venerdì 11 marzo 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
4 Haiku al femminile


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La rosa rossa
scivola fra le braccia
resta la spina.
 
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Mimosa gialla
dona la sua dignità
non sa che farne
 
--------------
 
Donne di fiori
sulla porta il fante
sarà di cuori?
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Nonne è mattino
le lenzuola nel vento
il giorno muore

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
Primarimavera











PRIMARIMAVERA
Un sorriso di sole
sulla vecchia pianta di fico
brillano i rami accesi
si confonde nel cielo
la luna lontana
dietro a nuvole piene di bianco
è fretta di crochi gialli e viola
nell'angolo dietro alla rosa
e l'aria ha odore di campo.
E' un bimbo la terra
sotto una coperta di seta
spalanca i suoi occhi azzurri
canta la dolce betulla
con voce di passeri
ma solo quando arriva la rondine
sotto la trave al vecchio posto 
la vita sembra rifarsi davvero
in quel piccolo volo in bianco e nero.

giovedì 10 marzo 2011

SEGNALAZIONE
Laboratorio MOLTINPOESIA
15 marzo 2011 ore 18


La casa della Poesia

Milano

stagione 2010-11, ciclo moltinpoesia / martedì 15 marzo 2011 ore 18

 

Laboratorio MOLTINPOESIA.

 CRITICI E POETI: CANI E GATTI?

serata a cura di Ennio Abate
Critica e poesia possono allearsi o sono attività inconciliabili? Sarebbe meglio se il poeta facesse solo poesia e il critico facesse solo il critico? La critica è pericolosa per la poesia e la può “uccidere”? Discutiamone ancora … 
Introduzione di Paolo Giovannetti, professore di Letterartura italana alla Università IULM

martedì 8 marzo 2011

LABORATORIO MOLTINPOESIA
Altro esperimento:
poesia e vicende libiche

In questi giorni ho inziato con alcuni amici degli scambi  e-mail per tentare (così l'ho  intitolata) UNA DISCUSSIONE SUI GIORNI CHE SCONVOLGONO IL MAGHREB,chiedendo loro  prese di posizioni  brevi o lunghe, a seconda del tempo di cui ciascuno dispone. Che una delle prime risposte mi sia arivata in poesia è cosa che  fa ben sperare. Vuol dire che  non tutti i poeti scrivono guardandosi l'ombelico o veleggiando verso improbabili Arcadie. Ecco, dunque, un testo di Salvatore Dell'Aquila (Roma), che dà inizio a un altro esperimento. [E.A.]
Caro Ennio,
ti mando una cosa scritta pochi giorni fa. Vedi se vale la pena.
Ciao
Salvatore

Nei pressi del Giardino degli Aranci
  
Tra intonaci sbiaditi in via di Sant’Alessio
nordafricani e slavi persone dei balcani
sbiadite anch’esse scolorate
giacche troppo sottili per febbraio
o senza giacca avendola scambiata
non per abbecedari ma speranze
di un lavoro avvilente duro
pelli grinzose già sfinite vuote
senza doni da offrire
ai putridi politici italiani
mi sporgo sopra Roma
tento lo sguardo a sud
cerco scirocco
se giunge, dico, la sabbia dei deserti
e piove sull’asfalto
potrò vedere le nuvole d’iprite
inondare la cinta di Bengasi
imparzialmente accendere i polmoni
o le fiamme dei pozzi tanto desiderati
i corpi accartocciarsi come carte al fuoco
vedere e non sentire
sapere e non capire


 

venerdì 4 marzo 2011

LABORATORIO MOLTINPOESIA
Molti-haiku, un esperimento



Si sa che i moltinpoesia fanno i molti, vanno in varie direzioni e rispondono a tante sollecitazioni. Casinisti? Indisciplinati? Individualisti? Oppure curiosi, aperti al mondo, alla vita, all'inconscio, al mistero? E chi lo sa. Riuscirà mai il Laboratorio-orchesta  a suonare una sinfonia? E chi lo sa. Qualcuno ha nostalgia di un direttore. Altri dicono che sarebbe una noia mortale. Da coordinatore la prima cosa che mi sento di fare è coordinare degli esperimenti,  dar voce a tutti.  Anche quando personalmente non condivido o sono scettico, lo dico dopo  con un post o nello spazio dei commenti. Il 22 febbraio scorso Enzo Giarmoleo ha proposto dei Fogliettini-Haiku "on the road". Sulla sua road altri/e si sono avviati. Qui in ordine cronologico  le prime prove.Vediamo che succederà.  [E.A]

mercoledì 2 marzo 2011

Redazione MOLTINPOESIA
Tante poesie nella borsetta
Omaggio alla più prole-poetaria del nostro Laboratorio

Bisogna fare un piccolo omaggio pubblico ad Emilia Banfi, che del nostro Laboratorio è di certo la più generosa e assidua nell'esporsi con le sue poesie.  E poi s'avvicina l'8 marzo! [E.A.]

