venerdì 1 ottobre 2010

UN MICROFONO COSTA E LA MUSA E' PARALIZZATA di Giuseppe Beppe Provenzale

foto di G. Provenzale


















Il 28 settembre, presso la Palazzina Liberty, è  stata inaugurata la nuova stagione 2010-2011 della Casa della Poesia. Tema il “Microfono aperto”, anche se il microfono non c’era.
Erano presenti i Padri fondatori, 20 poeti invitati, 20 poeti irriducibili e una sparuta schiera di stoici, in qualche modo amici dei primi. Pochi sorrisi, qualche saluto e grande protagonista il vuoto risultante dalla conta dei presenti.
Co-protagonisti della serata l’arredamento minimalista e respingente della Palazzina e l’illuminazione senza anima di lampade però di design internazionale.
Le poesie? Un microfono costa e il Comune è molto tirchio. La comprensibilità delle poesie non arrivava alla seconda fila e non è opportuno parlarne. La scrittura delle stesse potrà rendere come sempre giustizia.
Perché si insiste su serate come questa?
Certamente se il Comune potesse essere più generoso e si riuscisse ad offrire un buffet gratis gli spettatori sarebbero più numerosi, ma cosa cambierebbe?
Il reading di poesie così com’è è superato, i cittadini di fronte a un evento sono abituati a una maggiore completezza. Il poeta non si mette in vetrina, anzi l’aborrisce e si rifugia nel suo studiolo, s’incatena al suo scrittoio/computer/moleschin/libriccino, mentre - per dirla con parole di Mayoor – sarebbe necessaria un’interattività e “la creazione di eventi pubblici pensati per un pubblico di intellettuali più easy, disposti cioè a trascorrere una serata  umanamente interessante. Serve amore verso il pubblico e più creatività … Mancano i fondi d'accordo, ma sono certo che studenti di scenografia e del conservatorio, per esempio, sarebbero felici di ridare vita alla Palazzina Liberty anche gratuitamente.”
La Musa è paralizzata e si contenta d’aggiustare le pieghe del suo peplo. Fa di tutto per irritare gli astanti, sempre nuovi e sempre meno numerosi. Gli esperienti abbandonano e la poesia diventa genere di nicchia per specialisti coriacei. Giusto adesso che non c’è più poesia e il mondo ne avrebbe tanto bisogno. Intendendo per poesia la sublimazione delle qualità umane…  
“... ma perché la gente dovrebbe sorbirsi un'ora di poesia, in un contesto bello ma reso tristissimo, quando può fare meglio, e più spensieratamente, perfino partecipando ad un club di bocciofila?” 
Aria aperta sotto un filare di pioppi contro ferro/cemento grigiazzo e tende drappeggiate bianco sporco e alla veneziana.

Il commento sul "microfono aperto" è di Beppe Provenzale 

11 commenti:

  1. Che la poesia non abbia molti seguaci non è una novità. Il 28 sera tuttavia di gente ce n'era molta, nonostante il numero dei selezionati sia passato dai 40 dell'anno scorso ai 20 di quest'anno. Sono certo che se l'autore di questo post fosse stato in quel numero, avrebbe scritto parole più generose e meno polemiche.
    D'altronde aveva partecipato e ci sarebbe piaciuto che - come altri esclusi - dimostrasse la sua sportività, il suo amore per la poesia o anche solo un po' del suo narcisismo partecipando allo spazio del microfono aperto.
    E' vero che il microfono era spento, ahinoi, ed io sono stato il primo a dolermene! Che la nostra associazione non navighi nell'oro non è un segreto, ma continueremo finchè potremo a fare le nostre proposte culturali anche al buio se mancherà la luce. Ovviamente cercheremo delle candele, e chiederemo al pubblico di portarne altre. Se poi quest'ultimo preferirà fare altre cose, liberissimo. Ma il 28 ottobre ha dimostrato di essere numeroso - oltre 100 persone - paziente e caloroso.
    Grazie dunque a tutti coloro che sono venuti, benchè il Beppe Provenzale, sopraffatto dal livore per l'eslusione (inevitabile per la maggior parte di coloro che hanno inviato le loro anche degnissime poesie, perchè sono sempre di più gli esclusi che gli inclusi), abbia scelto di ignorarle e di farle passare per uno sparuto gruppetto. Questo si chiama remare contro, e - conoscendo il personaggio - la cosa non ci stupisce. Però ci dispiace, perchè questo non aiuta la causa comune, che è sostenere la poesia. E non necessariamente la sua.

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  2. Pur confidando nella provvidenza, i poeti, specie se milanesi, lo sanno da sempre che la gloria non scende dal cielo. E visto che siamo in un blog provo a dire il mio "CHE FARE".

