domenica 23 novembre 2025
giovedì 20 novembre 2025
domenica 16 novembre 2025
giovedì 13 novembre 2025
stazione
di Ennio Abate
convegno di povera folla infreddolita stanca
e muta e va vieni andirivieni
di solitudini inceppate
che si sono appena adesso disperse
e mi lasciano a proteggere
‘sto cagnolino fermo come un soprammobile
o secco e rigido di morte
una conclusione, dunque
mercoledì 12 novembre 2025
AVVERTIMENTI A UN POETA
di Ennio Abate
a
Franco Arminio
prossimi
a te/ a villa literno
non
distanti da me/ nella piana d’albenga
ci
sfiorano
e
ovunque il merletto d’indifferenza
godereccia / l’europa
addosso si ricama
vanno
dai giacigli di cartone e vecchi stracci
da
vecchi serre inutilizzate / ai
campi di lavoro
(non
sul prato,
non sul tuo
prodigio alla clorofilla)
ma
alla fabbrica a cielo aperto
e
per quattordici ore a tremila lire pagate ciascuna
dall’alba
inizio della rapina
alla
sera
(nell’ora
per
te
scalena del commiato)
quando
sul rettilineo che corre da ceriale ad albenga
nigeriane
e brasiliani svendono i corpi accomodati
e
senegalesi accampati lungo il fiume
mangiano
erbe
spiando
inerti i coiti altrui
e
ragazzini sfrecciano in moto e auto
gridando
bastardi e promettendo botte e piombo
non
la
malinconia
provano ma sozze paure
(e
tu candido ebete non vedi che l’arcadia,
glaucoma dei poeti!)
(23 settembre 1989)
martedì 11 novembre 2025
Leggendo poesie di Bertolucci, Risi, Porta ed altri
POETERIE 1995
di Ennio Abate
‘sti poeti cha cicereano spaparanzati dint’o suppigne re femmene so senza scuorne
sabato 8 novembre 2025
RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1983)
di Ennio Abate
gennaio 1983
«Samizdat Colognom»1: un angoscioso ripiegamento in assenza di “amore” e “furore”
di Donato Salzarulo
In morte di Paolo Virno
di Ennio Abate
Apprendo la notizia della morte di Paolo Virno. Ricordo che lo ascoltai una prima volta – ma non ricordo la data – a Cologno Monzese per una conferenza, quando la Biblioteca Civica era diretta sapientemente da Luca Ferrieri. Ricordo pure le sue battaglie con Franco Fortini ai tempi in cui facevano insieme ”La talpa”, inserto del “manifesto” e poi alla Casa della cultura di Milano su ”Sentimenti dell’aldiqua. Opportunismo, paura, cinismo nell’età del disincanto” (Theoria, 1990), un libro-manifesto delle generazioni, che Fortini chiamava dei “Fratelli amorevoli”, in fondo già adattatesi al clima a-comunista o inconsapevolmente anticomunista e Virno, invece, considerava in dinamiche e comunque positive metamorfosi.
QUI
giovedì 6 novembre 2025
RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1982)
di Ennio Abate
1982
1 gennaio 1982
Sulle
poeterie
(poesie
‘62-’64) ho condotto in vari tempi le seguenti operazioni:
- commenti
(agosto 1975);
- racconti
sui miei tentativi di scrivere poesie;
- restauri;
- sviluppi;
- tentativi
di critica e autocritica.
Tali
operazioni non sono mai arrivate definitivamente in porto. Ma le ho
tentate con una certa tenacia per vari anni. Ho perseguito questi
scopi:
- non
dimenticare il passato in cui mi ero formato;
- dare
importanza
alla mia pratica poetica solitaria;
- utilizzare
i frammenti per indagare la mia esperienza.
febbraio 1982
1.
Perché
il mio poetare ha avuto bisogno di tanta clandestinità? (O
mortificazione?).
Desiderio
di stare
al riparo? Da
cosa o chi? L’ho
sentito come una malattia che volevo curarmi da solo?
martedì 4 novembre 2025
RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1980-1981)
Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (3)
di Ennio Abate
14 gennaio 1980
Leggendo Vanoye, La funzione poetica nei messaggi scritti e Annaratone, Rossi, Versificazione e tecnica della poesia.
Certo
la poesia, che nel costruirsi s’appoggia alle varie funzioni del
linguaggio comune, non è riducibile all’aspetto metrico. E mi pare
assurdo che senza metrica non ci sia poesia. Anche un corpo – penso
– esiste di per sé e non perché sia misurabile (o non vale
soltanto quando rientra entro determinate misure giudicate normali).