Tramonto

s'offende il cielo
al calar del suo sole
ride la notte.

Alba

Veste di rosa
nuda di sole
del vento nuova sposa.
Byemi on the road [Scusate i titoli Tramonto e Alba vanno assolutamente tolti , dimenticavo che nell'Hayku il titolo non va messo. Ciaooooo  Emy]

giovedì 24 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
In memoria di Luigi Di Ruscio
Una lettera e una poesia
dalla sua prima raccolta


Pubblicato come commento su NAZIONE INDIANA il 24 febbraio 2011 alle 17:16 | Permalink

IN MEMORIA DI LUIGI DI RUSCIO

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
(Sergei Aleksandrovič Esenin)

Partecipo anch’io al compianto per la morte di Luigi Di Ruscio pubblicando questa sua lettera del 7 gennaio 2010. È un documento schietto di una memoria ancorata alla giovinezza (sua e della vita letteraria di questo Paese ora in disfacimento) e del suo umanissimo e controverso rapporto con il poeta mentore che lo seppe riconoscere. La confessione più intima non mi pare intacchi la sua immagine. Anzi ne conferma la vivacità. Un pizzico di follia ce l’abbiamo tutti. [E.A]

*
7 gennaio 2010

Caro Abate, ho ricevuto oggi il numero 6 di dicembre [2009] di Poliscritture, vi ringrazio molto, ho pubblicato a maggio CRISTI POLVERIZZATI, editrice LE LETTERE, collana FuoriFormato diretta da Andrea Cortellessa. Vi prego di leggerlo, costa 25 euro è un libro di 307 pagine. Non ho la possibilità economica di spedire i miei libri. Una piccola curiosità, come avete avuto il mio indirizzo postale?
Ho visto che ti interessi molto di Majorino, tutti e due abbiamo iniziato a pubblicare con lo stesso editore Arturo Schwarz, io nel 1953 con la raccolta “non possiamo abituarci a morire” e Majorino nel 1959 con “la capitale del nord” cioè Milano la città dove viveva lui. Infatti nella mia prima raccolta vi è un lungo poemetto dal titolo “la città dove viviamo” devo riconoscere che sono stato molto precoce sono nato nel 1930.

lunedì 21 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Augusto Villa
In cattivo Stato














Ma basta!..
La carta, la biro

uno Stato baro

che fin da piccino
non mi fu caro.

Stato di plagi
di voto, di broglio
di stragi
corone e cordoglio

Stato di scandali
di casi irrisolti
dei mammasantissima
al solito assolti.

Uno Stato corrotto
che si crede bello
che svende patenti
poi ti chiede un capello.

Scusatemi tanto ma
è ciò che sento
forse mi sbaglio
ma almeno non mento.

CONTRIBUTI
Rita Simonitto
Sulla poesia
(che scrivo rigorosamente
in minuscolo!)



Lettera a E.A.

Caro Ennio,

anche se non ho avuto il tempo materiale di rispondere volta per volta, ho seguito con interesse il dibattito sulla poesia fra te e Leonardo Terzo sul blog MOLTINPOESIA.

Vorrei esprimere qui alcune mie riflessioni che non hanno certo una competenza specialistica ma penso possano servire, così come, immagino, possa servire ogni valutazione che viene da un osservatore esterno.

Ci fu un tempo in cui anch’io credevo nella Poesia, nell’Arte, nella Psicoanalisi, nella Lotta di Classe, nel Comunismo… (ovvero quello che tu descrivi come “ciò che abbiamo desiderato o sperato: cose o persone o mondi, che allo stesso tempo ci apparivano (o credevamo potessero essere) belli e buoni e giusti e umani o magari santi”) [da E. Abate, Sulla Bellezza e oltre]…e poi, purtroppo non molto POI,  ho scoperto che si creava uno stato di  perniciosa confusione non solo tra il nostro, sia pur legittimo, desiderio e la realtà, ma anche, metodologicamente, fra quello che è il lavoro di astrazione (che poi deve confrontarsi, volta per volta, con il concreto, anzi, con i vari aspetti del concreto) e quello che è il processo di assolutizzazione e generalizzazione.
Nello stesso tempo, però, poiché ‘esiste’ anche la percezione soggettiva di quell’istante fugace in cui si realizza quella specie di unione ‘mistica’ fra il desiderio e la sua realizzazione, o, in campo estetico, tra contenuto e forma -  e questo non lo possiamo negare -, rimane il problema di come ciò che potrebbe essere un puro ‘delirio soggettivo’ (anche in senso clinico) si possa trasformare in un patrimonio esperienziale della collettività. Ed è qui che, secondo me, iniziano i problemi.

