenzini, Mondadori, 2003) da pag. 1796 a pag. 1799.
Comincia col riferimento al vissuto da ogni studente italiano: l’obbligo di leggere i «Promessi sposi». Per la stragrande maggioranza, «un vangelo di noia nazionale». Confermo. Ho letto con una certa soddisfazione e riga per riga questo libro a trentacinque anni suonati, stimolato da un’amica milanese, manzoniana fervente, e da un saggio di Vittorio Spinazzola che lo definiva «il libro per tutti». Almeno nelle intenzioni dell’autore. In realtà, libro che quasi tutti sono stati costretti a leggere. Al di fuori del canone scolastico, probabilmente, l’avrebbero fatto in pochi o pochissimi.
Giorgio Linguaglossa
Su "La congiura degli opposti "
di Maria Benedetta Cerro
Maria Benedetta Cerro La congiura degli opposti
LietoColle, Faloppio, 2012
Ha scritto di recente Nicola La Gioia: «Il più
squillante e splendido what if che sorge dalle pagine migliori di Aldo Busi è
infatti: cosa sarebbe accaduto alla lingua italiana (cioè a tutti noi) se a un
certo punto avesse imboccato la via di Boccaccio anziché quella del Petrarca,
se avesse conservato la sua forza materica e la sua viva complessità, libera
dalla padronalità curiale, poi leguleia, poi accademica, poi ministeriale,
infine televisiva e dunque non più la biografia del popolo che avrebbe potuto
essere ma il guaito delle plebi di ogni censo e condominio sociale? Non è un
caso che Busi consideri una grande occasione mancata la messa al bando della
Bibbia di Diodati nel Seicento. Se Lutero, con la sua traduzione, fondava la
lingua tedesca, agli italiani toccherà per molto ancora il latino amministrato
dalla Chiesa (la Controriforma senza Riforma), cioè una lingua padrona.
L’italiano giungerà irrimediabilmente borbonico o savoiardo, fascista o
democristiano, poco gramsciano e molto togliattiano di stanza all’hotel Lux.
Sempre servo di qualcuno».
lunedì 5 novembre 2012
Enzo Giarmoleo
Maestri, Compagni di viaggio,
Manipolazioni del potere.
Post Beat e Romantici
Aggiungo in un altro post autonomo (ribaltando il detto "chi tarda arriva peggio alloggia") la risposta di Enzo Giarmoleo al tema "Lista di maestri per i moltinpoesia" (qui). [E.A.]
Negare in assoluto la possibilità di un maestro o di un
compagno di viaggio è difficile; accade a tutti di trovare lungo il proprio
percorso un punto di riferimento, una luce, un barlume forse anche un verso che
si rivela affine al proprio sentire in maniera episodica o anche duratura.
Anche se viviamo in una società di massa in cui il rapporto
tra poeta e maestro è sicuramente cambiato, in un’epoca in cui tutti vogliono
essere giustamente poeti e tutti vogliono essere protagonisti, può accadere
ancora oggi che un poeta diventi punto di riferimento.
Quello che vorrei però sottolineare è invece il carattere spesso
forzato di una scelta, mi sembra che il poeta, cui capita di fare riferimento
sia solo l’immagine del poeta così come ci viene trasmessa dal potere
culturale.
Donato Salzarulo
Sui miei maestri di poesia
Pubblico qui la risposta di Salzarulo al tema proposto nel post sulla "Lista di maestri per i moltinpoesia" (qui). Spigliata e sincera com'è, può spingere a una rilettura di tutte le altre pervenute per tentare qualche provvisoria conclusione. [E.A.]
Nel laboratorio dei Moltinpoesia abbiamo conversato sulle nostre
scritture poetiche. Scopo: confessarci più che le nostre “angosce
dell'influenza”, il rispettoso furto di ciliegie operato sugli “spiriti magni”.
In altre parole, dovevamo dirci se ritenevamo le nostre scritture sorrette
dall'autorità di uno o più illustri maestri o, almeno, di qualche compagno di
versi. O ancora, e in breve, con quali poeti morti e vivi avevamo più
colloquiato nel corso del tempo.
Il colloquio è scambio d'idee più o meno programmato, relazione
fra soggetti di pensieri, agenti di emozioni. Forse, però, prima dei colloqui
intenzionali, scelti e/o volontari, nelle scritture poetiche si aziona un
contagio della voce che definirei inconscio. Voglio raccontare un aneddoto che,
a ricordarlo, suona tuttora sorprendente. Nella mia scuola due maestre
diventarono amiche. Nulla di male, si dirà. Vero. La mia meraviglia nasceva dal
fatto che la maestra più giovane, ad un certo punto, ripeteva alcune
modulazioni e toni di voce dell'altra. Non era forse imitazione consapevole e,
meno che meno, frutto di una scelta da attrice. Era probabilmente il risultato
di un contagio. Credo che capiti, grosso modo, la stessa cosa in poesia. Si è
contagiati.
sabato 3 novembre 2012
Lucio Mayoor Tosi
Guardalo in faccia
Lucio Mayoor Tosi, Ingozzata liberista
Guardalo in faccia. E'
nero, è sporco. Fa spavento
nessuno lo vuole. Piace
ai maniaci, agli psicopatici
ai consumatori di iPhone,
ai bottegai lustrascarpe
ai servi padroni.