Non
posso
trascurare
che finora
- e in particolare nella cultura letteraria italiana - la misura
ha avuto una grandissima importanza e
che sarebbe da sciocchi pretendere di capire la poesia dei classici
trascurando il loro rispetto o la loro passione per i problemi di
metrica.
Ma
ho
sempre pensato e
temuto
che la metrica (come l’ortografia, come tutti
i saperi
regolati)
possa
e viene
anche
usata
per intimidire e
sottomettere,
cosa inaccettabile. A complicare le cose c’è statal’esperienza
delle avanguardie, che è andata
oltre
misura
(o
oltre
le
misure
canoniche). Forse perché influenzato io
pure
anche solo indirettamente da tali esperienze,
non ho badato mai
troppo alla
metrica. Oppure
mi sono affidato da sempre a una
metrica soggettiva praticando
alcune delle
possibili varianti del verso
libero.
Il problema di valutare
quanto
il
verso libero sia
o no
alternativo
o fuorilegge me
lo ritrovo di fronte adesso che leggo gli
scritti sulla metrica di Fortini.
Il quale insiste a dimostrare quanta metrica della tradizione stia
nella apparentemente vergine e ribelle anti-metrica
delle
avanguardie. Mi
convince? Non so dire. So dire, però, che resto curioso verso le
tante esperienze che hanno cercato il senso
del/nel non
senso,
o la logica del/nell’a-logico.
Per adesso tengo
a
bada sia la soggezione alla metrica che il suo rifiuto semplicistico.
Potrei controllare che tipo di versificazione ho adottato in questi
anni e quali mutamenti sono intervenuti rispetto agli inizi. Ma è
un compito che richiede tempo e una competenza della tradizione
metrica che non sono riuscito ad avere. Questo
mio deficit è un po’ il marchio ricevuto
dalla
mia traballante e penosa formazione liceale. La metrica mi
respinse;
e solo il provvidenziale aiuto del sig. Giarletta, un
direttore
delle poste in pensione che abitava al
piano di sotto della nostra
palazzina,
mi fece superare il blocco che m’impediva di leggere bene gli
esametri in greco. Quelle mie
difficoltà
furono la molla che fece scattare la mia simpatia istintiva quando
scoprii i
poeti che usavano il verso libero. E che allora – parlo del
1956-’57 - erano al di fuori dei programmi liceali,
fermi alla “triade” Carducci-Pascoli-D’Annunzio. Ne lessi -
per caso e
per la prima volta dei
testi - in un’antologia dei poeti del primo ‘900 prestatami
dalla sorella laureanda in lettere del mio compagno di liceo Carlo
Bisogno.
Le
suggestioni
dell’avanguardismo sono
rimaste abbastanza vive. E anche se oggi
condivido l’insieme delle critiche (soprattutto
politiche)
di Fortini alle avanguardie, so
quanto sia rimasto lontano
e irraggiungibile il suo classicismo.
agosto 1981
1.
L'inizio della mia ricerca poetica fu attorno al 1961-'62, interrotto e complicato dalla mia partenza per Milano e dalla ricerca di un lavoro per mantenermi. Mi sono sempre rifiutato di sbarazzarmi di quei frammenti comunque intenzionati poeticamente.
lunedì 3 novembre 2025
RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1978)
di Ennio Abate
2 gennaio 1978
Lettura. Roversi, I diecimila cavalli. Bellissimo l’intreccio del dialogo fra i due amanti che si separano e la descrizione dell’intervento della polizia contro i manifestanti. E poi parla con passione dei meridionali e con rabbia della polizia. Accorcia il romanzo veristico, lo stravolge. È un lavoro da scrittore maturo. Non cerca spiccioli.
sabato 1 novembre 2025
RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE "POETERIE" (1977)
Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (1)
di Ennio Abate
Questi appunti di diario sono stati scritti tra 1977 e 1985 e riordinati nel 1999. Pubblico quelli del 1977.
venerdì 31 ottobre 2025
martedì 28 ottobre 2025
Oh, mamma mia | la neo-social-poesia!
di Ennio Abate
sorbiamoci la gioventù
di Gilda Policastro
https://www.leparoleelecose.it/e-la-poesia-dove-sta-conversazione-senza-filtri-con-giorgiomaria-cornelio/
giovedì 16 ottobre 2025
Lamento testamento
mandò un messaggio (come stai?)