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
Paesaggio urbano












PAESAGGIO URBANO.

Dentro il giardino
dentro il recinto di ferro
scatta il tulipano giallo
sopra, la rondine
dal petto grigio.
Stride l'arrivo dei tram
nello specchio di Armani
più avanti quello del cinese
riprendono la vita
ogni giorno come un faro
ed io che sono moviola
mi accendo al suono
di un campanile lontano
di una panca di sasso
di un raggio caldo
sopra un cappottino verde
tra un fresco bacio
e i libri a terra
-Disordinata!-.
Più ripida sta sempre là
la scalinata di marmo bianco
di fronte la finestra vuota
s'affaccia ancora
il ragazzo dai capelli biondi.
La Montecatini ha chiuso
qualche vetro rotto
finge di non vedermi
Che piango a fare!?
C'è una mostra di Goya
a Palazzo Reale.

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Maria Maddalena Monti
Musiga e puesia


MUSIGA E PUESIA

La puesia l’è quand  stem
col nas in soeu
a guarda i nivul che passen
in un ciel che l’è peu
quel d’una volta.
Celestin de matena prest
e senza un’ umbrìa de foeum.
La puesìa la canta pian
se pensum a quand serum giuvin
all’amur.....
quand ghe tremaven i gamb
insema al coeur.
La puesìa l’è peu quela
vusata da la stanza
quand fasevum i mistè
e vedevum i fiuritt
bei, bianc e ross.
L’è un parlà fra nung
in confidenza,
un fil d’acqua, una rugeta ligera
de sentì senza parlà
intant che la passa.

domenica 20 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Stelvio Di Spigno
Tre poesie



Carità

Ora vedo con il senso peggiore, la chiarezza
di una mente impallidita, il lampeggiare
di una casa sul Lido di Ostia e due ragazzi in amore
ch’erano dentro a quel loro solo mondo e

come sognavo il loro stesso mondo, il loro
luogo che non mi apparteneva, ma alla fine
volevo essere lui, volevo essere lei,
che posso farci se non so chi sono:
volevo replicarli e a nessuno è concessa
questa follia di chi è nato per niente.

L’avrei vista in una chiazza di dolcezza
forse rancida dopo pochi anni
avrei nuotato insieme a quel suo corpo,
è troppo bello non essere se stessi.

In una casa lì sul Lido di Ostia
rimane un libro e una dedica in segreto
è lì che la mente ci si ammala
per capire come nascere di nuovo
e con una camicia incrostata di sabbia mentecatta
copriamo ogni luce e facciamolo apposta
perché nessuno mi incontri da vicino
e nessun occhio mi veda mai più.

sabato 19 febbraio 2011

MOLTINPOESIA CONTRIBUTI
Cronache di poesia del Novecento
di Maurizio Cucchi
Recensione di
Giuseppe Beppe Provenzale


 




Cucchi-san
attenziona la platea
illuminandola

Un haiku forzato per sintetizzare una serata assai speciale alla Palazzina Liberty.
Alcuni dei nomi più significativi della Poesia milanese (e nazionale per traslato) erano presenti alla “prima” del volume di Maurizio Cucchi Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2011).
“…Se fossi stata ancora un’insegnante l’avrei raccomandato come testo scolastico” ha commentato Valeria Poggi, curatrice dell’opera.
Una ciclopica raccolta di ritratti introduzioni e saggi che Cucchi - dal periodo dell’Università Cattolica ad oggi - ha pubblicato su La Stampa, Belfagor, L’Unità, Panorama, Linus, Il Giornale, Paragone...
I più significativi poeti italiani del Novecento sono stati recensiti e commentati in profondità, a volte semplicemente elencati o letti per dovere di cronaca, a volte partecipati con la forza dell’io poetante. In sala sono risuonati i nomi delle grandi figure del secolo: Raboni, Saba, Ungaretti, Rebora, ma casualmente non Montale e Quasimodo.

venerdì 18 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Luisa Colnaghi
Lussuria













Lussuria

Mare del desiderio
l'onda travolgente
frange l'animo acceso.

Lussuria dama sfrenata
danza del piacere
- sei servo annichilito.

Ossessione confusa
brama incontrollata
giovinezza e bellezza
divertimento senile.

Scontento e deluso
approdi al porto perverso
scendi più in basso
alla taverna del vizio.


DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Paolo Pagani
Poesie
introdotte da Enzo Giarmoleo


Milano reading , poetry slam, open words, letture.. un poeta, Paolo Pagani.

Sicuramente la sottile ironia è uno degli elementi fondamentali  della poesia di Paolo Pagani poeta, scrittore e filosofo. Ma per carità ! Non costruiamo stereotipi! Altrimenti  " i grumi del passato abbandonati non passeranno mai nel tritapelati ". Così dicono alcuni suoi versi ironici e inquietanti. Leggendo ci si accorge che molteplici sono le caratteristiche del suo mondo poetico. I giochi di parole  e la memoria del quotidiano si fondono continuamente con l´ironia senza soluzione di continuità. Il tutto diventa una concezione del mondo che assume nelle parole del poeta una leggerezza che ci solleva da certe cupe atmosfere poetiche che portano alla depressione del lettore e dell´ascoltatore. Anche i temi più tragici possono partire dall´ironia del quotidiano più familiare per approdare a precisi distinguo, prese di posizione contro la guerra.

giovedì 17 febbraio 2011

SEGNALAZIONE
L'Ulisse n.14
Il paese guasto
L'Italia vista dai poeti

L'ULISSE n.14

rivista di poesia, arti e scritture:

direttori: Alessandro Broggi, Stefano Salvi, Italo Testa

IL PAESE GUASTO 

 L'ITALIA VISTA DAI POETI


In mezzo mar siede un paese guasto
(Dante, Inferno, XIV, 94).

Tema di questo numero de L’Ulisse è “Il paese guasto”: è cioè incentrata, questa nuova uscita della rivista, sull'Italia, vista da poeti e da autori.
Tale la designazione: e se guarda all‘ampio di guasto in ogni forma di noi, dal nostro “vivere istituzionale” a ciò che coglie la nostra fiducia (di futuro, di presente), ed alla nostra “forma” di vivere (in comune, nel chiuso di noi e di identità nostre, chiuse dal fuori), anche vuole osservare le “cose attorno” – realtà di/del paesaggio, attorno a noi, entro cui viviamo, di che viviamo.
Ci è parso necessario: oggi, a centocinquant‘anni dall‘unità, le varie “percezioni”, i “possibili” (non solo a riguardo di “grado di soddisfazione economico”) davvero delineano il volto del Paese – le cui impossibili/possibili percezioni sono il nostro “volto” qui – e l’ “attuale” non può lasciarci come presenza che un interrogativo.
(tratto dall'editoriale di Stefano Salvi)

DA http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse_n_14_il_paese_guasto_l_italia_vista_dai_poeti.html
dove si può scaricare il PDF del numero

mercoledì 16 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Il nuovo

L’efficacia politica ha sempre di fronte queste alternative. Ma ai mezzi estetici non si può chiedere a priori di svolgere un compito immediatamente politico o di ottenere un esito prestabilito, proprio perché l’estetica è un tipo di discorso che, sebbene operi in un contesto politico e abbia una reale importanza come tale, deve essere considerato e accettato alle sue condizioni, e non costretto lavorare in modi impropri, più semplicistici e diretti. Il compito specifico del discorso letterario è operare al livello inventivo e immaginativo dell’originalità: se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto.
                                                                                 ( Leonardo Terzo, Ridare funzione politica alla poesia. Leggere attentamente le istruzioni)

"se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto."
Non so perché questa frase scritta da Leonardo Terzo mi sia rimasta in mente. Fa pensare alla fervida attività delle avanguardie di ogni epoca, eppure non è così perché quel "formalmente" è scritto chiaro. Non si tratta della ricerca del nuovo a tutti i costi, argomento già trattato ampiamente negli ultimi decenni, ma di una semplice questione formale: di linguaggio, di stile.  Al nuovo da dire, al nuovo nel contenuto del messaggio, non ci si pensa. Giunti alla fine del secondo millennio il nuovo stenta a farsi riconoscere e rischia una congestione chi si avventa sulle briciole.
Quel "formalmente" mi fa pensare che il nuovo potrebbe stare nel cercare di dire le cose che sanno tutti. 

La tecnologia ha fatto passi innovativi straordinari… eppure quando piove usciamo ancora con l'ombrello, e per leggere molti usano gli occhiali che sono invenzioni ormai secolari. Il nuovo non è solo, c'è anche il permanente, solo che lo diamo per scontato. Tutt'al più diciamo che è risaputo. 
Eppure non sono certo che sia così. Non possiamo dire con sicurezza quali sono le cose che sanno tutti, che tutti hanno dentro, nei loro pensieri e nelle loro emozioni.  Individuare le cose che sono in tutti potrebbe essere la novità. 
Se questo è vero, la ricerca del nuovo a tutti i costi è un difetto, e quel "formalmente", se lasciato solo, potrebbe essere alla fine insufficiente.