    - Stampare singole poesie in formato cartolina su carta leggera (formato A5, max 100 gr).
    Destinazione: le stazioni metropolitane ( vedere possibili collegamenti con iniziative editoriali già in atto).
    Distribuzione gratuita.

    - Stampare singole poesie in formato cartolina su cartoncino (formato A5, max 300 gr. tipo promocard).
    Destinazione: i musei ( tutti ) e le gallerie d'arte a cominciare dalla Triennale, l'Hangar Bicocca, il Pac, la Fondazione Prada ecc. senza trascurare le gallerie private.
    Distribuzione gratuita.

    - Creazione di minimissimi libretti, firmati elegantemente "Casa della poesia", costituiti da max 10 facciate.
    Destinazione: sulle casse delle Feltrilelli-Mondadori.
    Costo 1 euro.

    - Creazione di almeno tre eventi pubblici all'anno dove verrà chiesto ai poeti l'erculeo sforzo creativo di proporre qualcosa che vada oltre la solita... accompagnamento del violino. Eventi che verranno pubblicizzati sul sito della CdP, ma anche sui mezzi di informazione urbana. Si dovrà necessariamente invitare il sindaco, la signora Moratti, la quale dovrà dichiarare pubblicamente se ama la poesia oppure no ( in fondo è una domanda molto semplice). Se l'ama ci darà una mano, se no verrà scritto sui foglietti di cui sopra, quelli da distribuire nelle metrò.

    - Mantenere intatta l'attività laboratoriale della CdP perché costituisce il fulcro di tutta la faccenda, gli appuntamenti mensili o settimanali e quant'altro ( comprese le inaugurazioni stagionali, come quest'ultima... ma sarà d'obbligo indossare l'abito della festa).

    COME FARE?
    Forse è il caso che il cosiddetto pubblico della poesia si dia una mossa... verso il portafoglio. Scapperanno tutti?

    Cordiali saluti
    mayoor

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  3. Amos Mattio mi conosce?
    Credo di no e che mi confonda con qualcun altro. Spostando l'argomento da uno scomodo (Microfono aperto) a uno più congeniale, il nocciolo del suo commento si riduce a un ingiustificato e feroce attacco personale. Un'arrampicata sugli specchi?
    Attacco anche offensivo per i poeti, perché scrive del livore (obbligatorio negli esclusi) e del narcisismo mostrato dagli stessi quando pur, non essendo stati invitati (e/o anche di loro iniziativa?), s'impossessano di un microfono virtuale. Ahi! che bella rivelazione!

    Un Amos Mattio di questa cifra non mi pare mostri un atteggiamento etico e rispettoso nei confronti dei poeti.

    Prima d'ignorarlo gli consiglio di riflettere su due argomenti:
    - le parole pronunciate, ove non suffragate dai fatti, sono un sacco vuoto tenuto all'impiedi per forza;
    - le osservazioni costruttive non debbono essere trasformate in sentenze utili solo a chi vuole autoassolversi. Si guardi alla realtà, si prenda buona nota e si prosegua al meglio.

    Piuttosto che intengere la penna in un inchiostro verdeveleno sarebbe stato più utile aprire un dibattito e confrontarsi sulla "poesia". Meglio che cesellare parole di duellanti impegnati in guerra di cuscini.
    Io remo a favore, se non non sarei nella Casa della Poesia, e vorrei che tutti lo facessero, con onestà intellettuale e - ove necessario - con capacità.

    Giuseppe Beppe Provenzale

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  4. Le proposte di Lucio Mayoor Tosi mi sembrano assai interessanti. Tentano di uscire dal "cotto e mangiato" tra addetti e sono anche originali e fattive. Io sono il primo a sottoscriverle.
    Chi mi segue?
    Giuseppe Beppe Provenzale

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  5. Spero che il confronto tra alcuni dei Moltinpoesia e Amos Mattio della Casa della Poesia (ma non solo lui)
    possa diventare meno "scintillante" e svilupparsi, modularsi, concentrarsi sul problema reale, che per me è a doppia faccia: come rendere appetitosa la poesia, che troppi schivano (o schifano...); quale poesia oggi.
    Certo se le concretissime proposte di Lucio Mayoor invece che sottoscritte e praticate solo da alcuni
    venissero promosse dallo Stato maggiore della CDP avrebbero un altro effetto.

    Ennio Abate

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  6. Concisamente, perché sono solo di passaggio su questo blog e non ho tempo per soffermarmici troppo.

    A Provenzale (perchè suo è il primo articolo irrispettoso nei confronti del pubblico e di chi si impegna attivamente nella promozione della poesia)
    1) se rilegge il mio commento senza travisarlo come tenterebbe di fare solo un mediocre azzeccagarbugli delle parole, io, nel riferirmi alla partecipazione attiva del pubblico, ho parlato di "sportività" e di "amore per la poesia", mentre "il suo narcisimo" (come chiaro dall'aggeettivo possessivo singolare) è riferito tutto a lui.
    2) per conoscerla mi è bastato leggere i suoi testi e vedere come si è comportato, la sera del 28 non partecipando alla lettura e i questo blog per sparare sulla crocerossa.