e lei chiamò sul fisso
ne ascoltò il lamento/ il resto/ lo scarto/
per decenni lo sostenne/ per decenni
come una mamma ne coprì i difetti
come una volpe non volle più ucciderlo
e ora – oh, ferocia di coppia -
fissava quella sua fine indecorosa
da lei pure preparata
lamento/ lamento
tutto è stato dilapidato
è / se c’è / il testamento
mercoledì 15 ottobre 2025
lunedì 13 ottobre 2025
venerdì 10 ottobre 2025
Passanti
di Ennio Abate
al sole
un attimo sfuggendo
come bisbiglia
vocina d’infanzia
le
tiepide cose che pensa
al badante amico
- corpaccione da
pugile ingrassato
che la spinge sulla carrozzella
lentamente
10 ottobre 2025
domenica 5 ottobre 2025
TRE VOLANTINI IMPROVVISATI E VELOCI
1.
e la gestione della crisi si sostituisce alla giustizia
e ogni resistenza è bollata terrorismo
e l’Occidente crollerà così cercando stabilità
non più giustizia /quella dei coloni israeliani
sarebbe l’avanguardia della civiltà occidentale/
ahi/ ahi/
2.
la poltica, quella istituzionale/
spettacolo, teatro, gioco delle parti, trasformismo
e la popolazione va in piazza /
saltando / sbeffeggiando le strutture
che quella politica organizzano/
sarà per un imperativo morale/
sarà perché tecnologizzata
e con ampie capacità autorganizzative
pensiamo che comincia un’altra scuola/
in piazza / in piazza
3.
frantumiamoci /dai/ in gruppuscoli faziosi
in feroce contrapposizione reciproca sul nulla/
minacce nucleari nascondetevi!/ apocalisse
industriale levati dai piedi/ distruzione dello stato sociale
chemmenefotteamme!/ e alleluia/
migliori nel denigrare / il ragionar verrà poi
(spunti da pagine FB del 5 ottobre 2025)
venerdì 3 ottobre 2025
Tre poesie
Il pensiero ha un innesto
nel corpo e non per caso
il corpo mortale conserviamo
pronti a tutto non a morte cieca
senza speranza. La virtù, la forza
apre i cieli oltre materie consistenti
miste di quanti e sostanzepensiero:
come se tutto svanisse in materia
come le anime dei morti adesso.
* * *
Io vedo te
che non ti vedi
e tu mi vedi
come io non so.
Il residuo infinito non raggiunto
anima i giorni di respiro.
* * *
Ma non sarà il pensiero razionale
a slegare il disegno equatoriale
che scioglie in vento la figura intera
ove spirito esulta e si rallegra
di vivi e morti in cori universali
lunedì 29 settembre 2025
Chille, st’amiche
di Ennio Abate
Chille,
st’amiche, stu Bisogne - Ah, sì,
vuoi ricite Bis!
E, sì, facimme nu bisse!
-
veneve
ra o stesse paese. Ere r’Acquamele.
Pa
precisione e suoie stevene ncopp’Aielle.
E
sturiavene ‘nsieme, sì, tutt’e pomeriggie
po, quanne se
faceve sere, jevene a piere
a passeggià miezz’a folle a
Lungomare.
Pure
quanne chiuveve forte e c’ere viente
cu
ll’onne ra mareggiate nzin’ao marciapiede
lui, Bisse, Lac e Guerrazze ievene
annanze
e arrete a parlà e Die e Dostoiesche.
Stevene
sempe a sturià, a sturià
o
sempe ‘nzicche
a chillu gire e prievete
e
l’azionecattoliche.
Senza
na guagliona.
Quest’amico/
Bisogno - Ah, sì,/ voi dite Bis! E, sì, facciamo un bis! - /
veniva dallo stesso paese. Era d’Acquamela. Per essere precisi,/ i
suoi erano di Aiello.// E studiavano insieme, sì,/ tutti i pomeriggi
e poi,/ quando veniva sera,/ andavano a piedi/ a passeggiare tra la
folla a Lungomare.// E anche quando pioveva forte e c’era vento/
con le onde della mareggiata fin sul marciapiedi/ lui, Bis, Lac e Guerazzi andavano avanti / a parlare di Dio e di Dostoevskij.// Erano sempre a studiare,
studiare/ o sempre legati a quel giro di preti/ dell’Azione
Cattolica. Senza una ragazza.