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
Se non ora quando?

Per una riflessione sulla "manifestazione delle donne" del 13 febbraio 2011









Donne offese
polline sulle strade
nelle piazze
in attesa del vento
lo stesso che soffiava
sulle nostre spalle
in quegli anni di brigate
di lotte senza reggiseni
che fare ora che tutto
è reggiseno col ferretto
di pizzi o di seta fine
come il filo dello slip.

CRITICA
Ennio Abate
Dan-Nazione Inglese-Indiana!

 Per continuare la discussione su poesia e politica.
Samizdat di E.A. pubblicato 14 febbraio 2011 alle 12:43  sul sito di NAZIONE INDIANA nello spazio 'commenti' del post

Poesia civilizzata sul popolo egiziano


di Andrea Inglese

Caro Andrea Inglese,
mi scuso per questa mia incursione incivile in Nazione Indiana. Le cose fuori dai denti che di seguito dirò forse oggi ti entreranno da un orecchio e usciranno dall’altro, ma io le invio a quel giovane che avevo conosciuto come studioso di Fortini e di Majorino, due scrittori vecchi più di me, ma che, in misura diversa e con scelte politiche e stilistiche diverse, non si erano/sono assoggettati alla democrazia pluralista di cui in questo sito senza bussole si discute.
La tua «poesia civilizzata/ in lingua umana, tutta scaturita da dentro», con il suo «contenuto» pur esso «in lingua umana», non mi è piaciuta. È ben scritta. Si “capisce” dall’inizio alla fine. Ma che me ne faccio della forma “bella” e “comunicativa”, se trasmette il pessimo e falso (per me) messaggio politico che in Egitto, con l’aiuto di Obama e degli USA, il “popolo” o “la gente” ««si fa la democrazia da sola», come se fosse in un paese liberato dai suoi invasori o dittatori?

sabato 12 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Giorgio Mannacio
Sulla poesia


 Lettera aperta a Ennio [Abate]: non nel senso della polemica ma nel senso della natura pubblica e colloquiale

I.
Ho sempre messo la riflessione sulla poesia ( riflessione che ritengo necessaria ) dopo il fare poesia .Stento , dunque , ad entrare con specifica competenza in un discorso astratto e ideologicamente formulato sulla base di una mancanza di esperienza.
Poiché vivo la mia come una particolare forma di pensare il mondo ( termini che presuppongono una totalità) condivido molte delle tue riflessioni. Rispetto ad esse la mia lettera si presenta – dunque – come pubblica e colloquiale. Le tue considerazioni sono – credo – anche il frutto di quell’esperimento, impegnativo e interessante, che si chiama Moltinpoesia che ha portata teorica oltre che rilevanza pratica. Tale direzione porta inevitabilmente a riprendere , per sommi capi , la questione su come deve parlare la poesia ,nodo nel quale è compresa anche l’altra questione di che cosa si deve occupare la poesia.

venerdì 11 febbraio 2011

CRITICA
Ennio Abate
«Ragazzi
tanto per staccarci un po' dall'intellettualità…».
Sottotitolo: Ma se la spina l’abbiamo staccata
almeno dagli anni Ottanta!

Ennio Abate a Lucio Mayoor Tosi (scusandomi di aver fatto un post, ma nello spazio commento non c'entrava)

Siamo, infatti,  passati senza accorgercene dal ”siamo tutti intellettuali” (ai tempi di Gramsci, quando essere intellettuali era un privilegio per pochi e un’aspirazione per molti) all’ “Abbasso gli intellettuali” (ai tempi nostri, della TV, del Web, della società dello spettacolo).
E nella nostra mailing list serpeggiano eufemistici o sibillini messaggi che in sostanza dicono: Gli intellettuali  sono non-concludenti.(Io, con il mio intelletto, traduco: inconcludenti, cioè parlano e parlano ma non concludono un c…). La solfa viene ripetuta in vari modi. Con gran spreco d’intelletto, secondo me (perché per scrivere un post  e mettere  quattro frasi in fila un po’ d’intelletto pur necessita)  e abbondanza di fumo.

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Gli intellettuali e l'esperienza



Ritengo che dal punto di vista esperienziale, l'attività intellettuale sia da ritenersi non-concludente. E ritengo che chi sostiene che gli intellettuali debbano svolgere il ruolo provocante del risveglio delle coscienze, vuoi nella direzione di combattere l'ingiustizia o più semplicemente per sconfiggere l'ignoranza che genera apatia e asservimento, si sbaglino se credono che ci si debba concentrare principalmente sul dissenso oppure sul miglioramento qualitativo della cultura. 