    A Lucio Mayoor:
    1) le proposte sono tutte OTTIME, ma - come ha giustamente concluso anche lui - per fare anche le cose minime ci vuole qualche soldo e molto tempo da dedicare alla causa, due risorse che attualmente scarseggiano. Certo, se arrivasse lun po' di aiuto da tutti (economico) si potrebbe fare questo e altro.
    2) gli organi di stampa, la moratti, l'assessore alla cultura sono contattatti ogni santa volta che facciamo qualcosa, ma l'attenzione è scarsa. Può darsi che sbagliamo qualcosa, ma molto più probabilmente la poesia - se non diventa spettacolo - è semplicemente una cenerentola.

    A E. Abate:
    1) lo "stato maggiore" della CDP, come lo ha chiamato - quasi fosse (e l'offesa è sottile, ma c'è) - un apparato paramilitare o dittatoriale, sono persone che hanno il mandato e la responsabilità di portare avanti un proprio programma, ma pienamente disponibili a cogliere suggerimenti e proposte. Ne è la prova la stessa esistenza del laboratorio di Moltinpoesia. E poi, si torna al problema finanziario, che è quello più urgente.
    2) il tuo è un'atteggiamento strano: lasci che un qualsiasi invidioso spari sulla Casa della Poesia proprio dalla tua barca di Moltinpoesia e poi assumi toni concilianti e nessuna posizione aperta.

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  7. noto con disappunto, ma non con eccessiva sorpresa, che la mia ultima replica di ieri, in cui rispondevo punto per punto a Provenzale, a Tosi e ad Abate, è stata cancellata.
    Non si tratta quindi di un dialogo, se vengono messe a tacere le opinioni discordanti.
    Questo è moltinpoesia?

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  8. Invito ad Amos Mattio.
    Nessuno ha cancellato alcunché e nessuno ha mai visto quella replica. A smentire la sua supponenza e l'inopportuna eccessiva auto-referenzialità lo si invita cortesemente a postare nuovamente il suo commento, augurandogli maggiore successo.
    Giuseppe Beppe Provenzale

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  9. In questo brano del commento di Amos Mattio del 04 ottobre 2010 03:33 ( Vedi sopra)

    Se poi quest'ultimo preferirà fare altre cose, liberissimo. Ma il 28 ottobre ha dimostrato di essere numeroso - oltre 100 persone - paziente e caloroso.

    c'è un refuso: '28 ottobre' va sostituito con ' 28 settembre'

    Non essendo possibile correggere direttamente il testo del commento, ricorriamo a questa precisazione.

    a cura della redazione di MOLTINPOESIA

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  10. berlino 15/10/2010

    war is also boring

    in questo tempo malato
    in cui gli angeli
    possono percepire i colori
    della deriva globale
    forse basta alzare
    gli occhi verso il cielo
    di berlino
    privo di ogni divisione
    e confine
    lontano dalla banalità
    di un microfono
    poco amplificato
    un cielo-luogo
    in cui si intravede
    un nuovo modo di fare
    il dialogo attende oltre
    i "feroci attacchi personali"
    caduta di stile?
    war is also boring
    la ragione suggerisce
    il confronto
    ma è difficile crederci

    enzo giarmoleo

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  11. Nonostante l'invito Amos Mattio non ha ancora postato il commento che "qualcuno" gli avrebbe censurato. Oggi dovrebbe - magari - ammettere un errore tecnico, suo.

    COMMENTO n. 10
    Ovvero come si fanno le pulci ai numeri.

    - Il successo di una serata é affidato a 100 persone? Un happy hour ne totalizza assai di più.
    Se sono stati 20 i poeti selezionati e 30 i volontari volenterosi in crisi di "narcisismo" (etichetta Mattio) arriviamo a 50 presenze. I Padri fondatori della Casa della Poesia e un amico a testa fanno "più di 100" (seppre Mattio) Facendo i ragionieri senza però offenderli si potrebbe parlare di "evento ricettato".
    La qualità non si discute, la risonanza neppure, la comunicazione é stata quella giusta... naturalmente. Purtroppo chi perde é la Casa della Poesia e il suo grande ruolo nel panorama culturale italiano.

    - Suggerimento per raddoppiare il successo: l'anno prossimo si potrebbero selezionare 100 poeti con almeno 100 amici al seguito...
    Microfono veramente aperto e violoncello d'atmosfera.

    - Prometto infine ad Amos Mattio che non invierò alcun mio verso perché io abito a Milano e non ad Udine. Frase ahimé oscura,ma comprensibile solo a lui.

    Giuseppe Beppe Provenzale

    RispondiElimina

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