2010/2025
giovedì 25 settembre 2025
giovedì 18 settembre 2025
martedì 16 settembre 2025
Civiltà terroristica
quanto si pagherà
chi pagherà
per questa follia?
cantami o diva
del pelide Katz...
‘stu cazz!
e al mondo intero
comunque la chiamiate
solo morte portate
lunedì 1 settembre 2025
Psicoscrittoio (9)
di Ennio Abate
ingenuo come un bimbo
fece
rotolare
per terra le sue monetine
e
altri già più furbi
le rubarono
ingenuo come un
adulto
raccontò i suoi sogni
all’amante - che si
vendicò
giocare ed essere giocati
la vita - (forse) la poesia
giovedì 28 agosto 2025
Eppur si muove...
Ballata dei massacrati di Gaza
di Ennio Abate
Fratelli umani
Israeliani
nostri ben educati carnefici
per l’amara e breve vita
che lasciammo
nell’unico modo da voi consentito
non incolpatevi.
domenica 17 agosto 2025
vecchia madre fanciulla (2)
di Ennio Abate
In memoria di R. B.
di mattino presto solitaria fumavo
sulla panchina della piazzetta a Praly
e poi passeggiammo lungo il torrente
su sentieri morbidi di pioggia
parlammo di anni passati di dolori
rappresi di pianti ormai asciugati
nei barattoli delle nostre memorie
un sasso una radice sollevata uno
spuntone di roccia – ad intervalli
i rumori da case ancora addormentate
*
chi ero (se ero) cosa di me rimarrà
quale ricordo o gesto resta nel cesto?
*
sì sì strana infelice quella un po’ diversa
inadeguata ingannata fasciata ingessata
agghindata con stracci da mercatino psicanalitico
maschera amuleto portafortuna condannata
a raccontare nel danno in vergogna
il senso di colpa numero uno due tre
tolto il velo da parole e banalità
*
freddo alone di eventi! frizionarli dovevo,
suscitarvi la piccola febbre della coscienza,
scaldarli alla sua lampada amorosa?
*
cugina psicoanalisi, papà analista
mie stampelle non lasciatemi a
zoppicare dinanzi a incubi adulti
sostenete il viaggio nell’aldilà
della mia anima in frantumi
riportatela qua dove siete o apparite
la volevo bella, capite, mite scolara
non impacciata impresentabile acrobata
sulle sbarre gelate del mio diario
con tutto il dolore simulato e sofferto
fra ombre lacerazioni e rossori
*
calco di petrosa divinità fui bambina
in una vita di tetra morte fui compressa
nel corpo – s’appesantiva si sfaldava –
figlia bastarda preda di figli inesistenti
estratta all’ultimo momento dal frigo
della Grande Madre Macellaia
percossa tagliuzzata per cibare
– casalingo spezzatino – la famiglia
il marito i figli gli scolari delle elementari
gli altri – temuti stranieri inamabili specchi
ruvidi panni tamponanti i miei mestrui d’angoscia
scaldamuscoli del mio essere ansiosa
falle nella ideale cisterna amorosa
*
e come fece il mio io di mai amata
il mio io-non-io o io-mai quasi-mio
io di mamma mia io ciste in figli-miei
e non-miei io condannato a gara atroce
con scolari-miei-non-miei a sognare
gravidanze a figliare a recitare
da sposa da madre da amante?
(1996 – 2025)
*in copertina: Francesco Messina, Ritratti della moglie Bianca (terrecotte policrome e marmo policromo)
giovedì 14 agosto 2025
lunedì 11 agosto 2025
mercoledì 6 agosto 2025
domenica 3 agosto 2025
Psicoscrittoio (8)
di Ennio Abate
abitammo, sì, tanto vicini
ma case su scogli separati
il vecchio padre
ora benevolo poeta
è sceso
ha bussato alla porta
e alla mia donna
ha sussurrato - quanto tardivo! -
l’invito per me:
venga, venga quando vuole…
calmo
mi rivesto
- infilo calzettoni
finalmente non bucati
senza nascondere toppe
e mancanze di studio -
ma non mi arrampicherò più
su quel suo scoglio
i miei occhi
vecchi e stanchi
hanno già visto da quaggiù
l’orrore
che lui dall’alto vede
sabato 2 agosto 2025
Psicoscrittoio (7)
di Ennio Abate
dovessimo non amare più
con la coda dell'occhio
non nascondere
le animelle
particelle
nostre
un tempo amiche
le loro flebili gioie
di piccole barche
che ci trasportano
col batticuore
provassimo
riprovassimo
a non affondarle





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