Manca il rilievo della verifica esperienziale, cioè l'osservazione dello stato delle cose, meglio se condotta senza l'ausilio di qualsiasi ideologia. Con questo non intendo puntare all'azzeramento del dibattito, al contrario vorrei porre un valore aggiunto e fin qui sottovalutato, quello per cui ogni idea intellettuale, ogni concetto e ogni aspirazione, debbano avere il coraggio di confrontarsi con la sensibilità e l'osservazione del vissuto personale.

mercoledì 9 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Giorgio Mannacio
Il rogo












Se l’anima delle cose avesse un’anima,
 quella trasfusa in una età lontana
negli idoli di legno, nei frammenti
di una conchiglia che ha perduto il mare;
se il corpo delle cose avesse un corpo,
mille occhi per lacrimare,
sarebbe già sgorgata una fontana
a vincere quel fuoco.
Mai torneranno i teneri stranieri
intorno all’amaro gioco
evocato dal fango a meraviglia.
Se il vento conservasse la memoria
che chiamiamo innocenza
smetterebbe per sempre di ingannare
con sdolcinate stanze il disonore .
Questo è il messaggio:l’urlo delle madri
partorite alla morte
dei loro figli e al rogo dell’orrore.

Milano, 8 febbraio ’11

martedì 8 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Autori vari
Nella ricorrenza
della "Giornata della memoria"
(27 gennaio)

In occasione della "Giornata della memoria" sono stati proposti alcuni testi poetici sulla tragedia degli ebrei sterminati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Nella mailing list "interna" dei moltinpoesia si è svolta una vivace discussione concentratatasi soprattutto sul chiarimento dei significati letterali ma anche politici di termini come 'Olocausto', 'Shoah' e 'genocidio' e, secondariamente, sulla possibilità di accostare quella tragedia  ad altre passate o attuali. Non  essendo riusciti a concordare una sorta di "editoriale condiviso" che facesse da introduzione ai testi, pubblichiamo quelli finora ricevuti, invitando chi lo desidera a riprendere nello spazio dei commenti la discussione sia in generale sia sui testi pubblicati.
                          Redazione MOLTINPOESIA

lunedì 7 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Giuseppe Beppe Provenzale
Poesia per Amaro ammore




I giorni in cui ci si ama da soli



Al mare d’inverno
vai
via da me in libertà sofferta solitaria                      uccelli scuri volano bassi e pochi

La fine della terra                                                 profonda  solida
ti maratona
lingua di parole fatte sabbia                      
e pensieri
fuori dalle lenzuola sahara

Sì e no
abbiamo smesso
interrotto
non continuato più
passione e quel gioco di carte
senza fante di cuori


Ora                                                                       nel mentre del tuo pietroso mare d’inverno
Ora
e per dopo
rimetterò questa carta nel suo mazzo
con il re di spade
e le famiglie di rovi
che sulla spiaggia rotolano
e graffiano le mie spalle lontane



Giuseppe Beppe Provenzale

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Matteo Bonsante
Tre piccole liriche



ADAGIO CON MOTO
  
Dal mare sorge la luna.
improvvisa:
nella pienezza della sua
essenza
         circolare
                   tranquilla
                              onniveggente
e si disvela il mondo

le fragili frange
delle nuvole basse
agli orizzonti
gli stagni taciti
tra i canneti
i muschi, le raganelle
e le maree e i tetti
in marcia
nella fresca notte.
  

sabato 5 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Amaro ammore
Recensione di
Giuseppe Beppe Provenzale



Cosa succede a Monza?

Continua il permanere delle fortune della Poesia. Non quella Aulica Declamata Viscerale che frequenta aule scolastiche, circoli(ni), nicchie (finto) snob e radical chic, ma.
A Monza c’è Poesiapresente, gruppo di lavoro (un nome per tutti: Dome Bulfaro) che, con un’azione autenticamente culturale (e programmazione sociale al seguito), produce, propone e spettacolarizza brani, occasioni, performance e sentimenti adiacenti l’attività più nobile dell’umanità. Un unicum che altrove e da altri é etichettato come Poesia antica, moderna, elegiaca o ermetica, civile (solo con certe coloriture politiche) o disimpegnata, così-così, merdaccia (da Ungaretti) ecc.
A Monza vivono l’uomo di sempre, la società d’oggi e le sue vibrazioni contemporanee permanenti i sentimenti antichi.