Guardalo e guardati in
faccia. Sei falso.
Vuoi denaro, sei
interessato al denaro, non al lavoro.
Sei interessato ai tuoi
figli, a tua moglie
al parmigiano col miele.
venerdì 2 novembre 2012
Ennio Abate
Oggi ho letto…
tre brevi pezzi di B. Brecht
…e mi sono venute in mente, per contrasto, tante farraginose
elucubrazioni che affiorano quando si
parla dei rapporti che i sentimenti intrattengono con la poesia. Toh, mi
sono detto, per trovarmi d’accordo con un poeta, devo andarmelo a ripescare tra quelli morti e in un
paese che poco conosco e in un’epoca ormai lontana. Quanta saggezza ritrovo, però, in
alcuni passaggi di questi tre scritti! Sia quando leggo: «i sentimenti
possono essere sbagliati quanto i pensieri», un concetto
formidabile contro sentimentalismi e intellettualismi, entrambi unilaterali. Sia quando rileggo più volte il passo in cui afferma: « Quando il proposito di
scrivere una poesia è autentico, sentimento e ragione lavorano in pieno accordo
gridandosi lietamente l'un l'altro: Decidi tu!». E grido quasi 'evviva!' per l’elogio che
Brecht fa della critica: «l'atteggiamento critico è l'unico produttivo e degno di un essere umano», uno sberleffo ai vari falsi amici della poesia, che guardano alla critica come fumo negli occhi. Certo questo Brecht è d’altri
tempi. E poi era un comunista; e anche qui parla ancora di una «classe Proletaria» (addirittura con la maiuscola!) che avrebbe dovuto diventare capace di «godimento critico» per «entrare
in possesso della cultura borghese». Questa classe, lo so, non c’è più in quella forma desiderata/pensata dal marxista Brecht. E condividere quella sua fiducia oggi sarebbe un errore. Ma spero che quanti
non si contentino di usare la poesia come un’utilitaria o un Suv per portare a
spasso il proprio individualismo sapranno apprezzare i suoi inviti alla ragione e alla
critica. E, dopo averle rispolverate, si ripropongano col loro aiuto anche il problema ineludibile dei destinatari delle proprie scritture poetiche. [E.A.]
mercoledì 31 ottobre 2012
Marcella Corsi
L'intelletto delle erbe
Pubblico il saggio di Marcella Corsi che esplicita i temi presenti nella sua poesia già pubblicata autonomamente qui in un confronto con un Fortini da lei indagato secondo l'ottica dell'ecologia letteraria. [E.A.]
Prove per un
approccio ecocritico ai versi di Fortini:
Una obbedienza
Non di rado scorrendo
versi di Fortini ero stata colpita dalla rilevante presenza in essi del mondo
animale e di quello vegetale[1].
Ho voluto rileggere quei testi alla luce dell'ottica proposta dall'ecologia
letteraria. Forse solo un modo per riproporre versi che mi avevano colpito.
Sicuramente un tentativo di far intravedere un modo diverso di avvicinarsi ad
un'opera già indagata con approcci differenti.
In estrema sintesi
l'ecologia letteraria è un metodo che si situa tra ermeneutica e attivismo, uno
strumento con cui l'etica ambientale si esercita criticamente sui prodotti
letterari, proponendo un'idea di cultura come strategia di sopravvivenza,
motivata da precise esigenze di rifondazione culturale, in continuo esercizio
di creatività. Sul versante storico˗ermeneutico si tratta di un approccio volto ad acquisire consapevolezza dei
valori ecologici – in senso affermativo o negativo – di cui un'opera, e un
autore attraverso le sue opere, si fa portavoce. Da un punto di vista etico˗pedagogico essa vede nel
testo letterario, e più in generale nell'opera d'arte, anche uno strumento di
alfabetizzazione ambientale volto ad orientare positivamente il modo con cui
gli umani si rapportano al mondo non umano[2].
Giorgio Linguaglossa
Ritornare sulla poesia dell'essenzialità
di Tomas Tranströmer
da 17
Poesie (1954)
Sotto il quieto punto volteggiante della
poiana
avanza rotolando il mare fragoroso nella luce,
mastica ciecamente il suo morso di alga e
soffia
schiuma sulla riva.
La terra è celata dalle tenebre frugate dai
pipistrelli.
La poiana si ferma e diventa una stella.
Il mare avanza rotolando fragoroso e soffia
schiuma sulla riva.
domenica 28 ottobre 2012
Paolo Ottaviani
Il giogo della rima
e l’«homme très-faible»
Treccia della parola nella Poesia
Più bella incatenata da libertà eloquente
sta incisa la parola nel ritmo della mente:
non può vagare alata né far la capriola
ma sarà lei a guidarti con sempre nuove arti
Cosa chiediamo alla poesia?
Due esempi:
Romano Luperini e Francesco Di Leno
Lucian Freud, Autoritratto
Poesie.
Reparto di oncologia
di Romano
Luperini
Ho passato
mesi da una clinica all’altra. Per combattere l’insonnia feroce ho
scritto di notte dei versicoli che riporto qui non per esibizione letteraria ma
per documentazione diaristica. Solo il distacco della forma mi ha consentito di
vincere il pudore della confessione e la coscienza del necessario inganno della
letteratura.
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