CONTRIBUTI
Giorgio Mannacio
Emozione e struttura














1.
Si può conoscere solo quello che si fa. Il poeta può essere un pessimo critico soprattutto se oggetto della critica sono i propri versi. Ma certamente è l’unico testimone attendibile del tempo e dei modi che segnano la nascita di un testo poetico.
Questa testimonianza non dà luogo a criteri di valutazione estetica ma porta all’individuazione di come venga alla luce l’oggetto di una tale valutazione.
Si tratta di un’esperienza esistenziale che non può essere sostituita da altre.
2.
La descrizione dei modi e dei tempi si può fissare nei termini che seguono.
Si tratta – è bene avvertirlo subito – della descrizione di un processo che è ,assieme,naturale e culturale . Nel primo aggettivo sono compresi fattori che riguardano anche la nostra struttura neurologica e per i quali , a volte, i termini esatti sarebbero difficilmente comprensibili nel linguaggio comune. Tale difficoltà porta ad avvertire che nella descrizione di tale processo l’uso di similitudini e metafore può rivelarsi necessario.

giovedì 3 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Da quali nemici e falsi amici
si devono guardare i poeti (esodanti)
[ Seconda puntata]


Dopo aver letto «attentamente» le «istruzioni» di Leonardo Terzo.

Il saggio di Leonardo Terzo (CRITICA.Ridare funzione politica alla poesia: leggere attentamente le istruzioni) è d’alto livello teorico e merita, com’egli chiede, un commento non superficiale. Qui sotto espongo il mio. L’intento:  dichiarare lealmente e spero senza forzature i punti (pochi) sui quali concordo con lui e quelli sui quali sono perplesso o in disaccordo. Sarò stato forse troppo analitico, ma la fretta oggi di moda è nemica dell’intelligenza e, per quel che posso, la rifiuto. Chi non ha tempo da perdere e vorrebbe  ridotti a spot questi argomenti, passi ad altro.

venerdì 28 gennaio 2011

SEGNALAZIONE
Laboratorio MOLTINPOESIA
3 febbraio 2011 ore 18

La casa della Poesia

Milano

stagione 2010-11, ciclo moltinpoesia


giovedì 3 febbraio 2011 ore 18
Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1

laboratorio Moltinpoesia

serata a curadi Ennio Abate 
DA QUALI NEMICI (E FALSI AMICI) SI DEVONO GUARDARE I POETI?
A proposito di  poesia civile, impegno in poesia e rapporti tra poesia e realtà

Partecipa Tito Truglia di FAREPOESIA rivista di poesia e arte sociale
La Casa della Poesia - Milano © 2011

SEGNALAZIONE
FAREPOESIA
Rivista di poesia e arte sociale

 È disponibile il quarto numero della rivista. 142 pagine a colori. 12 euro (comprese spese di spedizione. Richieste a titoxy@libero.it.

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Da quali nemici e falsi amici
devono guardarsi i poeti (esodanti) [Prima puntata]


Il Laboratorio MOLTINPOESIA è stato  percorso fin dai suoi inizi da spinte che potrei chiamare endogamiche ( la poesia è autonoma, occupiamoci di poesia e basta, qui si parla di poesia e basta) e da spinte eterogamiche (l’autonomia della poesia è relativa, la poesia non vive d’aria ma si nutre di  quotidianità, storia, vita sociale). Guardandoci attorno i discorsi non sono diversi. Ci sono quelli che ritengono che la poesia possa avere rapporti più o meno intimi ma tra “simili” ( tra saperi simili)  e, quindi,con le altre arti “sorelle” come pittura o oggi arti visive o a massimo con  discipline “consolidate” come filosofia,  teologia, psicanalisi (delle scienze nessuno parla o se ne parla a mezza bocca).  Solo pochi “retrogradi” come me vengono accusati di volerla spingere tra le grinfie della politica o distoglierla da un rapporto  che sembrerebbe monogamico ed obbligato con la bellezza (o Bellezza) e portarla a sporcarsi con le “cose brutte” o con gli orrori del mondo in guerra o in ebollizione.
Allora, evitando “scomuniche” o “etichettature”, e mantenendo il discorso sul piano del confronto tra opinioni  e interpretazioni diverse,  tento qui di approfondire il discorso. E lo farò in tre puntate: la prima per riepilogare e documentare come si è presentato nel Laboratorio MOLTINPOESIA  il contrasto tra poesia  e politica (in particolare); la seconda per analizzare l’articolo di LeonardoTerzo, Ridare funzione politica alla poesia: leggere attentamente le istruzioni per  segnalare i punti d’accordo e quelli di disaccordo; la terza per precisare  la mia posizione favorevole a una poesia che chiamerei (spiegherò perché) «esodante».

  1. Prima puntata: Promemoria:  Siamo seri, qui nessuno vuole ridurre la poesia a politica immediata

mercoledì 26 gennaio 2011

CRITICA
Leonardo Terzo
Ridare funzione politica
alla poesia:
leggere attentamente
le istruzioni.

Da http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/01/ridare-funzione-politica-alla-poesia-leggere-attentamente-le-istruzioni.html









La questione di ridare una funzione politica alla poesia e alla letteratura deve affrontare il problema della particolare natura che l’arte ha assunto dal momento in cui, dal Settecento, si è resa una significazione autonoma, dando luogo al campo concettuale dell’estetica.
Il problema sta nel fatto che la produzione della bellezza - fine specifico dell’estetica - utilizza comunque dei materiali che appartengono a tutti gli altri campi della realtà umana, cioè il sapere o i saperi. Tali materiali hanno un loro significato e valore originario, che viene trasformato e trasfigurato, e quindi osservato, fruito e interpretato in un nuovo contesto funzionale, culturale e addirittura “cultuale”, dove acquista un suo senso “altro” e specifico.

martedì 25 gennaio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Ennio Abate
Lettera di lamento di Karl Bis
Da "IMMIGRATORIO" (inedito)












 Alla stazione si erano salutati commossi. Si interrompeva la loro lunga amicizia. Per anni si erano frequentati quasi ogni giorno. Adesso si erano tolti ai reciproci sguardi. Ora il filo residuo con SA erano le lettere di Karl Bis, che cercò di farlo tornare. Ma Vulisse, estraneo tra estranei, s’aggirava  per stazioni, strade e solo in qualche parco per attimi si  riposava, rimuginando quelle parole. Sì, erano moti di gabbia in gabbia i suoi e  sapeva che all’amico ormai giungevano opachi e indecifrabili. Lui dal presepe s’era tolto e accusava l’altro d’esserci rimasto  e di non intendere più quel suo dolore da supermercato, le acrobazie che faceva tra pensioni e strade, il vento di folla ignota che lo sfondava e  portava via la comune, giovanile elegia. La speranza sua stava in quel vento. Ma sentiva di esagerare quando diceva che l’amico era rimasto nello stagno, nella pausa, sotto i cieli calmi o le cupole gloriose da secoli inerti.

Per la comune miseria assieme condivisa
e il duraturo malessere che s’ammucchiò poi
alla rinfusa nei giorni, per la marcita di silenzio
ch’oggi copre quel passato, ripeterò ossessivo
il saluto, l’atto paziente e gentile della parola
dinanzi all’oscura maturazione che ti staccò da noi.
Una volta servì a vigilare - ricordi? -
sul continuo morire della vita circostante.


(Ma cumm’e fatt a te ne ì, a stà senza nuie?
Nun putive sta ccà, sì, miezz’a sta miserie?
Nu vire quanta marvagità s’accocchia juorne
doppe juorne? Cumm’uve abbandonate
a vita nun sona chiù. Ah, si te truvasse e te
putesse chiamà pe nnome! Tenghe pronte
na parole gentile cumm’a chelle ca mettene
tranquille e malate ca tenene paure e murì.[1])

CONTRIBUTI
Donato Salzarulo
«Cartoline dai morti»
di Franco Arminio.
Appunti di lettura













  So che morirò, ma non lo credo
                                                                    J. Madaule

Al termine della lettura dell’ultimo libro di Franco Arminio, «Cartoline dai morti» (Nottetempo, 2010, pagg.137, euro 8,00), mi è tornata in mente una massima di Spinoza. Cito a memoria: l’uomo libero su nessuna cosa riflette meno che sulla morte. La sua sapienza non è meditazione della morte, ma della vita.
In fondo, mi sono detto, i morti non scrivono nulla e chi attribuisce loro delle cartoline è un abile e sperimentato scrittore vivo (io preferirei di più definirlo poeta) che utilizza questa intelligente finzione per parlare d’altro. Della vita, direi. Della vita dei singoli e di tutti che sappiamo tragicamente mortale. Ogni storia deve finire / ogni pigna di glicine sfiorire.
E’ probabile che il filosofo olandese, come Epicuro - ricordate? La morte non ci riguarda, finché viviamo non esiste e, quando sopraggiunge, noi non ci siamo più - , mascherasse dietro quel suo pensiero la disperazione, l’angoscia del dover, comunque, morire. Probabile che volesse convincersi di un pensiero di cui forse non era intimamente convinto; non è escluso che stesse esorcizzando. E’ vero, però, che della morte parlano solo i vivi. In chiusura, è l’autore stesso a confessarlo: «I morti non ti pensano, non ti mandano nessuna cartolina.» (pag. 136)